– Ma quale reato, ma quale scandalo. Il Presidente del Consiglio non solo può, ma deve chiamare il direttore del Tg1. E’ suo preciso dovere in quanto suo editore, committente, dante causa, “padrone”. Chiamatelo come vi pare. Ma chi si indigna di tutta questa faccenda è un eretico senza saperlo. Manicheo, per la precisione.

Il male oscuro della Rai non è, non sono, i suoi attuali governanti. E il suo bene non è un passaggio di consegne da questa ad un’altra ipotetica maggioranza parlamentare deberlusconizzata. Il male della Rai è, semplicemente, la sua natura, il suo essere strumento di “regime”, fungibile come lo sono i partiti che si avvicendano alla guida dello Stato, ma non per questo meno “regime”. Tutto qui.

Che l’attuale presidente del Consiglio, che è un player politico non da oggi bensì da tre lustri, sia anche proprietario dell’altra metà del mondo mediatico italiano è un aggravante non per lui, ma per i suoi oppositori intra ed extra parlamentari, per quelli che “la Rai è il servizio pubblico finchè l’interesse pubblico lo decidiamo noi”, per quelli che credevano di poterne fare una riserva indiana della democrazia dove rifugiarsi dalle orde di barbari del tycoon di Mediaset e che si ricordano dell’indipendenza e imparzialità solo quando a decidere direttori di Tg e di rete sono gli altri.

La Rai va venduta, privatizzata, liberata dalle occupazioni simmetriche di una politica sempre più invasiva, arrogante e partigiana. E’ una banalità, vecchia, pure questa, di quindici anni, ma è addirittura sancita (raro caso) da un referendum popolare (del 1995).

La privatizzazione di viale Mazzini è stato un cavallo di battaglia del centro destra fino a non molto tempo fa. Oggi il cavallo è rinchiuso in una stalla perché manca la battaglia. Il suo Cavaliere ha già vinto. Non essendo più un monopolio degli altri, ma un utile serbatoio di poltrone e di potere mediatico cui è possibile attingere, chi e perché, in un centro destra strutturalmente al potere dal ‘94, dovrebbe volere una Rai veramente indipendente perché privata? Tanto più che, controllando la maggioranza parlamentare, non solo puoi deciderne la governance, ma perfino ridurla al silenzio in campagna elettorale ergendoti a pasdaran di una par condicio di cui soltanto il giorno prima contestavi l’illiberalità.

“Er pasticciaccio brutto” di viale Mazzini è questo qui e si misura con l’immaturità del bipolarismo italiano. Un paese bipolare e maggioritario richiederebbe un’informazione seria e indipendente. E un sistema di informazione serio ed indipendente, guidato dal mercato e dall’opinione pubblica, preluderebbe senz’altro a un sistema politico maturo e bipolare, dove il legislatore è chiamato soltanto a risolvere i problemi, non anche a crearli attraverso il controllo di palinsesti e scalette dei Tg.

Sulla Rai , perciò, lo Stato faccia un passo indietro. Il centro destra, se c’è, un passo avanti verso la modernizzazione del paese.