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La guida leghista del processo riformatore è un problema, non un vantaggio, per il PdL

– Qualche giorno fa il ministro Sandro Bondi se l’è presa con il web magazine di  Fare Futuro, dove il direttore si è permesso di avanzare qualche perplessità sul modo in cui il Pdl si pone rispetto alla Lega, che – tanto per fare uno dei possibili, numerosi, esempi –  ha conquistato grazie alla generosità del partito di Berlusconi la guida del Piemonte, dove è comunque minoranza con il 16, 73%  dei consensi.

Ieri abbiamo appreso  che dal summit tra Berlusconi e Bossi padre e figlio (ma da quando si portano i figli agli incontri politici di vertice?) è emersa la decisione di affidare a Bossi e Calderoli la preparazione dei testi sulle riforme da discutere in Consiglio dei ministri. Nella stessa giornata ci è giunta la notizia che il ministro Calderoli si è poi precipitato, seguendo una modalità a dir poco inconsueta, dal Presidente Napolitano a consegnare una bozza sulle riforme,  i cui contenuti non è chiaro da quali incontri, tenuti in quali sedi, e con quale grado di elaborazione, siano emersi. Nella Francia dello “svelto” Sarkò per elaborare i progetti di riforma costituzionale si spendono settimane e mesi di duro lavoro per approfondire i dossier (vedi commissione Balladur) e arrivare comunque in tempi relativamente brevi a buoni risultati;  anche “nell’Italia del fare” si dovrebbe comprendere che questo è un lavoro indispensabile, non una inutile perdita di tempo.

I dirigenti del Pdl non hanno ritenuto che valesse la pena perlomeno discutere preventivamente quella bozza nella riunione di direzione del partito, tenutasi subito dopo l’incontro tra Calderoli e Napolitano. Dal Pdl ci tengono a far sapere che la regia rimane in mano a Berlusconi, ma non è chiaro in che modo, tanto più che lo stesso Berlusconi, durante la riunione del suo partito, ha poi definito quella di Calderoli un’iniziativa autonoma. Quello che appare è che la Lega – anche sul piano mediatico – ha assunto la guida delle operazioni, mentre il principale partito di governo sembra piuttosto confuso e tentennante. E’ proprio sicuro Bondi che non ci sia nulla di preoccupante in tutto questo?

La Lega è un partito presente in modo consistente solo al Nord (ed è il primo partito solo in Veneto) ed anche se ha cominciato a penetrare in Emilia e in Toscana, in quelle regioni rimane comunque una forza minore. A livello nazionale è un partito di poco più del 10%. Eppure,  ha preteso di dirigere la partita delle riforme e pare gli sia stato concesso. E gli è stato concesso nonostante fino ad oggi la Lega non avesse mai espresso particolare interesse per le questioni attinenti la forma di governo e nonostante essa stessa non dimentichi mai di rammentarci che è la sua identità “padana” che più le sta a cuore, non quella italiana.

Oggi Maroni si scopre semi-presidenzialista e ne siamo lieti. Ma dietro a quella formuletta si possono celare tante e diverse soluzioni, non tutte favorevoli alla messa a punto di una democrazia davvero governante (anche quello di Weimar era un sistema semi-presidenziale!). E nemmeno bisogna dimenticare che assetti istituzionali identici possono funzionare in modi molto diversi in virtù dei sistemi partitici con i quali interagiscono. Dunque, la questione del sistema elettorale diventa cruciale: è disposta la Lega a correggere il suo “porcellum” in senso uninominale maggioritario?

Nel Pdl hanno tutti le idee chiare a questo proposito? O l’imperativo del “governare oggi, poi si vedrà” farà sì che il Pdl sarà disposto a cedere ancora una volta alla Lega, consentendole di costruire un sistema a suo uso e consumo?  Forza Italia, prima, e il Pdl, poi,  erano sorti per dare una grande speranza al Paese. Oggi il Pdl ritiene di non avere più un progetto, un sogno da proporre? Pensa che porterà buoni risultati il semplice acconciarsi a vivere il presente in modo subalterno senza fornire speranze per il futuro? Così facendo l’emorragia di voti verso la Lega continuerà, di elezione in elezione, e sarà al partito di Bossi, il partito “padano”, che saranno affidate le sorti dell’Italia.


Autore: Sofia Ventura

Nata a Casalecchio di Reno nel 1964, Professore associato presso l’Università di Bologna, dove insegna Scienza Politica e Sistemi Federali Comparati. Studiosa dei sistemi politici in chiave comparata, ha dedicato la sua più recente attività di ricerca ai temi del federalismo, delle istituzioni politiche della V Repubblica francese, della leadership e della comunicazione politica.

5 Responses to “La guida leghista del processo riformatore è un problema, non un vantaggio, per il PdL”

  1. Raffaele Innato ha detto:

    Perchè l’Italia possa dirsi una Repubblica democratica, il Governo e la maggioranza dovrebbero proporre riforme istituzionali condivisibili a larga maggioranza. Il Pdl partito di maggioranza relativa farebbe bene a proporre un ddl da portare in discussione con la Lega, coinvolgendo l’opposizione per discuterla nella sede giusta il Parlamento. Dopodichè trovare un equilibrio tra le forze politiche, per cercare un largo consenso ad approvare una legge che piaccia anche ai cittadini italiani.

  2. Andrea ha detto:

    Nella situazione attuale mi pare che offra più possiblità di dialogo con le opposizioni il partito di Bossi che non il Pdl. Se davvero la Lega riuscirà a riunire un tavolo maggioranza-opposizione e portare a casa risultati buoni in tema di riforme (vere riforme, non processo breve spacciato come riforma della giustizia) dovremmo esserne tutti contenti. Sarà solo dimostrato che Berlusconi non è un politico così riformatore come forse lui stesso credeva.

  3. Misa Naka ha detto:

    Sofia la tua esposizione trasuda di paura della Lega e sarebbe più degna di un’opposizione del Governo che non una seria valutazione dei fatti. La Lega è un leale alleato del PDL, è al Governo con pari dignità del PDL, ha espresso bravi ministri, capaci e competenti, è più indicata ed ascoltata del PDL per cercare di coinvolgere il PD nelle riforme; che c’azzecca il fatto che non ha una rappresentazione uniforme sul territorio? servono le competenze per fare le riforme e non le chiacchere.

  4. Roby ha detto:

    Onestamente anch’io penso che la Lega sia la migliore soluzione per trovare accordi ampi. Nel pdl non ci sono né persone né l’unità per tale ruolo.

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