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Parliamo della bozza Calderoli sulle riforme. Ovvero di come smontare il semipresidenzialismo

– Siamo entrati in possesso della bozza Calderoli sulla riforma costituzionale e abbiamo avuto la conferma di ciò che temevamo: la Lega Nord, a cui la maggioranza ha concesso di fare da mazziere, punta seriamente ad annacquare l’ipotesi di semipresidenzialismo.  Ne abbiamo parlato con Sofia Ventura, politologa dell’Università di Bologna ed autrice di Libertiamo.it, che non nasconde tutto il suo scetticismo nei confronti del progetto.
Questa bozza -usiamo le sue parole – non c’entra nulla con il sistema francese, anche se da quel modello hanno preso norme qua e là”. Il perché è presto detto: Bossi punta ad un equilibrio che porti sì Berlusconi al Quirinale, ma senza fornirgli la centralità istituzionale e la legittimazione politica tipica del semipresidenzialismo francese, per evitare che un partito come la Lega finisca nell’angolo.
In Francia – commenta Ventura – il presidente della repubblica è la vera guida del governo, mentre il primo ministro è il suo principale collaboratore. Nella bozza Calderoli emerge invece una potenziale dualità tra le due figure, una fonte di instabilità molto forte”.
Vediamo i punti essenziali. Nella bozza del ministro leghista, la procedura di scioglimento della Camera da parte del presidente della repubblica prevede la consultazione dei gruppi parlamentari. “Insomma, consultazioni old style. Può sembrare un dettaglio, ma tra questa soluzione e quella francese c’è una differenza essenziale: a Parigi il presidente della repubblica consulta il primo ministro e i presidenti delle assemblee, non certo i gruppi parlamentari. Non deve tener conto dell’eventuale esistenza o meno di una maggioranza parlamentare, qualunque essa sia, prima di decretare lo scioglimento”.

Il cavallo di Troia dell’intero progetto pare essere il meccanismo elettorale, che “in Francia è essenziale per dotare il presidente di una sua propria legittimità politica e popolare”, sottolinea Ventura. “Anzitutto, Calderoli parla di un presidente eletto a maggioranza dei voti: sul punto non c’è chiarezza, ma si lascia la porta aperta ad un eventuale turno unico”. Conseguenze? “A mio giudizio, l’ipotesi di un presidente eletto con una maggioranza relativa degli elettori sarebbe un fattore di debolezza del presidente stesso. Non è un caso che in Francia la costituzione parla di maggioranza assoluta dei voti espressi, la base su cui si è costituto il sistema a doppio turno”. In qualche modo, riflettiamo con Ventura, anche l’elezione dell’attuale presidente della repubblica italiana da parte del parlamento necessita di un margine ampio: la maggioranza dei due terzi o, solo dopo tre fumate nere, la maggioranza assoluta. “E’ comunque un criterio di rappresentatività del presidente. La riteniamo opportuna per un presidente garante della costituzione, come è oggi, e non la pretendiamo per un presidente che governa?”.

Ma non c’è solo il turno unico ad indebolire il semipresidenzialismo proposto da Calderoli, sottolinea la politologa. “Forse ancora più importante è l’ipotesi di elezioni contestuali per il presidente della repubblica e per la Camera dei deputati: così si rischia la parlamentarizzazione dell’elezione del presidente, un indebolimento significativo della sua autonoma legittimità politica”.

Capiamoci meglio: da quando in Francia hanno uniformato la durata del mandato presidenziale con quello della legislatura, gli elettori sono chiamati a votare per il capo dello stato circa due mesi prima della data in cui eleggono il parlamento. Sia nel 2002 che nel 2007 c’è stato un evidente effetto di trascinamento della campagna presidenziale su quella per il rinnovo della camera. E non si può certo dire che l’effetto di trascinamento fosse sconosciuto anche prima delle ultime riforme, come mostra la storia elettorale francese del 1981 e del 1988: “In quelle occasioni, appunto, è stato un presidente fortemente legittimato dalla sua elezione a sciogliere le Camere e a chiedere agli elettori di confermare la fiducia appena concessagli scegliendo una maggioranza parlamentare a lui fedele”. In Francia, quindi, gli elettori prima votano per il presidente e poi solitamente scelgono la “sua” maggioranza parlamentare. “Se invece tieni le due elezioni contestualmente – avverte Ventura – non doti il presidente della stessa forza, il baricentro è spostato sulla coalizione che lo sostiene”.

Un’altra previsione esplicita della bozza Calderoli, quella che vuole che il presidente della repubblica nomini il primo ministro sulla base delle elezioni parlamentari, contribuisce a comprimere la centralità del presidente della Repubblica. “Questa ulteriore specificazione – dice Ventura sottolineando con la penna la frase incriminata – serve probabilmente come polizza assicurativa per la Lega nel caso in cui il principio di cui abbiamo parlato prima, la contestualità tra le due elezioni, non dovesse passare: a quel punto avremmo sì un presidente eletto prima delle elezioni parlamentari, in grado di chiamare gli elettori a votare una sua maggioranza, ma non ancora legittimato a nominare il primo ministro ed il governo”. In Francia, per fare un esempio, Nicolas Sarkozy ha potuto nominare primo ministro Francois Fillon senza dover attendere l’esito delle elezioni parlamentari. Ventura analizza così: “Per dirla tutta, la Lega non vorrebbe che l’eventuale presidente della repubblica nomini un governo sulla base della sua propria forza elettorale, ma tenendo conto delle alchimie della coalizione di maggioranza, il fronte più congeniale ai leghisti”.

Scorrendo le pagine del documento scopriamo come Calderoli abbia previsto la mozione di sfiducia costruttiva, con l’indicazione di un primo ministro alternativo. E’ la cartina al tornasole di questo tentativo di spostamento del baricentro verso il primo ministro e la maggioranza parlamentare. Nel caso di mozione approvata, il presidente si trova quindi a dover nominare un primo ministro non scelto da lui, ma dalla maggioranza parlamentare. “Secondo loro è questo lo spirito del semipresidenzialismo?”, si chiede sarcastica Ventura.

Non solo, la bozza Calderoli prevede anche una sorta di rapporto di fiducia con il senato, vanificando l’obiettivo di semplificazione del bicameralismo, con una così definita “questione di governabilità”. Il governo può così porre la questione di governabilità davanti al Senato. In caso di esito negativo, il presidente del consiglio si deve dimettere. Ciò significa che il Senato può, come accadrebbe con la Camera, far dimettere un primo ministro scelto dal presidente. Non si era detto che il rapporto di fiducia con il governo doveva essere limitato alla sola Camera?

Spulciando qui e lì, anche rispetto alle competenze assegnate al presidente ed al primo ministro, “la sensazione è che la bozza non faccia la scelta del ruolo direttivo del presidente della repubblica”. E non la fa non in riferimento all’ipotesi della coabitazione, ma anche rispetto all’ipotesi di coincidenza tra maggioranza presidenziale e maggioranza parlamentare. Perché il presidente, nel modello che emerge nella bozza, è secondo Sofia Ventura “al centro di una rete di soggetti istituzionali che possono esercitare nei suoi confronti un potere di veto insuperabile. Al presidente resta solo il potere di scioglimento, ma non quello di direzione ordinaria della maggioranza parlamentare”. Nello schema Calderoli, insomma, non è detto che in caso di maggioranze omogenee il vero capo della maggioranza sia il presidente della repubblica.
A questo punta la Lega Nord?


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

6 Responses to “Parliamo della bozza Calderoli sulle riforme. Ovvero di come smontare il semipresidenzialismo”

  1. steutd scrive:

    Interessante l’intervento. è possibile leggere la bozza? sai se in rete è disponibile?

  2. @steutd: purtroppo non possiamo pubblicarla, mi dispiace. Spero che tu comprenda.

  3. licia lisei scrive:

    bravo Gianfranco Fini : uno dei pochi uomini politici italiani che dice quel che pensa (e pensa bene) lo dice civilmente e chiaramente. Fini ci fa sperare che una “politica”e una vita civile italiana siano ancora possibili; ci fa sperare in un futuro, non solo per una destra onesta, ma per la nostra terra in generale. Per favore non deluda gli elettori italiani !

  4. Alberto Lusiani scrive:

    L’analisi della bozza e’ interessante ma critico il fatto che le proposte vengano analizzate primariamente in funzione dell’utilita’ che ne ricava la Lega Nord e preferirei che venissero piuttosto meglio analizzate le conseguenze per il funzionamento dello Stato italiano.

    Un presidente ad elezione diretta potrebbe essere utile per avere governi piu’ stabili e meno condizionati dall’evoluzione dei rapporti tra le segreterie dei partiti, e con un responsabile piu’ chiaro ed evidente di fronte agli elettori. Per ottenere questo e’ un bene che il presidente possa scegliere e revocare i ministri, non per dare fastidio dalla LN.

    Riguardo l’elezione e alla relazione tra presidente e Parlamento, non sono d’accordo con la preferenza accordata al sistema francese, dove la maggioranza parlamentare risulta in qualche modo subordinata al presidente. Ritengo sia invece piu’ opportuno differenziare l’azione dell’esecutivo, diretto da un presidente, dall’elaborazione delle leggi di lungo periodo, che dovrebbe essere responsabilita’ del Parlamento senza subordinazione al presidente.

    Stabilita’ ed unita’ di azione sono pregi del potere esecutivo, mentre discussione e confronto anche di partiti diversi sono elementi utili alla formazione delle leggi, e tra questi compiti includerei anche elementi cruciali come la determinazione del livello generale della tassazione e della spesa pubblica, quindi la fissazione dei limiti economici e finanziari entro i quali puo’ operare il potere esecutivo.

  5. Umberto scrive:

    Interessante articolo, ma perchè la bozza di cui siete entrati in possesso non può essere visionata? (domando da ignorante, non conosco gli effetti collaterali dell’atto)
    E’ praticamente introvabile sul web… per quello che ne sappiamo noi, cittadini sovrani, potrebbe ersino non esistere… (provocazione, ovvio che esiste)

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