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Apriamo le ‘fabbriche’ del merito per chiudere l’industria della corruzione

– “Una vera e propria tassa immorale ed occulta, pagata con i soldi prelevati dalle tasche dei cittadini”. Questa la definizione di corruzione fornita dalla Corte dei Conti nella propria relazione sul rendiconto generale dello Stato. Con il termine corruzione si intende l’uso illecito, per scopi privati, di un potere conferito dal popolo, al fine di ottenere un utile personale.

Il fenomeno corruttivo all’interno della P.A., secondo la Corte, é talmente rilevante e compromettente in tempi di crisi come quelli attuali da far temere che l’impatto sociale possa incidere sullo sviluppo economico del Paese.

I risvolti ed i costi della corruzione sono molteplici, e spaziano dal piano politico ed economico a quello sociale. Secondo una stima, questa tassa tanto iniqua graverebbe per circa 1.000 euro su tutti gli italiani, neonati compresi, come risultato dello spreco e del conseguente esaurimento delle risorse pubbliche.

Sul piano politico, la corruzione costituisce un forte ostacolo alla democrazia e all’applicazione della legge. Ogni democrazia che si rispetti è in grado di assicurare al cittadino rapporti fra soggetti pubblici e privati basati sulla correttezza e la trasparenza. E proprio la trasparenza, in grado di assicurare la massima circolazione possibile delle informazioni sia all’interno del sistema amministrativo, sia fra quest’ultimo ed il mondo esterno è la misura da adottare per contrastare il fenomeno corruttivo dilagante nella fitta trama di rapporti e relazioni tra i vari enti statali.

Attraverso il potenziamento di strumenti quali la digitalizzazione e il sistema di controlli incrociati, è possibile marginalizzare i fenomeni corruttivi e allineare l’Italia agli altri Paesi.

Ma dal punto di vista sociale i costi della corruzione non sono meno rilevanti di quelli economici: la mancanza di fiducia nello Stato porta all’innescarsi di un circolo vizioso che scoraggia i giovani nell’impegnarsi e nell’investire in formazione ed educazione come leve di crescita e incoraggia per contro l’emigrazione delle persone capaci e insoddisfatte che non accettano il sistema.

Nel Belpaese l’affermarsi di un egualitarismo sociale basato su una tutela miope ed incondizionata dei principi della solidarietà e dell’uguaglianza ha generato una sorta di “paura per il merito”, ossia il timore che un sistema  nel quale i migliori vanno avanti in base alle loro capacità e ai loro sforzi porti  a un maggiore divario sociale, ha finito per rendere la nostra società paralizzata da un immobilismo sociale che priva i più meritevoli di opportunità di crescita.

La fiducia nel merito è il fulcro del circolo virtuoso del merito nella società, che spinge i giovani ad impegnarsi ad eccellere, permettendo ai migliori di risalire la scala sociale e di creare una leadership che promuova un contesto concorrenziale, che a sua volta favorisce la fiducia nel merito rialimentando il circolo.

Nelle società meritocratiche esistono vere e proprie “fabbriche di eccellenza”: organizzazioni che attraggono i migliori giovani del Paese, ne accelerano lo sviluppo personale e professionale, e poi li proiettano in posizioni di leadership nella società.

Sebbene in Italia potrebbe sembrare un ossimoro, su scala globale non sono rari i casi in cui tra le fabbriche di eccellenza si segnala proprio la pubblica amministrazione, come la Repubblica di Singapore – piccola città-Stato dalla poco fortunata posizione geopolitica ma esempio di eccellenza in ambito pubblico – o, per non andare troppo lontani, l’Ecole Nationale d’Administration (Ena) francese, che recluta e forma l’elite pubblica nazionale. Quest’ultima fu fortemente voluta dal generale De Gaulle, prendendo atto di come il sistema allora in vigore – che rispecchia quello ancora attuale in Italia -, basato su concorsi pubblici banditi dai singoli apparati statali senza la previsione di un percorso di formazione per i funzionari dell’alta amministrazione, dava adito a dilaganti fenomeni di corporativismo e nepotismo, ostacolo alla creazione di un’èlite d’eccellenza capace e meritevole di guidare il Paese.

E forse questo è uno dei sistemi francesi che più degli altri ci servirebbe importare.


Autore: Ilaria Bifarini

Nata a Rieti nel 1980. Laureata in Economia della Pubblica Amministrazione alla Bocconi di Milano, ha frequentato la Scuola Italiana per le Organizzazioni Internazionali a Roma.

One Response to “Apriamo le ‘fabbriche’ del merito per chiudere l’industria della corruzione”

  1. Giuseppe Custode ha detto:

    un senso di libero pensiero in una società malata di egoismo e individualismo il vero cancro del nuovo millennio

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