– Martedì scorso, nel commentare le elezioni in Iraq, su queste colonne Piercamillo Falasca ha scritto un interessante articolo che si concludeva con la domanda retorica: vuoi vedere che Bush aveva ragione. La logica dell’articolo, costruito intorno alle posizioni di Stefano Magni, Fiamma Nirenstein e Carlo Alberto Cuoco, era semplice: i fatti recenti confermerebbero la lungimiranza di Bush nel lanciare la guerra contro Saddam nel 2003. Mi permetto di obiettare.
Credo un buon punto di partenza sia l’ultima Quadriennal Defense Review e il costo della guerra in Iraq. La sola guerra in Iraq, finora, è costata dicerse centinaia di miliardi di dollari. Non so quanto affidabili siano i calcoli del sito The Cost of War, ma questo al momento dà una stima (aggiornata al secondo) che supera i 700 miliardi di dollari. Assumendo che questi signori si sbaglino enormemente, se il costo fosse “solo” di 350 miliardi avremmo ancora la spesa in armamenti di tutto il mondo (esclusi gli USA) nel 2008. O, alternativamente, si pagherebbe tutto il costo del programma F-35/LIghtning II Joint Strike Fighter che dovrà equipaggiare con nuovi aerei multiruolo di quinta generazione l’Esercito, la Marina, i Marines e e l’Aeronautica americana per i prossimi 30/40 anni per un totale poco inferiore ai tremila pezzi.

Cosa ci dicono questi dati? Ci dicono molto. La recente Quadriennal Defense Review, il documento di programmazione strategica del Pentagono programma due passi importanti. In primo luogo, gli Stati Uniti ridurranno il tasso di produzione delle loro portaeree. In secondo luogo, la produzione dell’F-22 verrà fermata. L’F-22 al momento è il più moderno caccia da combattimento al mondo.

Perchè gli Stati Uniti hanno fatto questa scelta? Perchè, come gli economisti ci ricordano, le risorse sono scarse, e nessuno può comprare tutto ciò che vuole. Neppure gli Stati Uniti. Per finanziare le guerre in Iraq e in Afghanistan, dunque, bisogna tagliare da qualche altra parte. E queste sono due delle vittime (insieme al programma dell’esercito americano Future Combat System, di fatto eliminato la scorsa primavera).

Il dato interessante è che, come ci ricorda il prof. Barry Posen del MIT, l’egemonia americana si fonda sul controllo degli spazi comuni, aria, spazio e mari. Riducendo il tasso di produzione di portaeree gli Stati Uniti iniziano a ridurre la loro forza navale relativa. E’ giusto ricordare che nessun Paese, nel breve/medio periodo, sarà in grado di sfidare la potenza marittima americana, ma comunque questo dato non va sottovalutato. Perchè indica una sorta di ritirata da parte dell’America.

Lo stesso discorso vale per l’F-22. Tutta la Quadriennal Defense Review parla della minaccia di anti-access and denial-weapons. Armi volte a limitare la capacità di intervento degli Stati Uniti. Queste armi vanno dalle mine, ai missile anti-nave e anti-aria etc. Un recente studio del Center for New American Security riguarda l’intero fenomeno. Bene, l’F-22 è un ottimo strumento per superare la minaccia posta da queste armi (soprattutto missile anti-aria). L’F-35/Lightning II JSF, che sostituirà l’F-22, sarà verosimilmente meno dotato in questo senso. Fermando l’F-22 gli Stati Uniti ipotecano nuovamente la loro capacità di intervento all’estero.

In definitiva, Bush aveva ragione? Se valutiamo la guerra in Iraq sulla base dei (pochi) risultati ottenuti sul campo, si può anche con molta fantasia raggiungere questa conclusione. Se invece valutiamo la guerra in Iraq sulla base delle sue implicazioni generali, mi sembra che più di bicchiere mezzo vuoto, convenga parlare di fondo del barile e di quanto manchi prima di fare il buco.