Balotelli, Ogbonna e Okaka cantano Fratelli d’Italia. L’italo-argentino Schelotto no

– Non siamo fanatici della simbologia nazionale, l’inno di Mameli è una marcia e non un test per la cittadinanza, ma quanto è accaduto ieri sera a Rieti stuzzica una riflessione. La Nazionale Under 21 allenata da Pierluigi Casiraghi affrontava i pari età ungheresi con una squadra composta, tra gli altri, da tre ragazzi di colore (Balotelli, Ogbonna e Okaka), nati in Italia da genitori africani. Insieme ai tre, in campo è sceso Ezequiel Schelotto, un giovane argentino approdato in Italia nel 2008 per giocare nel Cesena.

Schelotto è alla terza partita con la maglia degli azzurrini e l’inno nazionale non l’ha ancora imparato. E’ possibile, comunque, che decida di fare come il campione del mondo Camoranesi – anch’egli argentino naturalizzato – che onestamente ha scelto di non cantarlo, non sentendolo suo. Non c’è da rammaricarsene: Camoranesi e Schelotto hanno colto la preziosa opportunità di giocare nelle rappresentative del Paese in cui al momento vivono per motivi professionali e di cui posseggono il passaporto per il principio dello jus sanguinis, ma non possiamo costringerli a sentirsi italiani. Lo sono di diritto, ma non di fatto.

Per Mario Balotelli, Angelo Ogbonna e Stefano Okaka (autore del primo gol del successo azzurro, tra l’altro) la musica è molto diversa. L’Italia è la loro patria, ognuno di loro parla con un accento regionale marcato ed inconfondibile. E con quello stesso accento i tre cantano Fratelli d’Italia.

Se Balotelli avesse più sale in zucca, a questo punto sarebbe lì a giocarsi la convocazione di Lippi per i Mondiali in Sudafrica. Ciò detto, insieme agli altri due compagni di Under21, rappresenta l’ossatura della Nazionale italiana che verrà. Insieme a tanti altri suoi coetanei che con lui condividono non la maglia azzurra, ma il colore della pelle o la speciale condizione di cittadino di “prima generazione”, è l’ossatura del Paese che sarà.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

3 Responses to “Balotelli, Ogbonna e Okaka cantano Fratelli d’Italia. L’italo-argentino Schelotto no”

  1. luca ha detto:

    posso concordare un po’ di piu’ ?

  2. Claudio ha detto:

    Francamente dal punto di vista umano preferisco chi ammette con sincerità e franchezza di non voler cantare l’inno perchè non se lo sente suo (anche se da chi decide di indossare la maglia della nostra nazionale ci si aspetterebbe più coerenza), piuttosto di coloro che lo cantano ipocritamente.

    P.S. A scanso di equivoci, questa mia considerazione è chiaramente generale, non sto affatto sostenendo che Balotelli e i suoi due compagni cantino l’inno nazionale con ipocrisia, non potendo entrare nella loro testa non posso certo sapere cosa provano.

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