– Umberto Bossi si starà fregando le mani. La polemica tra il PdL e la questura di Roma (con tanto di intervento del ministro dell’Interno Maroni in difesa di quest’ultima) sul numero di partecipanti alla manifestazione di piazza di sabato scorso consente alla Lega Nord di massimizzare il profitto politico dell’evento. Davanti a folla e telecamere, il Cavaliere ha concesso la scena e incoronato il Senatur come suo principale interlocutore politico. Allo stesso tempo, una piazza romana piena ma non stracolma consegna un’immagine di un Berlusconi forte ma non invincibile. E’ proprio ciò che serve alla Lega.
Per Berlusconi e gli organizzatori dell’evento, si è trattato di un boomerang che poteva essere evitato: sarebbe dovuto essere chiaro allo stato maggiore del PdL, fin dai giorni antecedenti la manifestazione, che la comunicazione avrebbe dovuto orientare le aspettative su numeri ben più contenuti. Possiamo prendere la mappa di  Piazza San Giovanni in Laterano e fare stime di capienza, così come possiamo confrontare le foto di sabato con quelle di altre manifestazioni simili: in un caso o nell’altro ci apparirà chiaro come le stime della questura (150mila presenti circa) siano molto più attendibili del milione annunciato da Denis Verdini e difeso polemicamente da Gasparri e Cicchitto.

A che pro sparare così alto? La tentazione di annunciare l’improbabile “milione in piazza” è  un po’ come il vanto machista delle dimensioni: di solito nasconde qualche problema di insicurezza. Ne cadono vittima sia il centrodestra che il centrosinistra, che una settimana fa comunicò una stima sui partecipanti alla propria manifestazione dieci volte superiore ai numeri della questura (250mila contro 25mila). Per l’una e per l’altra parte politica, d’altronde, il ricorso alla piazza ed alle sue unità di misura (i manifestanti, i pullman, le bandiere e quant’altro) è ormai un banale surrogato della politica, una drammatica semplificazione della piattaforma di governo offerta agli elettori, ai quali si indica un “per” ed un “contro” ma non una proposta. E a queste condizioni, la consistenza del plebiscito è un dato determinante di valutazione. A cui si aggiunge, nel caso di specie della manifestazione di sabato scorso, l’accusa caricaturale alla questura di Roma di aver “barato” sulle cifre: un brutto riflesso dietrologico che il PdL pare avere troppo spesso.

Passate queste elezioni regionali, sarebbe il caso di fare frutto di quanto accaduto nelle ultime settimane. La normativa sulla presentazione delle candidature merita un’approfondita revisione. Ma non sarebbe male se si scegliesse di partire da una moratoria delle stime di parte sulle presenze in piazza. Ci si affidi alle autorità di pubblica sicurezza, si confidi nella loro terzietà e si lasci che sia il sistema dell’informazione a commentare quando serve il grado di affidabilità delle stime effettuate.