Sulle liste un brutto pasticcio, ma i responsabili stanno dentro e non fuori dal PdL

Comunque vada a finire, ai 63.525 italiani che, stando ai dati del Ministero dell’Istruzione, hanno meritato il 5 in condotta, vanno aggiunti i responsabili dei pasticci che hanno funestato questo inizio di campagna elettorale, a danno di Renata Polverini e Roberto Formigoni.

Malgrado la denuncia delle provocazioni e perfino delle violenze da parte dei radicali e la contestazione del formalismo burocratico degli uffici elettorali chiamati a verificare l’ammissibilità delle liste, è ormai evidente a chiunque che i responsabili dei pasticci stanno dentro e non fuori dai partiti che ne subiscono le conseguenze.

Non è colpa dei radicali se, con un giorno e mezzo a disposizione per presentare la lista provinciale, i delegati del PdL di Roma, allo scadere del termine per la consegna della documentazione, erano ancora a pasticciare un po’ dentro e un po’ fuori dall’ufficio elettorale . E non è colpa dei magistrati milanesi se una coalizione che il Lombardia ha più o meno il 60% dei voti, potendo presentare fino a 5000 firme a sostegno della candidatura del governatore uscente, ne ha depositate poco più del minimo richiesto, senza neppure verificarne con scrupolo la correttezza formale e ammucchiando centinaia di sottoscrizioni che mancavano perfino del luogo e della data di raccolta.

Le ragioni per cui la lista del PdL a Roma e l’intera coalizione del centro-destra in Lombardia sono state fatte fuori non sembrano inventate o capziose, ma, purtroppo, identiche a quelle che, negli anni passati, sono costate l’esclusione a numerose liste elettorali, sia sul piano locale che nazionale. La differenza è che oggi colpiscono il primo partito italiano, ma anche questa è circostanza che aggrava la responsabilità dei suoi dirigenti, non quella dei suoi avversari politici ed elettorali.

C’è da sperare che ora i ricorsi al giudice amministrativo sortiscano un esito positivo, perché sarebbe surreale che le elezioni lombarde fossero limitate a due candidati destinati, in situazioni normali, a raccogliere insieme meno del 50% dei voti e che nella capitale mancasse la forza politica accreditata della maggioranza dei voti.

Di certo, però, non si potrà trovare una soluzione giudiziaria o extragiudiziaria denunciando un complotto inesistente o sostenendo, come alcuni vanno facendo con insostenibile leggerezza, che le norme che si applicano con durezza nei confronti dei partiti “piccoli” debbano, in nome della democrazia, lasciare spazio ad una interpretazione “flessibile” a vantaggio dei partiti “grossi”.

Di seguito, un’intervista di Radio Radicale al presidente di Libertiamo e deputato PdL Benedetto Della Vedova.
Fonte ic-radio_radicale Radioradicale.it Licenza  2.5 Ita


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

13 Responses to “Sulle liste un brutto pasticcio, ma i responsabili stanno dentro e non fuori dal PdL”

  1. Come (quasi) sempre, condivido l’analisi di Carmelo. E’ davvero triste dover assistere alle lacrime da coccodrillo del più grande partito italiano.

    Per come la vedo io, le soluzioni sono due:

    1. Sia nel caso di Formigoni che del PdL nel Lazio, accettare il verdetto del Tar (nel Lazio, la Polverini si troverebbe a giocare una partita tutta basata sul proprio nome, senza confidare sui campioni delle preferenze… non tutti i mali vengono per nuocere);

    2. Proporre al centrosinistra un serio patto repubblicano fatto di due condizioni: primo, un disegno di legge – non un decreto – che preveda una norma transitoria per sanare l’attuale pasticcio, per autorizzare il voto anche a Bologna e che riformi in modo serio il sistema di presentazione di liste e candidature; secondo, la presentazione da parte dei capigruppi di PdL e PD di un disegno di legge sulla regolamentazione dei partiti, da discutere ed approvare all’indomani delle Regionali.

  2. Marianna Mascioletti scrive:

    “…torna a divampare – nei partiti che non hanno guadagnato voti o che ne hanno perduto – la confessione di errori collettivi. “Abbiamo sbagliato”. Hanno ancora sbagliato. Non fanno, da qualche anno a questa parte, che sbagliare.
    Ma poiché, generalmente, si tratta di errori che – per dirla manzonianamente – potevano esser veduti da quelli stessi che li commettevano, bisogna ricondurli, per spiegarseli, o alla passione o all’imbecillità. La ragione sbaglia quando non vede. La passione o l’imbecillità sbagliano sull’evidenza.”

    (L. Sciascia, “Nero su nero”)

  3. Luca Cesana scrive:

    @Bravo Carmelo, ottima Marianna!

  4. Marianna Mascioletti scrive:

    Grazie Luca! In realtà la citazione non si riferisce proprio alla stessa situazione (manco Sciascia, con tutto il suo pessimismo, avrebbe potuto immaginare una roba di ‘sto genere), però, soprattutto nella parte finale, mi è sembrata particolarmente adatta.

    Unico problema, fra pochi giorni devo riportare in biblioteca quel tesoro che è “Nero su Nero”… :-(

  5. Marco Faraci scrive:

    Sottoscrivo Carmelo e Piecamillo.
    Proprio per le dimensioni, la rappresentatività ed i mezzi di cui dispone il PDL non è possibile ridurre quello che è accaduto ad un errore umano e a sviste burocratiche. Gli eventi a cui abbiamo assistito si possono spiegare esclusivamente con una volontà deliberata del PDL di giocare con il fuoco.

    Si faccia, dunque, un condono, ma soprattutto si affrontino le due questioni fondamentali che hanno condotto a questo pasticcio:
    1) L’incertezza del diritto di è intriso il sistema paese paese, cioè quella condizione per cui esiste un diritto formale ed un diritto de facto tipicamente accettatato che aggira (perché è più comodo, perché si fa prima, per mille altre ragioni…) il diritto formale – una situazione che dall’altro aumenta a dismisura i margini di discrezionalità dei “controllori” che possono a quel punto sì colpire chi preferiscono. Per questo si deve varare una nuova legge elettorale che crei un sistema di presentazione delle liste che sia assolutamente semplice e trasparente.
    2) L’organizzazione interna del PDL che così com’è genera solamente inefficienza, inettitudine e spesso malaffare. Occorre introdurre una vera democrazia interna e meccanismi trasparenti di formazione delle liste.

  6. alepuzio scrive:

    Sinceramente non capisco molto il problema da più parti sollevato dell'”impossibilità di voto per gli italiani di centro destra”.

    Non c’è una legge che li impedisce di votare eventualmente per un’altra lista o eventualmente scheda bianca, nè mi risulta che ci sia un patto formale tra elettori e coalizione eletta di “quota minima” di voti che essa deve prendere.

    Chi perde in questo giro non è l’elettore ma l’eletto che pensava (sbagliando) di essere inamovibile con un’opposizione inconsistente.

  7. Antonstefano scrive:

    Non posso credere che il partito di maggioranza relativa nella coalizione di governo possa incorrere in errori così marchiani e gravi! Ai tempi della cosiddetta Prima Repubblica, erano i segretari regionali e comunque persone di rilievo a consegnare liste e certificazioni, non semplici militanti o rappresentanti di circoscrizioni: penso che, a meno di modifiche dell’ultima ora, saranno elezioni logicamente non rappresentative ma non sono coloro che hanno causato tutto questo a potersene dolere, additando responsabilità a destra e a manca, tranne che a se stessi! La legge è ed era nota – forse è possibile cambialra in futuro – e rispettarla è il primo dovere di chi si occupa della cosa pubblica e la base di ogni autentica democrazia.
    Penso in generale che occorra una grande opera di riqualificazione, oltre che culturale, anche del personale politico nel PDL: servono nuove idee, nuove sfide culturali ed economiche che qualifichino un nuovo centrodestra davvero liberale e attento all’evolversi della società in cui viviamo. Spero che il contributo, in questo senso, del presidente Fini diventi davvero determinante…
    Cordiali saluti

  8. Andrea Ferrari scrive:

    Marco,quello da te descritto è il tipico meccanismo dello stato criminogeno.

  9. Quoto Carmelo e saluto tutti.
    Alessio

  10. L’immagine è desolante di un partito pasticcione e niente attento alle regole che comporta la presentzione delle liste!

    A segure l’errore, lo scaricabarile delle responsabilità e i lai per un atteggiamento antidemocratico se non ci saranno quelle liste…
    Come sucede ai comuni cittadini quando sbagliano: che paghino dazio o in alternativa azzerare tutto e si riraccolgono le firme…

    Avevan ragione i Radicali: era difficile….

  11. luca scrive:

    Carmelo sei un buonista
    altro che 5 in condotta, questi personaggi da rispedire all’asilo e tenerli fermi per almeno una decina di giri

  12. bill scrive:

    Ok: ci sono stati dei dilettantismi e degli errori. Poi ci sono i radicali trasformatisi da libertari a difensori di timbri, carte bollate e mezzemaniche, c’è da stupirsi, così iperefficienti. C’è Di Pietro che spara scemenze a raffica, e un pò di analfabeti par suo che gli va dietro. E c’è chi pensava, fregandosi le manine tanto candide, di fare incetta di voti in virtù dell’assenza di avversari.
    E c’è anche qualcuno che pensava di poter votare senza la presenza del maggior partito italiano.
    Bene, la commediola è finita. Ci saranno quattro gatti spelacchiati che sfileranno sotto i colori della jella, e coloro che vedono nel ritorno dei partiti tradizionali, ovvero delle consorterie paramafiose a base di tessere, il futuro radioso del paese. Ma, fidatevi: poca roba
    PS: io non sono affatto convinto, da bolognese, che sia così urgente votare a Bologna. Dopo avere subito cinque anni di un sindaco inetto ed incapace come Cofferati, e alcuni mesi di uno stupido che va ad otto e mezzo per dire che loro sono diversi dalla destra (sic!), il non avere frai piedi dei politicanti del menga per qualche mese non può che fare bene a questa sfortunata città. Ci si andrà fra un anno, e si ricorderà con piacere un periodo di assenza di appalti agli amici degli amici, e dell’asfissiante presenza di un comune ciucciasoldi che non fa nulla per una città che sta cadendo letteralmente a pezzi. Ne soffrirà giusto qualche cooperativa..

  13. Luca Cesana scrive:

    PdL: dilettanti, cialtroni, arroganti e pure fessi visti gli esiti del de-cretino!

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