La storia di Adro è bella. La morale altrettanto, ma meno scontata di quanto sembri

– Bella la storia di Adro: più complicata di come potrebbe apparire (il buono contro i cattivi, l’altruista contro gli egoisti), ma certamente istruttiva.
Il comune espelle dalla mensa scolastica i figli delle famiglie morose, però arriva un imprenditore che mette mano al portafoglio e paga di tasca sua: “Non per i padri, ma per i figli”.

La storia ha una morale, che non smentisce l’assunto di Friedman: “Nessun pasto è gratis”, ma semmai lo conferma. Nelle questioni di “scarsità”, che sono insieme economiche e morali, sono proprio le leggi “spietate” dell’economia a interrogare gli uomini e le istituzioni sui fini della regolazione pubblica e sul senso della giustizia individuale. La storia di Adro è preziosa anche perché è una dimostrazione dell’ irragionevolezza sia del paradigma cattivista che di quello buonista, sia di un rigorismo stolido che di un socialismo sentimentale.

Vi è un effetto-leva del cattivo esempio. Se si tollera la morosità, la si moltiplica, se si accetta un furbesco fai-da-te (“pago quando e quanto voglio”), lo si incentiva con la certezza di scaricare sugli onesti il costo della disonestà altrui. Quindi è ovvio che un’amministrazione – qualunque amministrazione, non solo quella di Adro –  non può far finta di niente quando alcune famiglie non pagano il servizio di mensa-scolastica. Deve interrogarsi sulla ragionevolezza delle regole (ad esempio: sono coerenti le fasce di esenzione e l’articolazione delle tariffe?), poi deve esigerne il rispetto e punire chi le viola.

L’amministrazione di Adro ha pensato che non servire il pasto ai bambini – una forma da manuale di giustizia trasversale – fosse un modo efficiente per risolvere il problema: un risparmio sui costi del servizio e sui tempi del contenzioso. Non è stata “egoista”, perché ha preteso il pagamento del dovuto, secondo i regolamenti in vigore, ma ingiusta, perché non ha fatto pagare i colpevoli –  i genitori morosi –  ma gli innocenti –  i figli di genitori troppo poveri o troppo furbi.

La cosa è grave non in termini di principio, ma di fatto. Il contesto, quello scolastico, e il servizio, quello di mensa, doveva essere rilevante ai fini della decisione dell’amministrazione. Non sarebbe parsa contestabile (anzi, non sarebbe stata neppure controversa) la decisione di negare ai bambini, a causa della morosità dei genitori, l’accesso alla piscina comunale o a servizi di carattere ludico-ricreativo. Un’amministrazione che tratta in modo uguale cose diverse, senza capire la differenza tra le une e le altre, non è rigorosa e severa, ma rigida e stupida.

Dall’altra parte, il gesto generoso dell’imprenditore di Adro, non smentisce affatto la necessità di tenere in ordine i conti, anche quando di mezzo ci sono i poveri e i bambini. Dimostra al contrario che, in una società libera e forte, non sono le istituzioni pubbliche a detenere ed esercitare il monopolio dei sentimenti morali. Il senso della giustizia interroga gli uomini, prima che le istituzioni, in un modo più vivo e intenso. La moralità individuale produce una bontà più autentica e perfino più “politica” di quella burocratica e impersonale delle istituzioni.

Non è nella dimensione della rappresentanza collettiva, ma in quella dell’iniziativa individuale che può meglio esprimersi il senso della società come “comunità morale”. Non la comune appartenenza culturale e religiosa, ma l’interesse alla cooperazione spontanea fonda una etica condivisa e una vera virtù civile: quel “rispetto” che l’imprenditore di Adro dimostra oggi ai suoi concittadini più giovani e sfortunati e si vedrà riconosciuto da loro in futuro. Il suo gesto è un inno alla sussidiarietà. E’ sociale, non “socialista”.

Meno i cittadini sono spremuti come contribuenti, meglio e più possono essere buoni come uomini. E come dimostra la vicenda di Adro, l’uso pubblico delle risorse non è né più intelligente, né più generoso, né più giusto di quello privato. Se fosse questa la vera e più profonda morale della storia di Adro?


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

9 Responses to “La storia di Adro è bella. La morale altrettanto, ma meno scontata di quanto sembri”

  1. elenasofia scrive:

    L’articolo è iniziato bene, poi quasi si contraddice .

    La differenza non sta tra gestione pubblica e iniziativa privata – infatti anche un “gestore” privato alla fine stabilisce delle regole.

    Se queste regole non vengono rispettate, magari dai soliti furbi, quali provvedimenti prendere?

    Questo è il problema.

    Comunque, stando le cose come sono adesso,
    se lei fosse il sindaco di Adro, quali misure adotterebbe per frenare la morosità?

    Lei poi afferma:

    “Non la comune appartenenza culturale e religiosa, ma l’interesse alla cooperazione spontanea fonda una etica condivisa e una vera virtù civile: quel “rispetto” che l’imprenditore di Adro dimostra oggi ai suoi concittadini più giovani e sfortunati e si vedrà riconosciuto da loro in futuro.”

    Lei crede che le persone siano sempre riconoscenti per i benefici ricevuti? Molti non solo sono convinti che quanto è dato loro sia in un certo senso dovuto, ma si lamentano, perché lo ritengono insufficiente.

  2. Luca Pozzoni scrive:

    Grazie! ottime riflessioni.

    Aggiugerei una cosa: alla fine, vince il “localismo” rispetto alla gestione centralista dei servizi.
    Il Comune, almeno fin quando dipenderà quasi totalmente dalle risorse (sempre più scarse) trasferite dagli organi centrali, farà magari una figuraccia, ma rappresenta un terminale (a-morale) di un regime centralizzato che brucia risorse assai rilevanti in opere inutili e capitoli di spesa obsoleti, oltre a bilanci scriteriati, mentre arriva in ritardo (quando e se arriva, finora ad Adro non s’è visto) ad aggiustare emergenze anche così modeste.

  3. MAURO1 scrive:

    L’esercizio retorico è bello, un compitino ben fatto. Tanti distinguo, tanti se e ma.
    Ma i conti sono conti e le regole pure. Quelle sempre invocate per la mafia, la cattiva politic, la cattiva amministrazione.
    Ma se ci sono di mezzo i bimbi, allora non valgono più.
    Certo che ci sono di mezzo i bimbi. Ma come i bimbi non sono responsabili di atti scriteriati e pagano i genitori, allora pagano i genitori se vogliono un servizio a pagamento.
    Altrimenti, se il bimbo mangia lo stesso se il papà non paga, allora il bimbo va in galera se fa lo S…..O! o NO? E comunque, questi sono distingui da avvocati azzeccagarbugli. Ecco erchè la gente normale vota i partiti che vogliono le cose “semplici”. CApito?

  4. Dall’altra parte, il gesto generoso dell’imprenditore di Adro, non smentisce affatto la necessità di tenere in ordine i conti, anche quando di mezzo ci sono i poveri e i bambini. Dimostra al contrario che, in una società libera e forte, non sono le istituzioni pubbliche a detenere ed esercitare il monopolio dei sentimenti morali. Il senso della giustizia interroga gli uomini, prima che le istituzioni, in un modo più vivo e intenso. La moralità individuale produce una bontà più autentica e perfino più “politica” di quella burocratica e impersonale delle istituzioni.

    con tutta la stima che ho verso il direttore di libertiamo ma francamente trovo il pezzo stralciato sopra (e punto nevralgico dell’articolo, che poi è la base del liberismo) privo di ogni fondamento scientifico se scientifico si possa definire la sociologia del lavoro e l’economia. Von Hayek aveva messo a fondamento di tutta la sua teoria proprio questo concetto che però puntualmente non riesce mai a trovare esempi che confermino tale assunto.

    La vicenda di Adro è semplicemente grottesca e nulla dimostra sull’efficacia di politiche liberiste poichè non fa riferimento a persone povere non in grado di pagarsi un pasto ma a persone morose, probabilmente non povere, che se si fossero trovate dalla parte dell’imprenditore magnanimo non solo non avrebbero fatto lo stesso gesto ma avrebbero anche deriso i morosi.
    Purtroppo viviamo in una società che cannibalizza se stessa creando nevrosi, senso di vuoto e inutilità, così come definita da Massimo Fini e Alain De Benoist nel loro Manifesto

  5. Uncas scrive:

    “La responsabilità penale è personale” (così l’art. 27 della Costituzione)
    E se fosse così anche per la responsabilità morale?
    Alla scuola da allievo ufficiale mi insegnavano che si comanda con l’esempio, il Signore (la maiuscola è d’obbligo) di Adro, non ci sta dando, in fondo,un esempio morale? Non sta svolgendo un compito che va oltre la tenuta dei conti pubblici?
    Il sindaco di quel paese intervenendo sulla questione ha dichiarato: «Quel signore non ha risolto il problema della mensa dei bimbi, lo ha solo rimandato a settembre. Ora 200 famiglie, per protesta, non pagheranno più la retta. E i conti sono presto fatti: sono 800 euro al giorno che qualcuno dovrà saldare. Manderò i conti alla sua azienda» … probabilmente così facendo si è assicurato un altro +10% alle prossime elezioni (per sé o per il partito) ma è sicuro quel sindaco di aver capito la lezione? La lettera che spiegava il gesto parlava di affari immobiliari del Comune e di una buona amministrazione che – questo è il codice civile ad insegnarcelo – non scrive i suoi bilanci a compartimenti stagni.
    Come diceve Margaret Thatcher “nessuno si sarebbe ricordato del buon Samaritano se fosse stato solo buono, ilfato è che aveva anche i soldi” … (e li tirò fuori …)

  6. Piero scrive:

    Se vogliono, le Amministrazioni hanno a disposizione mezzi molto convincenti per il recupero crediti (es. fermo amministrativo dei veicoli).

    Quindi le alternative sono due:

    – se i genitori morosi sono effettivamente poveri, significa che quel Comune non è in grado di stabilire con correttezza le tariffe per un servizio essenziale in un Paese civile;

    – se, invece, i genitori morosi hanno redditi sufficienti, allora lo stesso Comune ha perso una grande occasione per trattare con fermezza i furbi (genitori) e con rispetto gli innocenti (figli).

  7. MASSIMO scrive:

    Si gira intorno al vero problema senza affrontarlo. Il problema e’ la propaganda , della finta guerra contro i furbi fatta dai furbi. I bambini non c’entrano e ad essi deve essere erogato lo stesso servizio per tutti. Se i genitori non pagano deve essere fatta la sanzione come nel caso di una multa non pagata. Tanto semplice no? Fiumi di parole , i genitori che disquisiscono , ma loro che c’entrano ? Il problema e’ il comune e i genitori morosi. Mi sembra una terribile buffonata interpretata da selvaggi.

  8. elenasofia scrive:

    MASSIMO ha scritto:
    21 aprile 2010 alle 15:16
    >>>>Tanto semplice no? Fiumi di parole , i genitori che disquisiscono , ma loro che c’entrano ? Il problema e’ il comune e i genitori morosi. Mi sembra una terribile buffonata interpretata da selvaggi.<<<<

    No, il problema è:

    è giusto o no che un terzo si intrometta a ripianare il deficit creato dai morosi?

    I genitori paganti c'entrano eccome, perché in questo modo si sentono presi in giro, infatti hanno dichiarato che l'anno prossimo non pagheranno neppure loro.

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