– Gli scandali, le polemiche e gli eccessi che accompagnano il tour de force elettorale del premier dimostrano che Berlusconi è un “giocatore razionale”. Sa che le elezioni saranno vinte e perse grazie al “partito non voto” e che il target della maggioranza è oggi rappresentato dagli elettori rassegnati e delusi, “anti-comunisti” in un senso che poco ha a che fare con il comunismo storico e politico e molto con un riflesso pre-politico e quasi antropologico contro il “luogo-comunismo” della sinistra italiana: quella dei giornali, dei salotti, degli intellettuali… Un comunismo che non sta al Cremlino e a Botteghe oscure, ma nel salotto della Dandini o sulle pagine di Repubblica. 

Dunque, il Cav. si comporta di conseguenza, alzando il tono dello scontro, personalizzando la contesa, trasformando per l’ennesima volta un’elezione in un referendum sulla sua persona, giocando a fare l’uomo del popolo e riuscendoci perfino in modo persuasivo. Difficilmente avrebbe potuto mobilitare l’elettorato deluso dallo stallo del processo riformista; può però chiamare sulle barricate l’elettorato più impolitico e insieme politicissimo, quello tifoso e radicalmente anti-sinistra, educato da 15 anni di “massaggi” mediatici e giudiziari al premier a pensare, con qualche ragione, che la dinamica politica in Italia è costruita attorno alla scontro tra le procure e Travaglio da una parte e Berlusconi dall’altra. Per risvegliare gli spiriti animali di questo mondo, non occorre assumere impegni, ma semplicemente rappresentare, con la massima evidenza, che lo scontro è ancora in corso e che occorre rinnovare la scelta di campo. Per emozionare i supporter, è meglio dire che si sconfiggerà il cancro piuttosto che promettere la riforma del welfare.

Berlusconi, che è un fuoriclasse delle campagne elettorali, potrebbe farcela a raddrizzare la brutta piega che le cose avevano preso. E riuscirà, quasi sicuramente, a limitare i danni. Ma al prezzo di “spolicitizzare” lo scontro politico, di giocare, per l’ennesima volta, una partita elettorale indipendente da quella istituzionale, di “dissociare” la politica e il governo.

La sinistra non capisce che il piano della delegittimazione, dell’indignazione, dell’oltraggio favorisce e non imbarazza Berlusconi, che lo padroneggia con più mezzi e capacità, in presa diretta coi sentimenti del suo “popolo”. Ma nel centro-destra tutti, a partire dal premier, dovrebbero capire che se il “cambiamento” rimane un mantra elettorale senza divenire una priorità politica, 15 anni saranno passati invano, ennesima parentesi di illusione e di delusione. Alla fine, i conti arriveranno e saranno molto salati.