Sul crocifisso il ricorso europeo dell’Italia è stato ammesso, non accolto. Viva la Santa Ignoranza

– Il fido Gasparri gongola, l’ avvocato Gelmini esulta. Quagliariello e L’Occidentale? Irrecuperabili. Nel commentare la decisione che ha ammesso il rinvio alla Grande Camera del ricorso dell’Italia contro la sentenza Lautsi (c.d. sentenza crocifisso) del novembre scorso, gli osservanti del rito conformista non hanno fatto mancare tutto il loro fervore.

La Corte ha constatato che la questione riveste un “importante carattere generale” e solleva “gravi problemi di interpretazione della Convenzione” (art. 43,2 della Convenzione). Peccato che, come spesso accade, in molti abbiano deciso di strumentalizzare una decisione che di quello che sarà deciso nel merito ci dice ben poco.

Sulla sentenza di novembre, abbiamo già detto e scritto. Il Foglio ha riportato tutto. I punti di criticità restano: l’assenza di motivazione sulla questione del margine di apprezzamento, il par. 56 che sembra configurare un divieto assoluto di affissione dei simboli religiosi. Una concezione forse troppo francese, troppo statalista della laicità. Però la decisione sull’ammissibilità del ricorso italiano non ci dice nulla su quanto deciderà nei prossimi mesi la Grande Camera della Corte Europea dei diritti dell’uomo. Abbiamo anticipato qualche possibile scenario sul blog dei cattolici americani Mirror of Justice.

Due sono le cose sicure. Abbiamo il testo del ricorso italiano e sappiamo che a decidere sarà la Grande Camera. Non è questa la sede per entrare nel merito degli argomenti avanzati dal governo italiano, ci penserà la corte a valutarli. Certo, il lavorio diplomatico è stato intenso andando ben oltre il ricorso. Durante la riunione di Interlaken, convocata per valutare eventuali riforme al sistema europeo di protezione dei diritti dell’uomo, su iniziativa italiana alla dichiarazione finale è stato aggiunto un paragrafo in cui si invita  la Corte ad “applicare in modo uniforme e rigoroso i criteri che riguardano l’ammissibilità (dei ricorsi) e la sua competenza e a tener pienamente conto del proprio ruolo sussidiario nell’interpretazione e nell’applicazione della Convenzione”. Insomma, si chiede un tutela decentrata a livello statale con meno interferenze europee. Avvenire, nei giorni successivi alla conferenza, riportava le parole del sottosegretario Mantica, rappresentante italiano ad Interlaken, secondo il quale: “le questioni che toccano da vicino i sentimenti e le tradizioni nazionali devono essere regolamentate a livello nazionale”.

Ma, come in economia, appoggiarsi al protezionismo di Stato non salverà  la religione. Come fa notare Olivier Roy nel suo ultimo libro (La Santa ignoranza, 2009): “La secolarizzazione e la mondializzazione hanno spinto le religioni a distaccarsi dalla cultura, a pensarsi come autonome e a ristrutturarsi in uno spazio che, non essendo territoriale, non risulta più soggetto alla politica”. Le scelte religiose sono ormai scelte che si effettuano su un mercato religioso che va ben oltre il contesto nazionale. Soprattutto sono scelte individuali. Certo, come scrive Roy: “La religione può anche giungere alla perdita di ogni dimensione religiosa riducendosi a marcatore identitario”.

La politica della riduzione della religione a marcatore identitario, con l’annessa speranza di sfuggire alla competizione religiosa europea e globale, non ci salverà dalla secolarizzazione rampante. La soluzione la suggeriva anni fa il cattolico Arturo Carlo Jemolo:

“(…) istruzione, e non indottrinamento, e poi libertà di scelta; ma non si è liberi di scegliere se si mostra il mazzo di carte in modo che se ne possa scorgere una sola”.

La Santa Ignoranza è così. Acceca i politici, libera la religione.


Autore: Pasquale Annicchino

Nato a Maratea (PZ) il 13 Dicembre 1982, vive a Firenze. Fellow del Robert Schuman Centre for Advanced Studies dell'European University Institute. Ha insegnato e tenuto seminari in numerose università italiane ed internazionali: Siena, Alessandria, Como, Salerno, Tallin, Berkeley Law School, Brigham Young University School of Law. E’ stato Editor in Chief della University College London Human Rights Law Review ed è membro della redazione dei Quaderni di diritto e politica ecclesiastica del Mulino. Ha pubblicato saggi scientifici su varie riviste fra cui: Ecclesiastical Law Journal, George Washington International Law Review, University College London Human Rights Law Review, Studi e Note di Economia, Droit et Religions.

20 Responses to “Sul crocifisso il ricorso europeo dell’Italia è stato ammesso, non accolto. Viva la Santa Ignoranza”

  1. iulbrinner ha detto:

    Certo, la questione può essere vista da più angolature, compresa l’angolatura “laicista”.
    Quello che non si spiega e che l’articolo continua a non spiegare affatto è: perché l’unica angolatura che non dovrebbe avere diritto di cittadinanza e visibilità pubblica dovrebbe essere quella cattolica?
    Perché i personaggi politici menzionati non dovrebbero rallegrarsi di avere vista riconosciuta la fondatezza delle ragioni italiane?
    Non è più ammesso neanche questo?
    Siamo alla dogmatizzazione del laicismo?

  2. pasquale ha detto:

    Caro iulbrinner grazie per il commento.

    Non è un problema di “angolature”. E’ un problema giuridico e di coerenza.

    a) I personaggi politici menzionati si rallegrano di una sentenza che non esiste. La pronuncia di ieri non dice nulla per cio’ che concerne il merito

    b)Per cio’ che concerne la “dogmatizzazione del laicismo”, non c’e’ nulla di più lontano dalle mie posizioni. Come scrivo nell’articolo: “I punti di criticità restano: l’assenza di motivazione sulla questione del margine di apprezzamento, il par. 56 che sembra configurare un divieto assoluto di affissione dei simboli religiosi. Una concezione forse troppo francese, troppo statalista della laicità”

    c) Certo se tu fai coincidere la “posizione cattolica” con l’affisione coercitiva del crocifisso, allora da liberale non posso che trovarmi contrario.

  3. iulbrinner ha detto:

    Mi sembra, caro Pasquale, che finiscano per contrapporsi – come inevitabilmente avviene quando due posizioni sono rispettivamente incompatibili – due visioni altrettanto coercitive.
    Quella per il “no al Crocifisso” non mi sembra meno coercitiva di quella per il “sì al Crocifisso”.
    Ma la prima avrebbe una dignità che alla seconda non si vuole riconoscere in sede pubblica.
    Ti dò atto di avere fatto cenno ad “alcune criticità” in termini molto generici ma, forse, il problema è rendere compatibili e far coesistere le due istanze; allora il problema non è burocratico, d’interpretazione leguleia dei commi, ma politico in senso pieno.
    La signora che ha proposto il ricorso non andava in direzione della coesistenza, alla prova dei fatti.
    L’argomento mi sembra anche quello, anche e soprattutto da una prospettiva liberale.

    Quanto ai rallegramenti di cui sopra, forse l’atmosfera nei palazzi europei è tale da renderli giustificati; questo, quantomeno ai miei occhi.

  4. pasquale ha detto:

    Non mi sembra di esser stato generico. Anzi. Ho indicato con molta precisione il par. 56 della sentenza Lautsi, che secondo la lettura di molti proibisce l’esposizione di qualsiasi simbolo religioso. Ora siamo chiari e logici.

    a) Da liberale sono contro l’esposizione coercitiva del crocifisso. Dunque NO al crocifisso di Stato.

    b) Da liberale sono a favore della libera esposizione non coercitiva di TUTTI i simboli religiosi.

    Mi sembra tutto molto chiaro. Non so se concordi. I personaggi politici cui facevo riferimento probabilmente non concorderebbero.

    Grazie ancora.

  5. iulbrinner ha detto:

    Ti rispondo da liberale conservatore (categoria in via d’estinzione e priva di effettiva rappresentanza politica).
    Personalmente sono contro la demolizione ideologica preconcetta dei simboli culturali che identificano una storia, un passato da comprendere piuttosto che da rinnegare e, quindi, un’identità nazionale che è formata anche, se non in larga misura, da questi fattori specifici.

    L’esposizione non coercitiva di tutti i simboli religiosi sarebbe, a mio avviso, il frullatore multiculturalista nel quale centrifugare la propria identità, per farla deviare alla periferia di un indeterminato melting pot, che sarebbe la classica notte hegeliana nella quale “tutte le vacche sono grigie allo stesso modo”.
    Grazie, no, non fa per me.

    E grazie anche per lo scambio d’idee.

  6. pasquale ha detto:

    La tua non è una risposta da liberale conservatore ma da teocon, che è cosa ben diversa.

    Bisogna non scherzare con le definizioni.

    Un liberale conservatore sa bene che la garanzia della vitalità di una religione, di una identità, di una tradizione, data in appalto al braccio secolare porta alla corrosione di quella tradizione. Un liberal conservatore sa bene che lo Stato corrode. Che lo Stato assoluto corrompe assolutamente.

    Lo sapevano i padri fondatori Americani, esempio fulgidissimo di integrazione fra liberalismo e religione, che fuggirono a gambe levate dalla religione di stato.

  7. iulbrinner ha detto:

    Ma, infatti, io non voglio né religioni di stato, né negazioni religiose di stato (o di ultrastato, come sarebbero, nel caso, le istituzioni europee).
    Avevo parlato, semmai, di coesistenza; quella sì garantita e tutelata dallo stato nazionale quale arbitro imparziale.
    Ed ho parlato di “scelte politiche” sulla materia; anche quelle demandate, attraverso i cittadini elettori, quindi parziali, ad organi dello “Stato”.

    Quanto alle etichettature politiche, mi sembrano francamente irrilevanti rispetto ai contenuti effettivi; non avverto la necessità di appiccicarmene una addosso per farmi identificare politicamente.
    Se, comunque, non vedere nella circostanza la minaccia incombente di una religione di stato ma, piuttosto, la minaccia incombente di un “laicismo” di stato ti sembra una connotazione teocon, pazienza; mi terrò l’etichetta.

  8. pasquale ha detto:

    Come ho già scritto nell’articolo e ripetuto nei commenti, io stesso ho criticato: “l’assenza di motivazione sulla questione del margine di apprezzamento, il par. 56 che sembra configurare un divieto assoluto di affissione dei simboli religiosi. Una concezione forse troppo francese, troppo statalista della laicità”. Ovvero quello che tu chiami laicismo.

    Mi pare però che tu voglia che il crocifisso resti appeso per decreto e non perchè un libero fedele lo decide.

  9. Mulligan ha detto:

    L’affaire del crecifisso sta assumendo veramente dimensioni paradossali.
    E’certo ed incontestabile che il maggior gruppo religioso in Italia è costituito dai cattolici.
    La loro maggioranza, probabilmente “assoluta”, potrebbe facilmente ottenere il riconoscimento”democratico” di questa situazione e quindi veder applicato il principio di maggioranza alla loro preferenza, o desiderio, di veder esposto il simbolo della loro religione in tutti i luoghi pubblici.
    Invece stanno strillando come galline spennate sentendosi discriminati e coartati…
    Un po’ di memoria storica ci consentirebbe invece di vedere questa situazione come l’esito finale dell’emancipazione della società civile dalla tutela ecclesiastica che durava dall’ l’EDITTO DI TEODOSIO nel 383 d.c. in occasione del Concilio di Costantinopoli.
    Fino all’epoca di re Carlo Alberto, nel 1848, che concesse le “Patenti” ai Valdesi, l’unica religione pienamente praticabile, senza rischi di persecuzione legale (es La Santa Inquisizione) era il Cattolicesimo Romano. Dopo 1465 anni si ritornava alla tolleranza religiosa tipica dell’Impero Romano.
    Con l’affermarsi dei principi dell’Illuminismo (grazie alla Rivoluzione Francese) e con la memoria alle Guerre di Religione dei secoli passati, la più evoluta Societa Civile Illuministica riconobbe che era necessario dismettere il principio che aveva avuto vigenza per più di 14 secoli e che recitava “Cuius Regio, Eius Religio “, ossia l’adozione obbligatoria della religione del principe regnante da parte delle popolazioni sottomesse.
    Si riconobbe così che la Maggioranza NON avrebbe imposto la propria religione alle Minoranze.
    La non esposizione del crocifisso è pertanto una GARANZIA che la maggioranza offre alle Minoranze a garanzia della Pace Religiosa.
    E’ cambiato qualcosa ?

  10. iulbrinner ha detto:

    Non mi risulta che i Crocifissi siano appesi alle pareti delle scuole perché lo hanno deciso alcuni “liberi fedeli”, né che ci sia per legge, decreto o regolamento.
    Magari ci sta per uso, consuetudine e tradizione culturale consolidata, che è cosa diversa dai permessi e dai divieti legali e burocratici.
    E’ una dimensione diversa, nella quale lo stato o lo statalismo, mi sembra, hanno poco a che fare.

  11. pasquale ha detto:

    Purtroppo devo contraddirti. Non è che ci sta “per uso” altrimenti non ci sarebbe stata questa discussione. Anche l’obbligo normativo di affisione è spesso contestato, mi basta sottolineare che Il 3 ottobre 2007 il ministero della Pubblica istruzione, che ha emanato la direttiva n. 2666 che raccomanda ai direttori delle scuole di esporre il crocifisso.

    A me la “dimensione” sembra abbastanza chiara.

  12. pasquale ha detto:

    Volevo scrivere: “Anche se l’obbligo”.

  13. iulbrinner ha detto:

    Raccomandare non si traduce, all’occasione propizia, con imporre; significa raccomandare, ossia caldeggiare una scelta piuttosto che un’altra.
    Se fatta con una circolare ministeriale, poi, ci leggo un input politico del tutto legittimo, visto che avere maggioranze di colore diverso in competizione per il governo della cosa pubblica si chiama, in genere, democrazia.
    Anche in questo caso non mi sembra di vedere “imposizioni” statali.
    Se ci fossero le contesterei anch’io ed avrebbero ragione coloro che dovessero parlare di religione di stato.
    Ma non mi sembra sia così.

    P.S. – Devo interrompere, almeno provvisoriamente, l’interessante conversazione sulla quale, se del caso, conto di tornare in seguito per leggere e commentare eventuali sviluppi. Grazie

  14. iulbrinner ha detto:

    @Mulligan
    Intanto ti rendo noto che, per quanto mi riguarda, non sono neanche un cattolico praticante ma, semmai, sono un convinto sostenitore della libera espressione di tutte le convinzioni lecite ed ideali; comprese le convinzioni cattoliche che vengono ordinariamente definite “Fede” ma che sono, a tutti gli effetti, un sistema di valori umani valido – fino a prova contraria – come un altro, se non di più, a secondo delle concezioni soggettive.
    Fatta la precisazione, nella quale, volendolo e potendolo, ci si potrebbe leggere più di quanto c’è scritto, mi chiedo come si possa, nell’anno di grazia 2010, andare alla ricerca delle ragioni di fatti di oggi nel sepolcrale passato remoto.
    Se io continuassi oggi ad accusare il mio vicino di casa per le colpe di suo bisnonno o dei suoi avi potrei essere preso per pazzo; con molte e buone ragioni a sostegno dell’infausta diagnosi.
    Andare alla ricerca delle colpe storiche – o presunte tali – della Chiesa cattolica nei secoli dei secoli, invece, dovrebbe essere considerato un atto di giustizia sociale a scoppio ritardato; questo, secondo una certa concezione “forcaiola” del divenire storico che vorrebbe sanare gli errori (presunti) del passato con l’intolleranza becera del presente.
    Se il Crocifisso nelle aule scolastiche non dovrà essere più messo, per decisione tribunalizia di qualche euroburocrate, questo non sanerà nulla del passato ultraremoto ma, sicuramente, inquinerà in modo inaccettabile il nostro presente – il mio e quello di altre “galline spennate”, le cui libere opinioni vengono tacciate come strilli – con una nuova e rovesciata forma di coercizione ideologica.
    Con secoli di ritardo difficilmente giustificabili, alla data attuale, ma pienamente giustificate secondo questa singolare logica ultratemporale.

    Chiunque voglia iscriversi a questo partito della “faida storica” è, evidentemente, libero di farlo, essendo ognuno titolare, responsabile e personalmente rispondente dei propri neuroni.
    Far finta di essere dei liberali su queste basi, in questo sito e con queste pretese totalitarie, è totalmente comico ed esilarante; ma solo per non utilizzare il brutto termine “inquietante” che risulterebbe sicuramente più appropriato al caso.

  15. Marianna Mascioletti ha detto:

    A mio modo di vedere, paragonare chi ricorda la storia di un’ istituzone (quale la Chiesa Cattolica) con chi accusa il nipote per le colpe del nonno è parecchio fuorviante. Ma ripeto, è il mio modo di vedere.

  16. Luca Cesana ha detto:

    umilmente, mi limito a dire: Pasquale hai ragione (almeno dal punto di vista squisitamente tecnico-giuridico); nel merito della questione ammetto di non avere un’opinione precisa, se non quella che mi appare un tema francamente sopravvalutato

  17. iulbrinner ha detto:

    @Marianna Mascioletti
    Potrei essere d’accordo con lei se si trattasse di una rievocazione storica senza altre finalità.
    Ma, dal momento che l’excursus storiografico vuole essere posto a base di una lettura della realtà contemporanea nella quale sarebbe vigente una presunta dittatura delle maggioranze su minoranze altrettanto presuntamente inermi, direi che – pur rispettando il suo punto di vista – non riesco proprio a concordare con il suo commento.

  18. Marianna Mascioletti ha detto:

    @ Iulbrinner: Beh, in casi di disaccordo come questo l’educazione è tutto. :-) Io continuerò ad avere la mia opinione, lei la sua, ma con rispetto reciproco, il che di questi tempi non è poco.

  19. elenasofia ha detto:

    Vi siete chiesti in base a quali elementi si dice che la maggioranza degli italiani è cattolica?
    In base al numero dei battezzati, cioè in base ad un’imposizione dei genitori su un neonato, che è un essere incapace di intendere e di volere.

    Se fossimo in una democrazia, la dichiarazione di fede dovrebbe essere rilasciata dalle persone maggiorenni attraverso un referendum –
    Probabilmente molti “cattolici per imposizione” voterebbero scheda bianca o non andrebbero neppure a votare –
    Pertanto, non sarebbe da escludere una vittoria degli islamici.

    A questo punto, se l’islam divenisse la prima religione in Italia, nelle aule, al posto del crocifisso, dovremmo appendere i versetti del corano –

    Il mio potrà sembrare un ragionamento paradossale, ma vi consiglio di rifletterci seriamente e di convincervi che sarebbe meglio che i simboli religiosi restassero fuori dalla scuola (da tutti gli edifici pubblici) –

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  1. Phastidio.net ha detto:

    Bispensiero padano…

    Quella di ieri è stata una giornata elettrizzante, per quella parte della nostra classe politica che è quotidianamente impegnata a difendere strenuamente le nostre radici cristiane mentre cerca di scansare i detriti, materiali e civili, che si accumula…