- di Piercamillo Falasca, dal blog 2+2 de Il Foglio.it – Il via libera della Commissione Ue alla coltivazione della patata ogm Amflora ha suscitato nel Vecchio Continente reazioni inconvulse da ambientalismo irenistico. Mentre l’Europa discute del filioque, i grandi paesi agricoli del mondo, gli Stati Uniti insieme alle economie in crescita (Brasile, Argentina, India, Cina e Sudafrica), destinano ogni anno milioni di nuovi ettari alle colture ogm. Proprio la profonda svolta biotecnologica dell’agricoltura mondiale, destinata in pochi anni a sostituire l’agricoltura “convenzionale”, porrà nei prossimi anni l’Europa di fronte ad un bivio: ritirarsi nella sua fortezza ideologica e protezionista, erigendo un’invalicabile barriera all’importazione di generi alimentari dal resto del mondo in favore di un’antistorica autarchia, o aprire la propria economia all’innovazione della biotecnologia.
La prima opzione è evidentemente una chimera, se consideriamo quanto già oggi l’Europa sia dipendente dalle importazioni di soia e mais. D’altro canto, facendo due conti (e sarebbe opportuno che al Ministero dell’Agricoltura li facessero), si comprende come l’Italia – le cui esportazioni di prodotti agroalimentari verso gli Stati Uniti rappresentano una porzione importante della bilancia commerciale – avrebbe tutto da perdere dal protezionismo transoceanico che si scatenerebbe. Il prezzo dell’ogm-free lo pagherebbero i consumatori, costretti a rinunciare a prodotti a buon mercato provenienti dal resto del mondo, e lo pagherebbero le imprese italiane, che sopporterebbero costi di produzione più alti e si vedrebbero preclusi importanti mercati di sbocco.
Un’Europa ogm-free sarebbe un continente egoista: solo l’apertura alla coltivazione e alla commercializzazione di prodotti ogm in Europa potrebbe consentire ai paesi più poveri, a partire da quelli africani, di trovare sui mercati europei la linfa necessaria ai necessari investimenti di capitale in attrezzature e tecniche agricole, che permetterebbero a centinaia di milioni di persone – lo ricordava ieri la Santa Sede – di lavorare e di sfamarsi.
Piercamillo Falasca - che ha inserito 159 articoli in Libertiamo.it.
Nato a Sarno nel 1980, laureato in Economia alla Bocconi, è fellow dell’Istituto Bruno Leoni, per il quale si occupa di fisco, politiche di apertura del mercato e di Mezzogiorno. È stato tra gli ideatori di Epistemes.org. E’ vicepresidente dell’associazione Libertiamo. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri).
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Egregio Signor Falasca, desidero farle presente che ho trovato il suo articolo assai discutibile. Le sue argomentazioni in favore delle colture OGM si fondano su due considerazioni di base non condivisibili. E’ sicuramente discutibile asserire, come lei fa, che siccome altri paesi hanno colture OGM noi si debba essere costretti ad adottare la medesima scelta, o che adottarla sarebbe virtuoso, cosa di per se priva di qualsiasi senso o fondamento e il suo ragionamento diventa poi opinabile, ma finalmente più comprensibile, allorché lei ne fa un mero problema di costi.
Il problema OGM, sul quale mi sembra evidente lei non abbia alcuna competenza tecnico scientifica, risiede nel semplice assunto di valutare se tali colture possano o meno nuocere alla salute dei consumatori e quale sia il loro reale impatto ambientale. Vale la pena ricordare che proprio negli Stati Uniti (paese non certo ostile alle colture OGM) sono state emesse le prime condanne verso aziende Biotec per i danni provocati da colture OGM che si sono rivelate altamente infestanti [http://it.greenplanet.net/agroalimentare/ogm/25580--ogm-contaminazione-accidentale-fuori-controllo-lo-ammette-la-bayer-.html].
L’impatto sulla salute dei consumatori è poi fonte di preoccupazione non solo nella comunità “ambientalista” ma anche in quella scientifico/medica.
Saluti.
@Michele Morgantini: mi permetterà di farle notare che l’articolo viene da una testata fortemente critica contro gli OGM e di costituzione antiscientifica.
Si parla poi di contaminazione di prodotti OGM in quelli BIO, cosa che non ha rischi per la salute, o almeno che tutte le ricerche scientifiche serie hanno dimostrato contro quelle ideologiche.
@Davide
Egregio Sig. Davide io non sono interessato alla matrice di provenienza del commento, quanto piuttosto alla qualità ed ai contenuti dello stesso, unica cosa importante.
Le ribadisco poi due concetti che sebra non aver colto.
E dimostrato (vedi sentenza ciata e non solo) che non c’è modo, una volta impiantata una coltivazione OGM di impedire che la stessa vada a sostituirsi a coltivazioni autoctone o comunque non OGM di prossimità dato il suo alto potere infestante. Il primo danno è quindi evidente si perdono coltivazioni biologiche o meno ma comunque proprie di una zona a favore di coltivazioni assolutamente innaturali e non originarie.
Se poi volesse cortesemente citare e non riferire studi “seri” che lei ha letto che tranquillizziono sull’uso degli OGM le sarei grato (possibilmente qualcuno non cofinanziato dalle aziende Biotech).
La patata amflora per esempio contiene antibiotici che La Amflora è resistente a due antibiotici la kanamicina e la neomicina e secondo la direttiva Ue 2001/18, sono proprio oggetto di attenzione gli OGM resistenti agli antibiotici, proprio per i potenziali rischi sulla salte umana (virus resistenti, ecc) ma evidentemente questa regola non vale per Basf.
Saluti
@Davide
Mi scuso per l’imprecisione della parte finale del mio precedente commento dovuta al desiderio di abbreviare un intervento che supponevo troppo lungo per essere pubblicato.
Quello che volevo evidenziare è che la patata amflora, per esempio, è resistente a due antibiotici la kanamicina e la neomicina. Questi antibiotici sono ritenuti dalle autorità saniatrie, fondamentali nella terapia di importanti malattie. Già la direttiva Ue 2001/18, poneva grande attenzione agli OGM resistenti agli antibiotici, proprio per i potenziali rischi sulla salte umana (virus resistenti, ecc…). Consideri poi che sebbene il prodotto in oggetto non è destinato direttamente ad essere mangiato dall’uomo è autorizzato per il consumo animale. Ha presente come funziona la catena alimentare?
Saluti