Il decreto ‘interpretativo’ su firme e liste non sarà a costo zero

– Il decreto che rimette in corsa Formigoni e la lista del Pdl a Roma animerà di certo la campagna elettorale e in parte l’avvelenerà, dando a molti l’impressione che anche tra i partiti ci siano i figli e i figliastri e che le regole del gioco elettorale si applichino o si interpretino a seconda del giocatore, in maniera rigorosa per i poveracci e generosa per i potenti.

D’altra parte, le scelte non solo di Palazzo Chigi, ma anche del Quirinale, si sono fondate sull’esigenza di non impiccare all’albero dell’intransigenza costituzionale la realtà di uno scontro politico che sarebbe stato irrimediabilmente falsato dalle decisioni – formalmente ineccepibili – degli uffici elettorali di Roma e Milano.

Descrivere la decisione di ieri sera come un golpe è troppo. Dire che si è trattato di una scelta sostanzialmente obbligata lo è, almeno, altrettanto. Il vulnus che l’esclusione di Formigoni e della lista del PdL a Roma avrebbe comportato sul piano politico è stato pagato con un vulnus tutt’altro che marginale alla legalità del processo elettorale. D’altra parte, la storia istituzionale di un Paese può porre dinanzi a chi esercita responsabilità costituzionali e di governo l’onere di scegliere tra ragioni ugualmente importanti e meritevoli di tutela. E la politica è una professione difficile anche per questo.

Dal punto di vista tecnico, il decreto approvato dal Colle sembra essere assai più “ad listam” di quello bocciato giovedì sera. Ma è stato il Quirinale, non il Governo, ad opporsi ad una riapertura generalizzata dei termini di presentazione delle liste e a spingere per una soluzione “interpretativa” particolarmente spericolata, che cambia le regole in base a cui i Tar del Lazio e della Lombardia dovranno giudicare i ricorsi del PdL e di Formigoni.

Nel complesso, questa scelta non sarà però a costo zero: soprattutto per il PdL responsabile di una soluzione d’urgenza ai guai che la gestione “libanese” delle candidature – a Napoli come a Roma  e a Milano – ha creato ad un partito, cui non mancano i numeri e la stazza per essere una “forza tranquilla” e che invece vive perennemente sull’orlo di una crisi di nervi.

Per il momento, la partita si chiude così. Ma non è detto che sia davvero finita, visto che questo caso sarà il leitmotiv della campagna elettorale dell’opposizione e rimarrà, ben oltre il 28 marzo, come un imbarazzante scheletro negli armadi della maggioranza.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

23 Responses to “Il decreto ‘interpretativo’ su firme e liste non sarà a costo zero”

  1. Giuseppe Naimo scrive:

    1) L’art. 15 della L. 400/88 vieta espressamente il ricorso alla decretazione d’urgenza in materia elettorale; 2) prevedere un termine per sanare un vizio non può essere in alcun caso attività interpretativa; 3) la “divinazione” in ordine all’intenzione del presentatore non può in alcun caso interpretare alcunchè; 4) se la norma è generale ed astratta, non si concilia con la natura intepretativa la diversa efficacia “geografica”. Bastano questi brevi cenni per delineare la “porcata”, per citare un aturorevole giurista che sicuramente ha contribuito a scrivere il pregevole testo?

  2. flavio scrive:

    quello che e’ successo e’ uno scandalo. Mi vergogno di essere Italiano. Tutte le lotte dei radicali per la legalita’ e lo stato di diritto sono appena andate in fumo. L’unica consolazione che ho e’ che finita l’universita’, potro’ trasferirmi in Europa. L’europa occidentale, l’europa democratica e liberale. Niente a che vedere con l’Italia

  3. Bel articolo, Diretto’, e bello ed esaustivo commento di Giuseppe Naimo.

  4. Liberale scrive:

    “basterebbe ricordare il precedente giuridico del ’95, infatti, la presentazione delle liste fu prorogata di 48 ore, quando per consentire ai partiti che erano rimasti fuori, fu adottato un decreto legge che prorogò i termini di presentazione, perchè alla scadenza dei termini alcuni partiti non riuscirono a presentare le liste. Si trattava soprattutto di piccoli partiti tra i quali la Lista Pannella-Bonino. ” – Presidente della repubblica Oscar Costituzionalista Luigi Scalfaro
    “…COn buona pace dei neocostituzionalisti denoantri..ad ogni modo un articoletto in difesa degli elettori del pdl di roma che non possono pagare per un incapace no?

  5. Vittorio scrive:

    Nel caso del decreto del ’95 il decreto fu fatto prima della scadenza, non dopo che le liste furono escluse. O sbaglio?

  6. Antonluca Cuoco scrive:

    cari amici…dopo questo episodio (per me indifendibile!) non riesco piu’ a commentare vicende politiche italiche.
    E’ SOLO UNA ENORME Valanga di monnezza tutto ciò…
    Senza Parole.

  7. Francesco Y scrive:

    non vi preoccupate, di fronte a quanto accaduto Emma Bonino ritirerà la sua candidatura

  8. @ Liberale

    il decreto-legge Dini 29 marzo 1995, n. 90 prorogava i termini non ancora scaduti di presentazione delle liste di due giorni. Fu affondato il 4 aprile 1995 perché incostituzionale con 444 voti contro 3

    (riportato su Fb da Stefano Ceccanti, costituzionalista e parlamentare PD)

  9. Andrea scrive:

    Condivido i giudizi negativi sul decreto e su tutta la faccenda in generale ma credo che non ci siano quelle conseguenze negative che Palma prevede. Per la maggior parte dell’elettorato del Pdl si è trattato di un complotto, pure questo. E non lo si capisce solo girando alcuni blog, ma basta sentire certi commenti per strada, in certi banchetti. La tattica del Pdl è semplice: qualunque cosa accada buttarla in complotto. L’elettorato ci casca, senza neanche troppa fatica, e tutto come prima.
    P.S. Rubo una frase di Giolitti “Per i nemici le leggi si applicano, per gli amici si interpretano”. It’s Pdl baby

  10. Liberale scrive:

    Il fatto che il decreto fosse stato presentato poco prima e non dopo la scadenza non cambia ASSOLUTAMENTE il succo della questione di opportunità del decreto che ricordo allora NON fu interpretativo ma a tutti gli effetti DECRETO ESECUTIVO! ( il cosiddetto concetto di cambio di regole in corso d’opera va a farsi benedire ). soprattutto il primo punto quindi qui proposto da giuseppe ovvero :1) L’art. 15 della L. 400/88 vieta espressamente il ricorso alla decretazione d’urgenza in materia elettorale è stato palesemente fregato da quel decreto, con buona pace di tutti e nessuno si preoccupò di ALZARE BARRICATE inneggiando al golpe etc etc ( i radicali allora non erano forse i primi beneficiari? )

  11. Liberale scrive:

    Ricordo inoltre che la costituzione in materia elettorale è SOSTANZIALMENTE ed ancora una volta incapace di poter giudicare situazioni vigenti di palese BIPOLARISMO elettorale. In poche parole sarebbe opportuno che in presenza di elezioni dove si confrontano 2 o al più 3 grossi raggruppamenti ( non li chiamo partiti perchè è avidente che il pdl ma anche il pd siano messi male )non è pensabile che per l’errore amministrativo del singolo venga inficiato il diritto dei cittadini di poter SCEGLIERE..non dico di poter optare per un partito vicino, ma SCEGLIERE!

  12. dave scrive:

    Il decreto e’ una porcata, il PDL ed il centrodestra saranno puniti dagli elettori.

  13. liberale scrive: ” fatto che il decreto fosse stato presentato poco prima e non dopo la scadenza non cambia ASSOLUTAMENTE il succo della questione di opportunità del decreto

    hai ragione non cambia il succo (la politica è tutta una gran porcata) ma ne salvò almeno la faccia rientrando tra i tanti decreti o atti illegittimi per i quali, come capita in questi casi, interviene il Parlamento (o il presidente della Repubblica o in ultima analisi la Suprema Corte), il tutto nel pieno rispetto dei pesi e contrappesi istituzionali previsti dalla nostra Costituzione.
    In questo caso invece la bilancia è stata scaraventata in aria senza neppure che vi fosse messa una spada gallica.

  14. Antonino Ma scrive:

    Il commento di Palma è un assolutamente calzante, soprattutto se la questione la si guarda dal punto di vista del cittadino medio, che tenta di rispettare le regole e in molti casi le subisce. Il decreto fornisce nell’immediato, la netta sensazione di un distacco reale tra il potere e gli amministrati, la certezza che chi è forte può cambiare le regole a proprio piacere, mentre per tutti non è così e questa forte dissociazione la si sente soprattutto ora, in un momento in cui le incertezze socio-economiche si stanno palesando, il momento in cui c’è il bisogno di condividere un disagio e non mostrare i muscoli a chi non ha armi per difendersi. Nenni parlava di “democrazia senza demos”, ma qui siamo all’autocrazia e certamente il dato che si registrerà sarà un forte impatto sul consenso popolare verso il PDL, che certamente sta fortemente dimostrando di voler “governare solo attraverso il governo” alla faccia della libertà che resta una parola valida solo per pochi.

  15. L’ho già scrito in un altro commento. Avrei preferito da parte del Governo di centrodestra una maggiore onestà intellettuale. Sanare la situazione della Lombardia (con una riduzione delle firme necessarie, per ammettere anche i radicali, o con una riapertura dei termini) sarebbe stato amaro, ma digeribile. Il contrario avrebbe falsato in maniera sostanziale la competizione elettorale nella più grande regione italiana.

    Il caso della lista del PdL in Lazio era insanabile ed è – a mio giudizio – insanabile. La norma approvata (la “divinazione” di cui giustamente parla Naimo nel suo commento) ha diversi profili di incostituzionalità, a mio modo di vedere.
    D’altro canto, non ammetterla non avrebbe falsato la competizione: gli elettori di centrodestra avrebbero comunque potuto votare per Renata Polverini, per la sua lista civica (riammessa dal Tar senza norme ulteriori) e per le altre liste della coalizione. Il PdL ne avrebbe avuto un danno? Certo, ma sarebbe stata un’onesta assunzione di responsabilità.

  16. Liberale scrive:

    Piercamillo sul discorso dell’onestà intellettuale posso anche essere d’accordo. La stessa onestà intellettuale che però richiederei ai magistrati delle corti d’appello di Milano e Roma che mi sembrano aver usato due metri di misura diversi nello spulciare la lista delle firme…( solo per precisare, la lista Polverini è stata riammessa dalla corte d’Appello e non dal Tar e prima del Decreto ).

  17. Andrea B scrive:

    X Andrea:
    “…la frase di Giolitti “Per i nemici le leggi si applicano, per gli amici si interpretano”. It’s Pdl baby”

    Beh, direi più che altro: “è l’Italia, baby !”
    Non a caso, proprio perchè già Giolitti, ai suoi tempi, aveva coniato questa frase.

    Per cui suvvia, non stracciamoci le vesti, in Italia il concetto di “Rule of law” di stampo anglosassone, non è mai stato considerato … o per meglio dire, lamentiamoci, certo, ma non accusiamo questo centro-destra di avere inferto, con questo provvedimento, un chissà quale “vulnus” alla democrazia … questo è solo l’ ennesimo esempio di malcostume della politica italiana.

    Detto questo, parliamo di questioni pratiche: come giustamente si osserva nell’ articolo, è così disdicevole per un corpo politico, di fronte a due ragioni in contrasto, trovare una soluzione che individui il principio meritevole di maggiore tutela ed agire di conseguenza ?

    Dal mio punto di vista, qualunque (e sottolineo qualunque) forza politica fosse incappata in una simile situazione, non avrei posto problemi ad una soluzione che permettesse un pieno e completo svolgimento della competizione elettorale, perchè di questo stiamo parlando.

    O c’è davvero qualcuno che – riempendosi la bocca della parola “democrazia” – sarebbe però voluto andare alle urne correndo praticamente da solo ?

  18. Andrea scrive:

    @ Andrea B
    Lo so che è un problema italiano. Ma credevo che il Pdl fosse nato con l’obiettivo di cambiarle certe cose. Evidentemente mi sbagliavo. Parlando di cose pratiche la protesta (e proposta) delle liste Bonino-Pannella nasceva in tempi non sospetti, e se qualcuno si fosse degnato di andare a vedere cosa dicevano questi “pazzi” forse avrebbero capito che il problema era reale e riguardava tutti quanti.

  19. Luca Cesana scrive:

    Carissimo Carmelo, hai perfettamente ragione; come Piercamillo, vista la sentenza del Tar laziale…
    Come non condividere l’ironia di Letta (Enrico) che si aspetta un nuovo decreto che abroghi..il Tar?!
    Mi pare che l’unica possibilità ragionevole fosse quella avanzata da Bersani (che è comunque la si pensi, persona seria): il Pdl ammetta di aver combinato un casino e si rinviino di un mese le elezioni.
    Troppo ragionevole per uno cui viene l’orticaria al solo sentir parlare di regole.
    Ma poi, quali elezioni, quale democrazia? Tutta robaccia COMUNISTA!!!

  20. Luca Cesana scrive:

    breve postilla periferica: io vivo e sono candidato a Lecco;
    il PdL lecchese ha chiuso la lista il sabato verso l 10.30, dopo un’oretta le firme erano in Municipio
    questa sì che è efficienza:)))

  21. Liberale scrive:

    at Luca: Il rinvio delle elezioni sarebbe accettato dai vari Letta ( Enrico ) e Bersani e Di Pietro vari? No perchè io non ho ancora sentito proposte ufficiali in proposito e visto che la decisione dovrebbe essere bipartisan forse anche una meno miope e furbesca e più lungimirante gestione dell’affair liste da parte del centro sinistra sarebbe stata opportuna. Altrimenti qui mi sembra ancora una volta che stiamo a litigarci su realtà che alla somma dei fatti non esistono nè esisterebbero…mentre l’unica realtà è a tutt’ora che il CentroSinistra italiano E’ disposto ad andare alle elezioni senza un avversario. COn buona pace della sopra citata Democrazia….Bulgara. ( vedo già in molti nel centro sinistra a cantar vittoria per la decisione del Tar…comincio però a pensare che ancora una volta si beccheranno un bel boomerang se continuano così ;) )

  22. Vito Spinelli scrive:

    La questione è semplice: non si può scegliere tra legalità e oppurtunità politica. La legalità è la norma che permette l’esistenza della politica e, soprattutto, della democrazia. Dire che si deve trovare un equilibrio tra le due è semplicemente un controsenso.

  23. Liberale scrive:

    Bersani propone uno stop ai ricorsi…ora torna tutto

Trackbacks/Pingbacks