Un sindacato post-democristiano consegna la ‘terra’ al Carroccio. Tutto ok?

Attorno alle questioni agricole si giocano spesso partite i cui esiti restano nell’ombra a causa del disinteresse generale verso il settore da parte della maggioranza dell’opinione pubblica e, di conseguenza, dei media. Una di queste riguarderà la sorte del Ministero delle Politiche Agricole, ora che il suo titolare, Luca Zaia, è stato eletto governatore del Veneto.

La Lega Nord si è accorta da anni del legame stretto che la rappresentanza agricola garantisce con pezzi importanti del territorio, non solo settentrionale. Ma se una volta il sostegno del partito di Bossi alle proteste dei Cobas del latte faceva ben sperare in una rottura e in un superamento delle logiche consociative e spartitorie tipiche dei sindacati agricoli tradizionali e del loro sistema di potere, oggi la situazione appare ben diversa.

Le confederazioni agricole, in particolare la Coldiretti, che è la più ramificata e organizzata, sono diventate nel corso degli anni delle macchine di potere straordinarie: da una parte gli agricoltori sono di fatto obbligati ad aderire ad un sindacato per accedere ai sussidi europei (i loro CAA sono gli unici a disporre del software che permette di connettersi agli enti erogatori per presentare le domande), dall’altra questo stesso ruolo di intermediazione”istituzionale” li rende attori insostituibili per quanto riguarda l’erogazione dei fondi europei per lo sviluppo rurale, che finanziano progetti individuali e collettivi.

Sono, di fatto, enormi agenzie di servizi, specializzate nella distribuzione di sussidi, che oltre a fare concorrenza sleale agli studi agronomici professionali, sono le prime a beneficiare della Politica Agricola Comune, grazie al ruolo che essa garantisce loro. E possono vantare una rappresentatività enorme nel settore agricolo e operare un condizionamento significativo nelle scelte di tantissime di famiglie.

Questo potere ormai prescinde completamente dalla rappresentanza e dalla tutela reale degli interessi degli agricoltori. Anzi, come ho già avuto modo di spiegare, oggi il sindacato è diventato una controparte degli agricoltori, dato che ormai da decenni fa parte della voce “spese” di ogni azienda agricola. E che Coldiretti abbia abbandonato ormai definitivamente ogni pretesa di rappresentare gli interessi delle aziende lo dimostra la funzione di “controllore” dei prezzi al dettaglio che ormai svolge da anni, quasi fosse un’associazione di consumatori, e alcune scelte oggettivamente penalizzanti per gli agricoltori italiani, come l’ostinato rifiuto degli Ogm.

In particolare quest’ultima scelta, come dimostra un rapporto sull’agricoltura italiana recentemente pubblicato dall’United States Department of Agricolture , costa a ogni coltivatore di mais del nostro paese fino a 400 euro per ettaro di minore produttività, cifre che sono addirittura superiori ai sussidi che lo stesso ettaro di terra riceve dalla Pac. Ma in fondo non è una scelta che sorprende, dato che a Coldiretti non piace un’agricoltura competitiva, ma è gradita un’agricoltura che dipenda, per sopravvivere, dai sussidi europei e indirettamente dal sottobosco politico e clientelare che ruota attorno alla loro erogazione.

Non sappiamo se l’adesione quasi simbiotica tra le politiche di Zaia e la Coldiretti sia stata funzionale soltanto all’elezione del ministro alla carica di governatore del Veneto, dove il sindacato ormai ex democristiano conserva il proprio feudo più significativo, oppure se rappresenti un legame ormai indissolubile, funzionale alla strategia del Carroccio per la conquista e l’occupazione dei centri di potere dell’ancient régime. In campagna elettorale Bossi in persona si è preoccupato di assicurare i sostenitori di Zaia (in particolare Coldiretti) che il Ministero delle Politiche Agricole sarebbe rimasto saldamente nelle mani della Lega Nord, nonostante Berlusconi lo avesse già ufficiosamente promesso a Giancarlo Galan. Ancora una volta si gioca una partita tra libertà e statalismo assistenziale, tra opportunità e corporativismo. Noi sappiamo da che parte stare, e la Lega?


Autore: Giordano Masini

Agricoltore, papà e blogger, è titolare di una azienda agrituristica nell'Alto Viterbese e si interessa prevalentemente di mercato, agricoltura, scienze e sviluppo curando il blog lavalledelsiele.com. Prima di tutto ciò è nato a Roma nel 1971, ha studiato storia moderna e ha provato a fare politica qua e là, sempre con scarsa soddisfazione.

5 Responses to “Un sindacato post-democristiano consegna la ‘terra’ al Carroccio. Tutto ok?”

  1. Mino ha detto:

    Io sono favorevole agli ogm ma non penso che l’Italia ne abbia bisogno (e ricordo che la stessa cosa disse il massimo scieziato italiano sull’argomento, ora non ne ricordo il nome).

    A che serve produrre più mais che verrebbe gettato? Tutta l’agricoltura italiana (ed europea) è sovvenzionata. In realtà l’agricultura crea esternalità positive per cui viene sovvenzionata in quanto permette di curare e mantenere un territorio che altrimenti sarebbe abbandonato con tutte le conseguenze del caso.

    Altrimenti sarebbe più economicio comprare quasi tutti i prodotti agricoli dai paesi africani, asiatici e sudamericani

  2. Giordano Masini ha detto:

    Mino, se l’Italia non ha bisogno degli Ogm, come dici, gli agricoltori che li dovessero usare fallirebbero e i prodotti che li conterrebbero resterebbero invenduti. Non si può vietare qualcosa perché si pensa che non sia necessaria. Per quanto tempo abbiamo sentito dire che non c’era bisogno dei telefoni cellulari, perché esistevano già le cabine telefoniche?
    Più di un quarto del mais utilizzato per produrre mangimi per l’alimentazione del bestiame (è questo l’uso della granella di mais, se si esclude uno zerovirgola usato per il popcorn o per la polenta), viene importato dall’estero (ed è Ogm), secondo i dati di Assozoo. L’industria italiana sarebbe in grado quindi di assorbire un aumento di produzione.
    Il fatto poi che gli agricoltori sarebbero sussidiati per fare i “guardiani del faro” del paesaggio rurale è una delle tante favole che ci vengono raccontate. Solo un’agricoltura produttiva ed economicamente redditizia è in grado di svolgere la funzione di tutela del territorio di cui parli. Oggi gli agricoltori si dedicano sempre di più ad altre attività, relegando la terra al ruolo di rendita e occupandosi più che altro di procacciarsi i sussidi migliori, con buona pace della cosiddetta “buona pratica agricola”.

  3. condivido che ormai il sindacato agricolo sia spesso di ostacolo agli agricoltori.
    credo che l’ Italia, tranne per pochissime produzioni d’elite, non possa essere competitiva con i Paesi del Terzo Mondo.
    Dato che non voglio mangiare roba di dubbia provenienza ed in gran parte competitiva grazie allo sfruttamento in quelle regioni, credo sia un bene il finanziamento all’agricoltura italiana.
    Semmai io provvederei in un ottica anti-.statalista e libertaria e detassare le aree soggette a spopolamento in un modo da recupare le campagne e contemporaneamente creare isole in cui l’individuo e l’autoorganizzazione volontaria comunitaria sia forte e lo Stato meno presente.

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