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Cuba: Guillermo Fariñas in ospedale, le Damas de Blanco manifestano

– La scorsa settimana abbiamo pubblicato in questo sito un articolo che cercava di fare il punto sull’attualità cubana, raccontando della morte di Orlando Zapata Tamayo dopo 85 giorni di sciopero della fame e della determinazione di Guillermo “Coco” Fariñas, storico oppositore del regime castrista, a proseguire la protesta di Zapata. Più o meno ventiquattro ore dopo l’uscita di quell’articolo, Fariñas è stato ricoverato – per la seconda volta dall’inizio del digiuno – in ospedale. Si trova attualmente nel reparto di terapia intensiva dell’Ospedale Provinciale di Santa Clara, la città in cui vive e in cui si è recata per incontrarlo anche Yoani Sánchez, che via Twitter manda continuamente aggiornamenti sugli sviluppi della protesta.

Zapata partiva da una condizione peggiore di quella di Fariñas: si trovava infatti in carcere, già debilitato da torture e violenze, alla mercé di carcerieri che certo non erano desiderosi di aiutarlo nella sua iniziativa. Si aggiunga a questo anche il fatto che era un operaio povero, di colore, e che aveva effettivamente precedenti penali non collegabili alla dissidenza politica, ed ecco che gli abili comunicatori della stampa ufficiale hanno pensato bene di poterlo declassare a “delinquente comune”, uno che è morto perché si ostinava a digiunare, istigato da chissà quale quinta colonna dell’imperialismo statunitense.
Grazie però all’immediata azione di personaggi coraggiosi, più abituati a rapportarsi coi media internazionali, come Fariñas e la Sánchez, la storia di Zapata è riuscita, soprattutto nel mondo ispanofono, a conquistare l’attenzione di grandi testate giornalistiche e capi di stato (Lula a parte, aggiungiamo per dovere di cronaca, ma è stato aspramente contestato in patria).

E’ stato creato anche un blog intitolato alla sua memoria, aggiornato continuamente con notizie sulle iniziative intraprese a sostegno della lotta politica di “OZT” sia a Cuba che nel resto del mondo.

Sia gli Stati Uniti che l’Unione Europea hanno criticato aspramente (a parole, d’accordo, ma meglio di niente) il modo di procedere del governo cubano, mentre la Spagna ha rinunciato a portare avanti a livello europeo le proprie proposte di “distensione” nei confronti dell’isola. Molti importanti intellettuali spagnoli – Pedro Almodóvar e Fernando Savater, per citare i più famosi – hanno firmato un “j’accuse” breve ma categorico nel chiedere la libertà dei prigionieri politici ed il rispetto dei diritti umani da parte del regime castrista.
In questa situazione, perfino gli strateghi del governo cubano sono riusciti a capire che non è proprio il caso di creare un altro martire: Fariñas è stato doverosamente portato in ospedale, in quel reparto di terapia intensiva dove a Zapata fu negato l’ingresso fino a quando non si trovò in condizioni tali da non potersi più riprendere. E’ tenuto sotto stretto controllo da medici e infermieri, è cosciente e comunica col mondo esterno attraverso la moglie e la madre, autorizzate ad entrare nel reparto.

Al suo capezzale, simbolicamente, sono radunati dissidenti locali, simpatizzanti della sua causa, uomini e donne liberi di tutto il mondo. Assenti – e non rimpianti, NdA – i rappresentanti del governo cubano, che nonostante tutto tentano ancora di minimizzare la vicenda.

Ma qualcosa si è ormai messo in moto.
In questi giorni ricorre il settimo anniversario della “Primavera nera” del 2003: in quell’occasione circa settantacinque dissidenti, residenti in diverse zone dell’isola, furono arrestati contemporaneamente dalla locale “Sicurezza di Stato”, con un’operazione tanto scenografica quanto agghiacciante. Le “Damas de Blanco” (le signore in bianco), mogli e madri dei detenuti politici cubani, già da diversi giorni scendono in strada a manifestare pacificamente per i diritti dei loro congiunti e più in generale per la libertà di espressione, ma si ritrovano sempre aggredite, prima verbalmente poi fisicamente, da zeloti filogovernativi, probabilmente per la maggior parte agenti di polizia in borghese, quando non dalla polizia “ufficiale”. La loro sola arma è un fiore, un gladiolo, simbolo della protesta; le armi del regime, fisiche e psicologiche, sono tante e tutte studiate per fare più male possibile.

Se qualche volta, nelle nostre noiose vite, ci dovesse succedere – consapevolmente o meno – di dimenticare il vero significato della parola “libertà”, allora forse dovremmo andarlo a rintracciare nelle carceri di Cuba, in casa di “Coco” Fariñas, nel telefonino di Yoani Sánchez continuamente collegato a Twitter, tra le magliette e i vestiti bianchi indossati orgogliosamente dalle Damas de Blanco, esempi appunto di indipendenza, ma anche e soprattutto di coraggio.
Di quel coraggio senza il quale, tristemente, “libertà” rimane solo un suono di cui riempirsi la bocca a sproposito.


Autore: Marianna Mascioletti

Nata a L'Aquila nel 1983. E’ stata dirigente politica dell’Associazione Luca Coscioni e tra gli ideatori del giornale e web magazine Generazione Elle. Fa cose, vede gente, cura il sito.

6 Responses to “Cuba: Guillermo Fariñas in ospedale, le Damas de Blanco manifestano”

  1. bill scrive:

    Sottoscrivo in pieno.

  2. Marianna Mascioletti scrive:

    @ bill: Mi fa piacere che riusciamo a trovare un punto d’accordo su questo tema, anche se su tanti altri abbiamo – mi pare – opinioni difficilmente conciliabili. E’ sempre bello per me leggere commenti di persone che sono d’accordo con ciò che, non so quanto bene, cerco di esprimere in quello che scrivo, quindi grazie per questa “sottoscrizione”. :-)

  3. luca scrive:

    bell’articolo
    complimenti
    la chiusura non e’ condivisibile lo e’ ancora di piu’
    un abbraccio

  4. Marianna Mascioletti scrive:

    @ Luca: Grazie!

  5. Luca Cesana scrive:

    naturalmente sottoscrivo

  6. John Doe scrive:

    Fa tristezza sentir dire ancora da ‘alcuni’ che la dittatura e’
    giustificata (o causata) dall’embargo americano. Mi illuminino,
    essendo io troppo stupido per apprezzarne il nesso!!!!
    Ovviamente sottoscrivo!!!

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