Il futuro è in tavola

di Benedetto Della Vedova, da Libero di martedì 3 marzo 2010 – Con il via libera alla coltivazione sul suolo europeo della patata ogm Amflora e di alcune varietà di mais finora proibite, la Commissione Europea ha archiviato l’antistorica moratoria sugli ogm che durava dal 1998. Il putiferio che ne è seguito, in tutto il Vecchio Continente e soprattutto nella tetragona Italia, deve apparire molto curioso agli occhi del resto del mondo.

Nel corso del 2009, nel continente americano, in Asia ed in Sudafrica, circa 130 milioni di ettari sono stati destinati alle coltivazioni ogm: dieci volte l’intera superficie agricola italiana. E la tendenza è quella di una continua crescita.

L’Europa si troverà presto di fronte ad un bivio. Potrà scegliere la chimera dell’ogm-free ed erigere una barriera invalicabile alle importazioni di generi alimentari dal resto del mondo, adottando un improbabile regime autarchico (e prestando tra l’altro il fianco a comprensibili ritorsioni commerciali). Oppure deciderà di aprire le porte all’innovazione biotecnologica, con tutte le precauzioni sanitarie ed ambientali del caso, ma anche con i vantaggi che la scelta può determinare in termini di produttività, di riduzione del consumo di territorio e di pesticidi chimici nonché di contenimento dei prezzi per i consumatori.

Come per il nucleare, insieme la più pulita tra le grandi fonti energetiche e la più demonizzata, anche sulle biotecnologie si gioca la partita tra l’ambientalismo ideologico e un approccio pragmatico alle politiche ambientali. Da un lato, c’è una visione “superstiziosa” e romantica dell’agricoltura (quella del ministro Zaia, ad esempio, che parla di un imperscrutabile “valore identitario” delle produzioni, magari dimenticando che il famoso grano duro italiano è frutto di un seme sottoposto a bombardamento di neutroni), dall’altro c’è la fiducia, pur senza dogmi, nella capacità della scienza di migliorare la qualità della vita umana.

Le reazioni della politica italiana alla decisione della Commissione sono sconfortanti: anche nel centrodestra, per scarso coraggio o per miopia, in molti preferiscono un linguaggio allarmista tipico della sinistra (compreso il revival della lotta all’imperialismo delle multinazionali) al buon senso e all’evidenza scientifica.

Non sempre in buona fede, c’è chi contrappone l’agricoltura biologica agli ogm, come se i secondi escludessero la prima. Al contrario, colture convenzionali e biologiche possono convivere con le varietà ogm, rispondendo alle diverse esigenze commerciali dei produttori e rivolgendosi a fasce differenti di consumatori. Ancora: com’è avvenuto anche con l’atomo, la chiusura agli ogm ha condannato il nostro paese a ritirarsi – anno dopo anno, con la conseguenza inevitabile del trasferimento all’estero dei migliori talenti – dalla frontiera della ricerca agronomica, su cui si trovava in prima linea fino ad un decennio fa. E quando si perde la sfida della ricerca si perde poi quella dell’innovazione tecnologica ed infine quella della competitività economica.

L’Italia è stato un paese all’avanguardia nel settore agroalimentare, rinunciare agli ogm (perfino alla ricerca) per cavalcare un allarmismo alimentato ad arte, potrebbe mettere a rischio la tenuta dell’intero comparto.

La corsa degli ogm non si fermerà, anche perché da quel fronte vengono le speranze di un’agricoltura più produttiva in grado di sfamare centinaia di milioni di uomini che non hanno cibo a sufficienza, esattamente come sostiene la Chiesa: anche il nostro paese farebbe bene a correre e ad accettare la sfida, piuttosto che stare in disparte e rimpiangere un poetico mondo agreste che non tornerà e che probabilmente non era nemmeno così idilliaco.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

16 Responses to “Il futuro è in tavola”

  1. francesco zaffuto ha detto:

    Riguardo alla Patata Amflora, della multinazionale Basf servirà per:
    – costruire filati più forti,
    – per costruire una carta più lucida,
    – per fabbricare intonaci più aderenti,
    – ed anche per mangime animale.
    Molti agricoltori potrebbero essere tentati di dismettere le loro culture destinate a produrre beni per l’alimentazione per avviarsi verso la produzione di questa patata per l’industria. Si viene ad ampliare un fenomeno che già esiste da tempo nel mondo: immensi territori dedicati alla coltivazione di cotone, di colza e di altri prodotti che non sono alimentari. Allora, i nuovi prodotti come la Patata Amflora vanno sicuramente nella direzione della diminuzione della produzione alimentare globale.
    Certo, altri prodotti Ogm possono essere indirizzati verso l’incremento della produzione alimentare, ma i brevetti di questi prodotti in mano alle grandi multinazionali determineranno un nuovo assetto degli equilibri produttivi. I guadagni dell’operazione Ogm saranno in capo alle società che hanno depositato il brevetto che cercheranno di spartirli minimamente con gli agricoltori che si presteranno all’operazione.
    La diffusione della produzione Ogm creerà concentrazione economica nel settore primario, settore che fino ad oggi si è caratterizzato per la presenza di tanti piccoli produttori.
    Già abbiamo assaporato gli effetti della grande concentrazione bancaria in mano a pochi privati, gli effetti sono stati questa crisi economica. Una grande concentrazione della produzione alimentare in poche mani non può farci dormire sonni tranquilli.

    francesco zaffuto http://www.lacrisi2009.com

  2. Giordano Masini ha detto:

    @Francesco Zaffuto. Il tuo ragionamento non tiene conto del fatto che non è vero che gli unici depositare dei brevetti Ogm sono le famose multinazionali. In Italia la ricerca pubblica sulle biotecnologie era all’avanguardia, prima che venisse vietata, e avrebbe potuto fornire ai nostri produttori semi sui quali non sarebbe stato necessario pagare nessuna royalty.
    Sarebbe necessario ricordare anche che già ora gli agricoltori acquistano ibridi presso le stesse aziende che producono anche Ogm. Lo fanno perché dispongono della tecnologia che neanche l’azienda agricola più grande e ricca del mondo si può permettere, cioè quella che consente di selezionare varietà produttive e resistenti (anche non Gm) ogni anno. L’introduzione degli Ogm non sconvolgerebbe nulla, metterebbe solo a disposizione del mercato prodotti migliori, più puliti e a costo inferiore.
    Certo, il fatto che in Europa venga ammessa esclusivamente la coltivazione del mais BT Monsanto e ora della patata Basf fa sorgere dei seri interrogativi sul potere discrezionale delle autorità europee e su chi se ne avvantaggia. Ma la risposta è l’apertura del mercato a tutti gli operatori, non la sua chiusura.

  3. Giulio Becattini ha detto:

    Io non vi capisco parliamo come se stessimo soffrendo la fame! Non mi pare che manchi il latte in Europa, perché allora devo mettere proteine che aumentano la produzione per capo. La verdura la gettiamo via continuamente e c’è gente che si sbafa le ciliegie che arrivano dal Cile a Gennaio nonostante costino tantissimo. Insomma non è un problema di carenza di alimenti (col latte ci annaffiavano i campi), non esiste problema di soldi perché affidare una delle cose più oscure e allo stesso tempo più facilmente propagabili (è una legge di natura!) come il patrimonio genetico degli esseri viventi in mano ad interessi privati?
    I vantaggi citati dal nostro pur sempre stimato onorevole sono:
    1 riduzione di consumo del suolo (Infatti è risaputo che stiamo sacrificando le nostre aree industriali e le nostre città per dare spazio ai campi da coltivare)
    2 Miglioramento della qualità della vita umana (Infatti erano secoli che lo facevamo incrociando le piante e gli animali, selezionandoli in base a quelle che erano le caratteristiche che cercavamo e abbiamo ottenuto ottimi risultati ricordo che questa era una ricerca ultra millenaria; il nostro vino è migliore di tanti altri prodotti in altri posti per tanti motivi, ma il principale poiché difficile da ripetere è che conosciamo la migliore vocazione dei vitigni per territorio)
    3 Scappano le menti della innovazione tecnologica (Al contrario, riprendendo quello sopra si aprono molte più strade nella ricerca di nuovi incroci, nel sperimentare diverse qualità di differenti aree per zone specifiche. Pensiamo a quante differenti aree abbiamo: montagna, collina, pianura, più o meno assolate, inverni più o meno miti, umidità più o meno pronunciate, anche in pochissimi chilometri e per queste caratteristiche abbiamo prodotti già selezionati dai nostri padri e che grazie alla globalizzazione e alla conoscenza di altri patrimoni genetici nel mondo possono continuare ad essere selezionati dai nostri figli piuttosto che sottomettersi alle tecniche di coltivazione che vertono solo verso una politica cioè la monocultura (tra l’altro non sono nuove queste tecniche è la stessa filosofia che sta uccidendo l’agricoltura da decenni) e soprattutto uccideremo la fondamentale ricerca di nuove tecniche di produzione in quanto si svilupperebbe solo quella che insegue la chimica.
    4 Allarmismo cavalcato ad arte? Forse l’arte che dopo decenni che coltiviamo con pesticidi costosissimi, con vomeri profondi metri che necessitano di trattrici sempre più enormi e abbiamo ucciso l’agricoltura crediamo in questa nuova chimera figlia dell’industrializzazione? Certo il fatto che i paesi del secondo e terzo mondo lo usano oramai mi fa stare molto più tranquillo…
    Insomma concludo riportando un semplice dato scientifico che conosciamo tutti. Nulla si crea nulla si distrugge. Si rispetta in tutti i campi da quello economico a quello termodinamico e via, via altri, ma chiaramente non si sottrae neppure nella produzione agricola. Come possiamo pensare di produrre di più e non avere un impoverimento da un’altra parte? Ad esempio: se faccio più quintali di grano forse quel grano è meno nutriente oppure il mio campo è più squilibrato da sostanze nutritive, per forza, altrimenti non si rispetta quel semplice postulato sopra menzionato. La malerba che non cresce fa più bello il grano, ma la malerba che non raccoglievo produceva humus e sostanze organiche che riutilizzavo l’anno successivo per il prossimo raccolto. Così allora giù ad inventare o ad indebitarsi per comprare prodotti chimici per riequilibrare per l’anno successivo ciò che era già per natura. Con le biotecnologie non ci sfamo più facilmente e sempre più persone al contrario… Va bene qui sto parlando di un caso specifico riferito ai diserbanti e alle culture modificate appositamente per sopportare quei veleni che è però la tecnica più utilizzata e più ricercata oggi nel campo della bio-tecnologia. Infatti la bio-tecnologia che va alla ricerca di nuove piante che sopportino meglio tipi di terreni o tipi di clima non esiste perché è troppo in perdita rispetto al semplice sistema di natura che esiste da sempre e costo pochissimo anche se un po’ più di tempo. Le biotecnologie servono solo per soddisfare interessi industriali, e dei privati che producono la pesticidi e ormoni pro-crescita. Insomma io penso che gettarsi in questo circolo vizioso sia molto controproducente.

  4. Giorgio ha detto:

    Argomenti come il nucleare,le biotecnologie agricole ogm,la crisi economica mondiale e sue etiologie sono così complessi e controversi da forzare sempre al distinguo e spesso al dubbio anche gli opinionisti più schierati…con la coraggiosa eccezione della redazione di Libertiamo.

  5. Dario Bressanini ha detto:

    Possibile che nessuno, in parlamento, possa fare nulla per la cialtronata organizzata al ministero delle politiche agricole?
    Un dibattito farsa dove parlano solamente persone contrarie, e si dicono anche delle bestialità allucinanti, da bocciatura immediata ad un esame del primo anno.

    Disgustoso! E se penso che il consiglio diritti genetici ha ricevuto anche soldi pubblici mi viene da piangere per non dire altro…

    http://www.agricolturaitalianaonline.gov.it/contenuti/il_dibattito/ogm_cui_prodest

  6. Giordano Masini ha detto:

    Questa me l’ero persa. L’apice si raggiunge dove si afferma “I dati dimostrano inoltre che dove si coltivano Ogm in maniera massiccia, come nel sud est asiatico, molti agricoltori si suicidiano”…
    Che si scrivano bestialità del genere sul sito del ministero è desolante…

  7. Giulio Becattini ha detto:

    È inutile che sbraitate tanto.
    Per chi conosce le scienze agrarie, l’agricoltura, e anche solo un po’ di altre scienze e sa far funzionare, in maniera disinteressata, il proprio cervello sa che l’OGM è una buffonata.
    Essere contrari a priori alle biotecnologie è sì una miopia, ma anche accettare senza pensare in maniera lungimirante sarà fautrice di disastri. Come le politiche agrarie che sono state fatte con la solo lungimiranza di apportare guadagni facili subito e distruggere l’unica classe politica proletaria che creava problemi alla sinistra: quella degli agricoltori.
    Oggi persone autorevoli che le hanno studiate sanno che non hanno un punto a favore. Non c’è, non esistono, forse un domani spendendoci anni e soldi di ricerca qualcosa si riuscirà a cavare, ma poi: ne varrà la pena? Io vi sfido a dichiararmi ad oggi un vantaggio di queste tecnologie in Europa, uno solo! Uno!

  8. Dario Bressanini ha detto:

    Giulio: tu non sei un agricoltore vero? Per lo meno non sei un agricoltore di mais o di riso. Altrimenti lo sapresti :-)

  9. Giulio Becattini ha detto:

    Dario, la domanda che si deve porre è: sei tu un coltivatore di grano turco GM? Sei coltivatore di riso GM? Tra l’altro quest’ultimo è impossibile esserlo in quanto ancora in fase sperimentale, nonostante il gran parlare, gli anni e anni di ricerca e soldi spesi. Male.
    Tu lo sai come sono soddisfatti gli agricoltori di grano gm? Io no, perché non ne conosco, però ho come dato, anche da fonti autorevoli, che siano in diminuzione. Non mi sorprende questa cosa! Bastava che avessero usato un po’ di testa prima di credere alla favoletta, bellina e assai romantica, che gli OGM sono la soluzione a tutti i mali.
    Comunque puoi anche essere agricoltore di qualunque altra cultura, ma l’unico vero vantaggio che se ne potrebbe trarre da questi OGM è se avessimo un aumento di produzione dovuto ad una modifica che permetta di aumentare gli effetti della fotosintesi solare sulla produzione e indirettamente esiste, cioè nel senso che posso coltivare un terreno OGM poi lo lascio un paio d’anni a maggese o anche al pascolo poi lo ricoltivo nuovamente, ma tutto ciò basta a coprire i costi delle sementi superiori a quelle convenzionali? Comunque questo è il caso solo di aree a cultura estensiva come in Italia non abbiamo.

  10. Giordano Masini ha detto:

    Giulio, anche se le sue obiezioni fossero fondate, e non credo che lo siano, e gli Ogm fossero inutili come lei afferma, la domanda che mi/le faccio è: è possibile vietare qualcosa perché qualcuno lo ritiene inutile? Non dannoso o pericoloso, ma soltanto inutile. Se una materia prima è inutile andrà immediatamente fuori mercato, e tanti saluti…

  11. Giulio Becattini ha detto:

    È quello che sta succedendo in India col Cotone Bt che è andato fuori mercato, il quale però ha contaminato anche i campi vicini convenzionali col loro patrimonio genetico e si ritrovano tutti con piante che non valgono niente perché si ammalano subito.
    Comunque basta pensarci un attimo: se tutti noi italiani avessimo lo stesso patrimonio genetico alla prima malattia fuori dall’ordinario moriremo tutti, come è successo con gli indiani… di America in questo caso!
    Se io vendo 1000 semi tutti con lo stesso patrimonio genetico e li pianto vicino ad un campo dove sono stati seminati 1000 semi di un tipo di grano convenzionale avrò che quest’ultimi sono fra loro simili geneticamente, ma non uguali e l’anno successivo provi ad indovinare quale sarà il patrimonio genetico dominante in quella zona. Potrà forse andare bene per un po’ di anni poi potrebbe succedere un disastro immane al patrimonio agricolo. Negli alberi questo si può già osservare in quanto con gli innesti io compio una specie di clonazione ed infatti capita negli alberi di avere tremende morie. Nel continente americano non hanno più castagni per questo motivo e abbiamo rischiato anche in Europa fino a quando non è avvenuta una variazione in una specie di castagno che poi è quella che ha dato via agli innesti per salvaguardarsi da quella malattia. Non crediate che oggi abbiamo le stesse mele dell’antica Roma. Molte si sono estinte per via di malattie che non riuscivano a sopportare. La natura in questo caso si dimostra la miglior selezionatrice ed è una selezione che avviene da milioni di anni :)
    Quindi alle bio-tecnologie sono molto più interessanti le ricerche alle bio-diversità.
    Ebbene capirà perfettamente, Giordano, che è importante non far collassare questo sistema di patrimonio genetico introducendo quei “mostri” nelle nostre coltivazioni perché poi se si innestano nel nostro territorio ci metteremo in guai seri.
    Comunque se qualcuno ha altri presunti vantaggi degli OGM li faccia presenti perché io ancora dubito che esistano.

  12. Giordano Masini ha detto:

    Non so dove a quali fonti attinge le sue informazioni, ma le cose che afferma sono clamorosamente false. In particolare sul cotone BT Bressanini è senz’altro più documentato di me http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/11/02/un-ogm-buono-pulito-e-giusto/.
    Per quanto riguarda i rischi di contaminazione, che la scienza e l’esperienza sul campo hanno dimostrato essere completamente infondati, e gli altri punti che tocca sul suo commento, ne ho parlato anch’io su queste pagine in un dossier in due puntate che ho riunito in questo post http://lavalledelsiele.com/2010/02/17/dallogm-free-al-free-ogm-in-nome-del-buon-senso-e-della-tutela-del-consumatore/ e lo stesso Bressanini http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2010/02/12/dieci-risposte-a-carlo-petrini-sugli-ogm/. Sempre citando le fonti.

  13. Dario Bressanini ha detto:

    Giulio: non so dove prendi le informazioni, ma cambia il fornitore :-)

    Prima di tutto, quando si parla di Cotone ogm, Mais ogm etc. NON significa che è una sola varietà. Esistono centinaia di varietà di cotone Bt, centinaia di varietà di soia ogm, di mais e così via.

    Secondo, conviene così poco agli indiani il cotone che nel giro di pochi anni sono milioni di piccoli contadini che lo coltivano, e l’adozione ormai è all’80% vedi documento http://www.isaaa.org/resources/publications/briefs/41/executivesummary/pdf/Brief%2041%20-%20Executive%20Summary%20-%20English.pdf

    E’ stato talmente un successo che l’india ha superato i concorrenti nella classifica della produzione mondiale di cotone.

    Prima mi riferivo a mais e riso perchè le associazioni ITALIANE di coltivatori di mais e di riso vorrebbero seminare mais ogm (che c’è già) e riso (non appena disponibile), come hanno dichiarato in una audizione al senato.

    Tra gli oppositori, Zaia compreso, c’è un disperato bisogno di convincere gli agricoltori italiani che gli ogm non convengono, e per far questo non esitano a raccontare frottole (come quelle scritte sulla pagina scandalosa del ministero dell’agricoltura)

  14. Giulio Becattini ha detto:

    Non possiamo farci una guerra di dati presi qua e là anche perché vi potrei elencare un’altra infinità di dati autorevoli che dicono il contrario. Nella pagina scandalosa di Zaia, ad esempio, firmano scienziati universitari e c’è pure un ex dirigente CNR la stessa che nel 1974 ha creato il grando duro creso. Insomma non sono proprio dei invasati naturalisti presi qua e là!
    Ad esempio, prendendo il rapporto ISAAA 2009, che mi citava Dario, a pagine 17 18 si parla anche della decrescita di utilizzo degli OGM che si è avuto nell’ultimo anno. -12% in UE passando da 107719 ettari a 94750 ettari, su una superficie totale di 160 milioni di ettari coltivati in Europa cioè meno dello 0, qualcosa %. C’è anche scritto che i fattori di questo potrebbero essere molti anche il fatto che c’è stata la crisi: strano che in tempi di crisi non convenga produrre con sementi GM.
    Per quanto riguarda la contaminazione prendendo ciò che è scritto nel blog ‘La Valle del Siele’, che a quanto ho capito è di opera suo Giordano, lei cita una multa che è stata inflitta alla Bayer perché ha contaminato i campi di alcuni contadini col suo riso gm. Però se avesse letto l’articolo di Libero al quale lo collega avrebbe saputo che la multa gli è stata inflitta perché i semi di riso gm sono ancora in via sperimentale, per cui non si possono vendere. Lo stesso articolo di Libero riporta che “è uno scandalo che si sta allargando a macchia d’olio” cioè capisce il fatto centrale qual’è: questi mentre fanno gli esperimenti e devono ancora testare la loro salubrità gli scappano dei pollini che vanno a contaminare le colture convenzionali? Quindi oltre alle varie spese di ricerche profuse dalle industrie chimiche c’è da aggiungere anche quelle dovute per ripagare i danni dei pollini degli OGM che scappano dai campi dove si sperimentano. Poi sempre nel capoverso del blog riferito alla contaminazione riporta che il mais Gm Starlink dopo che è stato ritirato perché avevano scoperto che era allergenico (non è una bella parola vuole dire che provoca allergie) a distanza di 5 anni è scomparso dal DNA delle piante di granoturco locali in maniera naturale senza tanti scenari apocalittici: come non stavamo dicendo che non esiste il problema di contaminazione? Mi riportate ricerche a difesa di ciò poi portate altre che condannano queste impollinazioni fraudolente… mi pare che ci sia una grossa confusione a riguardo. Invece nel suo blog Dario, mi riporta che il concetto di ibridazione (che esiste in natura da sempre) come se fosse un processo paragonabile agli OGM per cui va tutto bene, invece non c’entra niente. L’ibridazione è una tecnica importantissima ed è quella che ci ha permesso di selezionare ad oggi ciò che abbiamo nei nostri campi, ma è un fatto che anche se è indotto è naturale. Gli OGM sono un intervento diretto sulle molecole di DNA fatto artificialmente dall’uomo il quale richiede molti più fondi di semplici ed interessantissime ricerche tra ibridi quindi che vantaggi ne trovo?
    Una notizia interessante è che quando si da’ il nulla osta alla vendita di sementi GM (non quelle ancora sperimentali, Giordano) il produttore di quel DNA ne è anche il proprietario per cui non solo dovrò pagare quel diritto quando comprerò le sementi, ma mi impegno, attraverso un contratto a non permettermi di tenere semi per l’anno successivo se non pagando i diritti. Avendomi dimostrato sopra che la contaminazione esiste col vento se mi parte una denuncia dalla Monsanto perché uso suoi dna la abnorme multinazionale a pagare miglaia di euro per una causa non ci mette niente io semplice agricoltore anche se ho ragione devo affrontare anni di processo, spese, tribolazioni, e forse mi danno ragione o forse torto, come potrebbe anche essere che sia. Insomma perché ci dobbiamo buttare in una strada così problematica come quella delle royalties di patrimoni genetici, che come mi avete dimostrato sono anche facilmente trasportabili. Ma per quali vantaggi? Quali? Il dato di aumento di produzione è chiaro che c’è stato: siamo partiti da zero! Per ora ci basiamo su stupide ricerche commissionate da chi ha interessi a far prevalere una tesi su un’altra, (visto che mi parlate di India se su google mettete “India Cotone Bt” non c’è articolo che non parli degli effetti negativi che si sta avendo in questi ultimi anni sulla produzione) quindi io vi chiedo di usare le vostre teste e di buttarvi al di là di quello che si può leggere di ciò che è avvenuto negli ultimi 8 anni. Io non sto dando concetti filosofici, ma di osservare in maniera semplice i costi benefici e vi renderete ben conto che non ci sono perché se aumento il prodotto da una parte ne ho una inevitabile perdita da un’altra a meno che no intervengo con ulteriori spese. In mezzo a tutta questa confusione l’unica sicura ricerca è quella della ricchezza genetica anche attraverso le ibridazioni che si diano ancora più fondi in questa ricerca!

  15. Dario Bressanini ha detto:

    Giulio: potrei rispondere (citando dati SERI) punto per punto, ma mi verrebbe fuori un trattato :-D e non è il caso.
    Ti dico solo che gli studi seri NON si trovano cercando con google ma sulle riviste scientifiche specializzate, e lì si dicono cose molto diverse da quelle che scrivono gli attivisti sui siti web (pure su quello del ministero. PURTROPPO esistono anche scienziati attivisti…)

    Se le interessa tutti i dettagli sul perchè le cose che dice sono sbagliate le ho descritte in un libro, che ho pubblicato per Zanichelli: OGM tra leggende e realtà”
    Troverà i documenti “seri” a cui mi riferivo. Ad esempio studi economici che spiegano come, dove, quando e perchè gli agricoltori hanno tratto beneficio dagli ogm.
    Riguardo all’europa, mi sembra ridicolo discutere delle percentuali europee, aumentate o diminuite, quando gli agricoltori qui in maggioranza NON possono piantarli. Di che cosa stiamo parlando quindi?
    E dove sono permessi, come in spagna, c’è UN solo tipo di evento ogm pemesso, quello resistente alla piralide.
    Dia la possibilità agli agricoltori europei ad esempio di piantare liberamente gli ogm a disposizione degli altri paesi, ad esempio quello resistente alla diabrotica, e poi vediamo se le percentuali europee non schizzano. Scommettiamo? ;-)

  16. Giulio Becattini ha detto:

    Lei ha il vizio di non leggere: io, a differenza di qualcuno, non ho citato siti presi da google qua e là anzi io stesso ho detto che non va bene quindi non faccia passarmi per l’attivista credulone, ho semplicemente confutato i siti da voi riportatimi attraverso gli stessi siti e articoli di giornali che mi consigliavate di leggere.
    Io sono uno che si interessa di agricoltura, territorio e di storia. Mi pare che sia lampante leggere attraverso questi decenni come abbiamo sempre voluto distruggere la campagna facendo passare il messaggio del progresso e facendoci oggi ridurre di parlare di crisi profonda della agricoltura. Abbiamo ridotto alla fame i contadini per mandarli a lavorare nelle fabbriche. Abbiamo distrutto la mezzadria facendola passare dai media come forma di schiavitù e abbiamo quindi distrutto tutto un ceto che garantiva paesaggio e territori curati anche dal punto di vista di frane e smottamenti. Oggi che si va imbroccando verso una politica che ritorna ai vecchi equilibri che si erano instaurati tra uomo ed ambiente ci fanno tornare al marciume dell’equilibrio fra agricoltura ed industria. Se lei prende libri di agraria degli anni 60 scrivevano che era finita l’era del vino fatto con l’uva in quanto erano in grado di farlo altrettanto buoni con la chimica!’ Insomma concorderete che oggi è aberrante credere in ciò come è altrettanto aberrante credere di poter possedere sempre la soluzione biologica ai problemi delle piante che sono sempre imprevedibili e che solamente attraverso la cura e i vari incroci siamo in grado di ottenere prodotti sempre più ottimali alle nostre esigenze. Tra l’altro l’esempio dei vini mi torna comodo per dire che oggi c’è sì chi fa il vino chimicamente e ci guadagna, ma non sono certo i piccoli produttori se poi pensiamo a quanto bene ha fatto alla nostra economia enologica il fatto di diminuire la produzione migliorando la qualità, basta vedere che stiamo convertendo in vigneti terreni lungo i fossi e male esposti pur di guadagnare, fa capire che la pioniera politica dei DOC DOCG e IGT forse non ha fatto così male.
    Conosco i profitti che oggi si stanno a mano, mano sempre più aprendo, non più solo sul vino, ma anche verso le politiche di tutela coi marchi ai prodotti agricoli in generale, la ricerca di tecniche alternative, la ricerca di prodotti dimenticati, che apre anche verso la prima industria mondiale che è il turismo. Non dimentichiamo che il turista è oggi alla ricerca di questi aspetti antropologici, agricoli ed enogastronimici sempre più. Sono dati facilmente reperibili da materiali bibliografici seri e io stesso li vedo tangibilmente oggi venendo da una regione dove l’agricoltura, nonostante tutto, non s’è mai spenta come la provincia di Macerata.
    Il tanto gridare verso questo bio-tecnologie mi suona alla stessa maniera di come potevano suonare agli albori della industrializzazione, i concetti dell’uso massiccio di fitofarmaci, dell’omologazione delle varietà, della liberazione dalla schiavitù mezzadrile, della politica contro i latifondi, sempre nel nome del progresso e che invece ci ha impoverito tutti non agricoltori compresi. Le bio-tecnologie sono altrettanto subdole in quanto è come sempre puro fumo (futuro e progresso, sfamiamo tutti i poveri del mondo) negli occhi, è chiaro e lampante che nel giro di venti trentanni distruggeranno l’economia agricola e a che prezzo? Purtroppo è come spiegare le funzioni matematiche ad un anziano che ha solo la terza media: non le capisce anche se gliele spieghi centinaia di volte.
    Detto questo non mi venga a dire che se allora non è vantaggioso sarà lo stesso mercato a punire le bio-tecnologie, perché il DNA è un prodotto che sfugge alle leggi di mercato ed una volta entrati in questo ginepraio ho, il mio leggittimo sospetto che non sarà tanto facile uscirne.

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