– Probabilmente, pubblicamente, non saranno in molti ad ammetterlo. Sono però sicuro del fatto che molti fra i frequentatori abituali di queste pagine lo hanno pensato. Sabato bisognerebbe scendere in piazza contro il decreto “salva-liste”. Certo, direte, la disciplina di partito richiederebbe altro. Ma se distaccate lo sguardo e provate a pensare oltre il contingente, la decisione di scendere in piazza potrebbe apparire saggia proprio per chi ha a cuore le idee liberali, la loro tenuta, il loro destino. C’e’ del valore intrinseco nei conflitti e nelle situazioni di conflitto. Lo scontro, il confronto e anche – perché no – il corpo a corpo della piazza. Ma ci sono soprattutto dei principi da difendere.
Non bisogna lasciare il monopolio della legalità ad un feticcio del legalismo come Antonio Di Pietro. Si dovrebbe salire sul palco e dire: “Scusate, la nostra parte politica ha sbagliato questa volta”. Perché vedete, non è questione di disguidi o ritardi nella consegna delle liste. E’ la struttura che non funziona.
C’e’ un paradosso in questa maggioranza di centro-destra al governo. Come ha sottolineato sul Sole24 Ore Miguel Gotor “se il Polo di centro-sinistra non era riuscito a governare a causa di una maggioranza risicata e, pur essendo nato praticamente morto, ha resistito due anni grazie all’abilità di Prodi, quello di centro-destra sta governando a vista nonostante una maggioranza schiacciante. Allora il difetto è nel manico, non dipende dalla quantità delle maggioranze, ma dalla loro insufficiente qualità politica”.

C’è del buono in quello che è successo nella vicenda delle liste per le elezioni regionali. Stanno a poco a poco esplodendo le contraddizioni che caratterizzano i due principali partiti. Si può decidere di indossare il paraocchi, di tirare avanti fino alle Regionali e poi ancora per i prossimi tre mesi e persino per i prossimi due o tre anni. Oppure si può fare una scelta diversa.
Chi si pone l’obiettivo di minimizzare l’incidenza dello Stato sulle attività economiche, chi vuole uno Stato che sia garante dei diritti civili e politici, chi crede che la legislazione dello Stato non possa che avere minime pretese morali non può che farsi garante delle forme sulla sostanza. Dello stato di diritto rispetto ad una concezione della legalità  dove il diritto è strumento in mano alla politica che lo usa per perseguire i suoi scopi.

Mentre il bipolarismo, ormai sottoposto a continui scossoni, si avvicina alla sua epifania conviene aggrapparsi alle idee. Non dobbiamo avere paura delle polemiche e del dibattito aspro. In questo stato di cose comatoso il Paese ne ha bisogno ora più che mai.
Non sappiamo cosa succederà. La pronuncia del TAR del Lazio di ieri sera apre, ancora una volta, a nuovi scenari. Credo che la vicenda che riguarda le liste non sia da analizzare come problema a sé stante, ma sia soltanto l’espressione di un malessere ben più grande. Di un modo di intendere la responsabilità di governare. Irresponsabilmente. Segnala lo stato di decadenza di una intera classe dirigente che sia di destra o di sinistra. Non possiamo continuare a mentire, nel lungo periodo sono le menzogne che corrodono l’anima sia delle persone che dei partiti .

Non possiamo più tollerare. Ora è tempo di dar fuoco alle polveri.