Tra Fini e Berlusconi il problema è grave e anche serio

Per come la vediamo, la questione è politicamente difficile da risolvere, ma facile da comprendere.

Da una parte c’è il leader del governo e di una coalizione che, in questa forma, e con questi rapporti di forza, serve più il progetto e gli interessi dell’alleato di controllo, la Lega, che la prospettiva del partito di maggioranza, il Popolo della Libertà.

Dall’altra parte c’è un leader politico che, dopo avere trascinato la destra fuori dalle secche del reducismo e proseguito, con passo spedito, un’elaborazione politica che lo rende “allineato” ai leader del centro destra europeo, è finito per questo “fuori” dalla linea del partito che ha contribuito a fondare.

Berlusconi pensa che la messa in sicurezza della sua leadership (dallo strapotere giudiziario, dalle autoreferenzialità della politica, dalla congiura dei poteri forti….) passi dalla stabilizzazione del rapporto con Bossi. Quindi, che sia Bossi a dettare il tono che fa la musica, non lo preoccupa, anzi lo conforta.

Fini pensa che alla Lega sia possibile offrire un’alleanza, non appaltare l’identità di un partito liberale, nazionale e moderato e che la forza del PdL (oggi e in prospettiva) sia pregiudicata da una subalternità politica e culturale al Carroccio.

Non sappiamo se il passaggio di ieri preluda ad un chiarimento o ad una rottura. Ma è abbastanza chiaro che il chiarimento o la rottura saranno su questo. Su un problema politico grande, non su piccole e irrisolte incomprensioni personali. La situazione è grave e anche seria.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

27 Responses to “Tra Fini e Berlusconi il problema è grave e anche serio”

  1. roberto scrive:

    Il vero problema è che se Fini può avere dele idee moderate, il voti li ha comunque Berlusconi. Fini da solo, a parer mio, farebbe poco o nulla. Se Fini vuole fare della campagane, ed è bene che le faccia, li deve fare all’interno deL PDL.
    Creando gruppi autonomi in questo modo non fa altro che dare ragione a Feltri e ad “Il Giornale”, i veri nemici del PDL.

  2. bill scrive:

    Eh no, non basta. Bisognerebbe sforzarsi di dire in cosa consiste questa subalternità, e soprattutto cosa ci si propone di fare.
    Perchè qui casca l’asino.
    Io apprezzo, tanto per non fare nomi, lo sforzo che persone come Benedetto Della Vedova fanno perchè il PdL riprenda una politica più liberale e liberista, a dispetto di chi predica una supremazia dello stato rispetto al mercato. Ma di queste cose Fini non ha mai, ma mai eh, neppure sussurrato qualcosa. Non penso di averlo notato solo io: Galli Della Loggia lo scrive a chiare lettere sul Corriere.
    Sono pure d’accordo sulla svolta laburista della Lega, a cui certo non bisognma accodarsi. Ma anche qui, Fini non si è espresso in tal senso: le contestazioni alla lega vertono su altri argomenti.
    Ed è pure vero che all’interno del PdL le decisioni non sempre vengono prese collegialmente. Ma non ci sono organi direttivi in quel partito, non c’è uno straccio di statuto? Non si possono portare avanti le proprie istanze in quelle sedi?
    Ma soprattutto: a voi pare che l’elettorato del PdL apprezzi quello a cui sta assistendo, in un momento cruciale per avviare, finalmente, le riforme?
    Qui non si tratta di “tradimenti” o amenità del genere da piccoli fans: si tratta di scelte politiche. Rischiare di tornare ad elezioni in un momento come questo mi pare demenziale. Per il paese, intendo.

  3. John Falkenberg scrive:

    IMHO Fini pone le questioni giuste, ma per i motivi sbagliati e soprattutto nel modo sbagliato http://tinyurl.com/y6rzkat

  4. potrei fare tantissime considerazioni, ma penso che ciò che ha detto bill nel commento qui sopra sia perfetto. Ho sempre detto che i liberali, liberisti e affini non devono accodarsi ai “finiani”: una cosa è sostenere posizioni che si condividono (e Fini ha detto molte cose condivisibili), un’altra è sostenere qualcuno a prescindere. Non capisco la strategia del Presidente Fini, mi sembra andare a tentoni, senza direzione…

  5. Parnaso scrive:

    Una involuzione continua. Ma dove è perchè si e perso il Fini fascista che a me piaceva tanto? Mi sa che assisterò (felicemente) al suo suicidio (politico). Tutti coloro che hanno sfidato Berlusconi sono usciti con le ossa rotte. Ha capito che può fare solo l’ombra di Berlusconi e non si è rassegnato al suo ruolo. A ciascuno il suo (di ruolo): quello di Fini è l’oblio. D’altronde da quando c’è Berlusconi, è il destino di chi fa il presidente della camera.

  6. Il problema è uno solo: Fini ha accettato di entrare nel PdL pensando, o forse solo sperando, che questa fosse l’ultima legislatura di Berlusconi presidente del consiglio (desiderio condiviso da tutte le persone di buon senso): quando ha capito che il candidato del centrodestra nel 2013 sarà ancora Berlusconi, che fose nel frattempo avrà risolto il problema del cancro, dell’Aids e delle malattie cardiache in generale, cerca di smarcarsi, di ricollocarsi.

  7. Lorenzo Pastori scrive:

    Le critiche di Fini sono così fighette e lontane dal centro dell’azione di governo e dalle priorità economiche? Mica tanto. La cedolare fissa sugli affitti, l’ampliamento delle detrazioni familiari, la riduzione dell’Irap, il taglio dei consumi intermedi della pubblica amministrazione…tutte cose finiane o meglio presentate, non a parole, da finiani (da Baldassarri a Della Vedova) in questa legislatura e cadute nel nulla. Non per colpa di Fini, mi pare.

  8. Con un pò meno di controcanto e un pò più di contenuti cari al popolo della libertà, Fini non avrebber rivali alla successione.

  9. Gianfranco Fini ha ragione. Il Governo in carica è succube della Lega Nord e schiavo prediletto della Chiesa Cattolica. Non ha nulla di liberale ma molto di illiberale. Nega qualsiasi libertà e diritto civile con paure e giustificazioni medievali e retrogade. Il popolo della libertà fino a ora è stata solamente una costola della Chiesa Cattolica e dei suoi stupidi dogmi. Tutti i veri problemi degli italiani, dalla precarietà sociale e lavorativa agli incidenti sul lavoro, ecc. non sono stati mai affrontati perchè si pensa a risolvere i problemi giudiziari di Silvio Berlusconi. Che vergogna!

  10. bill scrive:

    Certo: se le critiche finiane avessero avuto come scopo esplicito quello di dare un seguito reale alle riforme promesse, chi potrebbe non essere d’accordo? Il fatto è che si sono presi argomenti non dico non importanti, ma sicuramente meno sentiti dall’elettorato di centrodestra.
    A parte che faccio tuttora fatica ad inquadrare Benedetto Della vedova come “finiano”, mi pare che sia rimasto, purtroppo aggiungo, l’unico esponente del PdL a portare avanti istanze liberali. Ed in questi casi, la voce di Fini io non l’ho proprio sentita.
    Voglio dire: si può discutere di tutto, se dare la cittadinanza agli immigrati in 5 piuttosto che in 10 anni, sulle coppie di fatto etc etc. Ma su fisco, liberalizzazioni, assetto istituzionale, giustizia: niente da dire? O, sinistramente, apriamo l’ennesimo dibattito?
    Ma in questi 15 anni, di cosa si sono occupati i nostri eroi (tutti, eh)? Speriamo che finisca il bla-bla quotidiano, e si presentino programmi concreti e non chiacchierette.

  11. elenasofia scrive:

    Perché, nonostante tutto, tra Fini e Berlusconi sceglierei Berlusconi.

    Ho scritto: nonostante tutto, perché il cavaliere sotto molti aspetti mi ha deluso.
    Infatti era sceso in campo presentandosi come il paladino delle libertà (economica, di coscienza, ecc.) e poi è diventato (o si è rivelato) statalista-assistenzialista e cattolico integralista.

    Se, con molta sofferenza, voto ancora per lui, è perché mi sembra animato da buona volontà nel risolvere i problemi concreti, a vantaggio della popolazione e non della casta.

    Fini invece esprime di volta in volta opinioni diverse, a seconda di chi è l’interlocutore a cui si rivolge e da cui spera di essere sostenuto. Perciò non è credibile, le sue non sembrano essere convinzioni profonde, ma slogan opportunistici.

    Questo per quanto riguarda l’aspetto politico.
    Netta la bocciatura sul piano umano, perché, se è lecito dissentire dal proprio alleato, NON è assolutamente ammissibile che lo si contraddica sistematicamente e con sarcasmo.

    Quando Maroni, ai tempi del ribaltone, si trovò in disaccordo con Bossi, espresse apertamente il suo dissenso, ma non si ribellò al suo capo, né lo denigrò: si mise dignitosamente in disparte.

    E così siamo arrivati alla materia del contendere: la Lega. Molti esponenti leghisti sono laboriosi, seri e corretti, perciò riscuotono la simpatia e l’appoggio delle popolazioni e perciò il lombardo Berlusconi si sente in sintonia con questo movimento.

  12. GG scrive:

    la questione la vedo molto più semplice. La ragione o il torto non si misurano con il patrimonio personale. Dunque SE quello con tre televisioni fosse Fini e non Berlusconi, QUANTI starebbero dalla parte di Silvio e quanti invece darebbero acriticamente ragione a Gianfranco? Il punto è tutto qui. Molti di quelli che danno contro alle (spesso GIUSTISSIME) mosse di Fini, in realtà hanno solo PAURA di perdere quel vantaggio (in termini di mezzi sia economici che mediatici) che uno come Berlusconi assicura alla propria parte politica.
    Per asserire l’opposto basta rispondere “IO” con sincerità all’interrogativo posto qui sopra..

  13. piero scrive:

    Se era furbo Fini faceva come ha fatto Bossi, dava l’appoggio esterno e non smantellava AN per fare un piacere al Berlusca

  14. Euro Perozzi scrive:

    …Speriamo che questo dibattito non finisca con l’articolo di domani.
    Mancano alcune voci per capire di più. Non è poi tanto vero che il problema è chiaro anzi se approfondiamo le contraddizioni sono molte di più delle coerenze provo a dirne qualcuna:
    1) una volta c’era la “SINISTRA”(centro-sinistra) e la “DESTRA”(centro-destra) e adesso? abbiamo la LEGA-PDL da una parte e SANTORO e TRAVAGLIO dall’altra (in mezzo nulla) e basta? è sparito qualcosa e non ce ne siamo accorti?
    2) Davvero crediamo che il PAESE abbia BOSSI per AD e BERLUSCONI che già giochi da presidente? Mancano dei pezzi ci vorrà qualche giorno (almeno) perchè vengano fuori.
    2) Il disegno di Fini è tutt’altro che definito e tutto sommato ha un immagine molto specchiata, pochissimo originale: cioè sui contenuti siamo tutti portati ha “sperare” che “Lui” ci metta qualcosa a cui personalmente teniamo…. ma non vedo nulla di particolarmente sicuro.
    3) Cosi come da FI ci possono arrivare docce fredde di contenuti. Il “dibattito” sull’programma sembra evidenziare più un attesa di “ordini” che il lancio coraggioso di IDEE.
    4) La lega come sempre spregiudicata e incurante della coerenza parte prima del VIA a dare parole d’ordine al “popolo” e ORDINI del giorno agli alleati.
    4) la chiesa (vero PARTITO) cerca di imbrigliare il cavallo pazzo della Lega (rischiando qualche calcio in bocca) e contemporaneamente GOVERNARE le pecorelle di FI. (a Fini resta solo la parte del LUPO)

    Conclusioni: quello che è alla luce del sole non è affatto chiaro.
    cosa è in ombra? Aspettiamo.

  15. elenasofia scrive:

    Per circa quarant’anni la popolazione italiana è vissuta nel regime televisivo monopolistico cattocomunista, molto sbilanciato in senso comunista.

    Se gli italiani fossero così influenzabili dalla TV come la sinistra si ostina a voler credere (senza accorgersi della sua contraddizione) gli italiani sarebbe diventati tutti comunisti –

    Invece la sinistra non ha hai oltrepassato circa il 35% dei suffragi elettorali.

    Il 65% degli italiani è sempre stato contrario al comunismo e ha trovato in Silvio Berlusconi l’espressione del suo modo di pensare.

    NON VICEVERSA, è questo che la sinistra non comprende. E a quanto pare anche i finiani cominciano a ragionare allo stesso modo.

    Quante TV ha la Lega? Eppure vince, perché esprime esigenze fortemente sentite dalle popolazioni.

  16. Liberale scrive:

    Che dire..suonerei ripetitivo, visto che da mesi ormai speravo che questo momento arrivasse. Ho letto con piacere i contributi qui sopra. Posso solo aggiungere che ancora una volta il Presidente della Camera si è dimostrato un politico dalla lungimiranza e dalla concretezza pari a zero. E in tutta sincerità credo che in molti ( se non tutti ) dei suoi estimatori qua dentro ed anche tra i suoi collaboratori siano rimasti delusi dall’atteggiamento egoistico e miope del politico Fini. Credo che il primo deluso dalla piega personale dello scontro Fini- Berlusconi sia Benedetto. Mi spiace per molti collaboratori di Libertiamo, ma credo che si comincino ad aprire gli occhi sul significato vero delle “battaglie” futuriste del clan finiano: scalata di potere.

  17. per i liberali non vi è alcuna speranza con la Lega , Tremonti, Formigoni.
    tanto vale provar una nuova avventura con Fini

  18. leonardo signorini scrive:

    Non mi sembra chiaro quello che sta accadendo sinceramente non vorrei che fosse l’ennesima disputa da salotti, buvette e studi televisivi.
    Non si capisce , o forse è questione solo di poltrone come accade nella politica romana anche nella Pdl!

  19. Daniele scrive:

    Ho trentanni e non ho mai conosciuto la prima Repubblica, tuttavia prego ogni giorno che questa seconda finisca. Voto da sempre centrodestra: prima AN e poi PdL. Ho smesso di votare PdL per aderenza del partito alle mie aspettativa già da un pò: leggi salvapremier, pressione fiscale inalterata, estenuanti duelli con la magistratura combattuti lungo i confini della carta costituzionale, liberalizzazioni ferme, totale subalternità alla volontà reazinaria della Chiesa Cattolica, frontliner di partito pappagalli del “verbo unico ” e tante altre cose che, dato il consistente numero, non ho voglia di scrivere. Ultimamente, essendo nato e cresciuto nella rossa Toscana, mi sono accorto di recarmi alle urne solo perchè conosco il lato più vero del centrosinistra: quello claustrofobico, bramoso di potere ed inetto rappresentato dal tanto decantato modello Toscano. Tuttavia anche questo ultimo ” motore all’esercizio del voto ” sta esaurendo il carburante. Dopo mi asterrò, come molti hanno già fatto. Io non so cosa accadrà domani tra Fini e Berlusconi mi auguro soltanto che dopodomani loro due assieme a D’Alema, Casini, Di Pietro, la Bindi, Bossi e tutti gli altri vadano a casa. Governano alternativamente questo paese da vent’anni e ancora non hanno prodotto nulla degno di essere scritto nella storia non dico dell’Italia ma del Burundi. Quindi se Fini vuole fare il partito se lo faccia. Se Berlusconi si arrabbia si accomodi. Se Bersani cavalcherà la cosa non ho nulla in contrario. Basta che poi si accordino per sparire dalle scene prima di passare ai posteri come la più inetta, inconcludente ed inconsistente classe dirigente che questo paese abbia spedito a Roma. Giudizio storico al quale sono ormai molto prossimi

  20. LucaF. scrive:

    La questione è molto semplice, concordo perfettamente con Falkenberg e Bill dato che mi pare poco chiara e dopotutto convincente (passate le prime 24 ore) i progetti e le intenzioni di Fini.
    Fini ha fatto bene ad aprire sui temi etici, ma purtroppo è molto carente su quelli economici liberisti.
    A fronte di un governo che crea buchi di bilancio ed è succube delle esternazioni ridicole di Tremonti, uno come FIni ma anche gli stessi finiani avrebbero dovuto smuovere e agitare da tempo il partito dall’interno.
    E invece niente, a parte Baldassari con proposte economiche poco esaltanti in vista del famoso documento sull’ultima finanziaria, poco o null’altro.
    Che fine hanno fatto i Martino e i BDV per quanto riguarda l’ambito economico?.
    Spariti.
    Poi entro il gioco della torre è certamente visibile come ci sia un evidente divario culturale tra Berlusconi e Fini.
    La stessa che intercorre tra una visione plebiscitaria e personalistica putiniano-sudamericana e una dove conta di normalizzare il partito e gli apparati.
    Ma normalizzare non vuol dire rendere liberali e liberista il partito o la linea di governo, significa solo uscire dal culto berlusconiano della trinità persona-Stato-partito evitando le anomalie attualmente presenti.
    Non certamente produrre una visione goldwateriana-pauliana interna al PDL.
    Se ovviamente la questione è tra due mali minori, è evidente come nel secondo ci sia una possibilità di qualche eventuale pluralismo, sebbene ricordo come Fini entro AN non fosse quel gran liberale e pluralista…(d’altrocanto bisogna anche far notare come forse la cosa era necessaria).
    Resta comunque la questione economica irrisolta ma d’altronde la cosa ormai è data per scontata pure da voi di Libertiamo i quali benchè apertamente finiani stranamente sembrate essere attenti a non rompere i fili della coalizione facendo anche in questo caso gli spettatori.
    Il punto è aver creduto al partito all’americana, all’uscita di scena del fondatore che caccia pur sempre il denaro e il sorriso, al pluralismo e magari al ridimensionamento di qualche scomodo colonnello.
    Tutto il contrario.
    Fini è stato emarginato (a parte alcuni aennini i quali però paiono poco convinti della scelta di rottura da compiere del loro nume) e salvo qualche liberista e liberale coerente di Libertiamo di provenienza FI-RL non ha altri supporti.
    I colonnelli sono stati promossi sul campo e hanno cementato con il celodurismo statalista della Lega e con i clerico-reazionari di FI.
    Di fatto il PDL ha visto l’epurazione di Fini e dei liberali classici e liberisti e questi 2 anni lo confermano.
    Spiace dirvi “ve lo avevo detto”, ma sin da quando seguivo RL e Neolib ve lo avevo scritto chiaramente.
    Ora siete ad un bivio senza sbocchi concreti per i prossimi anni, con o senza PDL, con o senza Fini nel PDL, con o senza Berlusconi.
    A Berlusconi la creazione del PDL interessava, proprio per guidare una coalizione di statalisti e clerico-socialisti e ovviamente l’acquisto di parte dell’elettorato e dei sottoposti di AN era parte del piano fin dall’inizio.
    Gli unici ingenui son stati i liberali e liberisti gaudenti promotori di tale alleanza senza vedere la loro esautorazione ulteriore e ovviamente Fini che di fatto è rimasto con il cerino in mano.
    In questi mesi si è venuta a creare una interazione tra Libertiamo e finiani molto evidente il rapporto tra due minoranze interne pare evidente e per certi versi necessario alla sopravvivenza, il problema resta però gli intenti e gli obbiettivi ancora differenti tra Fini e il liberismo economico.
    Basta leggere Fare futuro o i discorsi di Fini per vedere come sull’UE, ruolo dello Stato italiano, politica estera di fatto non cambi nulla.
    Neppure in economia a parte il richiamo alle pensioni da riformare (più seguendo la scia delle istanze della Banca d’Italia che per vera convinzione) si è sentito altro.
    Poi ovviamente va anche bene la laicità e tutto il resto (anche se sulla regolarizzazione e cittadinanza degli extracomunitari, all’ipocrisia leghista si è ribadito con altra ipocrisia buonista di mero welfarismo inpsiano da parte di Fini, non certo hoppeiano benchè di destra!).
    Il problema è che Fini e parte minoritaria degli ex di An suoi fedelissimi sono propensi ad una visione tories e gollista che francamente appare molto poco felice di buone novelle liberiste e libertarie sul piano delle libertà economiche come già ribadito in altri post sul sito.
    L’impostazione è quella di un conservatorismo moderato un pò democristiano che però non ha alcuna intenzione di andare contro lo statalismo e i poteri forti e sindacali.
    Prova nè è stata la candidatura della Polverini in Lazio e ovviamente una visione di mercantilismo economico da parte di Urso, Ronchi…
    Ovviamente i passi principali sono stati fatti sulla laicità sebbene sempre su istanze che riguardino diritti positivi statali piuttosto che una visione di vero libertarianismo.
    Ovviamente degli ex di AN solo Fini ha detto qualche cosa di interessante qualche volta (certo a confronto di Lega e berluscones è già qualcosa di rivoluzionario!…,) ma non basta per essere credibili, serve l’economia.
    E Fini qua non dice nulla confermando le voci di mero personalismo invidioso rispetto a Berlusconi-Bossi.
    FIni non è stato neppure in grado di attaccare Tremonti benchè si sappia come quest’ultimo sia molto probabilmente il suo rivale e nemesi per il dopo-Berlusconi restando nel PDL.
    Troppo poco, così come le garanzie e le prospettive future del rapporto tra i liberisti e libertari ex FI e l’uomo di AN appaiono non necessariamente coincidere in futuro.
    Al momento le scelte sono obbligate, ma più come traghetto da prendere a fronte di un binario morto attuale di governance.
    In futuro non è detto che le cose non possano cambiare nuovamente.
    In particolare se Fini decidesse di restare nel PDL e riuscisse (cosa improba a questo punto) a succedere a Silvio Berlusconi.
    E’ evidente come i poteri e molta gente nel PDL oggi berlusconiana potrebbero tornare a tirar la giacchetta e non è detto che la tentazione del governicchio istituzinale e neocentrista con UDC-Rutelli-FIni e Montezemolo non possa portare ad una nuova esautorazione dei liberali e dei liberisti oggi finiani in nome dello Stato nazionale!.
    Resta comunque l’oggi da decidere e al momento una uscita di Fini dal PDL pare rientrata.
    Non certo per ragioni elettorali dato che appare ridicolo il dover andare alle elezioni a fronte di una maggioranza di oltre 100 deputati di differenza rispetto all’opposizione.
    Anche ammettendo una scissione o gruppi autonomi si manterrebbe la maggioranza PDL berlusconiana alla Camera e molto probabilmente sebbene più risicata al Senato.
    Ma vi pare che quando Follini andò via dalla CdL si andò alle elezioni?.
    No.
    Quindi la boutade delle urne è pura retorica, tanto più che Berlusconi è in primis a non avere interesse dato che questo provocherebbe risentimenti con la Lega sulla questione federalismo (dovendo rinegoziare una nuova alleanza elettorale ancor più onerosa con Bossi) e ovviamente andrebbe in fumo il vero progetto di Berlusconi: succedere nel 2013 a Napolitano come presidente della Repubblica con una riforma costituzionale/istituzionale da approvare nei prossimi 3 anni.
    La minaccia berlusconiana del ricorso alle urne pare più una minaccia a Bossi che a Fini (viste anche le reazioni), anche se non è da escludere un suicidio politico anticipato di Fini per far saltar il piano dell’incoronazione del monarca nel 2013 a livello di date.
    In questo caso potrebbe esserci anche Napolitano e il placet dell’opposizione dalla parte di Fini e allora si chiarirebbe questa ritrovata visione di difesa costituzionale delle istituzioni (anche in vista di una sfiducia ed eventuale affidamento dell’incarico governativo a Fini, sebbene lui lo abbia sempre negato) anche nei confronti della Lega.
    E’ molto probabile però che Fini si stia preparando per il 2013 e non voglia la rottura ma compiere un processo inverso a quello fatto da Ds e Margherita alla Camera qualche legislatura fa, cercando di rafforzarsi con una propria struttura per il 2013 non per il 2011.
    Gruppi autonomi più o meno fedeli, in grado di giostrare su due fronti (scissione futura, autonomia e dissidenza interna al momento nel PDL) a seconda delle convenienze politiche del caso (appoggiando il governo e l’opposizione a seconda delle proposte).
    Ergo la visibilità di Fini è ovviamente in vista del 2013 non certo per il momento, dato che Fini non ha un partito alle sue spalle, AN è ormai sparita e di fatto non è intenzione di Fini riprodurla in futuro con tali crismi (sebbene di fatto non voglia neppure un partito liberale-liberista -libertario).
    Presentarsi alle urne l’anno prossimo equivarrebbe ad un suicidio e francamente benchè il presidente della Camera proponga la retorica della Costituzione e delle istituzioni (vedi sopra) credo veramente poco ad un suo sacrificio di tal senso.
    Ovviamente se i numeri della scissione-gruppi autonomi dovessero essere ingenti (ma non penso che si possa andare ad oltre una quarantina alla camera e una decina al senato) mancherebbero i numeri a governare.
    Ma nel PDL si ostenta sicurezza e si ritiene il gruppo poco sostanzioso e visto il dietrofront di Fini sulla rottura sembrano esserci fondati motivi per dar ai primi ragione.
    Resta inoppugnabile come tale mossa anche di pochi uomini dia fastidio al Leader maximo.
    Inolre anche i voti di fiducia diverrebbero difficili e rischiosi causa visibili futuri franchi-tiratori.
    Restano forti dubbi al momento su cosa voglia fare Fini rottura o farsa?.
    Il dietrofront come qualche mese fa parrebbe dimostrare che sia più Berlusconi a rompere con Fini che viceversa il che da un certo punto di vista sarebbe pure comprensibile sebbene forse troppo presuntuoso.
    Insomma per concludere la questione è meramente politologica e in parte culturale tra i due, non certo sulla visione economica, sulle riforme istituzionali o sulla visione del partito.
    Ergo se Fini creasse un suo raggruppamento è possibile che le istanze liberlali liberiste possano trovare sponda, ma è poco credibile che nella lunga prospettiva queste possano dare a Fini il consenso e i numeri per sfidare Berlusconi.
    Ricordiamo che nonostante i due disastrosi anni di legislatura sul campo economico, gli italiani alle ultime elezioni hanno votato comunque il PDL (dando il placet alla svolta statalista attuata).
    Pensare che FIni possa attualmente guadagnare enormi consensi presso indecisi e apolitici appare poco fondata visto il vulnus economico nella sua visione istituzionale e tecno-burocratica.
    Anche la stessa questione Lega appare polemica poco credibile da parte di Fini in quanto il vero obbiettivo resta Berlusconi, sebbene voglia buttarla sulla retorica dell’unità nazionale la questione goldenshare di Bossi è un dato di fatto previsto e pronosticato da inizio legislatura visto che la Lega ha i suoi voti indipendenti dal PDL e necessari a governare.
    Il problema è che Fini ha voluto eliminare AN nella speranza di eliminare il pesce puzzolente dalle stive imbarcando consensi e possibili forti appoggi dai forzisti salvo poi rendersi conto che effettivamente i liberali e liberisti in FI e nell’attuale PDL non contano nulla e che il partito è solo il suo fondatore principale e i suoi yesman di rincalzo.
    Ergo ora si ritrova senza un partito, senza una leadership, con alcune idee da ricomporre e in cerca di appoggi interni e di sponde tra minoranze.
    La situazione è alquanto disperata e non esaltante neppure per chi può criticare tale esecutivo dal punto di vista liberale e liberista, perchè di fatto anche tale baruffa interna tra Fini e Berlusconi non pare essere in grado di produrre alcunchè di politicamente liberale e liberista per il futuro ma solo una separazione tra il populismo sudamericano e il conservatorismo all’europea.
    Saluti da LucaF.

  21. elenasofia scrive:

    Dai vari commenti fin qui espressi emerge la delusione, tra l’ altro, per la mancata attuazione di un liberismo economico, da parte del governo di centro-destra.

    Riflettendo, si nota che c’è una tendenza costante che accomuna i vari governi che si sono succeduti in Italia: le Ferrovie furono nazionalizzate dalla Destra Storica …. l’IRI fu creato da Mussolini, lo statalismo del Centro-sinistra non è stato accantonato dal sedicente liberista Berlusconi ….

    Sarebbe interessante approfondire questo argomento …

  22. bill scrive:

    Approfondiamolo! Che ruolo ha mai giocato Fini su queste questioni? Il silenzio assoluto. perchè a ben vedere è molto più importante quello che Fini NON ha fatto in questi anni, piuttosto che i vari ammiccamenti o sbuffetti in cui ogni tanto si produce.
    Non ha proposto nulla, non ha inciso per niente per un qualsiasi ammodernamento del settore pubblico, non ha proposto alcun contrappeso serio (che non significa contrastare, ma renderlo coerente) rispetto al federalismo leghista, di liberalizzazioni manco a parlarne. Quale contributo ad una qualsiasi seria riforma è mai venuto in questi anni dalla destra finiana?
    Dov’è la destra europea? In un fuffosissimo patriottismo costituzionale? In un inutile e parolaio antifascismo fuori tempo massimo? In posizioni terzomondiste, smentendo ciò che si affermava un quarto d’ora prima, e per cui si prendevano i voti?

  23. Stefano Parravicini scrive:

    Non credo sia così semplice, se da una parte Berlusconi ha metodi e toni non ortodossi, che manifestano fastidio per una vita di partito attenta alle forme ed alla presa delle decisioni secondo canoni più attinenti allo statuto, da un’altra parte Fini su tutti i temi, dico tutti, marca una forte differenza con Berlusconi e la maggioranza del partito, manifestando anche una notevole supponenza e spesso irrisione per le tesi di Berlusconi.
    Va anche tenuto conto che molte delle posizioni di Fini sono nuove e diverse da quelle espresse solo poco tempo fa e per questo sembrano fortemente strumentali.
    Per quanto riguarda la subalternità alla Lega non la vedo così marcata come si vuole fare credere, è sempre il governo Berlusconi che sta facendo quanto programmato e se ci sono cambiamenti di rapporti di forza questi vanno considerati come in un normale rapporto di alleanza.
    Nelle sue posizioni Fini poi è spesso troppo generico e superficiale.

  24. Luca Cesana scrive:

    ottimo, Carmelo: un solo appunto l’aggettivo “serio” mi pare leggermente antinomico accompagnato al nome Berlusconi:O)

  25. luigi zerbo scrive:

    Il problema di base è che Berlusconi è sicuramente il miglior presidente del consiglio quando si tratta di gestire emergenze (terremoto, crisi finanziaria, immondizia a Napoli…) ma non riesce (come già non è riuscito nei 5 anni dal 2001 al 2006) a fare nessuna operazione “politica”.
    Avrebbe dovuto, dicendo agli italiani di non andare a votare ai referendum di qualche anno fa, “sistemare” la giustizia, liberalizzare l’economia, modernizzare il paese.
    E invece siamo ancora qui, con i magistrati che continuano ad avere carriere non separate, continuano a non essere responsabili dei loro errori e delle loro scelte quando si tratta di scegliere nel mucchio delle cose da fare quelle che fanno più notizia e non quelle più importanti, perchè, in teoria, c’è l’obbligatorietà dell’azione penale…
    E siamo qui con le finte liberalizzazioni, con le corporazioni dei notai, degli avvocati, dei giornalisti… come c’erano solo al tempo del fascismo e nel Portogallo di Salazar (non a caso anche lì, mi pare, pubblici ministeri e giudici, residuo della legislazione fascista, sono un corpo unitario come in Italia).
    Fini non sarebbe forse in grado di gestire le emergenze come le sa gestire Berlusconi, ma sicuramente avrebbe un’idea politica (giusta o sbagliata, condivisibile o meno, o percentualmente condivisibile, dal mio punto di vista che è liberale e liberista), e saprebbe portarla avanti.
    Il fatto è che tra tre anni ci troveremo senza riforme e Berlusconi dirà che la colpa è di Fini che non gliele ha lasciate fare… poi si metteranno un paio di giudici ad accusarlo di qualsiasi cosa, poi Santoro e Floris faranno puntate particolarmente “cattive” (e senza senso) contro il berlusconismo… e magari si metterà anche Di Pietro a dire che siamo sull’orlo di un colpo di stato. Ed alla fine, scatterà di nuovo il senso di solidarietà della gente comune verso il Cavaliere, che vincerà di nuovo le elezioni (senza Fini, questa volta) e che, per altri 5 anni (ed in totale saranno 13) non farà nessuna riforma.
    Il problema vero è: ma quale potrebbe essere l’alternativa???

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