– A maggio si svolgeranno, finalmente, le tanto attese elezioni politiche inglesi. La sfida tra Laburisti e Conservatori, cioè tra Gordon Brown e David Cameron, i due principali contendenti per Downing Street, si sta facendo sempre più stringente. Anche perché entrambi temono di non riuscire ad ottenere quel margine di voti sufficienti e necessari ad assicurare la governabilità del Paese. Per evitare lo spettro di un parlamento senza una maggioranza assoluta, i Conservatori di Cameron devono portarsi a casa un bel po’ di seggi in bilico. Sono quei seggi in cui alle ultime elezioni la distanza con i Laburisti rientrava nella forchetta del 5%.Un margine finora considerato altamente a rischio.

E’ per questa ragione che, tra i due litiganti, si sta facendo gradualmente strada un terzo incomodo: Nick Clegg, leader dei Liberaldemocratici inglesi, politico smart, libertario ed europeista, attento in questa fase ad apparire equidistante sia dal Labour party che dai Tory (“è come scegliere tra la disperazione e lo sdegno”), ma di fatto equi-disponibile e più che intenzionato, dopo il voto, ad incassare i vantaggi che deriverebbero ai Lib Dem dall’ingresso nella compagine di governo. Se i suoi voti dovessero risultare decisivi, li farà valere e non riporterà il paese alle elezioni. In cambio chiederebbe una legge
elettorale proporzionale e comunque una correzione del meccanismo maggioritario inglese, che congela e marginalizza la forza elettorale dei Liberali.

Per le prossime elezioni politiche inglesi, insomma, anche in virtù del concreto pericolo dell’ingovernabilità, che ormai aleggia sui tetti di Londra, i LibDem si sono ritagliati un ruolo chiave: quello di essere i garanti della stabilità. Si sono assunti, quindi, il compito di scongiurare il pericolo di ulteriori o insostenibili crisi istituzionali e di correggere la politica inglese riformandola dall’interno. E lo faranno, chiunque sia il vincitore tra Brown e Cameron, sapendo che anche il vincitore sarà un po’ “perdente”, se avrà bisogno dell’appoggio dei liberali.

E’ così che il progetto liberale, democratico e libertario di Clegg sembra guadagnare sempre più consensi ponendosi come ago della bilancia rispetto ai due piatti forti serviti dai suoi competitori. Clegg non vincerà, ma bisogna ammettere che è il leader politico inglese che, in due anni, ha fatto più passi avanti. E’ stato in grado di presentarsi come l’uomo che ha a cuore l’interesse del Paese, prima che del suo partito. Eppure, allo stesso tempo, ha permesso ai LibDem di conquistare una posizione di assoluta centralità nella politica inglese. Con due presupposti: la razionalità liberale e la fantasia libertaria. Insomma, la campagna elettorale è ufficialmente cominciata. Si voterà il 6 Maggio.