Più caccia, meno turismo. Il futuro che vogliamo?

– L’approvazione in Commissione Agricoltura dell’emendamento considerato di “compromesso”, ma che ricalca nei fatti le intenzioni degli altri precedenti tentativi, dà la possibilità alle regioni di posticipare la stagione venatoria previo parere preventivo e vincolante dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA). Questa approvazione ha scatenato e sta scatenando la giusta reazione di sdegno di moltissimi cittadini, che stanno intasando con le loro e-mail e lettere la posta di noi parlamentari. Indignazione più che giustificata, visto e considerato che tale provvedimento è sbagliato sia nel metodo che nel merito.

Nel metodo, perché la classe politica ha dato ancora una volta l’immagine di essere in balia di lobby che hanno la forza di far inserire di soppiatto norme che con i provvedimenti in discussione nulla hanno a che fare; nel merito, perché tale estensione della stagione venatoria trova la riprovazione del 90 per cento degli italiani, va contro quanto disposto dalla direttiva europea sulla protezione degli uccelli selvatici – rischiando quindi di farci incorrere in nuove e più pesanti sanzioni – e si discosta da quanto a livello mondiale, precisamente da parte dell’ONU, ci si richiede in questo 2010 che è l’Anno Internazionale della Biodiversità.

Bel “bigliettino da visita” consegnato ai nostri partner internazionali, nonché commerciali, che ci chiedono uno sforzo maggiore nella protezione della nostra flora e della nostra fauna, insomma della nostra biodiversità, di cui in questi anni l’Italia si è andata progressivamente impoverendo. Quindi riprovazione nazionale, europea ed internazionale per chi e per cosa in fondo? Per una minoranza di “frustrati” che hanno nella caccia la loro passione? Viene da pensare a quella famosa vignetta di Vauro utilizzata dagli animalisti per le loro t-shirt: “Se proprio volete sparare a un uccello sparate al vostro”. Ebbene, la faccenda, se non fosse drammatica, farebbe ridere, ma purtroppo bisogna prendere atto che la decisione di estendere il periodo della caccia non solo va contro i sentimenti più diffusi degli italiani e contro la comunità europea ed internazionale, ma colpisce anche gli interessi di interi settori della nostra economia, come il turismo che sarà – lo ha ben ricordato in più di un’occasione il Ministro Brambilla – fortemente danneggiato da questo provvedimento.

Basta fare una passeggiata nei luoghi battuti dai cacciatori per constatare i tanti danni ambientali procurati alle nostre aree verdi, alla nostra vegetazione calpestata, ai nostri alberi come i mandorli, gli ulivi secolari, le roverelle (specie di quercia) presi di mira per sparare agli uccelli che vi si posano sopra: cartucce sparse ovunque e non raccolte, quindi piombo gratuitamente diffuso nell’ambiente, sul fondo dei laghi, dei fiumi e dei torrenti, oltre naturalmente al rischio diffuso di incolumità pubblica per il pericolo di essere colpiti da proiettili vaganti. Per non parlare dell’anomalia tutta italiana di consentire ai cacciatori di penetrare anche senza permesso nei terreni altrui.

Ebbene: è lo stesso ISPRA, l’istituto che secondo l’emendamento di “compromesso” dovrebbe esprimere un preventivo e vincolante parere sulla possibilità di posticipare i termini della caccia, a dichiarare in un comunicato che un ampliamento della stagione venatoria significherebbe un aumento degli illeciti in questo settore. Illeciti che – pensiamo anche solo al bracconaggio – sono già molto diffusi. Il Bel Paese non può permettersi questo ulteriore sfregio; non può permettersi questo ulteriore danno di immagine, né il rischio di essere boicottato da quelle centinaia di migliaia di turisti di tutto il mondo che già oggi boicottano nazioni come Malta e Cipro per le loro note pratiche venatorie. In ballo non c’è solo una questione di rispetto dell’ambiente e della sua biodiversità: in ballo c’è anche un progetto di sviluppo della nostra economia turistica che ogni anno fa sempre più passi indietro. Vogliamo trasformare l’Italia in un paese da “safari” oppure farne la punta di eccellenza del turismo culturale, che è indissolubilmente legato anche alla tutela del nostro patrimonio ambientale e paesaggistico?

Invitiamo i lettori ad andare in quei posti dove è vietata la caccia, i parchi e le riserve, per comprendere dove dovremmo volgere il nostro sguardo. Nell’Anno Internazionale della Biodiversità ci aspettiamo dal nostro governo il secondo tipo di scelta: occorrerà lavorare per costruire una legislazione in grado di tutelare e valorizzare maggiormente il patrimonio ambientale e paesaggistico italiano, che, come d’altronde quello culturale, è unico al mondo. Cominciamo subito, con l’abrogazione di questo emendamento che deregolamenta la caccia. Su questo il Governo alla Camera troverà un grande sostegno, essendo presente, in seno alla stessa maggioranza, un forte e attivo gruppo animalista di cui sono responsabile.


Autore: Fiorella Ceccacci Rubino

Nata nel 1965, deputata da due legislature, proviene dal mondo dello spettacolo, avendo lavorato molto in teatro come attrice protagonista in ruoli che l'hanno vista al fianco di grandi attori come Albertazzi, Proietti e Montesano. Molto impegnata nel sociale, ha una spiccata sensibilità verso le questioni del lavoro, delle pari opportunità, dell'ambiente e dell'animalismo. E' portavoce degli Amici degli Animali nel PdL.

22 Responses to “Più caccia, meno turismo. Il futuro che vogliamo?”

  1. luciano ardoino scrive:

    Buongiorno,
    ho trovato il pezzo veramente valido e ben articolato nei contenuti.
    Vorrei chiedere l’approvazione per inserirlo interamente nel mio blog che tratta appunto di turismo (http://tuttosbagliatotuttodarifare.blogspot.com/).
    Naturalmente a nome dello scrivente.
    In attesa ringrazio e mi complimento.
    luciano ardoino

  2. Daniela Condemi scrive:

    Mi sembra un aspetto molto importante per inquadrare il problema, che spesso viene affrontato soltanto in un’ottica, pur pienamente condivisa da parte mia, legata ai diritti degli animali.
    Io da tempo cerco di ricordare (http://dilatua.libero.it/attualita/bl5006.phtml) l’aspetto più assurdo di questa faccenda, e cioè che la stragrande maggioranza degli italiani – e soprattutto i giovani – è del tutto contraria alla caccia.
    E’ evidente che un paese dove la caccia venisse praticata per periodi ancora più lunghi di quelli attuali manifesterebbe una certa dose di anacronismo, arretratezza culturale ed inciviltà.

  3. J1nz0 scrive:

    Incredibile che anche Libertiamo, associazione che dovrebbe difendere i principi libertari nel PdL, si pubblichino commenti chi guardano con favore alla proibizione della caccia. Spero di aver frainteso il contenuto del post, altrimenti saremmo anche qui al paradosso dei radicali, che con mille salti mortali logici cercano di essere antiproibizionisti e nel contempo di proibire il nucleare e la caccia.

  4. Carmelo Palma scrive:

    @luciano: certo, puoi usarlo nel tuo blog citando l’autore e la fonte

    @J1nz0: nel PdL c’è una posizione anti-caccia, ben rappresentata da Fiorella Ceccacci, che non è proibizionista, ma critica verso politiche troppo condiscendenti verso gli interessi dei cacciatori e troppo negligente verso le ragioni di quanti sono danneggiati, anche dal punto di vista economico, da un’eccessiva deregolamentazione dell’attività venatoria. Che è esattamente quanto è avvenuto con l’emendamento approvato in Commissione agricoltura.

  5. J1nz0 scrive:

    Carmelo:

    Perdonami, ma il post si presenta parlando di vignette di Vauro e percentuali bulgare di riprovazione, tira in ballo l’Europa Unita e le lobby dei cacciatori (quando sappiamo che l’UE elargisce milioni di euro alle ecolobby) e condisce il tutto con la foto del povero animale morto, che sembra essere pure un pest in sovraffollamento. Insomma, l’incipit mi pare un po’ ideologico e le motivazioni pragmatiche mi sembra si oppongano più alla caccia stessa che al decreto estensivo.

    Un paio di esperienze personali per capirci: mio padre, cacciatore per circa 30 anni, ha smesso di andare a caccia a causa dell’oppressione burocratica e dei guardiacaccia pronti a fare verbali ad ogni minima irregolarità da parte dei cacciatori. Inoltre, io stesso ho avuto modo di visitare diverse aree venatorie insieme a gruppi di cacciatori locali e dopo un’attenta analisi della geografia dei posti che ho visto, non comprendo come il turismo possa entrare in competizione con la caccia, risultandone compromesso.

    Quanto ai danni ambientali, ai problemi riguardanti gli animali, all’invasione della proprietà privata, ecc… la soluzione è ancora una volta quella del mercato: privatizzare le aree per la caccia e ritenere responsabili i proprietari per ciò che accade. In questa maniera si lavorerebbe sull’ambiente allo scopo di mantenere l’ecosistema florido ed in salute, si ripopolerebbero gli animali sparati mediante reintroduzione, si eliminerebbe il piombo, e si continuerebbe a cacciare in santa pace, si impedirebbe ai cacciatori di sconfinare.

    Tutto ciò, ammesso e non concesso che le istanze degli amici degli animali del PdL vadano al di là della foto del povero cinghiale sparato e del “volatile” di Vauro.

  6. Giordano Masini scrive:

    Condivido molte delle preoccupazioni espresse nell’articolo, anche se a mio avviso bisognerebbe cambiare la prospettiva da cui si esamina il problema, passando da una visione statalista a una più liberale. Oggi si continua a dare per scontato che l’affare “caccia” debba essere una sorta di monopolio statale, in cui lo Stato (o meglio le regioni e le province) possono fare il bello e il cattivo tempo cercando di sintetizzare tutti gli interessi in gioco. Proprio stamattina ho espresso il mio punto di vista in un articolo per Chicago Blog, che copincollo qui sotto come contributo al dibattito.

    Come agricoltore e titolare di una azienda agrituristica, sono spettatore abbastanza interessato del dibattito seguito all’approvazione in commissione agricoltura dell’emendamento che autorizza le regioni ad allungare il calendario venatorio oltre i limiti attuali (1 settembre – 31 gennaio). In particolare appaiono sensate le obiezioni di chi, come il ministro Brambilla, si preoccupa che la possibilità di estendere al mese di agosto (oltre che febbraio) la stagione della caccia possa avere ricadute negative sul turismo rurale.
    Penso però che, come sempre accade, il dibattito poggi su presupposti sbagliati, spesso fondati sul pregiudizio, e ignori ancora una volta l’aspetto fondamentale della questione, cioè i diritti di proprietà. Il proprietario di un terreno non può allontanare un cacciatore dalla sua proprietà (a meno che non abbia trasformato la stessa in “fondo chiuso” – un’operazione decisamente costosa) e non ha diritto a nessun tipo di indennizzo o di pagamento per i beni che gli vengono sottratti (la selvaggina). E’ questo nonsenso, la trasformazione di una proprietà privata in bene di uso comune, a generare tutte le contraddizioni del caso.
    Anche se non ho nulla contro la caccia e i cacciatori, il fatto che all’inizio di settembre (e domani magari già in agosto) i terreni che circondano gli appartamenti dove i miei ospiti vengono a cercare tranquillità si trasformino in zona di guerra fin dalle prime ore del mattino mi infastidisce profondamente. Ma la soluzione più semplice sarebbe quella di darmi la possibilità di decidere autonomamente se, come e quando sui miei terreni si può andare a caccia, invece di regolamentare dall’alto il diritto di altri di usufruire gratuitamente di ciò che mi appartiene. Ogni proprietario, entro limiti che rispettino, ovviamente, la salvaguardia dell’ambiente, dovrebbe poter stabilire il “proprio” calendario venatorio in modo da poterne ricavare un utile sia permettendo che vietando l’ingresso ai cacciatori.
    E’ probabile che la possibilità di imporre un prezzo per andare a caccia in una proprietà privata avrebbe come conseguenza la riduzione della caccia indiscriminata (indiscriminata proprio perché gratuita) che in alcuni periodi dell’anno decima letteralmente la fauna selvatica, e a guadagnarne sarebbero proprio i veri appassionati della caccia, oltre che i proprietari, e lo stesso ambiente naturale.

  7. Viviana La Rocca scrive:

    Belle parole,ma quanto si può passare ai fatti veri e propri?Possibile che noi Italiani siamo così poco ascoltati dai politici?Siamo stufi di andare a passeggiare nel bosco con la paura di ricevere una pallottola nella testa o sul proprio cane,che appunto devo munire di campanella fastidiosa per lui e anche me per evitare che i cacciatori gli sparino addosso.E il patrimonio faunistico è anche “mio”,lo voglio preservare dala cattiveria di certi esseri umani.Se come dicono i cacciatori amano la natura,che imparino a osservare gli animali vivi,non morti.Ce la facciamo a fare qualcosa?Ma è così difficile?

  8. Alessandra scrive:

    Complimenti!

  9. cintia scrive:

    condivido appieno tutte le contestazioni argomentate nell’articolo contro l’estensione del periodo venatorio. E’ una vergogna che l’Italia si opponga alle direttive UE e soprattutto è una vergogna ed un segno di profonda inciviltà dare ascolto alle doppiette di cacciatori senza scrupoli piuttosto che ad una stragrande maggioranza di italiani contrari all’estensione del periodo di caccia e, soprattutto, contrari alla caccia stessa incredibilmente definita “sport”!

  10. Deborah scrive:

    Qualcuno riesce a spiegarmi che gusto si prova a sparare agli animali??

    Se proprio volete impallinare qualcuno sparate ai criminali, ai pedofili, ai mafiosi…di quello ce ne sono in esubero e non è neanche necessario “ripopolare” la specie!

  11. J1nz0 scrive:

    “Qualcuno riesce a spiegarmi che gusto si prova a sparare agli animali??”

    Secondo me il gusto di cucinarli subito dopo e mangiarseli come si fa da 100.000 anni a questa parte. Un gusto NON molto diverso rispetto a quello che si prova quando mangiamo la carne del maiale sgozzato dal contadino (fatevi raccontare l’esperienza da chi l’ha vissuta) o della mucca eliminata con un chiodo nel cranio sparato da un macchinario, pratiche che, salvo qualche ultras dell’ecofondamentalismo, non provocano crociate referendarie o percentuali bulgare di indignazione.

    Il fatto è che la caccia è una pratica con risvolti emotivi, legata all’uso delle armi da fuoco, dall’alta rappresentazione simbolica della superiorità dell’uomo sugli animali…. Ma soprattutto non strettamente necessaria all’umanità. Insomma, ci sono tutti gli elementi psicologici per edificarci sopra una battaglia ecologista dogmatica, buona per lo più a dare forza alle multinazionali dell’ecologia a fondo pubblico.

    Saluti.

  12. Deborah scrive:

    “Superiorità dell’uomo sugli animali”…mi pare una lotta non equa dal momento che il cacciatore è armato e l’animale no.

    Combatti con un animale ad armi pari e poi vediamo chi è superiore: forse potrai avere la meglio con uno piccolo ma con quelli un po’ più grandi e feroci la vedo dura!
    Per come la vedo io l’uomo avrà sicuramente il cervello più sviluppato di molti animali, ma non è certamente l’essere superiore anzi, a volte si rivela più bestia di quelle che va ad ammazzare.

    Comunque anch’io ho uno zio che va a caccia, ma non ho mai condiviso e se si sparasse al suo di uccello non farebbe molti danni…come il resto della specie.

  13. Andrea B scrive:

    X J1nz0:

    A parte che l’ uomo si è evoluto e da cacciatore-raccoglitore, per il suo sostentamento è diventato agricoltore ed allevatore, mi sembra evidente che, tra uccidere il maiale ed il vitello d’ allevamento o qualche specie selvatica in via d’ estinzione qualche differenza c’è.

    La superiorità dell’ uomo dice lei … provi l’ inferiorità dell’ animale allora: si fa mettere nudo in qualche bosco, sapendo che qualcuno è in giro con il fucile per ammazzarla…

  14. J1nz0 scrive:

    Deborah,

    non ho chiaro il concetto di combattere ad armi pari con un animale.

    Se significa ridurre le proprie capacità cognitive per raggiungere il livello di una tigre, allora non stiamo parlando di armi pari. Noi uomini ci siamo evoluti per modificare la realtà materiale ed usarla come estensione del nostro corpo, una tigre si è evoluta per braccare una preda. Un uomo che deve rinunciare alle armi, dunque, è un po’ come la tigre che deve rinunciare alle proprie zanne e ai propri artigli.

    Inoltre, l’uomo in molte manifestazioni della sua esistenza, può essere immorale o morale, ma questo perchè, a differenza degli altri animali, ha coscienza per comprendere il concetto di etica, mentre una tigre ignora la sua stessa esistenza (persino le scimmie non antropomorfe minacciano se stesse nello specchio).
    Poi è chiaro che tu hai tutto il diritto di condannare la caccia, come chiunque ha il diritto di ritenere immorale chi fa uso di droghe, ma un conto è il giudizio morale sulla caccia, un conto è il diritto a cacciare.

  15. Giulia scrive:

    IL DIRITTO ALLA CACCIA???
    e chi lo ha dato questo diritto??? ve lo siete presi e considerando che ai giorni nostri si caccia è solo un hobby direi che è le grandi parolone che danno un tono di persona acculturata del Signor J1nz0 fanno poco effetto. La “tradizione della caccia”, come voi definite è una cosa barbara e senza significato, che senrve esclusivamente ad ingrandire il piccolo ego di quei poveri uomini che guardandosi nelle mutande e vedendo un piccolo uccellino se la prendono con quelli più grandi del suo.
    La caccia è una tradizione che fa parte dei cacciatori, quindi non affibiatela a chiunque dicendo che fa parte delle nostre tradizioni. Sono nata e cresciuta in una famiglia di NON cacciatori e veri amanti degli animali e NE VADO VERAMENTE FIERA.
    “l’uomo a differenza dell’animale può capire il concetto di etica”, queste sono sue parole, allora le riporto la definizione del termine, così potrò aiutarla a comprendere meglio che il suo discorso non regge, mi segua: L’etica (dal greco antico εθος (o ήθος)[1], èthos, “carattere”, “comportamento”, “costume”, “consuetudine”) è quella branca della filosofia che studia i fondamenti oggettivi e razionali che permettono di assegnare ai comportamenti umani uno status deontico ovvero distinguerli in buoni, giusti, o moralmente leciti, rispetto ai comportamenti ritenuti cattivi o moralmente inappropriati. Allora mi spieghi cosa c’è di etico nella caccia? perchè, come lei comprenderà, non si possono associare il termine etica con caccia, cioè con l’uccisione di animali indifesi.
    l’uomo è più etico degli animali? mi spieghi allora cosa c’è di etico nello scuoiare vivo un cane per prenderne la pelliccia, uccidere visoni e altri meravigliosi animali da “pelliccia” perchè le “signore” possano indossarlo, tagliare le pinne di squalo perchè ritenute afrodisiache, il corno del rinoceronte e le zanne dell’elefante, la mattanza dei delfini, la catture delle tartarughe marine per il loro carapace… devo andare avanti??? che differenza c’è tra tutto quello che ho elecato e la caccia??? nulla!! Voi vi nascondete dietro a principi che non esistono ma che vi danno quel senso di potere in più che, altrimenti, non potreste avere.
    In quanto confronto tra uomo e tigre, la tigre ha un raggio di azione durante la caccia di un paio di metri, mentre un fucile, se non erro, ne ha un centinaio, direi che non si possa fare nessun confronto, a meno che non si usi un fucile con lo stesso raggio di una tigre e allora vorrei proprio vedere.
    Tutto questo per dire che spero vivamente che la caccia venga bandita davvero del tutto dal nostro paese e che i cacciatori si sparino davvero sul proprio di uccello!
    Invece di sparare agli animali, fermatevi ad osservarli, chissà che non riusciate ad imparere qualcosa!!!

  16. Gina scrive:

    Buongiorno Onorevole Fiorella Ceccacci, desidererei che il nostro Presidente del consiglio Berlusconi prendesse atto di tutte quelle lamentele di noi animalisti e ambientalisti contro la “caccia selvaggia”.Non riesco davvero a capire e a concepire come il “Partito del fare” possa combattere la mafia e la criminalita’ organizzata , cosa che mi vede perfettamente daccordo, e poi istituire leggi cosi’ CRIMINALI CONTRO ESSERI VIVENTI,DEBOLI E INDIFESI,COME SONO GLI ANIMALI.Anche se non abito in campagna,mi chiedo come si possa accettare che persone estranee e sconosciute,vestite in tuta mimetica ,con un fucile tra le mani possano entrare e invadere l’altrui proprieta’ senza alcun rispetto per la privacy di nessuno..Mi chiedo quanta gente riuscira’ a sopportare questa invadenza giornaliera nella loro vita, e quanta gente dovra’ morire perche’ magari scambiata per una lepre in fuga.Per non parlare poi di tutti quegli uccellini che nascono proprio nei mesi estivi e che a maggior ragione hanno un gran bisogno di cure,cibo e affetto da parte della madre,una madre che potrebbe non tornare mai perche’ uccisa da qualche scellerato cacciatore,cosicche’ i piccoli potrebbero morire per fame.Mi chiedo come mai in un Italia che vuole stare al passo con l’Europa si da’ l’ok alle centrali nucleari giustificando la loro futura presenza con il fatto che ormai quasi tutti gli Stati europei sono all’avanguardia in questo modo,ma poi nella stessa Italia lo stato non voglia mettersi in regola con gli altri paesi europei in materia di caccia, e che ci accusino di sparare troppo e di non salvaguardare le specie in estinzione.Ma non era lo stesso Berlusconi che considerava la vita sacra?Non era lo stesso Berlusconi che qualche anno fa ha tentato di tutto per cercare di salvare la” sacra vita della Dolce Eluana”,purtroppo non riuscendoci ,perche’ non arrivato in tempo?..Bene, adesso il nostro Presidente del consiglio, cara onorevole Fiorella Ceccacci ha la possibilita’ di salvarne tante di vite umane,quelle che forse potrebbero morire a causa di una legge cosi’ scellerata, se solo fosse approvata ,parlo naturalmente di vite umane e animali,perche’ per me LA VITA E’VITA,sempre e comunque, e trovare anche il coraggio di dover convivere con una Natura morta mi potrebbe solo rendere molto triste…

  17. J1nz0 scrive:

    Gentile Giulia,

    “è quella branca della filosofia che studia i fondamenti oggettivi e razionali che permettono di assegnare ai comportamenti umani uno status deontico ovvero distinguerli in buoni, giusti, o moralmente leciti, rispetto ai comportamenti ritenuti cattivi o moralmente inappropriati. Allora mi spieghi cosa c’è di etico nella caccia? perchè, come lei comprenderà, non si possono associare il termine etica con caccia, cioè con l’uccisione di animali indifesi.”

    Cerchiamo di ragionare un attimo su un punto di fondo che è necessario alla comprensione dell’argomento: qual è il rapporto tra etica e diritto? Il problema è complesso, ma tutto sommato credo si possa riassumere in questa posizione: l’etica che riguarda l’uso della forza produce legge, quella che non lo riguarda, NO. Cioè, per farla più semplice, drogarsi può essere considerato oggetto di giudizio morale, ma in nessun modo esiste il diritto da parte di terzi ad opporsi al fatto che uno, dentro casa sua, assuma droghe. O ancora: assumere droghe, non lede il diritto negativo altrui… quindi, sebbene immorale, resta un diritto.
    Se lei confonde il giudizio morale con il diritto, allora apre la strada a situazioni molto pericolose. Un paio di esempi, per capirci:

    1) Ritengo immorale che un imprenditore possa mettere sul lastrico la famiglia di un concorrente agendo sul mercato – proibisco il libero commercio.
    2) Ritengo immorale che un povero muoia di fame – ridistribuisco la ricchezza togliendola a chi la produce con la forza (questo accade normalmente negli stati moderni, purtroppo).

    Il problema, dunque, è che lei può richiedere l’intervento dello stato solo quando qualcuno nega i diritti negativi altrui. Quindi, nel caso della caccia, lei deve dimostrare semplicemente che gli animali hanno dei diritti negativi e a quel punto io le crederò senza problemi.

    Saluti.

  18. Maurizio Azzolini scrive:

    Vorrei ricordare a tutti che la caccia è nata con l’uomo ed è giusto che sia ancora attuale come bisogno primario per soddisfare le esigenze della sopravvivenza stessa; quindi lecita anzi necessaria in alcune zone ben definite del pianeta.
    Abominevole viceversa è parlare di caccia come “salvaguardia della tradizione” (chi va a caccia anche all’estero non lo fa infatti per soddisfare necessità di procurarsi cibo)o peggio ancora come “sport” (tutti sanno che l’attività sportiva è gareggiare per vincere non per eliminare l’avversario!!).
    Per quanto riguarda l’etica la vera caccia è uomo da solo (senza mute di cani), che conosce la natura (impronte, tracce, bosco,…), che percorre kilometri (no capanni !), con un solo colpo in canna (no fucili a più colpi e con cannocchiali).
    Ma capisco che questi discorsi alle lobbies danno fastidio perchè rappresentano solo una cosa : LA VERITA’.
    Scusate e saluti a tutti.

    Azzolini Maurizio
    Rovereto (Tn)

  19. Francesco scrive:

    Uccidere per sport è assolutamente inaccettabile, pura barbarie ed espressione di profonda inciviltà.

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