di Benedetto Della Vedova, da Il Secolo d’Italia del 18 marzo 2010 – La campagna elettorale brucia velocemente le poche giornate che le sono state concesse. Il Pdl – e in primo luogo il suo leader – è alla ricerca di un messaggio forte, un “colpo di teatro” che possa smuovere le acque e riportare al centro dell’attenzione quella politica di modernizzazione del paese che ha garantito a Silvio Berlusconi di uscire ampiamente vittorioso dalle urne del voto politico di due anni fa.

Certo, il voto è regionale, ma è indubbio che una parte del consenso lo si gioca su di un piano politico generale e, di fatto, nazionale.
Il terreno delle politiche economiche è senz’altro, oggi come non mai, quello cruciale. Ma la crisi impone prudenza e misura a chi governa: fare oggi promesse difficili da mantenere potrebbe rivelarsi, a strettissimo giro di posta, un boomerang. Su questo è meglio rivendicare con forza la capacità dimostrata fin qui dall’esecutivo di governare la barca nazionale, guidandola con successo attraverso la bufera.

Che impegno assumere con gli elettori, allora, nei prossimi giorni? Senza che ciò –  sia ben chiaro –  abbia alcun intento provocatorio, io penso che Berlusconi potrebbe annunciare che il PdL nelle prossime settimane romperà gli indugi e promuoverà, insieme ad una graduale diminuzione dell’onere fiscale per le famiglie con figli o anziani a carico, una legge per il riconoscimento di doveri e diritti delle coppie di fatto, etero o omosessuali che siano.

Ci sono milioni di persone in carne e ossa –  equamente distribuiti tra la destra, la sinistra e il partito dell’astensione –  che vivono sulla loro pelle il disagio di risiedere nell’unico grande paese europeo privo di qualunque tutela giuridica per le unioni d’amore non sanzionate, quale che ne sia il motivo, dal vincolo matrimoniale. Ovviamente l’adeguamento della legislazione sulla famiglia al quadro normativo europeo, peraltro accettato e non contestato da tutte le grandi forze del PPE, non è una “priorità” del Paese. Ma sulle priorità si dà per acquisito che il Governo sia già impegnato, pur nelle difficoltà contingenti.

Un annuncio di questo tipo spariglierebbe la campagna elettorale restituendo a Berlusconi un immagine più coerente con la sua storia politica e dando voce, nel PdL, ad un atteggiamento più generoso e meno moralistico sulle questioni della famiglia, che nell’agenda della politica è una importante issue sociale, non un’emergenza morale. Non si tratta, peraltro, di “inventare” dall’alto un “nuovo modello” di famiglia, ma di definire un quadro giuridico in cui complessivamente tutte le famiglie italiane, nelle loro profonde differenze, possano riconoscersi.

Rilanciare “da destra” un tema considerato progressista metterebbe in mora una sinistra bigotta che quando era maggioranza non ha saputo agire, paralizzata al suo interno, nemmeno su di un tema popolarissimo nell’intero paese e certamente nel suo elettorato.

La vera partita elettorale si gioca in regioni come il Piemonte, la Puglia ed il Lazio dove i candidati del centro-sinistra hanno il connotato progressista più accentuato e pure appaiono favoriti di misura dai sondaggi, dimostrando di rubare molti voti al centrodestra rispetto alle elezioni europee. Dunque lo “spariglio” meriterebbe qualche considerazione: un elettorato liberale intiepidito dagli scontri, tentato dalla carta progressista o pronto all’astensione, potrebbe ritrovare una buona ragione per ridare fiducia al centrodestra berlusconiano.

Conosco le obiezioni. La prima riguarda il possibile disorientamento del nostro elettorato. Non credo che in generale questo sia vero, vista la diffusione trasversale delle convivenze etero e omosessuali, ma basterebbe spiegare che la questione è ormai ineludibile e che, a questo punto, è meglio affidarsi alla moderazione e alla prudenza del centrodestra (pensiamo alla proposta assai soft dei DiDoRe elaborata dai Ministri Brunetta e Rotondi) prima che una sentenza della magistratura finisca per equiparare convivenze e matrimoni, indipendentemente dal sesso dei conviventi, con ciò precipitandoci d’emblée in terra zapateriana.

Infine c’è la questione del cosiddetto voto cattolico. Sul punto la posizione della gerarchia è abbastanza netta, come lo fu fino alla fine, del resto, anche sul divorzio. Questo è un fatto. Ma è un fatto anche che, per fare l’esempio del Lazio, i sondaggi recentissimi mostrano come i “cattolici impegnati” ed i “praticanti assidui” diano un giudizio favorevole alla candidatura Bonino in percentuali maggiori che alla candidatura Polverini (la quale, a mio avviso, ha segnato fin qui il punto migliore della sua campagna elettorale proprio sulle coppie di fatto). L’opinione dei cattolici in materia elettorale, quindi, non sembra così influenzata dal profilo “laico” dei candidati e delle loro politiche. E comunque, non immagino migliaia di voti riversarsi dalla Polverini alla Bonino, da Palese a Vendola, da Cota alla Bresso per protesta contro un impegno di Berlusconi sulle unioni civili.

Le elezioni, a maggior ragione nelle regioni in bilico, si vincono al margine. Un Berlusconi “contro-intuitivo”, che chiude la campagna elettorale (anche) con un impegno sulle coppie di fatto, non credo che perderebbe uno solo dei consensi popolari acquisiti, ma sono certo ne riconquisterebbe in grande quantità nelle fasce più sensibili alla politica di un centrodestra europeo impegnato sulla frontiera della modernizzazione civile.