Nick Clegg il 6 maggio perderà, ma potrebbe essere il vero vincitore

- A maggio si svolgeranno, finalmente, le tanto attese elezioni politiche inglesi. La sfida tra Laburisti e Conservatori, cioè tra Gordon Brown e David Cameron, i due principali contendenti per Downing Street, si sta facendo sempre più stringente. Anche perché entrambi temono di non riuscire ad ottenere quel margine di voti sufficienti e necessari ad assicurare la governabilità del Paese. Per evitare lo spettro di un parlamento senza una maggioranza assoluta, i Conservatori di Cameron devono portarsi a casa un bel po’ di seggi in bilico. Sono quei seggi in cui alle ultime elezioni la distanza con i Laburisti rientrava nella forchetta del 5%.Un margine finora considerato altamente a rischio.

E’ per questa ragione che, tra i due litiganti, si sta facendo gradualmente strada un terzo incomodo: Nick Clegg, leader dei Liberaldemocratici inglesi, politico smart, libertario ed europeista, attento in questa fase ad apparire equidistante sia dal Labour party che dai Tory (“è come scegliere tra la disperazione e lo sdegno”), ma di fatto equi-disponibile e più che intenzionato, dopo il voto, ad incassare i vantaggi che deriverebbero ai Lib Dem dall’ingresso nella compagine di governo. Se i suoi voti dovessero risultare decisivi, li farà valere e non riporterà il paese alle elezioni. In cambio chiederebbe una legge
elettorale proporzionale e comunque una correzione del meccanismo maggioritario inglese, che congela e marginalizza la forza elettorale dei Liberali.

Per le prossime elezioni politiche inglesi, insomma, anche in virtù del concreto pericolo dell’ingovernabilità, che ormai aleggia sui tetti di Londra, i LibDem si sono ritagliati un ruolo chiave: quello di essere i garanti della stabilità. Si sono assunti, quindi, il compito di scongiurare il pericolo di ulteriori o insostenibili crisi istituzionali e di correggere la politica inglese riformandola dall’interno. E lo faranno, chiunque sia il vincitore tra Brown e Cameron, sapendo che anche il vincitore sarà un po’ “perdente”, se avrà bisogno dell’appoggio dei liberali.

E’ così che il progetto liberale, democratico e libertario di Clegg sembra guadagnare sempre più consensi ponendosi come ago della bilancia rispetto ai due piatti forti serviti dai suoi competitori. Clegg non vincerà, ma bisogna ammettere che è il leader politico inglese che, in due anni, ha fatto più passi avanti. E’ stato in grado di presentarsi come l’uomo che ha a cuore l’interesse del Paese, prima che del suo partito. Eppure, allo stesso tempo, ha permesso ai LibDem di conquistare una posizione di assoluta centralità nella politica inglese. Con due presupposti: la razionalità liberale e la fantasia libertaria. Insomma, la campagna elettorale è ufficialmente cominciata. Si voterà il 6 Maggio.


Autore: Pier Paolo Segneri

Nato a Frosinone nel 1973, è laureato in Lettere Moderne presso l’Università La Sapienza, con una tesi su Leonardo Sciascia e la mafia. Scrittore, regista e autore teatrale, scrive editoriali per riviste e quotidiani. Nel 1997 è stato consigliere comunale di Frosinone. Diplomato presso la Scuola di Liberalismo di Roma, ideatore del progetto politico della Rosa nel Pugno, che ha anticipato nel 2004 con il suo pamphlet intitolato "La rosa è nel pugno". Dal 2000 è iscritto e militante dell'area radicale.

10 Responses to “Nick Clegg il 6 maggio perderà, ma potrebbe essere il vero vincitore”

  1. J1nz0 scrive:

    I LibDem inglesi non sono libertari: diciamo che sono la controparte dei radicali in UK. Hanno radici socialdemocratiche, sono eurozeloti, sono ambigui sulle posizioni liberiste… I libertari in UK sono concentrati prevalentemente nel Partito Conservatore e nell’UKIP.

    Di seguito due link di Daniel Hannan (libertario, conservatore, membro dell’ECR in Europa) proprio sulla questione LibDem:

    http://blogs.telegraph.co.uk/news/danielhannan/100033111/libdems-get-an-easy-ride-from-interviewers-especially-over-europe/

    http://blogs.telegraph.co.uk/news/danielhannan/100029774/do-the-libdems-want-to-cut-spending-or-not/

    Nel primo Hannan commenta l’inversione ad U sul tema dell’Europa. Nel secondo pone l’accento sulla contraddizione interna al partito LibDem in materia di riduzione del debito.

  2. viltrio scrive:

    [che onore commentare dopo j1nzo...]

    sbaglio o Pannella ha suggerito al Regno Unito una specie di “periodo col proporzionale” per far rifiatare un attimo il maggioritario?

  3. LucaF. scrive:

    Confermo in parte quanto scritto da Jinzo, sebbene debba far notare che l’UKIP abbia di fatto abbandonato molte iniziali tematiche libertarie concentrandosi sull’anti-europeismo no euro per quanto riguarda i temi esteri, mentre è scaduta negli ultimi mesi verso un sostanziale populismo anti-immigrati in salsa leghista per i temi interni (avvicinandosi sempre più al nazionalismo xenofobo BNP).
    http://en.wikipedia.org/wiki/United_Kingdom_Independence_Party
    In UK l’unico partito libertario è LPUK: http://www.lpuk.org/ analogo a quello americano, e di fatto non inciderà sulle elezioni (dato il suo esiguo numero di membri aderenti, 500 cadauno circa).
    I Libdem sono in maggioranza dei liberal con qualche sparuto membro liberale classico (per lo più in fuga dai Tories dopo la svolta post-Tatcher continuata temo anche da Cameron; non attendiamoci miracoli!).
    Alcuni membri liberali classici poi sono usciti a livello locale dai Libdem per andare in passato con il UKIP ora invece con i Tories o nel LPUK.
    I sondaggi danno in crescita i Libdem in quanto si ritiene che possano acquistare il voto sopratutto degli elettori laburisti delusi per il poco statalismo!.
    Ergo NON sono più da svariati decenni gli eredi della tradizione Whig.
    Vedere i libdem come una visione liberale e liberista è cosa profondamente sbagliata figurarsi libertaria!.
    Sono di centrosinistra e hanno caratteristiche centriste più di opportunità che di coerente visione.
    Certo l’autore dell’articolo dato il suo passato RNP può ben gioire ma francamente non mi pare che siano parte del disastrato PDL, sebbene di fatto anche se lo fossero non sarebbero comunque granchè distinguibili dagli altri aderenti.
    Di fatto usare nell’articolo il termine liberale, senza tradurlo in qualche cosa di sociale è un errore alla pari di chi traduce la parola “liberal” dall’inglese all’italiano come liberale (anzichè socialdemocratico e progressista).
    Inoltre mi pare di aver letto che i Libdem propongano un programma politico ancor più a sinistra degli stessi Labour, in particolare sui servizi pubblici e sui trasporti.
    http://en.wikipedia.org/wiki/Liberal_Democrats
    Inoltre è noto una loro dichiarata volontà di aumentare le tasse se vincessero, cosa che sarebbe ovvio visto anche il programma (il che renderà molto facile una alleanza con i Labour di Brown) benchè formalmente Clegg appartenga all’ala dei pro-market.
    Di fatto però la sua candidatura è avvenuta solo nel tentativo di rubar voti ai Tories ben sapendo che la candidatura di un sinistrato interno al partito non avrebbe sortito effetti di fronte allo statalista Brown in ritirata a fronte dell’avanzata conservatrice.

    Post: Vorrei segnalare a Jinzo il fatto che l’ECR abbia cancellato dalla sua pagina Wikipediana qualsiasi riferimento al libertarianismo come carta identitaria.
    http://en.wikipedia.org/wiki/European_Conservatives_and_Reformists
    Restano una forza liberalconservatrice-liberale classica-conservatrice spostata leggermente più a destra rispetto al 2008 ma non certo verso una visione libertaria (nonostante Vaclav Klaus, comunque ora si attendono possibili sviluppi se capisci cosa intendo.. ;) ).
    Di fatto comunque manca nell’europarlamento una rappresentanza libertaria partitica, ma non è una novità nè al momento una priorità rilevante.
    Saluti da LucaF.

  4. Marco Faraci scrive:

    Condivido i commenti di Jinzo e di LucaF.
    Considero personalmente l’eventuale “successo” dei Libdems una iattura non solamente perché sul piano dei contenuti tra i tre partiti è proprio quello da cui mi sento più lontano, ma anche perché rischierebbe di mettere fine al modello maggioritario anglosassone così come l’abbiamo conosciuto finora che si è dimostrato solidamente in grado di garantire maggioranze stabili e con effettivo potere decisionale.

  5. J1nz0 scrive:

    @LucaF

    1) Ti ricordo che Ron Paul in America propone di ritirare tutte le missioni militari all’estero per “assicurare fisicamente” le frontiere, quindi non capisco davvero dove sia tutta questa contraddizione con l’UKIP.

    2) Durante le scorse europee Nigel Farage, intervistato su che cosa fosse l’UKIP, ha risposto che si trattava di un movimento fondato su valori conservatori e libertari. Cioè, parliamo di un partito che mira all’istituzione della Flat Tax in UK e alla frammentazione dello stato centrale mirata a dare potere alle comunità locali con gli strumenti della democrazia diretta.

    3) L’ECR è un contenitore politico transnazionale, ergo è difficile immaginare che vada a definirsi come un gruppo europeo libertario sensu strictu. Se il libertarismo in UK arriva in sordina, mi chiedo infatti che cosa potrebbe pensare un membro polacco del gruppo, qualora si trovasse davanti un programma politico rothbardiano. Per me è sufficiente che l’ECR sia un gruppo che mira il più possibile a politiche liberiste, euroscettiche, decentraliste, antiburocratiche, ecc…

    4) Alla fine se Dan Hannan fa politica nell’ECR e riceve applausi e pacche sulle spalle dai colleghi del suo gruppo ad ogni suo intervento, un motivo ci dovrà pur essere. Se fosse stato isolato, che so io, magari i suoi compagni di partito avrebbero ricevuto intimidazioni dai colonnelli affinchè rimuovessero l’appoggio ad Hannan….

  6. LucaF. scrive:

    !) Jinzo hau ragione ovviamente quello che intendevo a livello critico era il focalizzarsi dell’UKIP solo sulla questione europea e sterlina, senza minimamente vedere il quadro generale della situazione.
    Insomma il partito pone dei punti programmatici alquanto condivisibili ma poco inseriti entro un quadro di principio libertario e pauliano.
    2)Jinzo tu sei rimasto alle elezioni europee, ma da allora le cose sono cambiate dentro all’UKIP e mi pare francamente che stiano virando verso il populismo.
    Certo tu puoi vedere in questo una svolta alla Wilders o alla Hoppe ma francamente lo stile sembra piuttosto leghista e simile al BNP (in particolare a livello locale).
    Per quanto riguarda il potere locale a me pare che l’UKIP voglia dare sovranità e potere all’Inghilterra in quanto Nazione e forse anche come Stato.
    Ergo la sovranità è solo in chiave nazionale nel quadro estero, non mi pare che a livello interno ci sia questa disponibilità.
    Ad esempio non mi pare che l’UKIP si sia esposto per quanto riguarda l’autonomia del Galles e della Scozia.
    L’UKIP ricalca molto le tradizionali formazioni nazionaliste inglesi come se non fosse che lail suo successo lo deve per aver messo la questione sterlina nel suo simbolo, più dei precedenti partiti.
    http://en.wikipedia.org/wiki/National_Independence_Party_%28United_Kingdom%29
    http://en.wikipedia.org/wiki/New_Britain_Party
    http://en.wikipedia.org/wiki/New_Nationalist_Party_%28United_Kingdom%29
    L’idea della flat tax è cosa buona, ma potrebbe essere alla pari delle “riforme liberali” proposte dai Libdem solo fumo negli occhi in vista di un tentativo di avanzata tra l’elettorato Tories.
    Quello che mi preoccupa piuttosto è l’approccio dei Tories i quali mi paiono votati verso una visione di socialconservatorismo di gran lunga poco tatcheriano.
    Inoltre guardando il programma proposto mi pare che cambino poco in politica estera (vedi Afghanistan) e pure in politica interna economica mi paiono orientati agli aiuti keynesiani.
    http://en.wikipedia.org/wiki/Conservative_Party_%28UK%29
    Inoltre anche i Tories cavalcano dall’inizio della campagna elettorale sempre più la visione populista anti-immigrazione (forse per paura di perder voti tra BNP e UKIP) e davvero non si comprende come qua si possa citare ed elogiare i Tories e poi criticare la Lega….
    Insomma neocon all’estero e social-conservative in casa, davvero non vedo un rinascimento tatcheriano in vista nonostante la loro vittoria sicura.
    Francamente queste elezioni non mi entusiasmano minimamente.
    3) Non metto in discussione l’ECR che mi pare un buon compromesso conservatore (sebbene i partiti a parte i Tories e quello di Klaus siano di fatto estremisti cristiani o iper-nazionalisti, compreso quello polacco, almeno per il momento), ma non certo una piattaforma autenticamente libertaria.
    Con questo non voglio negare a Hannan o ad altri membri la loro presenza e il loro ruolo attivo importante, quanto semmai far notare che gli equilibri interni all’ECR stanno virando verso il mero conservatorismo nazionale.
    Il fatto che pure la Lega e altre formazioni fossero potenziali candidati all’ingresso dell’ECR prima delle europee rischia di trasformarlo in un futuro UEN nei prossimi anni.
    Comunque al momento è meglio del PPE e del restante…
    4) :)
    Ciao da LucaF.

  7. LucaF. scrive:

    @ Marco Faraci:
    Ciao Marco guarda francamente a me non importa se un sistema sia proporzionale o maggioritario (men che meno costituzionale-monarchico/parlamentare/presidenziale), io i partiti li valuto se statalisti o anti-statalisti.
    E francamente tra tutti e tre i partiti in gara mi pare una magrissima consolazione valutare o preoccuparsi unicamente del sistema e delle sue regole interne anzichè del loro contenuto o di una loro azione al governo.
    Questo ovviamente non solo in UK!. ;)
    Ciao da LucaF.

  8. mi permetto di fare un appunto ai pur interessanti commenti di chi mi ha preceduto riguardo alla posizione politica dei Lib-Dems
    parto dalla premessa che, come è noto, nel regno unito il concetto di identità “stabile” di partito è qualcosa di assai lontano, basti pensare alla rivoluzione che cameron ha portato nei tories in questo quinquennio e, ancor più evidentemente, a cosa sia diventato il lab durante il “regno” di blair, per dirla in breve il leader, nella sua normale opera di direzione del partito, finisce spesso per stavolgerla; a questo meccanismo non sfugge nemmeno il Lib-Dem, anzi, come partito composito e estremamente variegato, vi è particolarmente soggetto
    detto ciò credo che l’analisi principale vada effettuata sulla figura di clegg il quale, ben lungi dall’essere uomo di centro sinistra, è evidentemente, per dirla come loro, un “market-liberal”, magari non estremo, ma indubbiaente un liberale
    personalmente ritengo, dunque, che il partito, che pure durante la segreteria di kennedy (e per inerzia anche in quella del pur conservatore campbell) era finito quasi a sinistra del labour, sia in questo momento di nuovo al centro dello scacchiere e che penda anzi, vagamente verso destra, tanto da far temere ai tories la perdita di qualche voto liberale/libertario ma europeista

  9. maurizio scrive:

    I libdem più a sinistar dei Labour ?

    Non esatto., Sono i Labour più a destra di Margareth Tacther

  10. Pier Paolo scrive:

    Interessantissimo il dibattito che si è aperto con questo articolo. Grazie a tutti per lo spessore degli interventi critici e per l’attenzione. In effetti, il mio progetto della Rosa nel Pugno mi vive dentro le viscere e dentro la ragione. Un’idea al 100% liberale.
    Certamente, la mia idea di rosa nel pugno, come l’ho descritta nel libro del 2004, ha una sua originalità che non ha corrispettivi in Europa. Ma assomiglia in gran parte ANCHE ai LibDem inglesi.
    Confermo che i Liberal Democratici (in inglese Liberal Democrats, Lib Dems) sono un partito politico britannico centrista nato dalla fusione tra i Liberali ed i Social-democratici nel 1988.
    Caratterizzati da ideali liberalsociali, riformatori, ambientalisti ed europeisti. Anche libertari, basti pensare ai diritti civili.

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