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In Ungheria vince il centrodestra. Ora ha il compito di arginare l’ultra-destra

– La satira ungherese, quasi tutta left-oriented, lo dipingeva come un giovane signore (classe ‘63), all’apparenza un po’ buffo, buono a suscitare l’entusiasmo di un elettorato sentimentalmente patriottico e conservatore. Alcuni andarono assai oltre: nel 2001 un giornale pubblicò in prima pagina l’auspicio formulato da alcuni lettori (“speriamo che qualcuno lo ammazzi!”).

Una televisione, RTL Klub, arrivò al punto di intervistare un killer della mala russa chiedendogli a quale prezzo avrebbe accettato di sopprimere l’allora Primo Ministro ungherese. Il Destinatario di simili moti d’affetto – Viktor Orban – è ora di nuovo in sella dopo aver trionfalmente vinte le elezioni svoltesi domenica nel paese danubiano. Il quasi 53 per cento conseguito al primo turno permetterà al suo partito – Fidesz – di disporre di una maggioranza vicina ai due terzi nel prossimo parlamento magiaro.

Gli esiti definitivi del voto saranno noti solo dopo il turno di ballottaggio per i collegi uninominali previsto fra due settimane (la legge elettorale è un sistema misto uninominale-proporzionale). La tendenza è comunque chiarissima: unica incognita, per l’appunto, la dimensione del successo conservatore.

Dopo essere stato il più giovane parlamentare della storia ungherese ed altresì il più giovane primo ministro (aveva 35 anni all’epoca del primo successo nelle urne), Orban si trova ad ereditare una situazione difficile dal precedente esecutivo socialista-liberale, travolto dallo scontento popolare.

L’immagine di arroganza ed incompetenza, insieme alla corruzione dilagante, hanno punito pesantemente i partiti della coalizione a guida socialista finora al governo, che pure aveva inutilmente tentato di dar corso ad alcune riforme economiche regolarmente, sabotate dagli apparati amministrativi custodi gelosi dell’ortodossia burocratica del tempo che fu.

Emblema degli ultimi anni la menzogna ammessa in pubblico dall’allora premier socialista Giurcsany subito dopo il voto del 2006. L’indignazione generale esplose e si concretizzò in gigantesche manifestazioni di protesta contro la manipolazione dell’informazione del governo in carica. Il risultato di ieri non è che la certificazione di quel disastro.

Non sarà facile, tuttavia, per l’uomo che riuscì a risanare le fragili finanze magiare durante il primo mandato, fare fronte alle conseguenze di una crisi che non ha origini interne. Nonostante la maggioranza numericamente assai rassicurante, il neo-reincaricato Primo Ministro dovrà respingere la concorrenza insidiosa del “Movimento per un Ungheria migliore”: una formazione che, a dispetto del label piuttosto rassicurante, si caratterizza per il suo programma ultra-nazionalista e per gli inquietanti accenti antisemiti e xenofobi. L’anomalo successo di questa destra estrema potrebbe essere riassorbita, come accaduto in altri paesi orientali, Polonia e Romania in testa, solo a patto di riuscire a disinnescare quel malessere sociale che spinge tanti a cercare facili capri espiatori su cui scaricare la propria rabbia.

Per il resto pochi problemi potranno venire da un Partito Socialista che pare destinato a leccarsi per anni le ferite, salvo inopinati ed imprevedibili contro-ribaltoni. Più interessante l’emergere di una nuova realtà liberal-ecologista, presentatasi con un brand di richiamo – “La Politica può essere migliore” – e che è riuscita a superare abbondantemente la soglia di sbarramento del 5 per cento.

Non desta sorpresa, infine, ma un pizzico di nostalgia la progressiva scomparsa dei protagonisti del post-89, liberal-conservatori del Forum civico e socialdemocratici.


Autore: Salvatore Antonaci

39 anni, salentino con aspirazioni cosmopolite. Una laurea in Lettere e Filosofia, molti interessi, scrive e si dedica, di tanto in tanto, a lavoretti (molto) precari. Già militante e dirigente radicale, collabora con il Movimento Libertario e con altre organizzazioni di area liberale come Libertiamo e Confcontribuenti. Sempre animato dallo stesso spirito curioso, laico e dialettico.

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