– Restiamo ai fatti. Hanno fatto discutere e continuano a generare polemiche le affermazioni del Presidente della Conferenza episcopale italiana, monsignor Angelo Bagnasco, che due giorni fa aveva invitato a tenere in particolare considerazione le tematiche legate all’aborto nelle scelte che gli elettori andranno a fare votando per le prossime elezioni regionali.

E’ arrivata ieri una nota dei vescovi della Liguria in cui si precisa che i valori legati alla bioetica, alla difesa della vita, al matrimonio fra uomo e donna, non possono essere considerati scindibili rispetto alle considerazioni relative agli aspetti sociali come l’accoglienza agli immigrati, il diritto alla casa e al lavoro. Francamente non vedo la notizia.

Certo, i retroscenisti potrebbero leggere nella nota dei vescovi liguri, che vede come primo firmatario monsignor Bagnasco, una correzione in corsa magari stimolata dalle diverse sensibilità di cui si compone l’episcopato italiano. E’ possibile, ma faccio ancora fatica a vedere la notizia. Non bisogna esser canonisti o teologi morali per capire che il magistero della Chiesa vada ben oltre i temi della vita e l’aborto. Come ha ricordato Monsignor Pompili questa lettura emerge dall’interpretazione del Vangelo, ma anche dalla ragione e dal senso comune.

Data per assodata l’onnicomprensività del Magistero e la sua impossibile categorizzazione in base allo strumentario del giornalismo e della politica mondana, il punto è un altro.

Da un punto di vista di metodo sgombriamo subito il campo: vogliamo davvero, da liberali, discutere sul diritto di chiunque di intervenire nel dibattito pubblico? Vogliamo perder tempo per dar aria ai denti?

Da un punto di vista politico, Federico Brusadelli su Farefuturowebmagazine ha fatto considerazioni di natura politica che penso in molti possano condividere. Scrive Brusadelli che un partito grande non può appiattirsi su singole scelte, ma deve lasciare spazio a tutti. Includere, non escludere. Perdonerete l’assenza di cinismo elettorale, ma l’analisi politica, in realtà, m’interessa poco.

Il punto su cui vorrei porre l’accento è che se si condivide in minima parte il messaggio cristiano dobbiamo registrarne la bancarotta. Se è vero che il livello di normatività di una religione è di continuo sottoposto a processi di revisione e rilettura in base alla ricezione che la società fa delle sue norme, in realtà, come ha spesso sottolineato Sergio Quinzio, in questo mondo più che mai, “bisogna porre al centro dell’annuncio cristiano il supremo mistero del suo fallimento”.

Per la società odierna il Magistero della Chiesa sulla castità, sull’astinenza come metodo di contraccezione, sulla verginità fino al matrimonio, è da molti ormai considerato improponibile. Forse è di questo che dovremmo parlare. Del perché di questo fallimento pedagogico. Forse la banalizzazione del sesso che la nostra società ripropone quotidianamente è un problema. O no? Forse lo è ancora di più per una politica fallocentrica che non scambia più voti, ma escort.

Si può decidere di inquadrare il messaggio dei vescovi nelle categorie destra/sinistra, conservatori/progressisti e far cominciare la solita messinscena gaberiana. Ma forse meritiamo di più. Forse, al netto delle opzioni politiche che ognuno di noi deciderà legittimamente di perseguire, dovremmo accogliere qualsiasi spunto sia utile alla riflessione sul futuro della nostra società. Certo qualsiasi istituzione, data la sua natura profondamente umana, si farà portatrice di interessi. Sarà la politica a valutare.

Il punto è che sempre più spesso, politicamente, di fronte abbiamo il nulla; inoltre, la cultura più o meno cristiana a cui molti di noi possono richiamarsi chiede purtroppo, altrettanto spesso, protezione ai tribunali ed al legislatore.

La nostra unica grande eresia non può che essere una cristiana speranza. Ma non saprei in cosa.