– In Italia c’è un problema lavoro. E un problema giovani.
Due facce, entrambe tristi, della stessa medaglia. Che, come la giri la giri, comunque rovinata è.
Ma se è vero che il futuro di un Paese – anche il presente, poi – è fondato sulle sue nuove generazioni, e se è altrettanto vero che sul lavoro si fonda tutto il sistema sociale, allora è innegabile che a entrambi i problemi si debba trovare una soluzione. Cosa che, negli ultimi dieci anni, non è stata fatta né a destra né a sinistra. Nessuno, in maniera seria, se ne è occupato. Perché se è innegabile che pacchetto Treu e legge Biagi abbiano introdotto sostanziali novità, è altrettanto ormai chiaro a tutti che la riforma è zoppa, monca, incominciata ma non terminata. E a rimanere schiacciati dalla riforma stessa sono i giovani, le nuove generazioni, cioè il motore di qualsiasi Paese in crescita (il nostro, infatti, decresce).

Gli interventi da fare sono tanti e necessitano di condivisione politica, non è una qquestione di parte né di partito, ma di senso dello Stato e amore per il Paese. Già, sentimenti che dovrebbero essere alla base della politica e del lavoro, sentimenti che serve riscoprire in un momento buio di battaglie tra poveri, lotte fratricide, guerre tra sconfitti.

Nel 2006, con Antonio Incorvaia e la community di Generazione Mille Euro, avevamo sottoposto una petizione popolare all’allora Ministro del Lavoro Cesare Damiano. Grido d’allarme? No, proposta concreta di riforma. Non sono – non siamo – allarmisti e urlatori, sono – siamo – persone di buon senso che credono nel lavoro, nell’Italia, nel futuro costruito da oggi. Quelle idee sono valide ancora oggi. E fanno parte di una proposta programmatica per punti che servirebbe a superare la attuale legislazione in materia di lavoro e a dare nuova spinta che favorisca un miglior funzionamento del nostro sistema lavoro. Che, poi, è praticamente sinonimo di sistema Paese.
Allora ecco cosa è necessario fare a livello legislativo.
–    Inserimento di specifici ammortizzatori sociali, che rendano più agevole il periodo di transizione da un’occupazione a un’altra per chi rimane temporaneamente senza lavoro, trasformando così la “flexibility” in “flexicurity” (flexibility + security);
–    Aumento del costo del lavoro temporaneo/atipico per le aziende, in modo che questo sia superiore al costo del lavoro a tempo indeterminato;
–    Concessione di sgravi fiscali alle aziende che trasformano il contratto precario in tempo indeterminato: così facendo, si garantirebbe all’azienda il doveroso periodo di prova fisiologico per testare il proprio dipendente, ma al tempo stesso se ne incentiverebbe l’assunzione in caso di esperienza positiva;
–    Controlli seri affinché la legge sia applicata correttamente: oggi la maggior parte dei lavoratori a progetto (o dotati di partita Iva) non hanno, di fatto, nessun progetto di cui occuparsi;
–    Accesso al credito (mutui, finanziamenti, ecc.) anche per chi non gode di contratti a tempo indeterminato: oggi per un co.co.pro. è praticamente impossibile ottenere un mutuo per comperare una casa o un incentivo per acquistare una macchina, un nuovo computer o per avviare un’attività in proprio;
–    Promozione sociale e culturale di una concezione diversa del lavoro basata sulla meritocrazia, sulle selezioni realmente aperte e pubbliche, sulla lettura attenta dei Curriculum Vitae;
–    Valorizzazione della formazione scolastica: chi investe tempo e denaro per proseguire negli studi, non può terminare il proprio percorso scolastico e sentirsi rifiutato da qualunque datore di lavoro a causa della mancanza di esperienza. Se è vero che, attualmente, l’esperienza di lavoro permette di ottenere crediti formativi da convertire in esami universitari, deve valere anche il contrario, altrimenti tutto il sistema dell’Istruzione viene a perdere legittimità e utilità;
–    Allargamento del sistema dei Concorsi Pubblici: i Concorsi Pubblici rappresentano, sulla carta, un bacino di idee e di talenti che spesso non troverebbe altra opportunità per emergere. Una ricchezza, dunque, non solo per i lavoratori ma anche per lo Stato, certamente preferibile ai clientelismi e alle parentele che regolano oggi buona parte dei sistemi di assunzione.

Sono proposte. Condivisibili o meno. Ma proposte concrete, su cui discutere, stante l’innegabile fatto che oggi, in Italia, il doppio problema giovani e lavoro c’è. Se non lo si affronta, domani ci sarà un unico più grosso problema: quello del fallimento del sistema socio-economico del nostro Paese. Sarà la sconfitta totale della politica degli ultimi quindici anni.