L’agenda biopolitica delle regioni? Non c’è

– A pochi giorni dal voto per le elezioni regionali, il clima si surriscalda. Volano gli stracci e si invocano i princìpi. La polarizzazione del voto sui temi biopolitici è stato un espediente abusato nella storia elettorale italiana, quindi nessuna novità.

Ma quali sono i nodi “biopolitici” che le regioni devono affrontare esercitando le proprie competenze sanitarie? Sono l’aborto, e in particolare l’utilizzo dell’RU486, il diritto all’obiezione di coscienza del personale sanitario, l’assistenza ai malati terminali e ai lungodegenti. Ma i candidati “laici” e “cattolici”, pro-Bagnasco e anti-Basgnasco, promettono davvero soluzioni alternative? E se anche le promettessero, potrebbero mantenerle?Partiamo dalla pietra dello scandalo. La scorsa settimana, il Consiglio Superiore di Sanità ha deciso in merito alla Ru486 che non sarà consentita la somministrazione in day hospital, ma dovrà essere imposto il regime di ricovero ordinario. Le Regioni dovranno adeguarsi (anche se nessuna regione potrà impedire ai degenti di – come usa dire – “firmare” e tornarsene a casa per la notte). Anche in Lombardia, dove la sanità è governata e dominata ideologicamente da CL, ci sarà l’RU486 e sarà somministrata esattamente come nell’Emilia rossa.

Stesso discorso per ciò che riguarda i fondi della sanità, destinati ai malati terminali o lungodegenti, nonché ai disabili gravi. Più volte è stata chiesta al Governo l’approvazione immediata dei LEA (livelli essenziali di assistenza), l’aggiornamento del nomenclatore tariffario (elenco di ausili e protesi a carico del Servizio Sanitario Nazionale), per includervi anche i comunicatori simbolici, dispositivi che consentono di esprimersi e relazionarsi con l’esterno ai malati non più in grado di parlare; un finanziamento adeguato per la formazione e la remunerazione di un “badantato” professionalizzato, che aiuti i familiari nell’assistenza domiciliare dei pazienti, senza gravare interamente sul bilancio delle famiglie, come avviene oggi; l’approvazione da parte della Conferenza Stato Regioni del decreto sulla “bronco aspirazione” effettuabile anche da personale non sanitario. Anche in questo caso, la “difesa della vita” passa attraverso stanziamenti e spese efficienti, non attraverso norme etiche. Ai governi regionali, spetta il compito di distribuirli in modo intelligente.

Altra questione: l’applicazione della legge 194 e l’obiezione di coscienza, con riferimento all’aborto in generale e non solo all’aborto chirurgico. E’ un problema che gli operatori hanno sollevato a livello nazionale, senza che mai, fino ad oggi, si sia trovata una soluzione. Ci sono ospedali di grandi città italiane, anche capoluoghi di Provincia, che fanno in media 3 interventi alla settimana. Uno degli strumenti che più volte è stato proposto è quello di avere personale dedicato, magari “a gettone”, che risolverebbe automaticamente il problema della sotto-offerta di prestazioni, per assenza di personale addetto. Anche qui il problema è di efficienza, non di “morale”.

Come dimostra l’esperienza italiana, l’aborto, già oggi, è una prestazione meno accessibile dove la sanità è meno efficiente, non dove gli assessori sono più “cattolici”. E sarà così anche domani. Insomma, sui vari temi biopolitici, alle regioni non è consentito alcun intervento biopolitico. E i candidati governatori lo sanno bene (e probabilmente ne sono contenti).


Autore: Simona Nazzaro

Nata a Roma nel 1980. Laureata in Scienze della Comunicazione, a La Sapienza, ha curato le campagne politiche e di comunicazione dell’Associazione Luca Coscioni. Collabora con diversi settimanali e quotidiani. La sua grande passione è il basket, e da anni concilia questa con il lavoro: conduce infatti una trasmissione radiofonica di approfondimento sportivo.

2 Responses to “L’agenda biopolitica delle regioni? Non c’è”

  1. Marco Faraci ha detto:

    Ottimo intervento, Simona.
    Andrebbe rilanciato il tema del biofederalismo. Ne ho parlato a suo tempo su queste stesse colonne:
    http://www.libertiamo.it/2009/03/13/devolution-bioetica-una-proposta-per-uscire-dallimpasse/

  2. Domenico Bilotti ha detto:

    Come su tutte le questioni di recente emersione, come bioetica e biodiritti, o come sulle materie ove il riparto di competenze Stato/Regioni sembra più incerto, non è facile che si arrivi alla formulazione di politiche regionali chiare. Per questo, al di là della meritevolezza del tema specifico, mi sembra un caso paradigmatico di una riforma ancora largamente mancata (come quella del 2001) che si incrocia coi ritardi nella legislazione sui diritti civili.

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