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“Meritocrazia”: Abravanel e l’eguaglianza delle opportunità

– Meritocrazia: Quattro proposte concrete per valorizzare il talento e rendere il nostro paese più ricco e più giusto. Non è la ricetta miracolosa di un mago o di un sedicente economista per il nuovo anno, ma l’attenta analisi dell’ingegnere italo-libico Roger Abravanel a conclusione di un’esperienza trentennale in McKinsey, una delle società-icona del merito.
Unico nel suo genere, il libro affronta con sistematicità e incomparabile chiarezza espositiva un tema complesso a cui si allude spesso, ma il più delle volte in modo inconsapevole e sconsiderato.
Si parte da un excursus storico-geografico in cui il ‘900 viene presentato come “secolo del merito” nel mondo anglosassone, in cui, a partire da discontinuità economiche e sociali innescate dal passaggio da un’economia agricola a una industriale, viene attribuito per la prima volta un valore morale positivo alla ricchezza e allo status sociale, in quanto frutto dello sviluppo del capitale umano, perno della nuova struttura economica.
L’affermarsi dell’ideologia del merito non nasce da politiche strutturate e programmate, ma dalle iniziative di pochi “campioni del merito”, come l’inglese M.Young o il preside di Harvard J.B.Conant, che creò le basi per una rivoluzione meritocratica del sistema universitario americano. Attraverso lo sviluppo e il consolidamento di un sistema di testing basato su capacità logiche e cognitive per selezionare e indirizzare gli accessi alle università – e in seguito esteso all’ingresso nelle carriere pubbliche e private – l’istruzione diviene la chiave per favorire la mobilità sociale.

Il concetto di “eguaglianza” si evolve in “eguaglianza di opportunità” per tutti in base alle proprio capacità e al proprio impegno.
L’autore ci fornisce perfino un’equazione del merito, per la quale esso non sarebbe altro che il combinarsi di due variabili: le capacità “cognitive” di un individuo, dove convergono le sue abilità analitiche e interpretative, la sua “intelligenza emotiva” e la sua capacità di leadership (intelligenza), con lo sforzo e l’impegno (effort).

Vista attraverso la lente meritocratica, l’Italia risulta pervasa da un “mal di merito” che ostacola l’emergere di leader capaci sia nel settore pubblico che in quello privato, attraverso un vero e proprio “circolo vizioso del demerito” che, partendo da una mancanza di fiducia degli italiani nella propria società, scoraggia i giovani nell’impegnarsi e nell’investire in formazione ed educazione come leve di crescita.
La paura per il merito, ossia il timore infondato che un sistema  nel quale “i migliori vanno avanti in base alle loro capacità e ai loro sforzi” porti a una maggiore ineguaglianza sociale, ha finito per rendere la nostra società “la più diseguale e ingiusta del mondo occidentale”, perché chi nasce povero in Italia – come sottolinea Francesco Giavazzi nella prefazione – ha maggiori probabilità che altrove di rimanere povero.

In un Paese in cui i figli troppo spesso possono al massimo seguire il percorso tracciato dai padri, senza riuscire a migliorare la loro posizione nelle scala sociale, “la cultura cattocomunista” non può essere una barriera, visto che proprio la cultura cristiana americana, anche se protestante, e il partito laburista inglese sono state le grandi leve per la nascita della meritocrazia nel secolo scorso.
Cruciale, secondo l’economista Giavazzi, sarà il ruolo che svolgeranno due ministeri chiave, quello dell’Istruzione e quello della Pubblica Amministrazione, che con la loro opera di riforma potrebbero innescare i semi di una rivoluzione del merito in cui l’Italia potrebbe recuperare il ritardo temporale rispetto agli altri Paesi, con il vantaggio di una maggiore maturità e consapevolezza delle nuove dinamiche internazionali.


Autore: Ilaria Bifarini

Nata a Rieti nel 1980. Laureata in Economia della Pubblica Amministrazione alla Bocconi di Milano, ha frequentato la Scuola Italiana per le Organizzazioni Internazionali a Roma.

One Response to ““Meritocrazia”: Abravanel e l’eguaglianza delle opportunità”

  1. iulbrinner ha detto:

    Sarebbe interessante sapere che tipo di significato dovrebbero assumere le “quote rosa” in questa sacrosanta ideologia del merito.
    Chissà se Abravanel se ne è occupato…..

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