I paradossi del giustizialismo, tra imputazioni e riabilitazioni politiche

– Tra gli effetti indesiderati della “giudiziarizzazione” della lotta politica, che la sinistra coltiva con paranoia suicida dalla fine della Prima Repubblica, c’è anche quello di avere fissato l’identità tra il “male” e l’illecito, tra la responsabilità politica e quella penale, tra i giudizi di fatto e quelli di diritto.

Secondo questa logica, il politico cattivo – e tipicamente Berlusconi – deve essere un corrotto, un malversatore, un mafioso. Ma il risultato è che se il giudizio politico deve farsi sentenza giudiziaria, l’assoluzione sancisce anche l’innocenza politica. Se tutto ciò che è cattivo è reato, ciò che non è reato può essere rivendicato come titolo di merito e di onore o, almeno, come corretto esercizio della responsabilità politica.

A forza di trasformare il terreno politico in una palude giudiziaria, in cui la stessa magistratura si aggira con passo malfermo, si giunge, per eccesso di giustizialismo, alla spoliticizzazione della politica. E in questo paradosso, come dimostra lo storia della Seconda Repubblica, e anche la fine della Prima, a perderci di più sono proprio i banditori del terrore giudiziario. Se l’avviso di garanzia è, in sé, un fattore di discredito, il proscioglimento prelude alla totale riabilitazione politica dell’inquisito.

Con ogni probabilità lo svolgimento dell’affaire Minzolini-Innocenzi-Berlusconi seguirà questo schema. La debolezza e le troppe anomalie di un’indagine che ha incrociato “casualmente” le parole del Presidente del Consiglio, la ricerca, che immaginiamo affannosa, di un’imputazione coerente e “adatta” ad una condotta politicamente censurabile, il problema, invero macroscopico, della competenza territoriale della procura di Trani, la fuga di notizie puntuale nell’imminenza del voto… tutto fa pensare che questa inchiesta finirà nel nulla. Ma farà finire nel nulla anche quanto ha indirettamente portato alla luce e che, non essendo “reato”, non potrà che essere anch’esso archiviato.

Berlusconi è stato a tal punto accusato di tutto, che non gli si può chiedere più conto di nulla. E anche in questo caso l’inconsistenza della “persecuzione giudiziaria” farà apparire inconsistente la denuncia politica di un comportamento troppo disinvolto nei rapporti con un commissario dell’Agcom e con il Direttorissimo del Tg della rete ammiraglia di una Rai che va privatizzata quando è “di opposizione”, ma può rimanere pubblica quando è “di maggioranza”. Se Berlusconi non è un concussore e non ha estorto, in forza del proprio ruolo, una condotta condiscendente a Innocenzi e Minzolini, allora va tutto bene, è tutto “normale” anzi è tutto “giusto”. Ma tanto normale e giusto, francamente, non ci pare.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

7 Responses to “I paradossi del giustizialismo, tra imputazioni e riabilitazioni politiche”

  1. gianpaolo@liberista ha detto:

    Ottimo articolo,direi ineccepibile. Un saluto al dott. Carmelo Palma e auguro a lei e tutti i RL un buon lavoro!

  2. Lucio Scudiero ha detto:

    Dopo il legalismo etico, per cui tutto ciò che fosse contenuto in una legge era “eticamente commendevole”, siamo passati al giustizialismo etico, per cui sei ineccepibile se non commetti reato, benchè disastroso sul piano politico e del buon senso. Questo paese ha bisogno di bipolarizzare proprio tutto.

  3. Giorgio Frabetti ha detto:

    La Magistratura europea è stata oggettivamente favorita dalla dilatazione di organismi indipendenti, dall’invasività di norme internazionali di organizzazioni supernazionali come la CEE, la OCSE, il WTO che hanno condizionato la volontà politica dei legislatori. Sono state queste (Magistratura e organizzazioni) le protagoniste del “nuovo corso liberista” degli anni 90; e sono stati i politici a mettere loro questo potere di supplenza politico-legislativa: il liberismo imponeva tagli allo Stato Sociale, e i politici han preferito delegare ad altri le decisioni, in specie alle burocrazie giudiziarie e amministrative (es. la riforma del collocamento è avvenuta tramite una decisione della Corte di Giustizia UE del 1997; la “manovra Amato” del 1992 è stata afffrettata dalla Corte dei Conti che negò il visto al bilancio dello Stato Italiano il 31/12/1991).
    Per questo, la Magistratura si sente tronfia e forte.
    Questo ruolo della magistratura fu accolto nei primi anni 90 con trionfalismo, anche da settori importanti e liberali dell’opinione pubblica europea, perchè ci si illuse che la magistratura avrebbe concorso ad eliminare i lacci e lacciuoli di una stagnante economia europea (le tanto declamate ‘liberalizzazioni’!), avviandola alla ripresa e eliminando le fonti di paralisi sociale.
    E’ questa teoria della magistratura che oggi dobbiamo mettere sotto accusa, perchè, nonostante quasi due decenni di “giustizialismo”, la situazione sociale ed economica (italiana ed europea) è più paralizzata di ieri ed è la stessa magistratura ad essere fonte di paralisi, quando delegittima la politica, ovvero l’unica sede in cui i processi economici possono essere governati e controllati dall’opinione pubblica.

    Sul tema delle intercettazioni si veda il mio link: http://www.arezzopolitica.it/2010/03/12/intercettazioni-adesso-basta/

  4. Patrizia Franceschi ha detto:

    Veramente, con questa magistratura che decide su tutti e su tutto a me non sembra affatto una cosa normale. Loro fanno quello che vogliono a piacere suo e la parte avversa non può dire niente ne opporsi. Tanto loro hanno sempre ragione, per di più tutta questa immondizia va a finire sui soliti giornali… guai a toccare qualsiasi legge, non sia mai che cambi qualcosa. Così si va avanti da anni!! Auguri a tutti noi.Patrizia

  5. Claudio Saragozza ha detto:

    Ottimo articolo. Condivido pienamente.

  6. Misa Naka ha detto:

    ‘L’affaire’ nasce dal fatto che Innocenzi e Minzolini non siano mai intervenuti durante anni di uso della Rai per fare propaganda politica a senso unico da parte di tutte le trasmissioni televisive (la sospensione di Porta a Porta c’è entrata dentro per non fare distinzioni e non per schieramento, l’Annunziata, che ha la coda di paglia, si è autosospesa)- se i ‘funzionari’ pubblici avessero fatto bene il loro dovere, loro e naturalmente chi c’era prima di loro, non ci sarebbe stato bisogno di nessun intereressamento da parte del Capo del Governo – tra i compiti del Presidente del consiglio c’è anche quello di relazionarsi con i vari organi dei Servizi Segreti ma qualche Pm non vorrebbe che colloquiasse con il capo dei redattori del tg1 e col responsabile dell’Agicom o con qualche graduato dei Carabinieri! a me pare una forzatura, e a Voi?

  7. Patrizia Franceschi ha detto:

    Pare veramente una forzatura. SANTORO è inutile che faccia il martire fa dei processi tutte le settimane con un solo unico imputato, sempre. Ha stufato!!Patrizia

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