– L’approvazione in Commissione Agricoltura dell’emendamento considerato di “compromesso”, ma che ricalca nei fatti le intenzioni degli altri precedenti tentativi, dà la possibilità alle regioni di posticipare la stagione venatoria previo parere preventivo e vincolante dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA). Questa approvazione ha scatenato e sta scatenando la giusta reazione di sdegno di moltissimi cittadini, che stanno intasando con le loro e-mail e lettere la posta di noi parlamentari. Indignazione più che giustificata, visto e considerato che tale provvedimento è sbagliato sia nel metodo che nel merito.

Nel metodo, perché la classe politica ha dato ancora una volta l’immagine di essere in balia di lobby che hanno la forza di far inserire di soppiatto norme che con i provvedimenti in discussione nulla hanno a che fare; nel merito, perché tale estensione della stagione venatoria trova la riprovazione del 90 per cento degli italiani, va contro quanto disposto dalla direttiva europea sulla protezione degli uccelli selvatici – rischiando quindi di farci incorrere in nuove e più pesanti sanzioni – e si discosta da quanto a livello mondiale, precisamente da parte dell’ONU, ci si richiede in questo 2010 che è l’Anno Internazionale della Biodiversità.

Bel “bigliettino da visita” consegnato ai nostri partner internazionali, nonché commerciali, che ci chiedono uno sforzo maggiore nella protezione della nostra flora e della nostra fauna, insomma della nostra biodiversità, di cui in questi anni l’Italia si è andata progressivamente impoverendo. Quindi riprovazione nazionale, europea ed internazionale per chi e per cosa in fondo? Per una minoranza di “frustrati” che hanno nella caccia la loro passione? Viene da pensare a quella famosa vignetta di Vauro utilizzata dagli animalisti per le loro t-shirt: “Se proprio volete sparare a un uccello sparate al vostro”. Ebbene, la faccenda, se non fosse drammatica, farebbe ridere, ma purtroppo bisogna prendere atto che la decisione di estendere il periodo della caccia non solo va contro i sentimenti più diffusi degli italiani e contro la comunità europea ed internazionale, ma colpisce anche gli interessi di interi settori della nostra economia, come il turismo che sarà – lo ha ben ricordato in più di un’occasione il Ministro Brambilla – fortemente danneggiato da questo provvedimento.

Basta fare una passeggiata nei luoghi battuti dai cacciatori per constatare i tanti danni ambientali procurati alle nostre aree verdi, alla nostra vegetazione calpestata, ai nostri alberi come i mandorli, gli ulivi secolari, le roverelle (specie di quercia) presi di mira per sparare agli uccelli che vi si posano sopra: cartucce sparse ovunque e non raccolte, quindi piombo gratuitamente diffuso nell’ambiente, sul fondo dei laghi, dei fiumi e dei torrenti, oltre naturalmente al rischio diffuso di incolumità pubblica per il pericolo di essere colpiti da proiettili vaganti. Per non parlare dell’anomalia tutta italiana di consentire ai cacciatori di penetrare anche senza permesso nei terreni altrui.

Ebbene: è lo stesso ISPRA, l’istituto che secondo l’emendamento di “compromesso” dovrebbe esprimere un preventivo e vincolante parere sulla possibilità di posticipare i termini della caccia, a dichiarare in un comunicato che un ampliamento della stagione venatoria significherebbe un aumento degli illeciti in questo settore. Illeciti che – pensiamo anche solo al bracconaggio – sono già molto diffusi. Il Bel Paese non può permettersi questo ulteriore sfregio; non può permettersi questo ulteriore danno di immagine, né il rischio di essere boicottato da quelle centinaia di migliaia di turisti di tutto il mondo che già oggi boicottano nazioni come Malta e Cipro per le loro note pratiche venatorie. In ballo non c’è solo una questione di rispetto dell’ambiente e della sua biodiversità: in ballo c’è anche un progetto di sviluppo della nostra economia turistica che ogni anno fa sempre più passi indietro. Vogliamo trasformare l’Italia in un paese da “safari” oppure farne la punta di eccellenza del turismo culturale, che è indissolubilmente legato anche alla tutela del nostro patrimonio ambientale e paesaggistico?

Invitiamo i lettori ad andare in quei posti dove è vietata la caccia, i parchi e le riserve, per comprendere dove dovremmo volgere il nostro sguardo. Nell’Anno Internazionale della Biodiversità ci aspettiamo dal nostro governo il secondo tipo di scelta: occorrerà lavorare per costruire una legislazione in grado di tutelare e valorizzare maggiormente il patrimonio ambientale e paesaggistico italiano, che, come d’altronde quello culturale, è unico al mondo. Cominciamo subito, con l’abrogazione di questo emendamento che deregolamenta la caccia. Su questo il Governo alla Camera troverà un grande sostegno, essendo presente, in seno alla stessa maggioranza, un forte e attivo gruppo animalista di cui sono responsabile.