Oltre Lazio e Lombardia, sulle Regionali proviamo a dare i numeri

– Con il dibattito politico nazionale sepolto sotto una valanga di pandette, ricorsi, carte bollate e panini alla porchetta, oltre che soffocato da una zelantissima quanto illiberale applicazione della legge sulla par condicio, avevamo quasi dimenticato che Lazio e Lombardia non esauriscono il perimetro della contesa elettorale regionale. Infatti, se da un lato il caos liste ha fatto scoppiare la malattia di un procedimento elettorale pasticciato e finora abusato, dall’altro fa paradossalmente apparire come anestetizzata  una battaglia elettorale che è preda di convulsioni un po’ dovunque.

Oltre a Lazio e Lombardia, saranno undici le Regioni chiamate alle urne. In tre di esse, il PDL rischia grosso.

Ricordate il Laboratorio Puglia? Sotto il Gargano era esploso un vulcano. Un PD in stato confusionale che, tentando la via del centralismo democratico nella scelta del candidato presidente, subiva la seconda sconfitta made in “Nichi”, il governatore outsider dall’eloquio forbito quanto inconsistente. Un PDL  indeciso e riottoso, capace, se possibile, di giocare le sue carte anche peggio degli avversari. Prima candida Rocco Palese, uomo di Raffaele Fitto. Poi, in ambascia da appeal di consensi, pensa bene di azzopparlo, vagheggiando soluzioni centriste sotto la guida della esuberante e apprezzata Adriana Poli Bortone. Infine, rinsavito non si sa sotto quale influsso astrale, rimette in sella il buon Rocco, affibbiandogli l’arduo compito di sovvertire pronostici ormai sbilanciati a suo sfavore (tranne Crespi, quasi tutti gli altri sondaggisti lo danno sotto Vendola di qualche punto percentuale). Quem Deus vult perdere, prius amentat!

In Campania, copione quasi identico per un PD imbelle e fortunato nel ritrovarsi come candidato il migliore su piazza senza neanche volerlo, cioè il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, il cui primo successo è quello di riaprire una sfida che dopo il disastro bassoliniano per il centrosinistra era oggettivamente persa in partenza. De Luca riesce pure a tirarsi dietro compagni di ventura dapprincipio malmostosi alla sua candidatura, come l’IDV e Sinistra e Libertà. Il centrodestra, risolto con enormi difficoltà il referendum strisciante sul coordinatore regionale Nicola Cosentino, sceglie Caldoro per esclusione e rischia il lista-gate sul caso Roberto Conte, un signore condannato in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa inserito in una lista collegata a Caldoro senza che quest’ultimo ne fosse a conoscenza. L’ennesimo frutto avvelenato di un sistema di presentazione delle liste da riformare. E i sondaggi più recenti attestano un divario ancora consistente tra le coalizioni (54% il centro destra , 41,5% il centro sinistra) ma una forbice in progressiva riduzione tra i due candidati presidente (50,1 % per Caldoro, 45,7% per De Luca), con De Luca che si impone su Caldoro in termini di riconoscibilità da parte dell’elettorato locale.

Il Piemonte rappresenta, tra le tre, forse l’incognita politicamente più pericolosa per il centrodestra. La candidatura ceduta alla Lega nell’accordo di dicembre ha sicuramente diminuito le chance di vittoria contro una governatrice uscente, Mercedes Bresso, odiata dai No–Tav ma capace di attrarre il voto moderato meglio della Lega Nord, che in Piemonte non ha mai avuto la sua roccaforte (alle elezioni politiche del 2008 raccolse il 12% al Senato). Su Roberto Cota pesa anche la scarsa digeribilità per l’elettorato piemontese di un candidato percepito come ‘lombardo’ (essendo il leghista novarese), ma potrebbe ricevere una mano dal ricatto non dichiarato di Bossi nei confronti del PDL: se il risultato piemontese dovesse essere inferiore alle aspettative del Carroccio, Zaia, futuro governatore del Veneto,potrebbe non lasciare il Ministero delle Politiche Agricole, frustrando le aspirazioni di Galan, mettendo nei guai Silvio Berlusconi, e compromettendo l’equilibrio del governo. I sondaggi, oggi, non sono positivi: Bresso batte Cota di un punto percentuale.

Confidando nel fatto che nessuno se ne accorgerà, perché di questi tempi è una male abbastanza diffuso, io provo a dare i numeri: in cassaforte, il centrodestra dovrebbe avere solo tre regioni, Lombardia, Veneto e Calabria, alle quali aggiungerei la Campania con un margine abbastanza alto di verosimiglianza. Per Toscana, Umbria, Emilia Romagna, Marche e Basilicata la partita dovrebbe essere chiusa, invece, a favore del centrosinistra. Restano Piemonte, Liguria, Lazio e Puglia. Sul Lazio pesano l’ombra del rinvio e la possibile sebbene improbabile eventualità dell’annullamento ex post delle elezioni, nel caso in cui il Tar, a maggio, dovesse decidere nel merito accogliendo il ricorso del PDL, di cui ha invece respinto la richiesta di sospensiva in fase cautelare. Ma se anche nessuna delle due ipotesi si realizzasse, per la Polverini, oggi in lieve svantaggio nei confronti dell’avversaria, si prospetta una fine di campagna elettorale in cui dovrà correre su una gamba sola, senza la lista PDL a Roma e provincia (che, da sole, fanno oltre il 70% dell’elettorato laziale). In conclusione: finirà 9 a 4 per il centrosinistra, 8 a 5 nell’ipotesi migliore (che cioè il PDL vinca o il Lazio o la Liguria).

C’è da augurarsi che il pronostico sia sbagliato.


Autore: Lucio Scudiero

Classe 1986, è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Quando non scrive nè edita bozze altrui studia a un master di diritto europeo, in attesa di potersi dedicare alla storia moderna, alla musica e ai classici della letteratura. E' incidentalmente caporedattore di Libertiamo.it.

9 Responses to “Oltre Lazio e Lombardia, sulle Regionali proviamo a dare i numeri”

  1. Spaccamogli lo... scrive:

    Nelle Marche è stato messo dal PDL e Lega Nord (ricordo che qui Casini appoggia il governatore PD uscente) Erminio Marinelli un ottimo candidato che potrebbe veramente cambiare i pronostici anche perché se l’elettorato aprisse gli occhi veramente su quello che succede nelle Marche non potrebbe fare altro che cambiare!
    Per il resto i conti dell’articolo anche a me portano così.

  2. Più che per il PDL in sè, dobbiamo fare il tifo per il PDL che sa proporre buono candidati. Se Marinelli lo è, allora c’è davvero da augurarsi che riesca a sovvertire il pronostico.

  3. Patrizia Franceschi scrive:

    Sono d’accordo che il PDL si attribuirà Lombardia Veneto Calabria, ma forse anche la Campania, per la Puglia sono scettica, la Pokverini la vedo male. Spero tanto nella Faenzi in Toscana, ma ci credo poco, purtroppo la mia regione è un fortino quasi inespugnabile. Questa faccenda delle liste ha dato un bello stop al PDL!
    Patrizia

  4. Simona Bonfante scrive:

    ma amici, ci sarà la piazzata del 20 marzo che scappotterà pronostici, sondaggi, auspici e via politicando…

  5. Mario Russo scrive:

    Ottima panoramica, caro Lucio, che ci spinge oltre la riduzione polemica a cui siamo stati costretti per le recenti vicende laziali e lombarde, a cui i media hanno dato larghissimo seguito. Forse troppo.

    Il punto critico di queste analisi (che comunque restano valide per quello che vogliono indicare) è nell’assunzione, implicita, di una premessa. Ovvero quella di una coincidenza del “politico” e del “partitico” Con questo voglio dire che, al di là delle possibili vittorie sul territorio, comunque importanti per un miglior governo della nazione per il PDL, scarsa attenzione viene posta nelle analisi che si rincorrono ai contenuti che gli eventuali esponenti vincitori del partito più grande del momento andranno ad attuare attraverso le loro politiche sul territorio.

    Non si valuta la rappresentanza politica effettiva nei contenuti che questi poi daranno. Con il paradosso di politiche similari di eletti di partiti differenti. E non mi si dica che il livello locale richiede pragmatismo, perchè le regioni sono pienamente coinvolte sempre più nella definizione ed attuazione di politiche anche comunitarie. E poi, perfino il pragmatismo presuppone un contenuto, pur insufficiente, nella misura in cui, per definizione, prepone la prassi al pensiero, quindi ai contenuti stessi. Aporia.

    E’ una situazione, quella di prediligere le dinamiche della sovranità al discorso sui contenuti che, purtroppo, dalla prassi (malsana)partitocratica è passata anche all’approccio di numerose analisi politologiche, ormai solo sociologia del potere, quasi come unico modo di ricostruire il mosaico elettorale.

    In questo senso, possiamo dire che, in queste analisi, più che i contenuti valgono i candidati in quanto espressione dei partiti, per loro natura ultimamente svuotati di ogni pretesa di contenuto (tanto da orgogliosamente assimilarsi ai contenitori)

    Peraltro con le conseguenze post elettorali che si sono viste nel caso siciliano, dove la forte attenzione alle dinamiche dell’egemonia ha condotto al trasformismo patologico indipendentemente, ed anche contra, gli stessi steccati del contenuto minimo identitario del partito.

    Concludo dicendo che ragionare solo sui precedenti penali del candidato è requisito necessario ai fini del rispetto di correttezza e moralità della politica, ma non è sufficiente per la salvaguardia della qualità della politica, laddove chi governa deve pensare ed attuare scelte in vista del bene comune. Gente di buona volontà e di buona sostanza è preferibile in tal senso a personaggi di buona volontà ma senza contenuti chiari e definibili. Talora è perfino preferibile una persona con precedenti penali ma che attuerà politiche di serio contenuto (da lui pensato o in cui si riconosca davvero) piuttosto che candidati immacolati ma inconsistenti.

    I contenuti anzitutto.

    L’ossessione, tutta protestantica, per il soggetto candidato separatamente (non congiuntamente) dalle sue proposte, è solo sinonimo di riduzione della rappresentanza politica alle forme apparenti, solo finalizzate alla legittimazione democratica della persona e non delle sue idee. Così rimandendo sempre e solo a discutere di conflitti di potere, giammai di veri contenuti che trascendono semmai il singolo candidato per importanza.

    Con l’esito di un sempre più diffuso allontanamento dalla politica che diviene sempre più arte e scienza del potere più che, come era classicamente definita, arte e scienza del bene comune.

    Scusate la prolissità.

    Mario Russo

  6. Lucio Scudiero scrive:

    @Mario: sull’assoluta fungibilità bipolare del vuoto di contenuti della politica, specie nel Mezzogiorno, ho già avuto modo di scrivere. Si parlava di Partito del Sud, ma la riflessione, mutatis mutandis, credo si attagli bene anche alle tue considerazioni. Leggilo http://www.libertiamo.it/2009/07/31/se-partito-del-sud-fa-rima-con-partito-del-suk/.

  7. Luca Cesana scrive:

    personalmente non mi dispiacerebbe per nulla se il pdl pagasse con una bella batosta le cialtronate dei suoi “dirigenti” regionali e l’arroganza senza pudore del Premier;
    sul Piemonte scommetto 100 eurini, se qualcuno fosse interessato sulla vittoria della Bresso, che peraltro ove fossi piemontese voterei senza alcun dubbio

  8. bill scrive:

    Io invece spero che la batosta se la prendano, in ordine: 1)quel grande uomo di cultura chiamato Di Pietro 2)quell’accozzaglia di ignoranti prepotenti ammantati di viola 3)il PD, un partito che non sa cosa sia, cosa voglia e dove vada; l’unica conferma è il fatto che dove governa incontrastato da decenni, vedi Emilia per non far nomi, è peggio della mafia (e non scherzo per niente) 4)i radicali Boninostyle, che per continuare a dire tutto e il contrario di tutto (vorrei ricordare ai più che è stata ministro zelante di un governo ignobile e tassatore come quello di Prodi e Visco) continuando a poggiare le proprie inutili chiappe avvizzite sul velluto si alleerebero anche col Vaticano.5)quella schifezza che è la magistratura politicizzata, che continua imperterrita a regalarci perle quotidiane di cialtronaggine (poi, ovvio, l’arrogante sarebbe Berlusconi. Massù..)
    Per cui non concordo affatto con gli auspici di Cesana, che evidentemente non si rende conto che qui non si tratta di fare i dispettucci, ma di governare regioni che domani non blocchino qualsiasi provvedimento in qualsiasi campo. In quanto ad arroganza poi, cosa fa Cesana, lo strabico? La Bresso poi gliela regalo tutta volentieri.
    PS: quando leggo i post di qualche anima bella che in questo sito parla della Bonino come di un alfiere del liberalismo, guardando chi sono i suoi supporters penso che davvero siamo messi malissimo..

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