Mangimi ogm, la Coldiretti predica male ma razzola bene

– Interessante inchiesta di Italia Oggi sull’uso di mangimi ogm da parte dei consorzi agrari aderenti alla Coldiretti, l’alfiere della lotta agli ogm. Nell’articolo pubblicato oggi dal quotidiano economico-finanziario, a firma di Alberto Grimelli e Luigi Chiarello, si evidenzia come anche nella filiera agricola di più alta qualità le linee di produzione con mangimi no-ogm (che rispettano il limite di contaminazione ogm dello 0,9 per cento, come da normativa comunitaria) e quelle completamente ogm-free siano una rara eccezione. E questo soprattutto perchè creare linee no-ogm significa dedicare apposite linee di produzione, con costi elevati che vanno ad incidere significativamente sul prodotto finale, tanto da trasformarlo automaticamente in un prodotto di nicchia. Senza ogm – questa è la conclusione a cui giungono gli autori, dopo aver sentito l’opinione dei maggiori fornitori di mangimi italiani – non esisterebbe la zootecnia nazionale.

Sarebbe il caso che la Coldiretti, con un salutare bagno di umiltà e onestà, la smettesse di predicare male, essendo già costretta dalla realtà a razzolare bene.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

2 Responses to “Mangimi ogm, la Coldiretti predica male ma razzola bene”

  1. Dario Bressanini ha detto:

    Aggiungo anche che uno degli ogm autorizzati come mangime, da tempo, contiene lo stesso gene di resistenza all’antibiotico di cui tanto si è parlato (anche a sproposito) sui giornali in questi giorni nel caso della patata Amflora.
    Volendo essere coerente Coldiretti dovrebbe smettere di vendere mangimi ogm.

  2. Alberto ha detto:

    I mangimifici comprano esclusivamente soia e mais importandoli da nazioni del terzo mondo per pagarli di meno rispetto alle produzioni interne che, pur ogm, avrebbero prezzi comunque molto più elevati rispetto a quelli delle materie prime di importazione, dovuti ai costi di produzione interni europei. Per avere mangimi senza ogm i casi sono tre: 1. i mangimifici dovrebbero gestire una filiera internazionale ogm free: questo è materialmente impossibile, non è immaginabile ad esempio che un mangimificio gestisca la produzione di soia e mais in Argentina ad esempio da dove provengono attualmente gran parte delle nostre importazioni; 2. i mangimifici dovrebbero gestire una filiera europea ogm free: possibile ma i costi di produzione sono sempre più alti che acquistare soia e mais da paesi extracee; 3. utilizzare mangimi che escludano soia e mais: possibile, conveniente, ci sono ricerche universitarie che riescono a escludere mais e soia dalla razione animale sostituendola con biodiversità locale mediterranea, in particolare per le leguminose. Solo la biodiversità può salvarci dagli OGM. Purtroppo queste ricerche non sono finanziate nella misura che ci servono. Gli agricoltori e i politici proOGM invece accettano e anzi insistono affinché perdiamo la nostra indipendenza alimentare delegandola sempre più alle multinazionali. Ci avete pensato che grazie ai divieti agli ogm abbiamo conservato in italia una interessante produzione sementiera ogmfree che perderemmo completamente una volta aperte le porte alle semine OGM?

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