– La missione, è, brutalmente, questa qui: catapultare i conservatori al governo coi voti dei progressisti. David Cameron, leader dei Tory britannici, ci prova. A interrompere tredici anni di dominio laburista. A riscrivere il codice genetico di un partito, il suo, ereditato con le lancette ferme alla fine degli anni ’80, a contemplare le reliquie politiche della rivoluzione tatcheriana. Come se nel frattempo Blair non fosse esistito, la City londinese non fosse diventata il centro della finanza europea e Roman Abramovich non avesse comprato il Chelsea.

E’ vero, Cameron vuole vincere le elezioni del 6 maggio. E ci mancherebbe altro. Ma sa che può farlo solo con un proposta politica originale, solida nei contenuti quanto spregiudicata nel messaggio. Ci lavora da 5 anni, dal giorno in cui è succeduto a Michael Howard alla guida dei Conservatives. Oggi sfida un Gordon Brown afasico e annebbiato dalla crisi economica, e qualche giorno fa ha consegnato a un giornale avversario, il Guardian, la sintesi del nuovo profilo “radicale” dei conservatori.

There has been a strange reversal in British politics. Labour have become a reactionary force while the Conservatives are today the radicals. Gordon Brown heaps taxes on the poor, blocks plans to improve gender equality, allows rape crisis centres and special schools to shut. He echoes the far right in demanding “British jobs for British workers”, then plays to the far left in reigniting class warfare”.

Qualcuno li ha anche definiti “Red Tories”, per il tentativo di metabolizzare dieci anni di laburismo blairiano svuotando i laburisti, per l’attenzione alle comunità locali, agli agenti intermedi della società, alla “realità” dell’economia. Rossi, ma sempre Tory, se è vero che il core del nuovo alfabeto conservatore resta l’anatema contro lo statalismo, la delucidazione contro intuitiva dell’antisocialità della spesa pubblica (“We will ask the review to consider how to introduce a pay multiple so that no public sector worker can earn over 20 times more than the lowest paid person in their organisation”) e la fiducia nelle persone.

Now consider our party. As Conservatives, we trust people – which is why we are now the party of progress. Our policies are radical, our manifesto based on redistributing power from the centre, in politics and public services. Who can honestly say the Big Government approach is working, when inequality is rising and social mobility is stalled? Our solution is to use the state to remake society – to build the Big Society, enabling people to come together to drive progress.”

La Big Society contrapposta al  Big Government. E qui Cameron marca le distanze tanto da Brown quanto dalla Tatcher. Famigerata una frase della Lady di ferro a proposito della società (“La vera società non esiste: ci sono uomini e donne, e le famiglie”). Ma ciò che non serviva alla Tatcher (la società, appunto), è oggi fondamentale nella narrazione politica del partito conservatore post – Blair. Se la politica è dinamica, e gli individui e le società lo sono addirittura in misura maggiore, la sintesi culturale e la prolusione programmatica di un leader politico moderno non possono non tener conto dei mutamenti intercorsi, delle sensibilità maturate, del fatto che in un paese civile le riforme e i cambiamenti non sono palingenetici ma incrementali. E che non ha senso rinchiudersi nel pantheon di famiglia a rimirare fasti del passato mentre il mondo viaggia spedito verso il futuro.

Di Cameron, forse, è apprezzabile più lo sforzo a costruire un contenuto politico che il contenuto stesso. La sfida di questo quarantenne leader londinese, semi aristocratico e popolare, umanamente simpatetico e mediaticamente sbarazzino, è la sfida per tracciare la frontiera della destra europea dei prossimi 15 anni. Noi di Libertiamo, nel nostro piccolo, ci stiamo e la raccogliamo. Perciò subito dopo le elezioni voleremo a Londra per discuterne con gli animatori di BrightBlue, il think tank conservatore presentato qualche settimana fa proprio da Cameron, con l’obiettivo di rilanciare insieme a loro una fase costituente anche nel centro destra italiano. Nel frattempo, ne siamo sicuri, i Tories, forse anche grazie ai LibDem dell’intraprendente Nick Clegg, avranno dimissionato il governo Brown e gli ultimi tredici anni di laburismo al potere.