Immigrazione e clandestinità: quando la famiglia non conta

– La sentenza della Corte di Cassazione che ha respinto il ricorso del signore albanese di Busto Arsizio, privo di diritto di soggiorno in Italia e sposato con una donna in attesa di cittadinanza italiana, che chiedeva la temporanea permanenza in Italia nell’interesse dei figli minori in età scolastica, è purtroppo comprensibile, stante l’attuale legislazione. E’ molto meno accettabile una politica che si accontenta di questa legislazione restrittiva, discriminatoria, certamente non adeguata ai tempi.
Una buona discussione dovrebbe anzitutto fare chiarezza sull’oggetto del dibattito, guardando ai fatti. Tutti comprendiamo come possa esistere – e vada evitato – l’uso dei minori come lasciapassare o salvacondotto da parte dei clandestini, ma il caso in questione è molto diverso. Non stiamo parlando dell’immigrato clandestino appena arrivato in Italia con un barcone ed un figlio minore per mano. Qui si tratta di una famiglia ben integrata, o in via di piena integrazione, nel tessuto sociale italiano, che si trova a vivere il disagio di un genitore regolarmente residente in Italia e di un altro privo di diritto al soggiorno.
Il problema, allora, non è la Cassazione, dalla quale non possiamo aspettarci una supplenza legislativa che colmi le incertezze della politica e alla quale non è utile rivolgere accuse di contraddittorietà rispetto a giudizi passati (spetterà comunque alle Sezioni Unite dirimere la questione). Il nodo da sciogliere è una legislazione che non sa affrontare in modo diverso casi molto diversi, che non riconosce il diritto naturale al ricongiungimento se non nello schema ‘classico’ del genitore che lavora e che si fa raggiungere in Italia dal figlio lontano.
Più in generale, in una fase congiunturale così difficile, sempre più immigrati perdono il lavoro ed il diritto al soggiorno. E si trovano a fare i conti con la realtà di una famiglia ‘più italiana’ e ‘meno rimpatriabile’ di quanto la legge riconosca. Ed è a situazioni come queste che le politiche per l’integrazione – anzi, le politiche per la famiglia – dovrebbero guardare.
E’ un peccato che alcuni, nel PdL, abbiano avuto il riflesso (quasi condizionato) di commentare con soddisfazione la sentenza avendo in testa il barcone e non la famiglia. E’ la tutela della famiglia, invece, che dovrebbe spingerci a riconsiderare nel profondo il nostro approccio ai temi dell’immigrazione e della cittadinanza.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

11 Responses to “Immigrazione e clandestinità: quando la famiglia non conta”

  1. la tutela della famiglia in generale (italiana o immigrata regolarmente)impone di non sovraccaricare i servizi pubblici oltre i limiti che la spesa pubblica e il debito pubblico consentono soprattutto nella congiuntura economica presente. Il diritto al ricongiungimento non può servire l’abuso e la violenza, contro una comunità anche troppo accogliente, di una immigrazione contro la legge, di una sottrazione di risorse proprio quando le stesse diventano carenti: la sostenibilità è la misura di tutto, non può esserlo solo per il governo di tutti gli altri settori. Solo ipocrisia, ideologia, mitologia, mi spiace ma la vedo così. Buona erosione del partito di cui vi presentate come sostenitori. Tommaso

  2. fabrizio balzani ha detto:

    Onorevoel Dalla Vedova, io leggo con piacere i suoi articoli su libertiamo e conosco la sua preparazione culturale di altissimo livello.
    Mi chiedo in questo caos ha mai pensato che migliaia si extracomunitari hanno pagato uomini e donne italiani per non farsi rimpatriare , i famosi matrimoni fasulli , tanto controllati negli stati uniti.
    Qui in italia le donne dei night club e uomini extracomunitari hann o semrpe pagato per fare matrimoni falsi.
    Ora se non c’e una commissione che indaga come fanno i giudici a fare le differenza tra famiglia o barcone?

  3. Nes Lauro ha detto:

    Ho molto viaggiato, dall’Italia, in Germania, Francia, Australia, Italia e, in tanti altri paesi. In alcuni, ci sono stato da onesto lavoratore e, in altri quale turista “rispettoso” di usi e costumi locali, e in conseguenza, bene accolto, ed integrato nella realta’ del tessuto sociale dei paesi or nominati.
    In uno ricevetti una medaglia…ma non intendo discuterne, per accattivare delle simpatie.
    In relazione ad altri cittadini extracomunitari, forse in quanto giovine, non notai delle sofferenze … ma, avevo uno spectrum di civile accoglienza.
    Bisogna considerare, i motivi di spostamenti di masse di persone, da qualsiasi continente o razza appartengano, che purtroppo per le traversie della vita, dimostrano nevroticita’ come non mai, la paura di vivere, sono inorriditi per quanto avviene intorno a loro. E intanto avremo da chiederci: che cosa loro possono per vincere tanto senso di opprimente paura? In verita’ la nostra societa’ e’ satura ormai di malvagita’, di odio e anche vendetta, di rancori e sfoghi spesso sanguinari.
    Nel contesto della succitata sentenza, in prima facie, par eccessiva il deliberato (i giudici applicano la legge) ma agli occhi della comunita’ italiana ed internazionale, pare un indelebile torto arrecato alla dante famiglia, che sembra in attesa della “cittadinanza italiana” e posto per certo e’ gente onesta e laboriosa. Qui il discorso legislativo e’ discrepante in quanto da un lato si da’, e dall’altro si leva. Indi, la mera colpa e’ l’attuale legislazione molto lacunosa, e direi incompresibile…questo per via di continui cambi: basati sulla marasma di idee e speculazione o, combinazione politica, e diretta al voto politico. Intanto, il non perfezionamento della legge, ci costringe ad assistere inermi, piu’ delle volte, ad una catena di omicidi, attentati, rapine, pestaggi, e la serie di delitti non finirebbe qui. I tanti mali che ci affliggono, vogliono le purghe, punizioni che dovebbero esser adottate, solo contro coloro che non si adattano alla nuova vita, e violano la legge del nostro ordinamento. Se ai politici si concede ‘l’immunita’, la possibilita’ di stravolgere il dettato costituzionale, non curarsi del bene comune, uno strappo alla regola, la si poteva, anzi la puo’ per coloro che dimostrano rispetto: per i cittadini del paese ospitante, per le leggi domestiche, la religione e, fattuosamente contribuiscono alla grade famiglia italiana.

  4. Simona Bonfante ha detto:

    non potrei essere più concorde con della vedova. proprio oggi ero all’anagrafe del comune di milano. l’80% delle circa 300 persone in attesa erano extracomunitari. tutti pazientemente disponibili a farsi tartassare da una burocrazia pletorica ed assurda che impone loro trafile assurde per certificati assurdi che noi nativi non riusciremmo neppure a contemplare. ma loro cortesi e rispettosi attendevano mediamente due ore per poi magari sentirsi dire che mancava una fotocopia. si trattava – fortuna loro – di occupati quindi dotati di permesso di soggiorno. mi rendo conto di averne violato la privacy ma ho origliato per capire, aldilà dei luoghcomuni, quanto costi a questa gente integrarsi nel nostro tessuto civile. e francamente, io al posto loro probabilmente avrei mollato alla prima giornata di lavoro persa per star dietro alle pratiche. a proposito, c’erano anche un paio di disoccupati italiani, in fila. ma a loro non è stata richiesta nessuna certificazione speciale per dimostrare il proprio contributo alla vita civile comune.

  5. Matteo Megna ha detto:

    La norma oggetto della pronuncia della Cassazione tutela il bene dell’unità familiare ed introduce una deroga vistosa. I giudici di merito, per autorizzare la permanenza del clandestino, sono chiamati a valutare se il minore riceverebbe un danno, ove il genitore clandestino venisse allontanato. L’aspetto della sostenibilità sociale, richiamata da Tommaso, c’entra poco o nulla.
    Con non poche forzature del proprio ruolo, la Cassazione esprime valutazioni di merito, di opportunità.
    Pesa, in questi decisioni, l’argomento del “se-accogliessimo-il-ricorso-immaginate-cosa-succederebbe”. O comunque, si richiede che le esigenze palesate dal migrante siano di carattere temporaneo ed eccezionale, presupposti in realtà non previsti dalla norma.
    La partita più importante – ha ragione Benedetto – si gioca però in Parlamento, dove ci auguriamo si possa profondamente rivedere la legge sulla cittadinanza, ormai vecchia, e sganciata dalla realtà della “generazione Balotelli”.
    E dove – per esempio – si possa introdurre una norma che renda possibile per il genitore irregolare congiungersi al figlio nato in Italia, e perfettamente inserito, similmente a quanto accadeva con i figli italiani, nati da matrimonio misto, prima dell’aberrante divieto di matrimonio introdotto con il “Pacchetto sicurezza”.

  6. Nes Lauro ha detto:

    Poche semplici parole.
    Dubbio non v’e’ che nella fattispecie, prevale la netta convergenza sul dato di fatto che, la discriminata famiglia albanese di Busto Arsizio, possi (anche per il dovuto rispetto dei diritti del minire, piu’ che inserito) restare in Italia.
    Un po’ di umanita’ non guasta!
    Si buttino fuori, i trasgessori della legge domestica italiana! Il “Pacchetto sicurezza” e sol un pacchetto! Lo si cestini, e si rilegiferi, in base alla corrente realta’.

  7. iulbrinner ha detto:

    Io trovo abbastanza paradossale leggere su questo sito, in modo intermittente, attacchi alla “famiglia” in nome di un’imprecisata libertà da non si sa quali oscurantismi cattolici.
    Subito dopo, appelli alla “famiglia” in nome di un solidarismo di maniera che ne recupera improvvisamente il valore sociale.

  8. Claudio ha detto:

    Sembra proprio che si faccia di tutto per boicottare il contrasto alla clandestinità, se basta infatti avere figli per poter evitare un’espulsione e rimanere nel nostro paese siamo a posto, allora tanto vale alzare bandiera bianca, rinunciare a qualunque tentativo di arginare l’immigrazione incontrollata e accettare ad oltranza tutti i poveracci che si vogliono insediare da noi, fregandosene del fatto che il nostro paese non può accogliere ed integrare un infinito numero di immigrati e che così facendo molti di loro non trovando opportunità valide finiranno inevitabilmente per vivere ai margini della società lavorando per qualche “caporale” oppure sopravvivendo solo grazie ad espedienti più o meno legali.

  9. Nes Lauro ha detto:

    Il Paladino…come Paganini, non ripete!

  10. Carmelo Palma ha detto:

    Siamo generosi, rispondiamo anche ai troll.
    Non c’è contraddizione, ma coerenza, tra la difesa della famiglia reale e la smitizzazzione di quella “ideale”, cioè inventata per esigenze di propaganda.

  11. iulbrinner ha detto:

    I veri liberali non si sognerebbero mai di stabilire, ex cathedra, cosa sia “reale” e cosa “ideale”, facendo del proprio punto di vista un dogma.
    Di sicuro, inoltre, i veri liberali si starebbero oggi a preoccupare maggiormente delle “illiberali” sentenze della Cassazione che, nei giorni passati, hanno radicato nell’ordinamento il divieto di critica alle donne e agli omosessuali, ripristinando quel “reato d’opinione”, di rilievo penale, tipico dei regimi totalitari.
    Di questo dovrebbero, di norma, occuparsi prioritariamente i veri liberali, invece che stare a dettare le regole, erga omnes, di quando la famiglia debba contare o meno e di quale famiglia debba trattarsi.
    Questa, quantomeno, è la mia idea personale di liberalismo.
    Di preoccupazioni liberali per questo oscurantismo del pensiero non c’è, invece, traccia su queste pagine.
    Ci si preoccupa, piuttosto, di garantire le presenze irregolari degli stranieri nel nostro Paese.
    Strane idee di liberalismo….

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