– Dopo tanti anni dal crollo della cosiddetta Prima Repubblica, il sistema politico italiano è ancora fluido. A destra come a sinistra ci si muove, si cerca, ognuno come può e come sa, di trovare una forma “solida” per i due poli di questo insicuro sistema bipolare. E al centro c’è chi spera nel fallimento di questi tentativi per tornare alla vecchia politica basata sulle oligarchie dei partiti e l’assenza di reale alternanza.

Oggi i riflettori, a causa soprattutto della debolezza – innanzitutto progettuale e di elaborazione politico-culturale – del Partito democratico, sono puntati sul PdL, dove perlomeno qualcosa accade. E accade soprattutto nell’area cosiddetta “finiana”. L’ultimo evento è rappresentato dall’annuncio della creazione di una struttura “aggregante” dentro al PdL: “Generazione Italia”.

Dovrebbe trattarsi di un’iniziativa per creare nuovi spazi di partecipazione e “militanza” per quanti sono interessati ad entrare nella vita del partito, soprattutto a livello locale; per quanti,  fino ad oggi, con un PdL ancora poco strutturato sul territorio e restio ad aprire spazi di democrazia ed un’effettiva partecipazione dal basso in grado di “pesare”, hanno avuto difficoltà a vivere il partito “dal di dentro”.

Questo a me pare che Generazione Italia voglia essere. Dunque, perché dovrebbe esserci un conflitto con una Fondazione, Fare Futuro, o con testate come FFwebmagazine e il Secolo d’Italia, che si occupano soprattutto di analisi e di elaborazione culturale, certo al “servizio della politica”, ma non di organizzare l’impegno di quanti vogliono, nelle diverse realtà italiane, partecipare e contribuire alla vita del PdL?

Credo che Generazione Italia sia un progetto importante, che persegue con mezzi diversi – e con una dimensione più direttamente organizzativa – lo stesso fine perseguito in questi anni da Fare Futuro, o da altre realtà, come Libertiamo: dare un contributo alla costruzione di una moderna destra europea. Le due dimensioni, quella dell’elaborazione e dell’organizzazione, dunque, non mi pare confliggano, ma credo che siano anzi destinate a divenire complementari.

Per questo,  le interpretazioni che circolano sulla stampa di un leader (Fini), pronto a lanciare qualcuno per emarginare qualcun altro, fanno sorridere. Fanno sorridere innanzitutto perché quest’area non è fatta di soldatini obbedienti, ma di persone che si sono ritrovate ad un certo punto della loro storia personale a condividere un’avventura culturale e politica.  In secondo luogo, perché non si capisce il motivo per cui, per dare forza alle proprie posizioni politiche e alla propria idea della politica, Gianfranco Fini non dovrebbe attingere a tutto ciò che di vitale lo circonda.

Dunque, che gli amici de Il Giornale stiano tranquilli: non sono previsti esodi da Fare Futuro verso lidi più à la page, nessuno sta “drizzando le orecchie” per capire dove sia più conveniente “trasferirsi”. Si continua a lavorare, per ciò in cui si crede.

Questo articolo esce in contemporanea su libertiamo.it e ffwebmagazine.it