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Sarkozy incassa (la sconfitta) e rilancia

– Con un breve messaggio a margine di una riunione del Consiglio dei Ministri, il Presidente Nicolas Sarkozy mercoledì, per la prima volta dopo il voto regionale, si è rivolto alla nazione per assicurare che il “messaggio” lanciato dalle urne – la bocciatura dell’Ump ed il forte astensionismo – “è stato compreso”. Con tono presidenziale ed insolitamente grave, Sarkozy non si è concesso scuse. Ha ammesso il valore politico del risultato e ne ha assunto le conseguenze. Ovvero fare le riforme, farle presto e fare in modo che i benefici ricadano rapidamente su lavoratori e imprese.

“Mi avete eletto per far uscire la Francia dall’immobilismo” – riconosce il Presidente. L’impegno assunto con i francesi prevedeva di recuperare al paese il ritardo accumulato: realizzare la rupture con l’ideologia statocentrica, liberare il mercato del lavoro e favorire la competitività delle imprese. “In questi tre anni abbiamo messo in cantiere diverse riforme ma – ammette Sarkozy – la crisi economica, finanziaria ed agricola ci ha costretto a rallentare”. Ed in una congiuntura così straordinaria, riconosce M. le Président, serve “sangue freddo”.

“Sono consapevole che molti di voi hanno la sensazione che quanto fatto sino ad ora non sia stato sufficiente a cambiare la vostra vita ma – insiste il Presidente – nulla adesso sarebbe peggio che invertire la rotta”. “Al contrario – ribadisce – “questo significherebbe vanificare gli sforzi sino ad ora fatti”.
Gli obiettivi fissati nell’azione di governo, dunque, non cambiano. E quegli obiettivi sono la “competitività” ed il “lavoro”. Obiettivi da perseguire – ha spiegato il Presidente – proseguendo con la politica degli “investimenti in innovazione e ricerca, e nell’università”. “È questo – ha insistito Sarko – il solo modo per difendere l’economia e il lavoro, le imprese e l’agricoltura.”

Proprio sulla crisi sofferta nelle campagne francesi il Presidente si sofferma a lungo. Riconosce le difficoltà degli agricoltori ed i loro timori per il futuro. Tuttavia – dichiara – “sono pronto ad affrontare una crisi in Europa piuttosto che accettare lo smantellamento della Politica Agricola Comune”, nella convinzione che la qualità alimentare sia consustanziale a politiche di supporto adeguate a garantire la sopravvivenza delle coltivazioni nazionali. Sembra insomma che il capo dello Stato francese ritenga che l’euromercato agricolo non ce la possa fare a camminare sulle proprie gambe, e che dunque in un contesto economicamente depresso sia meglio non rischiare, sovvertendo d’emblèe le logiche di sistema. Almeno, non a danno di una fetta di elettorato, quale quella degli agricoltori, così decisiva in Francia per il partito presidenziale.

Ma non si tira affatto indietro, Sarko, sul “nodo” pensioni, la cui riforma è tra le principali cause del conflitto sociale scoppiato nelle piazze nelle ultime settimane. “È mio dovere – dichiara il Presidente – garantire la sostenibilità del sistema pensionistico. Non possiamo più attendere di affrontare la questione di come assicurarne il finanziamento in futuro”. Dunque – ha assicurato – pur nel rispetto del dialogo con le parti sociali, “entro sei mesi saranno adottate le misure necessarie e giuste”. Insomma, la riforma delle pensioni – ovvero l’innalzamento dell’età del ritiro – si farà.

Quanto alla Taxe Carbone, la tassa “ambientale” proposta dal suo governo ma non ancora approvata, anche a causa della contrarietà del mondo industriale, Sarkozy ha deciso di subordinare qualunque iniziativa ad un’azione concertata a livello europeo, per scongiurare la penalizzazione delle imprese nazionali a vantaggio delle concorrenti, insistendo piuttosto per massimizzare gli sforzi comuni contro il dumping ambientale chiaramente riconducibile alla concorrenza dei produttori extra-comunitari.

Ha parlato poi di sicurezza, Sarkozy, rivendicando i successi del suo governo, in particolare nella diminuzione dei crimini contro la persona, ma riconoscendo altresì l’incremento della violenza scolastica e del vandalismo, fenomeni entrambi riconducibili alla diffusione della delinquenza giovanile. Ma sulle misure da prendere non si è sbilanciato. Così come vaghe sono state le proposte per la sanità, con un unico accenno allo sviluppo della rete di strutture assistenziali di prossimità.

Chiara invece la decisione di interdire il velo integrale, definito “contrario alla dignità della donna”, con una legge che – ha annunciato il Presidente – sarà “conforme ai principi generali del paese.”

Una battuta, infine, su un tema più strettamente politico, quello dell’ouverture a sinistra, che parecchi malumori crea in una parte della maggioranza. Se già con il rimpasto post-elettorale di lunedì scorso si è realizzato nel governo un parziale ri-bilanciamento in favore di personalità dell’Ump vicine ai “nemici storici”, Dominque de Villepin e Jaques Chirac, Sarkozy non ha tuttavia abiurato alla strategia dell’apertura à gauche, insistendo piuttosto sulla opportunità di contrastare le ataviche contrapposizioni politiche che da sempre fratturano il paese, “favorendo nelle sedi istituzionali la pluralità delle opinioni”, in nome della comune lotta repubblicana “contro il settarismo”.

Presidenziale, austero, determinato e ricettivo: un Presidente insolitamente equilibrato. Equilibrato per necessità, certo, visto che alle regionali Sarkozy non ha pagato solo per la scarsa efficacia dell’azione governativa ma anche per le idiosincrasie, talora troppo marcate, all’interno della sua stessa maggioranza.

Il messaggio trasmesso ai francesi, in fondo, assomiglia tanto al riconoscimento della impossibilità del Presidente della Repubblica – anche in un regime presidenziale forte, come quello francese – di poter fare l’uomo solo al comando. In questo discorso insomma c’è un po’ l’ammissione che i poteri che la Costituzione conferisce al ruolo non siano di per sé bastanti a negare il peso del dissenso, il ruolo dell’opposizione, le possibilità degli antagonisti di frenare, contrastare, boicottare il passo dell’azione presidenziale. Anche in una Repubblica presidenziale, dunque, si governa con non contro. E nel caso di Sarkozy, questo significa accogliere non reprimere le “correnti di pensiero” e di potere legittimamente attive all’interno del suo stesso partito ché altrimenti altro che riforme!

È insomma una lezioncina di “materialismo costituzionale”, questa impartita dalla batosta elettorale, che Sarkozy sembra aver colto. E se così è, bravo M. le Président!


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

One Response to “Sarkozy incassa (la sconfitta) e rilancia”

  1. mariolino ha detto:

    Silvio Berlusconi e Nicolas Sarkozy sempre più uniti negli intenti leggete questo articolo http://www.loccidentale.it/articolo/sark%C3%B2+e+berlusconi+vanno+a+washington+dopo+aver+stretto+un%27intesa+nucleare.0089216

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