Cercasi riformatore disperatamente

– Il Financial Times dedica un pezzo alla “Italy still unable to see beyond Berlusconi”.
L’autore, Geoff Andrews, tutor alla Open University, riprende nell’articolo le tesi già discusse nel volume ‘Not a Normal Country: Italy after Berlusconi’ – testo evidentemente poco dalemiano!
Nell’articolo si prova a spiegare l’esito delle regionali. Ovvero come sia possibile che, nonostante il bisogno ormai impellente che l’Italia ha di riforme, e nonostante l’ormai patologico disinteresse dell’attuale Capo del Governo a realizzarle, come mai – si diceva – gli italiani possano ancora accordargli la fiducia, a lui personalmente oltre che alla sua maggioranza.
“This means that a country that desperately needs political reforms to revitalise an ailing economy remains locked in an impasse” – sentenzia Andrews.

L’autore, puntiglioso, prosegue elencando le “several reasons why Italy needed to demonstrate a new commitment to reform. First – osserva – after all that has happened to Mr Berlusconi, his European allies hoped for some hint of a change of leadership: some sign of the stability that could halt a rapidly declining economy.”
Cioè afferma che in Europa lo vogliano far fuori!

“Second – insiste Andrews – political and constitutional reform is crucial in order to make the country more transparent, meritocratic and competitive”.

E su questo, come non convenire.

“Third – conclude – there needed to be some indication that the “dirty” politics of widespread fraud and corruption in Italy’s public life, which has had a significant effect on attempts to deal with public debt, could be addressed by a new vision of a cleaner and more trustworthy political class.”
E qui, più che politologia si fa metafisica!

Comunque, sono queste le premesse che impediscono al ragionamento dell’autore di apparire razionalmente consono al risultato delle elezioni italiane. Almeno, è così all’apparenza, dacché una ragione a tutto ciò, Andrews se la da. E quella ragione è Enrico Letta. Del vice di Bersani pare si sia discusso addirittura a Birmingham, in un seminario promosso dalla Open University sulla “Italy in a post-Berlusconi era”. Letta – constata l’autore – ha le idee giuste su quali siano le riforme necessarie al paese. Peccato solo che non dica mai come intenda realizzarle!
Già! Come intende realizzarle il Pd le riforme?

Un po’ ovunque in Europa si ricorda L’Aquila, un an après. Le Journal du Dimanche, caustico, fa ironia sul Premier. Con la sua attitudine a dire bugie, e con tutti quegli aquilani a cui un anno fa aveva promesso la casa e che invece la casa non ce l’hanno ancora…beh, osserva il quotidiano edito dal gruppo Lagardère di proprietà del miglior amico di Sarkozy, forse è la consapevolezza del malcontento ad aver sconsigliato a Berlusconi di presenziare alla cerimonia, mandando in sua vece l’amabile Gianni Letta!

La butta sul tragico, invece, Le Figaro, che nel breve reportage “L’Aquila désespère de renaître de ses cendres” raccoglie gli addolorati ricordi di quella tragica notte e le istantanee della città fantasma di oggi. Il risultato è un pezzo da brividi.

Stupisce infine Le Monde, che, dopo aver raccontato delle case, dei lavori compiuti agli edifici del centro, dei tanti sfollati con un tetto sulla testa celebra l’anniversario all’insegna di uno speranzoso “L’Aquila, époque renaissance”.


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

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