Perchè la vittoria di Vendola non è una cattiva notizia

– Delle idee e della visione politica di Nichi Vendola non c’è molto da condividere, forse quasi nulla. E’ un affabulatore innamorato del paradosso e dell’ossimoro, un comunista senza se e con tanti retorici ma, un comunista senza molti argomenti originali, un anti-nuclearista ideologico ed un terzomondista stucchevole.

Eppure, per chi ha a cuore il Mezzogiorno, la vittoria (anzi la riconferma) di Nichi Vendola alla guida della Regione Puglia non è una notizia negativa. Perché nel mare magnum del clientelismo e della politica dei caudilli capaci di occupare manu militari un territorio per dieci o quindici anni (Bassolino docet), Vendola rappresenta una positiva e ormai pluri-inaspettata eccezione.
Nel Sud Italia la fortuna politica degli amministratori è spesso slegata dalla qualità della loro azione. Non è sempre così, ovviamente, ma le eccezioni sono sparute e difficilmente valorizzate dai partiti. Una quota rilevante degli elettori non chiede davvero buona amministrazione, ma il soddisfacimento di piccole aspettative personali o familiari, in primis il “posto” di lavoro ed in generale forme più o meno parassitarie di assistenza, incluse quelle richieste dagli imprenditori. Prevalgono logiche tribali nella lotta per le preferenze, i candidati alle cariche di vertice vengono fuori da complicati e bizantini accordi tra gruppi di potere. Tutto questo accade anche al centro-nord, ma con intensità meno asfissiante, con più spazio per il voto di opinione (qualunque sia la fonte di questa opinione), rispetto a quanto accade dal Lazio in giù.

Nel caso di Vendola – è vero – vince l’esponente di una parte politica che ha nell’intervento pubblico la sua stessa ragion d’essere: eppure c’è una differenza sostanziale tra la promessa vendoliana di “più Stato” e quella più diffusa di maggiore clientelismo ed interposizione della classe politica nelle relazioni economiche e sociali del territorio. La prima è sbagliata ed inefficiente, ma legale. La seconda è criminale o nella migliore delle ipotesi criminogena.

La candidatura di Nichi Vendola, nel 2005 come nel 2010, è stata il frutto di rocambolesche affermazioni alle elezioni primarie del centrosinistra in cui il leader di SeL si è trovato di fronte al “potere costituito” del Pd. Vendola è ciò che gli americani chiamano l’underdog, quello simpatico destinato a perdere: d’altronde, come potrebbe vincere un “frocio” in Puglia? Eppure, ogni tanto, la forza di gravità smette di funzionare ed anche nel Mezzogiorno l’underdog vince, anche quando è un omosessuale con l’orecchino. Vince contro i cacicchi della sua coalizione che non lo volevano più candidare in nome di un’astrusa realpolitik e vince contro l’altra coalizione (rea per la verità di aver puntato su un candidato di scarso spessore).

Già sento le critiche di quanti vogliono contestare a Vendola le possibili malefatte di un potente assessore della sua giunta, ma sarà oggettivamente difficile per costoro trovare argomenti concreti di accusa. Certo, non rendersi conto di ciò che ti accade intorno è deprecabile, e su questo va fatta una seria opposizione al governatore, che va incalzato perché renda politicamente conto di ciò che non ha visto e delle persone che ha scelto. Sarà stimolante opporci a Vendola per le sue scelte politiche, a partire dal suo no ottuso alle centrali nucleari. Ma la contesa sarà sulle policy, sulle idee e sull’azione di governo. E’ un piano su cui raramente si giocano le partite politiche nel Mezzogiorno.

Confrontarsi con Vendola, opporre un’alternativa alla sua visione delle cose e del mondo, è una chance anche per il centrodestra. Quello stesso centrodestra che, osservando il sistema di potere bassoliniano, aveva la tentazione di contrastarlo offrendo agli elettori un’opzione di potere e clientelismo uguale e contraria a quella di Totonno, non potrà far lo stesso con Vendola. Nel bene e nel male.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

12 Responses to “Perchè la vittoria di Vendola non è una cattiva notizia”

  1. Giorgio Gragnaniello scrive:

    “De Mita Santo subito!”

    “…aveva”?

  2. Piercamillo Falasca scrive:

    @Giorgio: sì “aveva”, tanto è vero che il candidato presidente, poi eletto, è stato Caldoro, uno assolutamente estraneo al bassolinismo. Non dico che non vi siano rischi per la navigazione, da oggi in avanti, registro solo che l’inizio sia stato positivo.

  3. bill scrive:

    Sono d’accordo sul fatto che si deva contrastare Vendola sul piano delle idee e dei programmi. Talmente tanto d’accordo, che visti ed ascoltati i suoi sogni mi pare anche una cosa alquanto facile, pur considerando che il conformismo, il politicamente corretto e la autodeclamata bontà d’animo facciano comunque presa su un certo elettorato.
    Sono però perplesso nel vedere che un governatore, onesto finchè si vuole per carità, ma con un buco nero enorme nel bilancio della sanità e con i suoi più vicini collaboratori pesantemente indagati, venga rieletto con squilli di tromba e sventolii di bandiere. Perchè, nella più buonista e garantista delle probabilità, si può dire che si tratti almeno di un incapace.
    Certo non è il solo, e però..

  4. Simona Bonfante scrive:

    il PIL pugliese, nell’ultimo triennio del governatorato nichi, ha registrato un segno + superiore alla media nazionale. dagli elementi di cui dispongo, mi pare di poter ricavare che questo sia dovuto in parte alla contrazione dei Pil nelle regioni tradizionalmente più trainanti – in lombardia è chiaro che la crisi pesi più che in regioni ad economia anoressica – ed in parte alla maggiore disponibilità di fondi europei. Cioè, nichi non si è fatto sfuggire neppure un centesimo di quegli eurofinanziamenti a cui, potenzialmente, la sua regione avrebbe potuto pescare.
    E già questo, al sud, è indice di ragionevole capacità amministrativa.
    a me pare che di vendola vadano distinti i due piani: quello amministrativo – che è misurabile con i tradizionali parametri economici – e quello politico – che nel caso di nichi è poesia. Di poesia non mi occupo, e comunque è semmai un problema del pd.
    Mi stimola invece, e parecchio, il ragionamento di piercamillo. nel sottolineare l’aspetto – affatto trascurabile nelle regioni del sud – anticlientelare della governance vendoliana, si tocca il nervo scoperto dell’antieconomia meridionale. Dal pdv liberale, agire secondo fairness piuttosto che friendship equivale ad arginare, se non rimuovere del tutto, elementi di dumping criminoso che al mercato, certo, bene non fanno.
    E vero è che al sud, anche il più ortodosso dei liberali non può non riconoscere l’assenza di quelle condizioni minime di libertà competitiva che danno senso all’esercizio “normale” del mercato.
    Insomma, vendola ha consenso. E per una volta quel consenso non è legato a logiche clientelari. Non dobbiamo necessariamente gioirne. Ma sarebbe stupido ignorarne le declinazioni positive. In fondo, si è liberali perché non schiavizzati da ideologie, né da pregiudizi ma semmai lucidamente capaci di ponderare – e contestualizzare – i dati del reale. è questo, credo, che si fa in questo articolo. sulla questione del deficit sanitario, un dubbio mi viene: un’azienda sana può far debito se si tratta di investire in innovazione e produttitività. potrebbe essere questo il caso pugliese?

  5. Giorgio Gragnaniello scrive:

    @Piercamillo.Bene:chiunque ha diritto alla fiducia altrui all’inizio dell’opera sua,con o senza il velo del dubbio.Però Falasca con onestà intellettuale sfiora due problemi.In primis, come egli implicitamente sottintende,il Bassolinismo non ha il Copyright né il monopolio delle “logiche tribali” italiane:dunque l’anti-Bassolinismo è condizione preliminare virtuosa necessaria ma non sufficiente.Poi,ragionando così di Vendolismo,egli ci autorizza a ipotizzare un problema forte e annoso del Centro-destra e cioè una sostanziale tendenza a giocare meramente di rimessa la partita politica nelle regioni del Sud continentale (“…opporci a Vendola per le sue scelte politiche…”) e cioè dove esso non può contare sul contributo propositivo dei movimenti autonomisti locali alleati.
    (Contributo progettuale non di certo centrato sulla stanca vexata quaestio intellettuale Lib oder Lab,ma sui temi coerenti coi loro rispettivi radicamenti socio-antropologici:un po’ come il Vendolismo,peraltro…e-ehm-il DeMitismo!

  6. bill scrive:

    Così, a pelle, mi viene da dire che se una persona è a capo di una giunta il cui vicepresidente ammette di avere ricevuto benefits da “imprenditori”, di “aspetto anticlientelare della governance vendoliana” è se non altro azzardato.
    Specifico subito: non sto dicendo assolutamente che Vendola sia un corrotto. Sto dicendo che le poesiole e le sciocchezzuole tipo quella che ho sentito a Tetris ora in un suo spot girato con sua mamma (“Berlusconi è ricco e se ne può fregare dei malati e di chi soffre, noi li vogliamo aiutare..”) sicuramente porteranno acqua al suo carisma, ma lo presentano per quello che è: uno sprovveduto. Dal punto di vista culturale come da quello politico.
    Dalla via poi che, così pare, la sua giunta sia stata molto, ma molto corrotta, mi sa che la poesia non la stia facendo solo lui.
    Aggiungo poi che, grazie alla beghe interne al PdL, ha legittimamente vinto. Con i se e con i ma non si cambiano i fatti, ma io invece che farne un mito, lascio questa fatica a chi se ne innamora e farei una riflessione su chi, da destra, ha di fatto regalato una regione agli avversari. Fitto ha fatto, a tal proposito, bene a dimettersi.
    Finisco dicendo che innovazione (?) e produttività, nel mondo, non si costruiscono in deficit. A maggior ragione coi soldi degli altri, che non ne avranno alcun ritorno.

  7. Patrizia Franceschi scrive:

    Io non stimo Vendola per niente, non mi è sembrato poi così trasparente e chi ci dice che non sia legato a logiche clientelari il suo successo? Io so che nella sanità c’è stata parecchia confusione e lui POTEVA NON SAPERE? Inoltre a chi indagava su di lui mandò una lettera per contestare il suo operato. Quando parla non dice niente di concreto, forse è vero è un poeta, ma allora non faccia il politico.Inoltre sono d’accordo con chi ha scritto che il PDL ha fatto la scelta sbagliata, se avesse scelto la POLI BORTONE anche la Puglia sarebbe stata conquistata senza tanta fatica.

  8. anticomunista scrive:

    COMMENTO ELIMINATO POICHE’ NON AGGIUNGE NULLA ALLA DISCUSSIONE.

  9. Alberto Savelli scrive:

    Complimenti per l’articolo caro Piercamillo, condivisibile in molti punti. Non credo che Vendola sarà il leader contrapposto al centro destra alle prossime politiche. Nonostante la vittoria è troppo malvisto nel Pd. E infatti alla sua vittoria alle primarie e poi alle regionali non credevano in molti nel Pd e molti lo hanno ostacolato. Comunque è da tenere d’occhio e soprattutto in ambito locale gli va contrapposto un personaggio carismattico quanto lui.

  10. craig80 scrive:

    la vittoria di Vendola e la vittoria di ha cuore il bene della Puglia e dei pugliesi…Bungaro (salentino doc) dedicherà una canzone al Presidente della regione…

    http://www.facebook.com/notes/bungaro/bungaro-scrivero-una-canzone-per-niki-vendola/424969677165

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