Omosessualità e pedofilia: ecco cosa pensa uno dei ‘molti psichiatri’ citati da Bertone

– Qualcuno di voi, leggendo le recenti dichiarazioni del Segretario di Stato Vaticano Tarcisio Bertone (sulle quali appena ieri Carmelo Palma ha espresso una condivisibile posizione sulle pagine di Libertiamo.it), si sarà domandato chi siano i “molti psicologi e psichiatri” a cui Bertone  si riferisce quando evoca la tesi di un legame tra pedofilia e omosessualità. Soprattutto, sarebbe interessante conoscere le basi teoriche su cui fondano il loro convincimento.

Siccome sono uno a cui piace dare una mano, l’occasione mi è gradita (si fa per dire) per segnalare ai lettori le affermazioni di Francesco Bruno, psichiatra e criminologo famoso per le sue apparizioni televisive, che negli ultimi tempi ha avuto modo di occuparsi del tema dell’omosessualità con una certa frequenza e – mi permetto di sottolinearlo – con una dose non inferiore di originalità.
Già a dicembre dello scorso anno il Professore ebbe modo di chiarire il suo pensiero sui gay:

“L’omosessuale, al quale va dato ogni rispetto, è clinicamente un malato, ovvero soffre di un disturbo patologico che lo altera. Inutile che questi signori vogliano convincerci che i normali siano loro. Ma sono sostenuti, parlo fuor di metafora, da lobbies potenti e forti”.

Malattia, patologia, anormalità: queste le parole d’ordine del criminologo (fuor di metafora, naturalmente), ribadite anche in un successivo intervento nel quale Bruno rincara la dose:

“Quando il soggetto liberamente sceglie di essere omosessuale, in quel caso compie una scelta borderline criminosa. Voglio dire, se questa scelta omosessuale è responsabile, non frutto di traumi, ma avviene all’interno di gruppi sociali ben definiti, ha degli evidenti caratteri antisociali, spesso anche insidiosi che potenzialmente hanno natura lesiva dell’ordinata convivenza. Ovviamente non bisogna discriminarli e con questo non dico che tutti gli omosessuali siano pericolosi, ma certo si tratta di un grave caso di disordine mentale”.

Oltre alla patologia, quindi, vengono introdotti i concetti di pericolosità sociale e addirittura di condotta criminale. Il che, sorprendentemente, non è ancora nulla rispetto a quanto lo psichiatra dichiara in un’intervista a febbraio di quest’anno:

“Partendo dall’idea che l’omosessualità è una patologia che deriva da un grave disordine e da una mentalità deviata e talvolta viziosa, ecco credo che si possa parlare, senza offesa, di omosessualità come lebbra etica”.

Senza offesa, naturalmente. Dichiarazioni simili, com’era lecito aspettarsi, fruttano a Francesco Bruno una denuncia all’Ordine dei Medici da parte di alcune organizzazioni omosessuali; la cosa, tuttavia, non scoraggia il criminologo, che al contrario rivendica la paternità delle proprie idee e sfida i suoi avversari:

“Facciano pure, tanto non li temo, ho il coraggio delle mie idee e continuo ad essere della mia opinione. Gli omosessuali sono dei disturbati e come tali patologicamente rilevanti. Quando mi dimostreranno il contrario, ci crederò. Insomma, mi condannino anche al rogo, non mi muovo dalle mie posizioni”.

Forse qualcuno dovrebbe spiegare al Professore che i roghi sono stati utilizzati abbondantemente dall’inquisizione cattolica, e non dalla cosiddetta “lobby gay”; ma tant’è, Francesco Bruno non si ferma davanti a niente, e prosegue deciso la sua requisitoria:

“Io ho il diabete. Non mi offendo se qualcuno mi dice che sono malato, è la realtà. Bene, per quale motivo gli omosessuali si offendono se qualcuno, correttamente, parla di patologia. Peggio ancora di scelte deviate”.

Perché dovrebbero offendersi? Chissà, forse perché non sono malati, né tantomeno autori di scelte deviate; e neppure intolleranti e violenti, come lo psichiatra insinua nel climax della sua esternazione:

“Il mondo moderno va avanti per lobbies ed oggi quelle più potenti ed influenti sono quelle massoniche, ebraiche, omosessuali. Insomma, come quelle dei tassinari a Roma. Se ti opponi, ti menano”.

Potrei continuare, evidentemente: ma questa breve selezione mi pare già sufficiente a dare conto del clima culturale in cui si inquadrano le teorie che mirano a qualificare i gay come malati di mente pericolosi, e a sostenere che la pedofilia costituisca il frutto delle loro perversioni.
Lascio ai lettori ogni giudizio sulla loro attendibilità.


Autore: Alessandro Capriccioli

Nato a Roma nel 1968, dottore commercialista, è attivo nel mondo del non profit dal 1996, ricoprendo, tra l'altro, la carica di tesoriere di alcune associazioni senza scopo di lucro di importanza nazionale, tra cui il Comitato Sibling - Sorelle e fratelli di persone con disabilità, del quale è stato uno dei fondatori. Inizia il suo impegno con l'Associazione Luca Coscioni nel 2006. Dal 2008 fa parte del Comitato Nazionale di Radicali Italiani. Gestisce il blog Metilparaben.

17 Responses to “Omosessualità e pedofilia: ecco cosa pensa uno dei ‘molti psichiatri’ citati da Bertone”

  1. iulbrinner ha detto:

    Beh…intanto questa è già una prima conferma del fatto che il Card. Bertone non si è inventato proprio nulla.
    E’, inoltre, una conferma del fatto che la scienza è ben lontana dall’aver raggiunto posizioni consolidate sull’omosessualità (a differenza di quanto si vuole far credere).
    Quanto ai roghi: ne esistono di concreti (storicamente accesi) e di metaforici (molto più attuali di quanto non si voglia, anche in questo caso, far credere).
    In ultimo; l’autorevolezza del prof. Bruno mi sembra tanto conclamata da essere un consulente giudiziario, un consulente televisivo (frequenti le sue apparizioni mediatiche) ed un criminologo più che accreditato nel mondo scientifico.

  2. Simona Bonfante ha detto:

    se il gay è un criminale pericoloso e se un prete pedofilo è un gay, ergo il prete pedofilo è un criminale pericoloso.

  3. Davide ha detto:

    E’ vero che l’omosessualità è uscita fuori dal DSM (manuale diagnostico dei disturbi mentali) anche sotto la spinta delle lobby omosessuali. Com’è vero che usare la parola “patologia” nei confronti di un “cambiamento dei gusti sessuali” mi pare cosa assai esagerata, e contro i principi moderni di valutare la patologia vera e propria.

    Mi spiego, seppure fosse di origine psicogena l’omosessualità non è che ciò la rende classificabile come patologia. Anche la mia testardaggine è di origine psicologica ma nessuno cercherà di curarla, idem per tanti altri aspetti personali.
    Il problema allora non sta nel curare un modo d’essere personale, ma sta nel migliorare la condizione psicologica di una persona in caso essa presenta degli squilibri, per qualsiasi motivo essi si formino. Magari non si capisce bene la propria sessualità per difficoltà ad accettare l’una o l’altra via, magari comportamenti socialmente devianti a causa di questo disagio etc etc.

    Ovviamente la relazione tra omosessualità e comportamenti criminosi parte da un assunto probabilmente “astratto” che non ha alcuna correlazione con dati reali. E’ effettivamente il caso che gli studiosi s’accordino su come valutare l’omosessualità da un punto di vista psicologico, al di là del concepirla una patologia o meno (questo è già stato, fortunatamente, superato), così che in futuro si possano evitare tali disguidi e l’ordine dei medici possa realmente intervenire laddove sarà il caso.

  4. Flavio Ciabattoni ha detto:

    iulbrinner cardinal Bertone ha detto che la pedofilia non dipende dal celibato ma dall’omosessualita’
    quindi innanzitutto smentiamo quel tuo: Cardinal Bertone non si e’ inventato nulla
    poi cmq le parole di questo psicologo si commentano da se…

  5. iulbrinner ha detto:

    @Flavio Ciabattoni

    Il card. Bertone – come è stato anche precisato in queste ore – trattava del fenomeno pedofilia in ambito ecllesiastico, non dell’universomondo.
    Evidentemente esistono studi commissionati dalle gerarchie Vaticane che asseverano questa correlazione, studi peraltro coerenti con le tesi del prof. Bruno.
    Le parole di uno psicologo non si commentano da sé, perché se scienza deve essere, scientificamente si deve ribattere; i commenti e le opinioni personali servono a poco.
    Quello che, invece, si commenta da sé – e molto – è il fatto che le tesi del prof. Bruno siano state oggetto di denuncia all’autorità giudiziaria, equiparando tesi scientifiche a elemento di reato.
    Il reato d’opinione – dietro cui le associazioni omosessuali si riparano – è espressione di un totalitarismo del pensiero (il rogo contemporaneo) su cui non dovrebbe esserci altro da aggiungere per chi avesse studiato minimamente la storia; non dovrebbe, se non fosse che viene giustificato (o ignorato, per pudore) da parte di chi si professa pubblicamente “liberale”.
    Ad ognuno le conclusioni personali del caso.

  6. Luciano Dell'Aglio ha detto:

    @iulbrinner

    Queste affermazioni hanno ben poco di scientifico, in quanto sono solo illazioni, speculazioni prive di fondamento.
    Da studente di psicologia dell’intervento clinico, sono staato formato a dare un valore alla parola ”scienza”, per evitare di parlare di un fantasma dalle sembianze indefinite. La scienza psicologica, se è di quella che stiamo discutendo, in alcune sue forme indaga anche le origini della sessualità, ma lo fa quasi sempre con obiettivi conoscitivi e non dimostrativi o esplicativi. In poche parole, è sempre più condiviso fra i ricercatori, lo scopo di esplorare i fenomeni e non diagnosticarli o etichettarli. Anche perchè la Psicologia è (o vorrebbe essere) una scienza pre-paradigmatica, che non inferisce o desume leggi universali e uguali per tutti, come fa la fisica o la matematica o la medicina, appunto.
    Purtroppo questo presupposto non è condiviso da tutte le comunità scientifiche, moltissimi psichiatri in primis, che da bravi medici quali sono, proprio come il professor Bruno, hanno la mania persecutoria della diagnosi patologica.
    Ma ”patologia” è un termine di estrazione medica ed è nato per designare disturbi organici, quindi quando lo si applica alla mente umana, il discorso diventa molto complesso. Non voglio proprio soffermarmi sulle considerazioni di natura criminologica, che trovo ridicole. Dico solo che è un bene per l’umanità se tanti presunti disordini siano stati banditi dal DSM, anche grazie a pressioni politiche e accademiche, e Bruno oltrepassa la misura professionale e civile pontificando in questo modo ambiguo e provocatorio.
    In ultimo, l’autorevolezza di un professionista del settore, non è qualcosa di conclamato. Quello a cui ti riferisci tu, è il prestigio…è fama. Ma la fama fa la rovina di tanta gente. Il rigore e la professionalità si misurano sull’efficacia e la qualità del lavoro prodotto, che in questa farsa è anche inutile discutere.
    Questa è propaganda diffamatoria, non scienza. La scienza non si fa nei salotti, nè televisivi nè privati, non si fa in poltica e non si fa in internet. Ma in tempi di crisi e confusione come i nostri, non so quanto possa esser chiaro…

  7. Andrea ha detto:

    Qualcuno ricorda quando i mancini erano trattati da malati? I preconcetti culturali sono fondamentali anche per leggere la scienza. Probabilmente il dott. Bruno è cresciuto in ambiente fortemente tradizionale e cattolico. Il suo pensiero nasce da preconcetto. Quando questo sarà tolto credo che chiunque possa accertare che la omosessualità è una libera scelta che non implica nulla di criminoso o patologico. Sapete che ci sono studi (seri e riconosciuti) che dimostrano (dimostrano) come molti omofobi siano omosessuali repressi?

  8. iulbrinner ha detto:

    @Luciano Dell’Aglio, che scrive: “…La scienza psicologica, se è di quella che stiamo discutendo, in alcune sue forme indaga anche le origini della sessualità, ma lo fa quasi sempre con obiettivi conoscitivi e non dimostrativi o esplicativi…”

    Benissimo, non potrei trovarmi, dal punto di vista epistemologico, maggiormente d’accordo.
    Ma quello che le sfugge – caro amico – è che questo genere di prospettiva è applicabile, con la medesima formulazione teorica, anche a tutti gli studi, le ricerche, le teorizzazioni e la modellistica interpretativa con la quale si è inteso “sdoganare” – come comportamento “normale” – l’omosessualità dalle lobby di cui parla il prof. Bruno.
    Ora, se un criterio è valido per un assunto, lei dovrebbe cortesemente spiegarmi come mai per l’assunto di segno opposto vige – perché vige, eccome se vige – l’annullabilità arbitraria di quel criterio utilizzato alla rovescia (ossia, nei termini di una verifica effettivamente scientifica).
    Dimodoché l’omosessualità può essere estratta dalla tabellina delle patologie; ossia di un sistema di classificazione delle conoscenze che – come lei giustamente sottolinea – mira ad “obiettivi conoscitivi e non dimostrativi o esplicativi”.
    Stiamo ragionando di patologie e non patologie; ossia di fatti che necessitano di definizioni scientificamente date, o no?
    Depennare l’omosessualità dal famigerato DMS, allora, che tipo di atto è?
    Un atto scientifico, nella validità dei protocolli epistemologici?
    O un atto ideologico?
    Sono davvero curioso di conoscere la sua risposta…

  9. Flavio Ciabattoni ha detto:

    Bertone fa riferimento a una recente, citatissima intervista di mons. Charles J. Scicluna, ad ‘Avvenire’. Il ‘procuratore generale’ del Vaticano sottolineava che in questi ultimi nove anni (2001-2010) la Congregazione per la dottrina della fede ha valutato le accuse di abusi sessuali riguardanti circa 3000 casi di sacerdoti diocesani e religiosi che si riferiscono a delitti commessi negli ultimi cinquanta anni. In quell’intervista, ricorda oggi Lombardi, “si parlava di un 10% di casi di pedofilia in senso stretto, e di un 90% di casi da definire piuttosto di efebofilia (cioè nei confronti di adolescenti), dei quali circa il 60% riferito a individui dello stesso sesso e il 30% di carattere eterosessuale. Ci si riferisce qui evidentemente – ha chiosato Lombardi – alla problematica degli abusi da parte di sacerdoti e non nella popolazione in generale”.
    questi sono gli studi, che comunque non hanno niente a che vedere con le tesi del precedente psicologo dal momento che Bertone dice: c’e’ un legame tra omosessualita’ e pedofilia, e non tra celibato e pedofilia
    mentre Francesco Bruno definisce l’ omosessualita’ come “un grave caso di disordine mentale” come “lebbra etica” e i gay come “dei disturbati e come tali patologicamente rilevanti”
    e mi sembra strano che usi la frase: “dietro cui le associazioni omosessuali si riparano”
    qui la persona che cerca di ripararsi,screditando un determinato gruppo sociale, per gettare acqua sul fuoco, in questo caso i gravissimi scandali che stanno rivoluzionando il vaticano, non m sembra proprio che venga dalle file omosessuali…

  10. iulbrinner ha detto:

    Ringraziando miss addolorata per la sua diagnostica fermoposta da rotocalco – a cui chiunque può dare verifica, per proprio conto – vengo al commento di Flavio Ciabattoni

    Infatti avevo fatto riferimento ad indagini effettuate dalle sfere Vaticane.
    “….di un 90% di casi da definire piuttosto di efebofilia (cioè nei confronti di adolescenti), dei quali circa il 60% riferito a individui dello stesso sesso e il 30% di carattere eterosessuale…”
    Questa, a quanto pare, la proporzione acclarata.
    Quindi?
    Se voleva essere una risposta al problema dello “statuto scientifico” esistente intorno all’omosessualità non vedo il nesso.
    Se vuole essere una critica al prof. Bruno non vedo il nesso.

    Per il resto, se si vuole ignorare che le associazioni omosessuali vorrebbero introdurre il “reato d’opinione” a loro danno (Concia, Grillini ed altri docent) un qualche nesso lo vedo chiaramente.

  11. Luciano Dell'Aglio ha detto:

    @iulbrinner

    Non vige alcuna annullabilità arbitraria dei criteri di ricerca nel caso della c.d. eziologia dell’omosessualità. Chi vuole indagare lo sta già facendo e da anni, senza arrivare a risultati finora esaustivi. E sa perchè? Il perchè costituisce una risposta ai suoi interrogativi, in quanto una ricerca, se fondata su criteri scientifici, deve essere svincolata da pretese e committenze ideologiche, altrimenti non è più indagine scientifica, ma speculazione filosofica.
    Quindi i vari progetti di ricerca commissionati da organizzazioni e lobby cattoliche integraliste, da multinazionali farmaceutiche affamate di denaro, da enti e associazioni che vogliono promuovere cure per malattie inesistenti (come un orientamento sessuale) solo per aprirsi un nuovo mercato regolarizzato, et similia – non possono condurre a risultati scientificamete accettabili o rilevanti. Di fond,o manca un obiettivo conoscitivo puro e non inquinato da ragionamenti ideologici…che è la quintessenza di ogni scienza! Per cui, quando uno accende la tv o apre un giornale che non sia un rivista scientifica seria, e vi trova qualcuno che spara interpretazioni a piede libero, diffidi pure: questo non è metodo scientifico.
    Quello che descrivo non è tanto un assunto, quanto un criterio che si è voluto condividere in base ai mutamenti culturali che hanno investito sia la società che la politica. Sto cercando di dirle, signor iulbrinner, che la scienza non fa una ricerca assoluta, sganciata dai contesti in cui opera e priva di scopi, bensì cerca di mettersi al servizio dell’umanità per servirla e portare progresso in quegli ambiti in cui ce n’è bisogno. A cosa serve, dunque, dimostrare che un orientamento sessuale deriva da una ”deviazione” da un percorso ”naturale” o presunto tale? o meglio, a cosa serve, nel momento in cui gli omosessuali hanno dimostrato alla società che non li comprendeva, di non essere nè malati, nè pericolosi, nè perversi. Nè più nè meno di un qualsiasi altro essere umano eterosessuale o bisessuale o zoofilo… L’identità sessuale non ha ASSOLUTAMENTE nulla a che fare con la tendenza a perpetrare abusi verso il prossimo.
    Ma al di là degli esempi che qui stiamo valutando per cercare di chiarirci le idee, sarebbe inaccettabile pensare di dimostrare che tutte le persone che manifestano il medesimo orientamento sessuale, lo hanno assunto patologicamente. Non stiamo classificando cosce di pollo e di tacchino, non so se mi spiego.
    Per qualcuno potrei dire un’eresia, ma quel famigerato manuale diagnostico lo si potrebbe anche bruciare, perchè è stato concepito proprio come una bibbia: in mano a chi non sa leggerlo è fonte di confusione e malintesi. Non è un caso se alcuni psicologi, psicopatologi e psichiatri, oggi, tendono a formare i nuovi studenti con una maggiore attenzione e sensibilità verso la psicodiagnostica, che non è una verità rivelata da ricercare dentro il paziente, ma al massimo una chiave di lettura della persona con problemi…
    La patologia,come accadeva con i manicomi, è una facile arma da utilizzare contro chi non vogliamo conoscere o tollerare e in questo caso, le ripeto, non si può parlare di scienza…
    Spero di essere stato chiaro, l’argomento è materia calda

  12. iulbrinner ha detto:

    Mi sembra che su alcuni punti siamo d’accordo.
    Sul fatto che il concetto di “normalità” è una definizione sociale, prima ancora di essere una categoria della conoscenza, ad esempio (tralasciando la normalità statistica).
    Anche sul fatto che non esiste alcun accertamento scientifico degno di questo nome intorno all’omosessualità, altro esempio.
    Senonché, a partire da queste evidenze, mi sembra che lei non voglia osservare il rovescio della medaglia che queste considerazioni comportano.
    Qualunque affermazione intorno all’omosessualità ricade, allo stato delle conoscenze scientifiche, esattamente in quelle “pretese e committenze ideologiche” di cui lei giustamente parla.
    Ma non solo in negativo, anche in positivo.
    Anche sostenere che l’omosessualità non è contigua ad alcuna perversione è un’affermazione che nasce da una committenza ideologica.
    Neanche la psicodiagnostica – di cui parlo, evidentemente, da profano – può colmare questo vuoto.
    E rimane lì il fatto che alcune politiche sono state rese possibili dalla cancellazione del disturbo omosessuale dal DSM dell’OMS; ossia, un atto scientifico (pseudo-scientifico) su cui sono stati legittimati atti politici.
    Anzi, direi, piuttosto, un atto ideologico spacciato per scienza che legittima certe politiche di chiaro e conseguente segno ideologico.
    Ne tragga lei le conclusioni…

  13. Luciano Dell'Aglio ha detto:

    Sì, su qualche punto concordiamo :)
    Ad ogni modo, che l’identità sessuale non abbia a che fare con la tendenza a perpetrare abusi o violenze ce lo dice lo studio clinico sulle persone che abusano. C’è una casistica, ci sono ricerche, raccolte dati. Li consulti se desidera, magari provando a cercare sul sito dell’APA o su quello degli psicologi italiani…
    C’è una letteratura scientifica per ogni argomento, che non esprime concetti assoluti ma verifica ipotesi.
    L’importante è consultarla ampiamente per validarne il valore condiviso presso le comunità scientifiche e non dar credito a qualche voce isolata…E’ un ottimo esercizio di approfondimento della conoscenza, tra le altre cose…
    La saluto e spero di rileggerla presto!

  14. Luciano Dell'Aglio ha detto:

    Ah, solo un’utlima cosa: abbiamo dati per scontati i presupposti ideologici che hanno mosso l’abolizione dell’omosessualità dal DSM e dagli altri indici dei disturbi mentali e comportamentali, ma abbiamo volutamente trascurato i presupposti scientifici che hanno condotto a questa decisione. La mancanza di prove ed evidenze che potessero confermare che l’omosessualità è una devianza, ad esempio. O avremmo dovuto fasciare la testa a qualcuno prima che se la fosse rotta? :)
    Nell’800 e agli inizi del’900 si parlava di perversione, oggi questo concetto è profondamente mutato, si è evoluto e ha quindi escluso dal suo interno le tendenze sessuali.
    Quante cose dovremmo altrimenti considerare perverse e da vietare?
    Qualcuno ricordava giurtamente il caso dei mancini…
    Un saluto e a presto

  15. stefano ha detto:

    Quel che dice questo psicologo-criminologo e’ una opinione che dovrebbe suffragare con studi, fino ad allora la sua opinione vale quanto quella di qualsiasi altra persona.
    Detto questo, quanto il Card. Bertone ha detto e’ molto diverso.
    Non e’ una accusa generica ma una sintesi (infelicemente resa, occorre dire) di dati che – questi si – sono veri, e facili da verificare.
    Ovvero: tra i cosiddetti casi di pedofilia tra i sacerdoti cattolici quelli di pedofilia effettiva – ovvero abuso di bambini – sono una piccola minoranza (non ho qui cifre, ma esistono), la maggioranza dei casi invece si riferisce a molestie ed abusi su adolescenti maschi, tecnicamente si dovrebbe usare la categoria “efebofilia”.
    A questo punto viene spontanea una riflessione:
    molti, senza prova alcuna, connettono il celibato con la pedofilia, ma se Bertone – con molteplici casi sotto gli occhi – osserva che una connessione tra “pedofilia” (o meglio efebofilia) e omosessualita’ puo’ esistere, allora si grida allo scandalo.

    Non sarebbe meglio abbassare i toni e cercare di capire, studiare di piu’?
    Certo i giornali venderebbero meno, e gia’ vendono assai poco, dal NYT ai suoi fratellini piccoli, Corriere, Repubblica, ed altri nanetti italici…

  16. diego ha detto:

    ma non vedete, che seppur dottore, quest’uomo usa toni religiosi più che scientifici?? Tanto basta per smontarlo.

    Le tesi di Bruno sono tranquillamente smontate da altri psicologi, tuttavia faccio presente questo blog:

    http://ilrelativista.blogspot.com/2010/10/sono-gay-e-sono-malato.html

    Avverto che c’è un po’ di cattivo gusto.

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