Uno spettro si aggira nella testa di Massimo D’Alema: il presidenzialismo

– Nella sua intervista a La Stampa di ieri, Massimo D’Alema critica, con tono pre-elettorale, le dichiarazioni di Berlusconi, anch’esse svolte in campagna elettorale, con cui il premier rilancia l’idea dell’elezione diretta del Capo dello Stato o del Presidente del Consiglio.

D’Alema dimentica che il mondo è un po’ cambiato da quando Togliatti e il Pci professavano l’egemonia del partito e dei partiti sulle istituzioni. Sostenere oggi, come fa il Presidente del Copasir, che tutti i problemi delle nostre istituzioni si risolverebbero smantellando il bipolarismo, cambiando la legge elettorale (in senso proporzionale, come D’Alema sostiene da tempo) e affidandosi a “grandi forze politiche” (sic) significa ignorare quanto gli italiani siano cambiati da allora e quanto diffidenti siano verso una delega incondizionata ai partiti e alle coalizioni (più o meno rissose) di partiti.

Se, come dice D’Alema, già “abbiamo un presidenzialismo di fatto”, da un leader che pensasse da statista ci saremmo aspettati che riconoscesse l’urgenza di far corrispondere la costituzione formale alla realtà di fatto e non che propalasse disinformazione affermando, tra l’altro, che già “sulla scheda elettorale c’è il nome del candidato premier”, visto che nessuna legge lo prevede e l’indicazione non è nemmeno contenuta in molti dei simboli presentati alle ultime e alle precedenti elezioni dai partiti di una stessa coalizione.

Quanto poi al ruolo del Parlamento (certamente da riorganizzare in una prospettiva presidenziale), all’epoca della cosiddetta “centralità del Parlamento”, bisogna ricordare che nella prima Repubblica, le istituzioni funzionavano peggio, non meglio, di oggi. C’erano più crisi di governo e c’erano persino più decreti legge. Forse D’Alema rimpiange l’epoca in cui il Pci, pur essendo all’opposizione, trattava e contrattava continuamente con la maggioranza e spesso votava insieme con essa, minacciando altrimenti fuoco e fiamme in Parlamento e nel Paese.

Sullo smantellamento del bipolarismo, infine, inviterei l’ex Presidente del Consiglio ad una maggiore riconoscenza, visto che, solo grazie alle leggi elettorali maggioritarie e al bipolarismo, il centro-sinistra è riuscito ad andare al governo per la prima volta nella storia della Repubblica. Non è offrendo nostalgicamente ricette del passato, che consentano solo a politici navigati come lui di aumentare il proprio potere di manovra parlamentare, alle spalle degli elettori e del loro voto nelle elezioni, che si potranno sollevare le sorti dell’Italia e delle sue istituzioni.

Non si tratta di essere berlusconiani o antiberlusconiani, visto che di presidenzialismo hanno parlato, nel tempo, in tanti (da Fini a Veltroni, da Parisi a Franceschini).
Infine, anche sulla presunta confusione tra premierato e presidenzialismo, che D’Alema imputa con sussiego a Berlusconi, invito, sommessamente, il leader democratico a rileggersi (perché certamente lo conosce) il saggio di Luigi Einaudi del 1944, su La nuova Europa,  intitolato Governo parlamentare e presidenziale, in cui si sostiene (con qualche anno di anticipo) proprio la tesi opposta alla sua. E cioè che la presidenzializzazione dei sistemi politici (fenomeno noto e fisiologico in tutte le democrazie avanzate), avrebbe ridotto le differenze tra presidenzialismo e sistema parlamentare (all’epoca in cui Einaudi scriveva il termine “premierato” non era stato ancora coniato).

C’è da augurarsi che nel centro-sinistra ci sia anche qualche voce più avanzata per affrontare le riforme e uscire dalla propaganda, perfettamente funzionale ad assicurare rendite di posizione, senza però la fatica di guardare in faccia la realtà e farsi carico di risposte autenticamente riformiste.
L’alibi antiberlusconiano è un ottimo viatico per raggranellare qualche voto in più, ma a costo di dimenticare completamente che domani c’è il futuro del nostro Paese.


Autore: Giovanni Guzzetta

Nato a Messina nel 1966, è un costituzionalista italiano. Presidente nazionale della FUCI (Federazione Universitaria Cattolica Italiana) dal 1987 al 1990, attualmente è professore ordinario di Istituzioni di Diritto pubblico presso l'Università degli studi di Roma "Tor Vergata", nonché titolare della cattedra Jean Monnet in Costitutional Trends in European Integration nel medesimo ateneo. Presidente del comitato promotore dei referendum costituzionali, ha elaborato gli attuali quesiti referendari ed è stato, nel 1993, l'ideatore, insieme a Serio Galeotti, dei quesiti per il referendum sulla legge elettorale. È coautore di un manuale di diritto pubblico italiano ed europeo, nonché autore di diverse monografie.

4 Responses to “Uno spettro si aggira nella testa di Massimo D’Alema: il presidenzialismo”

  1. Massimo Preitano ha detto:

    Non diversamente da quanto accaduto con il “sogno” di Israele in Europa, Berlusconi sfoggia una formidabile capacità nello scegliere alcuni fra i temi più nobili del dibattito politico e trasformarli in boutade da osteria di quarto ordine: di quelle da bicchiere della staffa, per intenderci, non di inizio festa.

    Quacuno ritiene che, da una sparata del genere in campagna elettorale, possa nascere un’iniziativa politica seria e pianificata?

    E’ una riforma costituzionale, deve passare lo stesso vaglio del referendum che gli è già costato un no stampato in faccia: pensate che affronterà di nuovo il rischio?

    Mercuzio, tu parli di niente!

  2. Antonstefano ha detto:

    Una premessa: poichè ritengo che il tema delle riforme istituzionali e costituzionali sia molto serio e urgente, non penso che uno slogan buttato lì a pochi giorni dal voto e la consultazione dei cittadini nei gazebo, siano i giusti metodi per ricominciare una discussione vera e impegnata su un tema che abbisogna di analisi e valutazioni tecnico-giuridiche, da farsi in primis all’interno delle istituzioni. Detto questo, concordo con il prof. Guzzetta sulla necessità di affrontare davvero questo tema, più che mai urgente, e anche su alcune osservazioni a D’Alema che, se non erro, nel 1998 era a capo di un’apposita commissione che, meritoriamente, stava per votare un testo che era forgiato su ipotesi del tipo semipresidenzialiste, prima del suo nefasto affossamento. Certamente le attuali coalizioni non stanno dando il meglio, il sistema elettorale depotenzia il minimo ruolo dei cittadini di scegliere i anche se ha prodotto un’ampia maggioranza numerica ma priva di forti ed essenziali legami culturali. Questi problemi richiedono un’analisi che deve spogliarsi di qualsivoglia ideologia o bandiera politico-giuridica: è indispensabile contemperare il potere decisionale di un Governo forte con il potere di un Parlamento efficace nella sua azione di controllo (pesi e contrappesi): un’ipotesi presidenziale, quindi, non può prevedere un Parlamento eletto con il sistema proporzionale che favorisce l’estrema frammentazione partitica, a fronte di un Presidente che può rischiare di sentirsi “onnipotente”.
    Massima attenzione quindi alle soluzioni da introdurre ma il coraggio, dopo anni di sterile dibattito e di slogan elettorali, di decidere per il bene del Paese.
    In generale, penso che un nuovo centro destra debba impegnarsi realmente su questi temi oltre che introdurre nel dibattito quotidiano nuove idee che sappiano guardare alla società odierna e a quella futura per anticiparne gli inevitabili sviluppi.

  3. Patrizia Franceschi ha detto:

    L’On. D’alema non si ricorda di aver presieduto una commissione per varare tante cose fra cui anche il semipresidenzialismo. Naturalmente, come al solito, dopo tante chiacchere buttarono tutto all’aria e siamo dopo tanti anni ancora allo stesso punto, perchè nessuno ha il coraggio di prendere qualche decisione.Si parla da trenta anni di qquello che va fatto, ma non sono mai d’accordo. Speriamo sia la volta buona!!
    Patrizia

  4. Massimo Preitano ha detto:

    Questa dovrebbe essere la volta buona? Una carta tirata fuori dal mazzo delle parole d’ordine e urlata nei comizi di piazza (mediatica) senza entrare troppo in dettagli che la gente poi si stufa (stiamo parlando di repubblica presidenziale o di premierato, tanto per dirne una?). No, direi di no, questa non è la volta buona ma solo un’altra bolla di sapone destinata a scoppiare dopo aver guadagnato poche decine di metri in altezza. Per fortuna.

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