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Professioni, la ricetta di Alfano: molti ordini e troppo disordine

– Se c’era un dubbio, uno solo, anche minimo, su quale fosse l’idea di riforma delle professioni frullante nella testa di Alfano, oggi, dopo gli Stati Generali di giovedì (e qualcuno mi trattenga dal paragonarli ad una Camera molto in voga una settantina di anni fa), non c’è più.

C’erano venti ordini professionali, riuniti al ministero della Giustizia, per tracciare le linee programmatiche di quella che sarà la futura e futuribile ( chissà se hanno pensato a farla pure “futurista”) riforma delle professioni. Un accordo “piombato” principalmente sul niet al divieto di minimi tariffari e sulla restrizione dei criteri di accesso agli ordini (“Mai più si entrerà in un Ordine senza esame di Stato” ha tuonato il Guardasigilli), che oggi ospitano più di due milioni di iscritti in grado di produrre il 12,5% del Pil.

E’ evidente, dunque, come l’impostazione corporativa del ddl sugli avvocati in discussione al Senato abbia travalicato i propri confini e sia passata ad ispirare la politica dell’arroccamento di tutte le altre professioni regolamentate.

La giornata di giovedì, in aggiunta, ha ufficializzato un’ulteriore spaccatura tra il mondo delle professioni “ordinistiche” e quello delle professioni non regolamentate, del quale – si stima – farebbero parte circa tre milioni e mezzo di lavoratori indipendenti, spesso partite Iva con contratti parasubordinati, quasi sempre “avamposti” dell’innovazione e della sperimentazione interdisciplinare, sicuramente intercettori delle tendenze dei mercati, nel bene e nel male (e qui si legga: crisi economica).

Gente, per capirci, come i tributaristi, gli interpreti, gli osteopati, i doppiatori, i chinesiologi, i giuristi d’impresa, i barmen, i periti di ogni genere e via elencando. Un mondo riunito intorno a due associazioni rappresentative, che sono l’Uniprof, 40000 iscritti, nata a dicembre 2009 dalla fusione di Cna e Assoprofessioni, riconosciuta dal Consiglio Europeo delle Professioni Liberali (l’unico organismo che rappresenti le professioni liberali a livello comunitario), e il CoLap (Coordinamento Libere Associazioni Professionali).

Per questi professionisti stare fuori dal perimetro della regolamentazione significa stare fuori dal perimetro della libera circolazione in ambito europeo, come definita dalla direttiva 2005/36/CE relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali. Un caso di protezionismo inverso da parte del nostro Governo, perché mentre gli equivalenti europei dei professionisti non invitati da Alfano sono liberi di prestare i propri servizi in territorio italiano, gli italiani, non essendo riconosciuti ai sensi della normativa nazionale, non possono liberamente circolare nel resto d’Europa.

Fuori dall’Ordine, dunque, per Alfano deve regnare il disordine assoluto. E lo dimostrano i suoi chiarimenti rispetto al tema delle Associazioni private tra Professionisti, di cui il ministro si è affrettato a conclamare la natura subordinata e non riconosciuta rispetto agli Ordini di matrice pubblicistica.

Tutto il contrario di quanto suggerirebbe un approccio liberale alla questione della riforma delle professioni, che dovrebbe puntare sulla competizione tra Associazioni e Ordini al fine di assecondare da un lato il mercato, dall’altro le esigenze dei consumatori di garanzia della qualità della prestazione, come suggerito anche dall’Istituto Bruno Leoni in un paper che contiene sei proposte equilibrate di riforma, ispirate all’inversione della tendenza a creare nuovi ordini professionali e a rafforzare quelli esistenti.

Ma anche rispetto a questo, Alfano non parla il verbo della libertà e dell’Europa, tanto che nell’articolo di fondo pubblicato ieri su Il Sole 24 Ore ha spiegato che il vero obiettivo della riforma è la creazione dell’”Ordine dei cittadini”. Un altro Ordine, quindi, come se non bastassero quelli esistenti. Una sortita tra l’altro intempestiva, visti i tempi, perché potrebbe aprire un nuovo fronte di polemica tra finiani e leghisti sui requisiti di accesso.


Autore: Lucio Scudiero

Classe 1986, è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Quando non scrive nè edita bozze altrui studia a un master di diritto europeo, in attesa di potersi dedicare alla storia moderna, alla musica e ai classici della letteratura. E' incidentalmente caporedattore di Libertiamo.it.

13 Responses to “Professioni, la ricetta di Alfano: molti ordini e troppo disordine”

  1. Sono contrario per principio agli ordini professionali, e di conseguenza molti anni fa ho dato le dimissioni dall’Ordine degli Ingegneri.

    Sono due le cose per cui questo governo ha preso un abbaglio colossale: gli ordini professionali e gli OGM. Sembra non abbiano capito che siamo liberali, che è un governo liberale.

  2. Silvestro Gallipoli scrive:

    Sono un laureato in scienze agrarie, sono contrarissimo agli ordini professionale che non sono altro che lobby di potere. Tranne che per alcune professioni particolarmente specialistiche (es. notaio) non si capisce proprio perchè dopo che lo Stato ha certificato con la laurea le mie competenze debba fare un ulteriore esame per esercitare la professione! Se sono capace nella mia professione lo decide il mercato, non l’ordine professionale. Personalmente, non mi sono mai iscritto all’ordine degli agronomi, sono l’amministratore di una cooperativa nata nel 1986 come cooperativa di agronomi iscritti e no all’ordine. Non mi manca il lavoro, anzi, forse ne ho anche troppo. Nessun mio cliente mi ha chiesto l’iscrizione all’ordine come certificazione delle mie capacità. Solo la burocrazia del pubblico la richiede. Per quanto riguarda poi le tariffe minime, non conosco nessun professionista attivo nel privato che le rispetti. Dunque, di che parliamo?

  3. Einaudi, Einaudi…se ci sei batti un colpo!
    Non ho dubbi che l’azione di questo governo sia totalmente non liberale. E’ dominato (Lega e Tremonti in testa) da visioni e formazioni di provenienza socialista e democristiana le quali per la loro stessa natura sono non liberali. E lo dimostrano in ogni istanza e circostanza.
    Mi domando però in cosa e come, un Fini, un Casini od altri consimili possano spendersi come “liberali”. Dato, comunque, che al peggio non v’é mai fine, continuare ad operare ciascuno come può e sa per la vera, unica “liberazione” male certo non può fare. Auguri ai giovani.

  4. PS. Il moderando si domanda cosa vi sia di moderato nella moderazione.

  5. Carmelo Palma scrive:

    Pier Carlo, parli della moderazione dei commenti?
    Non a selezionare i contenuti, come i commenti del week end dimostrano, sia in forma che in sostanza. Ma ad evitare di dovere cancellare ex post commenti ingiuriosi e stupidamente ad personas, accuse e apologie di reato, reiterazioni insensate dello stesso concetto in una dozzina di post diversi…
    E’ una scelta discutibile, lo so, ma le alternative al momento sono peggiori.

  6. Caro Carmelo, parlo della moderazione dei commenti. Ringrazio per la cortese risposta e ripropongo in chiaro il quesito. Esiste una lista dei “moderandi a prescindere” nella quale trovo ad essere incluso (domanda che mi viene spontanea dato che da un poco di tempo a questa parte comunque i miei commenti sono da moderare). E se si, di grazia, quale dei miei commenti ha generato tale “warning” e perché?
    Ringrazio, comunque, per la cortese attenzione e rinnovo i complimenti alla Pubblicazione ed alle Firme che leggo con attenzione e che, spesso, mi stimolano positivamente. E coi tempi d’oggi, dal mio punto di vista, non è cosa da poco.

  7. Caro Pier Carlo, provo a risponderti io.
    Non esiste una lista dei moderandi a prescindere, banalmente abbiamo messo tutti i commenti che ci arrivano in moderazione, perchè abbiamo iniziato ad avere un po’ troppa attenzione da parte di cosiddetti “troll” e scocciatori.
    Vorremmo conservare su Libertiamo.it un dibattito pacato e di merito, aperto ad ogni posizione, ma non allo spam, alle offese personali o ai commenti paranoici.
    Lo facciamo anzitutto per i lettori e per chi – come te – commenta sempre in modo puntuale e corretto.

  8. Filippo Rossi scrive:

    Premetto di essere un militante del PdL, nonché un eletto in uno dei Consigli di Circoscrizione della mia città. Mi spiace dover riconoscere, però, che le sensibilità liberali rappresentino ormai una minoranza all’interno del nostro partito. Mi domando, a questo punto, a chi debbano guardare i liberali italiani per veder accolte e valorizzate le loro istanze. La riforma promossa da Alfano in merito alla professione forense, rappresenta il primo colpo di piccone contro il mondo delle libere professioni, mentre un governo liberale dovrebbe agevolare il lavoro e, soprattutto, lasciare spazio alle logiche di mercato. Sappiamo tutti che, nelle economie di mercato, prevalgono i migliori, ossia i più preparati ed i più volenterosi. Mi domando, allora, perché il governo di centro-destra si ostini a seguire metodi protezionistici, rendendo lo spirito berlusconiano del ’94 poco più che un pallido ricordo. Il governo, però, deve sempre tenere conto di un aspetto, che per i liberali rappresenta una sorta di “clausola di garanzia”: l’appartenenza del nostro Paese all’Unione Europea. Penso, infatti, che norme apertamente illiberali e limitative della concorrenza potrebbero, com’è già accaduto in passato, subire pesanti censure da parte della Corte di Giustizia dell’Unione Europea ed essere, di conseguenza, disapplicate ed espunte dal nostro ordinamento giuridico.

  9. Carmelo Palma scrive:

    Pier Carlo, vedo che ti ha già risposto Piercamillo. E’ una scelta “di sistema”, che ha anche motivazioni tecniche, che riguarda tutti i commenti e i commentatori.
    Grazie dei complimenti, che ricambio per l’attenzione e la pertinenza dei tuoi interventi.

  10. Grazie a Voi, Carmelo e Piercamillo, ed ancora complimenti ed un augurio di poter continuare a leggere gli scritti di libertà e di intelligenza delle tante Firme che pubblicate.

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