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Un grande partito, che sembra il PD

– Il PdL è una “cosa” (absit inuiria verbis) di cui ha senso parlare se lo si pensa e lo si costruisce per quando Berlusconi, Fini e Bossi – il Senatur, non la “trota” – saranno fuori dalla politica, ma dentro la storia del Paese, a godersi una meritata pensione.

Se invece è solo la sede del confronto tra le leadership del centro-destra italiano, il partito pro tempore delle leadership pro tempore, allora è del tutto inutile parlarne e preoccuparsene. Finirà come è iniziato: inseguendo le intuizioni geniali e le idiosincrasie banali di uno –  Veltroni – che aveva l’aria di fare la storia, ma che è finito imprigionato dalla cronaca di una diatriba nata nella FGCI degli anni ’70. Anzi, finirà pure peggio e comunque prima.

Un PdL uguale e contrario al PD, e ancora più appeso alle vicende e all’anagrafe dei suoi leader, non sarà mai la sezione italiana del PPE  o, comunque,  di quella famiglia politica “allargata” chiamata a reinventare un liberalismo popolare europeo, fuori dai canoni dell’anti-progressismo e del progressismo, in una logica “per” e non più “contro”, per sempre seppellita dal crollo del muro di Berlino. Un PdL così – così come è oggi, intendiamo – sarà al massimo un’ennesima  ed effimera dimostrazione che la storia politica italiana è un insieme di eccezioni alla regola, perché la regola non c’è.

Della giornata di ieri, della riunione dell’Ufficio politico del PdL, della sintesi di una posizione che non è stata formalizzata ma che il premier ha riassunto dinanzi ai giornalisti, non sappiamo davvero che dire. Quel che è successo significa qualcosa, ma non abbiamo capito cosa. Sulle questioni aperte nel tempo lungo della storia italiana o su quello breve della congiuntura concreta la riunione di ieri, sofferta, ma curiale non ha comunque detto niente. Sarà più chiara la riunione della Direzione di giovedì prossimo? Forse. Speriamo.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

6 Responses to “Un grande partito, che sembra il PD”

  1. Rico scrive:

    Dalla giornata di ieri, leggendo tra le righe, si ha la sensazione che entrambi, Berlusconi e Fini, sono interessati a trovare un accordo “definito e duraturo”, entrambi disponibili a cedere qualcosa.
    Lo schema in pubblico, come scrive il Foglio, è ancora quello di gettare la palla nel campo avversario, il Cav. dice di non voler rompere (“è Fini che se ne vuole andare”) mentre il presidente della Camera fa intendere che dipenderà tutto dal Cav.
    La mia opinione che questa è più una crisi strutturale del partito che personale tra i due fondatori del PDL.
    Si è parlato di appiattimento sulla Lega, verissimo, questo è dovuto, nn solo dal rapporto personale che unisce Berlusconi a Bossi, ma sopratutto dal immobilismo del DPL, dei suoi uomini, incapaci di elaborare e fare proposte lasciando così a Berlusconi di trattare con l’amico leghista senza proposte concrete che vengano dal partito stesso.
    E’ vero Berlusconi è il leader indiscusso del PDL, ma quest’ultimo è un partito variegiato… composto da più anime e questo partito nn può essere personalizzato a immagine del suo leader perchè inevitabilmente finirebbe per rappresentare solo se stesso e l’area politica da cui ha origine (Forza Italia).
    Serve maggior collegialità, nn solo al vertice del partito, che permetta a Berlusconi di rappresentare le proposte e i contenuti di tutto il PDL.
    Ma per fare questo serve che il partito si strutturi meglio, che si aprano dibbattiti all’interno del partito stesso in modo da poter sintetizzare le proposte e sfruttare, allo stesso tempo, tutte le potenzialità del PDL.
    Purtroppo ho la sensazione che il presidente del Consiglio sia abituato a risolvere tutti i problemi da solo e in prima persona…sarà per mancanza di fiducia verso gli altri o per mania di protagonismo ??

  2. leonardo signorini scrive:

    bisogna cominciare a discutere, a parlare con i cittadini, non decidere a roma i candidati presidenti di regione, tornare alle preferenze e non ai nominati a qualsiasi livello.
    e fare un congresso, vero.
    anche nella PDl vi sono troppi che vivono di politica.
    nel senso che se non prendono lo stipendio da consigliere , o parlamentare o assessore o sindaco non saprebbero come vivere.
    esattamente come nel PD
    uguale uguale
    e la lega continuerà a crescere di voti e simpatia politica
    ecco la parola simpatia manca , manca nella pdl
    quando si vede litigare in tv come ieri sera nella trasmissione di paragone, inveendo, rinfacciando poltrone strapuntini, prebende e altro vuol dire a mio modesto parere che si è perso contatto con le persone normali, con le famiglie, con tutti quelli che non vanno in tv
    allora è bene che nella pdl si parli dei problemi, della fine del mese, delle spese, del lavoro che va difeso, delle tante difficoltà per mantenere un laboratorio artigiano, essere pendolari, delle tante spese per mandare i figli a scuola, di come un anziano malato in famiglia diventa una difficoltà, una preoccupazione, insomma tornare tra le persone che non stanno in tv
    questo dovrebbero fare tutti, tutti finiani e non finiani
    se c’è bisogno vengo io a dirglielo . leonardo

  3. Mi succede un fatto strano e voi potete aiutarmi, credo. Sono un elettore del vostro partito, ma non concordo con quasi tutto su quanto andate scrivendo su questo sito. Stranamente condordo invece su quanto si scrive su altri siti analoghi che sono ugualmente emanazioni o simpatizzanti del PdL. Come si spiega (se si spiega…). Grazie anticipate.

  4. Marco Maiocco scrive:

    Caro Giovanni Agretti, ti rispondo io che sono un elettore radicale: quello che tu leggi su questo sito è espressione di una destra moderna e liberale. Tu probabilmente ti trovi meglio con i fan di Mugabe…

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