Professione forense: Della Vedova, ddl corporativo, sì a competizione e innovazione

Dichiarazione di Benedetto Della Vedova, deputato del PdL e presidente di Libertiamo:

“La professione forense, come tutte le libere professioni, merita una riforma organica, che consenta al settore la modernizzazione ed un miglioramento della qualità del servizio, a vantaggio dei cittadini e della capacità della stessa avvocatura italiana di competere con le migliori esperienze internazionali.
Tuttavia, il progetto di riforma in discussione al Senato, almeno nel testo approdato in aula, pare muoversi nella direzione opposta, nell’accoglimento di alcune richieste corporative dell’ordine forense a scapito della concorrenzialità del settore – come ha sottolineato il presidente dell’Antitrust Catricalà – e dell’accesso dei giovani alla professione.

Soprattutto in periodo di crisi, con il tasso di disoccupazione giovanile tornato ai livelli pre-legge Biagi, va incentivata la scelta della professione libera e del lavoro autonomo per i giovani, non ostacolato con anacronistiche barriere all’ingresso. E all’avvocatura, anziché protezione, dovremmo piuttosto proporre uno “scambio”: una riduzione della selva di divieti ed obblighi fiscali e burocratici loro imposti con una maggiore competizione ed apertura all’innovazione”.


2 Responses to “Professione forense: Della Vedova, ddl corporativo, sì a competizione e innovazione”

  1. Dante ha detto:

    Ma ci sono ancora giovani che vogliono davvero entrare nell’avvocatura, con un destino, almeno al Sud, di semioccupati-precari a vita? Ma siamo davvero convinti che il problema dell’avvocatura sia esclusivamente legato all’accesso? Ma ci rendiamo conto che in Italia c’è un numero di avvocati smisurato rispetto all’effettivo “mercato”? Tanto ora, con il DLgs sulla mediazione civile, la stragrande maggioranza dei clienti dovrà prima passare da patronati ed associazioni e buttarci pure un pò di soldini. Dall’avvocato tradizionale (così come dal giudice) non arriverà più nulla. Chi è in tempo ed ha la possibilità, pensi ad un altro mestiere!

  2. Roberto ha detto:

    Caro Dante sono pienamente d’accordo con te. La verità è che il settore “giustizia” è caratterizzato da un’eccessiva “offerta”, che ora accoglie anche i “non avvocati” specializzati nella mediazione. Ma chi, come me, ha acquisito un pochino di esperienza nell’avvocatura sa che i deboli hanno bisogno del giudice e non del mediatore, in quanto – proprio perchè deboli – hanno scarsa “forza contrattuale”…C’è tanta disoccupazione in Italia ma, per una soluzione effettiva, è necessario che la politica offra ai giovani nuovi profili professionali, diretti ad operare in settori diversi da quello “giuridico” (come l’ecologia, l’ambiente, ecc. ecc.). Pensiamo alle famiglie ed alle persone, non alle sovrastrutture!

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