Tarantelli e Biagi, figli di una sinistra matrigna

– Domani ricorrerà l’ottavo anniversario dell’uccisione di Marco Biagi. Una decina di giorni dopo (il 27 marzo) saranno trascorsi venticinque anni dall’assassinio di un altro intellettuale – Ezio Tarantelli – che tanto ha meritato nella battaglia per la modernizzazione del Paese, per aiutarlo ad avere ragione dei propri incubi e a liberarsi dei propri pregiudizi. Non credo che i due professori si conoscessero. Purtroppo, negli ultimi anni sono entrate in contatto le loro famiglie accomunate da un identico dolore. Biagi era più giovane di Tarantelli, era un giurista (e non un economista).

Mentre Tarantelli era salito alla ribalta del Paese nella prima metà degli anni ’80, Biagi, in quel periodo, era ancora un giovane professore che si guardava attorno, che studiava i sistemi di relazione industriali degli altri Paesi, che svolgeva un ampio lavoro di formazione in tante sedi (col movimento cooperativo in particolare) ed occasioni, tra cui il Centro studi dell’Università di Modena nel quale raccoglieva i migliori talenti che reperiva come docente. In quegli anni iniziò il suo sodalizio con Tiziano Treu all’interno dell’Associazione per lo studio delle relazioni industriali, che poi sbocciò – anni dopo – quando Treu divenne ministro del Lavoro.

Ecco un primo tratto comune di due personalità tanto diverse. Sia Biagi sia Tarantelli incontrarono sul loro percorso uomini politici (che avevano il potere di decidere e di agire) che consentirono loro di mettere a frutto le conoscenze e le idee maturate in anni di studi e riflessioni. Tarantelli  persuase un grande sindacalista della statura di Pierre Carniti sull’esigenza di contrastare risolutamente il mostro di un’inflazione “scappata di mano”, intervenendo sulla scala mobile, l’istituto salariale che consolidava e rendeva permanente l’incremento del costo della vita.

Il suo era un progetto di grande ragionevolezza: non aveva senso difendere aumenti retributivi finti come un miraggio, ridotti a mere illusioni ottiche, quando il problema vero riguardava il potere d’acquisto effettivo delle retribuzioni. Carniti e la Cisl poterono contare a loro volta in un leader politico – Bettino Craxi – disposto a sfidare lo status quo e le forze che ne erano espressione. Ne derivò una scia di odio violento e irrazionale che trasformò Ezio Tarantelli in un simbolo e perciò in un bersaglio del terrorismo rosso.

Anche a Marco Biagi successe – anni dopo – la medesima vicenda. “Giurista di frontiera” Marco era convinto che le nuove forme di lavoro che stavano diffondendosi in tutto il mondo sviluppato per sbloccare una disoccupazione giovanile divenuta endemica e strutturale non dovessero essere demonizzate come pericolose devianze, ma invece regolate e rese trasparenti. Anche il professore bolognese provò a lungo di far vivere le idee che riteneva giuste  nell’ambito di quella sinistra riformista a cui sentiva di appartenere. Ma ricevette solo astio ed ostilità.

Fu un ministro di un governo di centro destra – Roberto Maroni –  a dargli credito e a trovare interessanti le sue intuizioni. Nacque così il Libro bianco e venne redatto l’impianto di quella legge n. 30/2003 che oggi è conosciuta in tutto il mondo civile col nome di Biagi. Iniziò lì quell’amicizia con Maurizio Sacconi, destinata a sfidare il tempo e la morte. Oggi, divenuto ministro è visibile la traccia che Sacconi segue nel portare avanti la politica del lavoro ispirata da Marco Biagi, a cui il destino ha infine dato ragione.

Tarantelli e Biagi erano uomini della sinistra. Con loro la sinistra fu matrigna. E’ una riflessione che le forze migliori di quella parte, tanto importante nella vita del Paese, farebbero bene a compiere. In fondo, si riduce ad una semplice domanda: perché la sinistra finisce sempre per essere ingiusta con i suoi figli migliori?


Autore: Giuliano Cazzola

Nato a Bologna nel 1941. Laureato in Giurisprudenza, esperto di questioni relative a diritto del lavoro, welfare e previdenza, è stato dirigente generale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Insegna Diritto della Sicurezza Sociale presso l’Università di Bologna. Ha scritto, tra l’altro, per Il Sole 24 Ore, Il Giornale, Quotidiano Nazionale e Avvenire e collaborato con le riviste Economy, Il Mulino e Liberal. È stato deputato per il Pdl nella XVI Legislatura. Per le elezioni 2013, ha aderito alla piattaforma di Scelta Civica - Con Monti per l'Italia.

3 Responses to “Tarantelli e Biagi, figli di una sinistra matrigna”

  1. luigi zoppoli scrive:

    magari chiederlo all’On. Martino ottimo e negletto figlio del liberismo non sarebbe male.Lui se ne intende di cattivi trattamenti ricevuti.

  2. perché la sinistra finisce sempre per essere ingiusta con i suoi figli migliori?

    perchè, da matrigna, durante il mandato di Governo non proprio, ha dovuto “recuperare” dalla destra gli errori di qualche madre snaturata (leggi Scajola) ;-)

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