Brunetta cade sul voto leghista. Da Venezia suona il primo campanello d’allarme

– Un anno fa, alle provinciali, la Lega sfiorò nella Città di Venezia i 20.000 voti, a sostegno della “sua” candidata presidente, Francesca Zaccariotto. Nell’occasione, il Pdl raccolse circa 27.500 voti. A distanza di un anno, alle elezioni regionali, la Lega trascinata dal “suo” Zaia ha sfondato il tetto dei 23.000 voti, e il PdL ha quasi raggiunto quello dei 31.000. Lo stesso giorno, sono mancati all’appello per la lista leghista delle comunali circa 9000 voti.

Il Carroccio ha visto disperdere tra le “liste civiche” a sostegno di Brunetta poco meno del 40% dei voti ricevuti, un minuto prima o dopo, per la Regione? Possibile, ma non così probabile, visto che la lista del PdL, assai più esposta a questo tipo di emorragia, sembrerebbe averne ceduti circa il 5 % (1700, in termini assoluti).

Brunetta, infuriato per la sconfitta, ma insospettito dalla smobilitazione del voto leghista, ritiene di essere stato sgambettato da un alleato più interessato a levarsi di torno un guastafeste popolare e “matto” che ad affiancarlo al Governatore Zaia, cui avrebbe potuto fare ombra e dare fastidio.

Una coincidenza non è una prova. Gli elettori leghisti, come quelli degli altri partiti, avrebbero potuto cambiare in massa casacca tra una scheda e l’altra, rimescolando in profondità un risultato che, alle regionali, ha visto Zaia e Bortolussi pareggiare a quota 45%, e alle comunali ha visto Orsoni sfondare il muro del 51%, con quasi 9000 voti in più di Bortolussi, e Brunetta scendere di due punti e mezzo, perdendo 3000 voti rispetto a Zaia. E’ difficile sia credere, sia fare credere che il voto leghista sia “collassato” così, tra una scheda e l’altra, per ragioni che non hanno a che fare con la politica.

Il caso di Brunetta si può leggere nell’attualità e anche in prospettiva, visto che si è nel frattempo aperta, con un anno di anticipo, la partita di Milano, di cui la Lega rivendica il sindaco, che difficilmente, allo stato dei fatti, vincerebbe sul campo elettorale, ma che agevolmente potrebbe fare perdere al PdL. Se l’elettorato leghista sia manovrato o spontaneamente riottoso a votare i “non leghisti” in fondo non fa differenza. A contare è il fatto che la Lega è fedele e affidabile quanto è “padrona”, meno quando serve un progetto in cui non comanda.

Anche lasciando da parte le implicazioni che questa dinamica comporta sul piano dei contenuti e delle priorità dell’azione di governo, forse sarebbe il caso di capire se questo tipo di rapporto, alla lunga, rende più di quanto costi ad un partito come il PdL, che nel Veneto ha prima dovuto sacrificare il governatore più “berlusconiano” (e probabilmente più bravo) e poi visto cadere il suo ministro più popolare. Non è un caso che, prima che finissero i festeggiamenti per la vittoria azzurro-verde alle regionali, in casa PdL da Venezia sia già suonato il campanello d’allarme.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

8 Responses to “Brunetta cade sul voto leghista. Da Venezia suona il primo campanello d’allarme”

  1. Gianni ha detto:

    Sì è un po’ strana la cosa. Ma l’idea del complotto mi pare un po’ paranoica. Non potrebbe essere più semplice pensare che una componente leghista sottratta alla sinistra abbia preferito l’offerta di sinistra a sindaco piuttosto che Brunetta? Mi sembra che la città di Venezia sia un terreno difficile per il cdx: molti dipendenti pubblici o collegati a settori legati alla spesa pubblica. Non è esattamente l’entroterra veneto di provincia. E Brunetta è popolare sì, ma nel settore privato, partite iva, ecc., non certo fra i dipendenti pubblici.

  2. Giovanni ha detto:

    Brunetta trombato? Hanno fatto benissimo. Io, elettore di centro destra, ma non elettore a Venezia, gli avrei fatto mancare il mio appoggio sentendogli dire che si sarebbe candidato a sindaco solo se gli fosse stato consentito di svolgere contemporaneamente anche la funzione di ministro. Questa si chiama arroganza e sindrome di onnipotenza! Ma come si fa a pretendere certe cose? Come se si fosse trattato di fare il sindaco di un piccolo paese e non di una grande città come Venezia. Una città sotto gli occhi del mondo, una città con i suoi problemi reali, di acqua alta, di lavoro, di turismo e chissà quant’altro! Ma non scherziamo. Certamente lui, un grande ministro che è stato apprezzato da tutti, un’ovazione al congresso del PDL, una standing ovation meritata, coraggioso nell’affrontare anche l’impopolarità, ma troppo sicuro di sè al punto della temerarietà. Venezia ha bisogno solo di un sindaco tutto per sè!!

  3. Gianni ha detto:

    Beh però con due cariche e un solo stipendio è tanto di guadagnato per chi paga le tasse. Se le due cariche dal puno di vista del carico di lavoro sono combatibili, non vedo dove sia il problema.

  4. Luigi ha detto:

    A me sembra che si esageri nel cercare ogni appiglio per attaccare la Lega e nel sostenere (tra le righe) che questa alleanza sia da rivedere… ad ogni modo, fossi stato veneziano avrei sicuramente votato Brunetta, però certe uscite poteva risparmiarsele, per esempio quando ha affermato di sognare una Venezia multiculturale (non multietnica, proprio multiculturale!)… chiaramente con questo genere di esternazioni non si può sperare di attirare le simpatie leghiste.

    P.S. Come detto Brunetta l’avrei votato, tuttavia sono d’altro canto lieto che ora, sconfitto, rimanga ministro a tempo pieno.

  5. Carmelo Palma ha detto:

    Non ho detto (nè Brunetta ha sostenuto) che c’è stato un complotto. Ci può essere stato un disimpegno della dirigenza locale della Lega, una riluttanza dell’elettorato leghista puro e duro, un “sinistrismo” pavloviano contro un ministro molto protagonista… L’unica cosa che non si può dire è che non è successo niente e che è tutto fisiologico. Il 40% dei voti alla Lega che scompaiono da un secondo all’altro se il candidato non è leghista sono una cosa di dimensioni “mostruose”.

  6. Liberale ha detto:

    Onestamente mi ha fatto piacere la bocciatura di Brunetta a sindaco. Credo che come ministro abbia fatto bene, ma parimenti ritengo i suoi atteggiamenti decisamente fuori luogo e controproducenti. Tendenzialmente preferisco atteggiamenti più pacati e soprattutto ritengo che i Veneziani abbiano vissuto questa candidatura come una imposizione dall’alto. Oltretutto parliamoci chiaro, Venezia non è un paesino di provincia, ha una sua storia ed una sua dignità ( e così i veneziani, molto orgogliosi ), ritengo che avere un sindaco a mezzo servizio sia stata la prima E unica ragione per cui in molti ( e forse molti leghisti anche ) non abbiano gradito l’atteggiamento da prima donna del ministro riformatore. Non vorrei che qui dentro pur di sposare le posizioni Finiane si comincino ad assumere posizioni ingenuissime e palesemente e faziosamente antileghiste per continuare a seminare zizzania fra pdl ( quella parte minoritaria che cerca visibilità ) e la Lega…

  7. Liberale ha detto:

    In poche parole, un bagno di modestia fa bene a tutti.

  8. Luigi ha detto:

    Carmelo Palma: problemi del genere per quanto incresciosi tra alleati possono accadere, non bisogna dimenticare che i partiti non sono “proprietari” dei loro voti ed è compito di ogni candidato sindaco o presidente cercare di attirare a sè innanzitutto gli elettori dei partiti che lo sostengono (senza darli per scontato), che poi i vertici leghisti non si siano fatti in 4 per sostenere Brunetta è probabile, però meno voti alla lista comunale della Lega significa anche meno consiglieri eletti, quindi penso che neppure i loro candidati siano tanto entusiasti di come siano andate le cose…
    Ad ogni modo io parlerei di problema “mostruoso” se eventi simili si verificassero spesso, mi pare però che siano fatti piuttosto isolati, quindi non drammatizzerei troppo.

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