Edicole: perchè il PdL cede ai piccoli interessi di bottega?

– Spiace davvero tanto leggere in un atto parlamentare – un parere al Governo delle Commissioni Attività Produttive e Giustizia della Camera – che la liberalizzazione delle edicole nelle città “potrebbe pregiudicare la possibilità di un effettivo accesso all’informazione da parte dei cittadini”.  E soprattutto sembra una presa per i fondelli la considerazione secondo cui tale liberalizzazione sarebbe “in contrasto con principi riconosciuti nella Carta dei diritti fondamentali dell’Ue”.

Basta un po’ di senso comune per capire che è vero l’esatto contrario, e cioè che l’eventuale aumento delle edicole, permesso dalla liberalizzazione, favorirebbe la diffusione di quotidiani e riviste e con essi l’accesso all’informazione dei consumatori.
Ancora una volta, come è avvenuto nel caso dei taxi, il PdL cede agli interessi di bottega – è proprio il caso di dirlo – degli edicolanti che avversano la concorrenza e l’apertura del settore.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

6 Responses to “Edicole: perchè il PdL cede ai piccoli interessi di bottega?”

  1. Mario Seminerio ha detto:

    “E andiamo avanti!”

  2. Luigi ha detto:

    C’è ancora qualcuno che si stupisce?!

  3. filipporiccio ha detto:

    Il PdL NON è un partito liberale.

  4. dave ha detto:

    E questo sarebbe un partito liberale?
    Ma per favore…

    Il PDL e’ semplice da descrivere: da punto di vista delle scelte in campo economico, e’ un partito marxista leninista d’ispirazione SOVIETICA.

    Dal punto di vista della liberta’ d’informazione invece… pure.

    Fino a quando ci sara’ Silvio Berlusconi al comando del PDL possiamo scordarci qualsiasi forma di liberalizzazione o riforma liberale.

  5. filipporiccio ha detto:

    @dave

    Non credo che le cose miglioreranno quando Berlusconi non sarà più al comando.

    L’unica speranza per i liberali è fondare un proprio partito, purché sia veramente un partito liberale e non un partito che si proclama liberale e poi dice e fa le stesse cose di tutti gli altri per strappare elettori a destra e a manca.

    Viste la cultura dominante in Italia dubito che ciò sia anche solo pensabile. E’ molto più facile ottenere consensi presentandosi come dittatori totalitari bastonatori e moralizzatori.

  6. Maurizio ha detto:

    Sono d’accordo con i commenti di tutti.
    Come conseguenza non andrò a votare, perchè, da liberale, non mi sento rappresentato da nessuno dei due schieramenti.
    Ma il problema maggiore è che in Italia i liberali sono ancora oggi una piccola minoranza, quindi chi legittimamente e democreticamente vuole il potere, non deve attuare una politica liberale, ma deve mantenere, anzi rafforzare, un infinità di piccole e grandi rendite, di posizione privilegiate, di statalismo, di inefficienza e prassitismo vestiti anche di pseudo cultura giuridica.
    Non vivo nel Lazio, ma, pur non avendo MAI votato a sinistra, tra la sindacalista per statali Renata Polverini ed Emma Bonino avrei grosse esitazioni.
    A propsito di destrs (???), cosa ne pensano i lettori di Libertiamo del pensiero economico dei vari Storace (prego controllare spesa sanitaria, Alemanno (l’Alitalia non si tocca !!), ecc.ecc.

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