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Una CGIL di clienti del bilancio pubblico, senza disoccupati nè atipici

– In vista del suo prossimo congresso la Cgil ha reso noti i dati del tesseramento del 2009. Si registra un lieve incremento sul 2008 (+0,20%), un risultato che consente a Guglielmo Epifani (la cui mozione ha conseguito più dell’80%  dei suffragi precongressuali) di affermare che “la crisi rafforza il bisogno di una rete di protezione”. In cifra assoluta gli iscritti sono 5.746.167.

Il sindacato dei pensionati è a un passo dai 3 milioni di aderenti (gliene mancano meno di 6mila) e si attesta al 52% del totale degli aderenti alla confederazione. La federazione che ha il maggior numero di iscritti (è questo un segno dei tempi) è la Funzione pubblica (407.716), seguita dal Terziario che con 372.278 iscritti è davanti alla prima federazione dell’industria (i lavoratori delle costruzioni con 367.768 iscritti). La Fiom (363.507 iscritti) deve accontentarsi della quarta posizione.

Ma il dato più interessante è sicuramente un altro. Ad osservare la composizione sociale degli iscritti al più importante sindacato italiano si comprendono anche i motivi per cui oggi è divenuto un soggetto sostanzialmente conservatore. Il 70% degli aderenti alla Cgil opera in settori dipendenti dai flussi di spesa pubblica. Funzione pubblica, Scuola, Elettrici, Trasporti, Poste e Tlc, Polizia mettono insieme nel complesso 1.018.363 aderenti, pari al 37% dei lavoratori attivi (ovviamente iscritti alle rispettive federazioni di categoria).

Con l’aggiunta dei pensionati i “clienti del bilancio pubblico”  raggiungono il numero di 4.012.566 pari al 70% del totale degli iscritti. Certo, i flussi di denaro pubblico non portano con sé il marchio dell’infamia, ma consentono un altro modo di lavorare e di vivere, in una condizione di maggiore sicurezza senza dover fare i conti, almeno per ora, con le sfide della competizione internazionale. Ma il dato parla chiaro: il 70% degli aderenti alla Cgil (immaginiamo situazioni analoghe anche nel caso di Cisl e Uil) è a libro paga della pubblica amministrazione in senso lato. Il che spiega, come sostenevamo all’inizio, le resistenze del sindacato nei confronti della riforme e dell’innovazione.

Per carità: nessun pregiudizio nei confronti degli impiegati del Catasto, dei tecnici dell’Enel, degli autoferrotramvieri, dei ferrovieri, degli insegnanti, dei dipendenti delle Asl, dei Comuni, delle ex aziende municipalizzate (ora Spa a capitale prevalentemente pubblico) e di quanti altri trovano rifugio nel mercato interno, in regime di monopolio e al riparo della concorrenza.

Diversamente dai dipendenti dei settori manifatturieri ed esportatori che hanno compiuto – da un ventennio e a loro spese sul piano dei costi sociali – il “viaggio nella modernità” e che ora hanno subito (come i tessili) un netto ridimensionamento o pagato (come i metalmeccanici, anche se la Fiom non se ne è ancora resa conto) i costi della recessione, i lavoratori che operano in settori esclusi dalla competizione non sono  condizionati  dal buon andamento e dai profitti delle aziende e degli enti in cui lavorano (dal momento che la loro retribuzione è tuttora una variabile indipendente e il loro posto è sicuro).  Sono dunque  orientati a conservare – ad ogni costo – tale rendita di posizione piuttosto che a metterla in discussione. Così i pensionati, il cui trattamento deriva dai trasferimenti pubblici. E il sindacato – organizzazione eminentemente rappresentativa degli interessi dei propri aderenti – non può non essere condizionato dalla sottostante realtà sociale in cui opera.

E’ presente anche una rappresentanza degli esclusi e dei paria: 40mila atipici, 22mila disoccupati, 18mila LSU. Ma il peso politico è tutto da un’altra parte.  Tra le classi d’età prevale quella compresa tra 45 e 50 anni. Che altro aggiungere ?

Gli iscritti alla Cgil per settore nell’anno 2009
Funzione pubblica 407.716
Terziario 372.278
Edili 367.768
Meccanici 363.507
Alimentaristi (agroindustria) 283.642
Scuola 191.901
Elettrici 156.614
Trasporti 152.953
Poste e tlc 97.632
Tessile  95.869
Bancari 89.163
Altri 78.465
Atipici 41.628
Disoccupati 22.706
LSU 18.586
Polizia 11.547
Pensionati 2.994.203
Totale 5.746.203
Fonte: Il Sole 24 Ore del 24 marzo 2010


Autore: Giuliano Cazzola

Nato a Bologna nel 1941. Laureato in Giurisprudenza, esperto di questioni relative a diritto del lavoro, welfare e previdenza, è stato dirigente generale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Insegna Diritto della Sicurezza Sociale presso l’Università di Bologna. Ha scritto, tra l’altro, per Il Sole 24 Ore, Il Giornale, Quotidiano Nazionale e Avvenire e collaborato con le riviste Economy, Il Mulino e Liberal. È stato deputato per il Pdl nella XVI Legislatura. Per le elezioni 2013, ha aderito alla piattaforma di Scelta Civica - Con Monti per l'Italia.

One Response to “Una CGIL di clienti del bilancio pubblico, senza disoccupati nè atipici”

  1. Gianni ha detto:

    Si potrebbe aggiungere che questo spiega come mai le proposte di un sindacato come la CGIL sono volte ad aumentare la pressione fiscale piuttosto che a tagliare la spesa pubblica. E’ nel tentativo disperato di nascondere questo fatto che la CGIL ( e il PD) si aggrappano alla demagogia e a discorsi che suscitano ilarità. Ormai si sono ridotti in patetici residuati di un tempo andato: macchiette che ripetono discorsi senza senso, sperando che una botta di culo li spedisca al governo. E pensare che c’è ancora qualcuno che crede nella superiorità culturale (???) della sinistra.

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