Alcune osservazioni critiche sul piano di salvataggio della Grecia

– L’accordo franco-tedesco sul sostegno finanziario alla Grecia non metterà fine alla telenovela ellenica, che ha ancora tutte le caratteristiche per trasformarsi in tragedia. Alcune riflessioni generali meritano di essere elaborate.

Il primo problema del piano – un insieme di “prestiti bilaterali volontari e coordinati” e di un intervento “sostanzioso” del Fmi (si parla di 22 miliardi, 10 dal Fondo) – è che questo scatterebbe solo nel caso in cui Atene non dovesse più essere capace di finanziarsi sui mercati “in modo sufficiente”: pochi hanno sottolineato, come ha fatto Mario Seminerio su Chicago-Blog, che potrebbe essere troppo tardi. La tentazione dell’Europa di attendere, sperando che la bufera passi da sola, potrebbe risultare fatale ed il contagio tra la Grecia e gli altri paesi deboli del Continente – tra cui l’Italia, a detta di alcuni autorevoli osservatori – sarebbe più rapido di quanto oggi si pensi.

Il secondo aspetto critico riguarda ovviamente il ruolo del Fmi. L’appartenenza della Grecia all’euro fa emergere un’incognita: solo in un caso, nel recente passato, il Fmi si è trovato ad intervenire in un paese al quale non ha potuto chiedere tra le condizioni del prestito una svalutazione della moneta. E’ accaduto con la Lettonia, il cui ancoraggio all’euro era (ed è ancora) considerato imprescindibile dal governo baltico. Il precedente non fornisce certamente al Fmi l’expertize necessaria per una realtà tanto complessa come quella greca e soprattutto evidenzia le difficoltà di implementare un piano di austerità senza poter far leva sul cambio. Più in generale, non è chiaro come il Fmi si relazionerà con le istituzioni europee e viceversa, così come non è chiaro quale prezzo dovrà eventualmente pagare la Grecia per i prestiti: i tassi di mercato di cui parla l’accordo dell’altro giorno o gli interessi più favorevoli applicati di solito dal Fmi? Se fossi il premier greco accetterei l’accordo solo se il prestito Ue mi fornisse vantaggi che un salvataggio compiuto dal solo Fmi non potrebbe darmi. In questo caso, qual è il vantaggio, visto che l’appartenenza all’euro – che potrebbe essere la condizione – non è seriamente in discussione?

La terza grande questione aperta – che il piano elude completamente – è la tenuta dell’economia greca e degli altri paesi a rischio in termini di competitività e produttività. E’chiaro che si eviterà il baratro solo se si ritroverà il sentiero della crescita. Recentemente il tema ha iniziato a far capolino negli incontri del Consiglio europeo, con una lettera scritta ai leader europei dal presidente Van Rompuy, nella quale quest’ultimo ammette che “mentre gli sviluppi di bilancio sono stati monitorati sotto l’egida del Patto di Stabilità e Crescita, insufficiente attenzione è stata data alle divergenze nella competitività tra i paesi UE e tra questi e l’esterno”. Ovviamente, Van Rompuy ha evitato di dire cosa fare e come farlo, depositando le sue dichiarazione nell’enorme catalogo degli auspici.

Su tutto il resto, campeggia il problema della debolezza istituzionale dell’Europa. Dopo l’accordo siglato con Sarkozy, la Merkel ha invitato a riaprire la discussione sulla riforma dei trattati, affinché la UE non si trovi impreparata di fronte a future crisi e soprattutto perché il rischio che queste si verifichino venga limitato. Urge una grande iniezione di volontà e di visione politica nel corpo del malato, ma mancano i medici capaci di farla.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

2 Responses to “Alcune osservazioni critiche sul piano di salvataggio della Grecia”

  1. Armando Lomellini ha detto:

    Assolutamente condivisibile ,perchè fondato sulla ragionevolezza.
    armando.lomellini.@gmail.com

  2. Federico Pirola ha detto:

    Ottimo Piercamillo, le tue perplessità sono pienamente condivisibili. Che ci piaccia o no, la crisi greca ci sta mostrando che l’approccio tenuto dai diversi governi negli ultimi anni, ed in particolare nell’ultimissimo periodo – ovvero ognuno per sè, e quante più sono le rogne che si addossano all’Unione, tanto meglio – non porta da nessuna parte. Nella crisi, pressati dalle contingenze, abbiamo perso di vista lo scenario generale: quello che vede gli stati nazionali europei sempre più impotenti nei confronti di ciò che accade nel mondo.
    Le soluzioni alle crisi non sono mai facili, ma arriveranno solamente da un maggiore ruolo dell’Europa e delle sue istituzioni.
    La gestione dell’economia non fa ovviamente eccezione, anzi è proprio da un maggiore coordinamento delle politiche fiscali degli stati che bisogna partire.

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