I seminari di Libertiamo: le sessioni su economia, ambiente, biopolitica e ideale nazionale – AUDIO

– In quest’articolo proponiamo un compendio delle quattro sessioni dei Seminari di Libertiamo: le prime due si sono svolte nel pomeriggio del 27 febbraio, la terza e la quarta nella mattinata del 28. Di seguito, il riassunto (abstract) di ognuna e i file audio integrali corrispondenti.

Prima sessione: Salvare il capitalismo dai capitalisti
Luigi Zingales, Adriano Teso, Carlo Maria Pinardi, Mario Seminerio

Perché l’Italia da un quindicennio cresce meno dei paesi con i quali si confronta? Quale dovrebbe essere il ruolo della politica nella promozione della crescita economica? Serve davvero la visione ultraliberista di un mercato come trionfo del laissez faire, oppure per riformare l’Italia serve un ridisegno dei meccanismi, di controllo e progettazione del sistema politico ed economico, tale da ridurre il rischio che i “capitalisti”, cioè gli insider, finiscano col soffocare la tensione all’innovazione, bloccando la crescita del paese?

Il dibattito prende spunto dal libro di Luigi Zingales e Raghuram Rajan, “Salvare il capitalismo dai capitalisti”, che parla della paura della competizione che i capitalisti manifestano, perché essa mina il predominio delle imprese esistenti e le costringe a rimettersi in gioco ogni giorno. Da questo timore degli insider imprenditoriali nascono alleanze con gli insider del lavoro, che temono che da innovazione e concorrenza ci sia solo da perdere. Nel mezzo, la politica ed il suo “primato”, in Italia declinato in deroga permanente ed incertezza del diritto. Una posizione ideologica particolarmente insidiosa, perché trae una sorta di legittimazione dalle dinamiche della recente crisi finanziaria, definita da alcuni “crisi del liberismo”, ma che in realtà è crisi di un modello di capitalismo “relazionale”, quello che tutela gli insider, facendo loro ottenere legislazioni favorevoli e salvataggi pubblici.

Il libro di Zingales e Rajan, pur sviluppando un tema storico ed “universale, è in realtà un vero e proprio “manuale d’uso” dell’Italia e per l’Italia e gli italiani. Un paese dominato da una corporativizzazione pervasiva, che si esprime in una sindacalizzazone spinta, che è anche quella di un capitalismo “da debito” e relazionale, nell’assenza di regole certe, o meglio in presenza di una “cultura della manomissione delle regole” che pare essere alla radice della nostra stasi economica e, in ultima analisi, civile.

Seconda sessione: Il pianeta è blu, non verde: un approccio pragmatico alle politiche ambientali
Chicco Testa, Enrico Musso, Carlo Stagnaro, Piercamillo Falasca

Nel titolo di questa sessione abbiamo voluto richiamare un libro ed uno slogan. Il libro è “Pianeta blu, non verde” del presidente della Rep. Ceca Vaclav Klaus, forse il più noto politico scettico sull’ambientalismo dominante. Lo slogan è “Vote blue, go green”, scelto qualche anno fa da David Cameron per infondere una svolta verde alla piattaforma politica dei Tories e che noi di Libertiamo abbiamo “riciclato” (per usare un termine ecologico) chiamando “Più azzurro, più verde” una delle sezioni della nostra rivista on-line. Tra luci ed ombre quella di Cameron resta la prima scelta deliberata di un leader di centrodestra di fare dell’ambiente una istanza di primo piano.
Noi riteniano che nelle politiche per l’ambiente sia ormai imprescindibile adottare un approccio pragmatico, basato sui dati di realtà, sulle analisi costi/benefici delle scelte adottate e su un sano “umanesimo”, quello che vuole che l’obiettivo delle politiche ambientali sia il miglioramento della qualità della vita e la tutela del nostro pianeta, soprattutto in quanto “nostro”.

La contrapposizione non può essere tra chi vuole tutelare l’ambiente e chi se ne disinteressa, ma tra chi crede che l’attività economica umana e l’umanissima aspirazione al benessere siano inconciliabili con la conservazione del patrimonio ambientale e il miglioramento della qualità della vita e chi, come noi, ritiene che essi siano assolutamente compatibili. Anzi, la crescita economica e le sue “leve” (l’innovazione, l’accumulazione di ricchezza, la valorizzazione delle risorse del pianeta) favoriscono l’ambiente, sia dal lato della domanda di “bene ambiente”, sia dal lato dell’offerta. Il filo conduttore del pragmatismo ambientale attraversa i tre grandi dossier di politica ambientale affronteremo nella sessione: nucleare ed energia, trasporti, OGM.

Terza sessione: Una biopolitica liberale contro i conformismi progressisti e conservatori
Luisella Battaglia, Stefano Semplici, Carmelo Palma

Nel centrodestra italiano prevale l’idea che le divisioni che segnano la discussione bioetica definiscano il perimetro degli schieramenti politici. Il bipolarismo politico sembra così strutturarsi lungo le linee di un anacronistico “bipolarismo etico”, che non trova conferme nella realtà culturale del Paese. Nel centro-sinistra, e non solo nei settori più estremi, prevale la convinzione che lo scontro bioetico sia l’estremo ridotto dell’identità laica.
Al conformismo conservatore, che giunge a riesumare “da destra” il mito della diversità antropologica (“il partito della vita contro il partito della morte”), si contrappone un conformismo progressista che non contesta al proprio avversario l’assunto di fondo: che la discussione bioetica si risolva fondamentalmente nella questione del rapporto tra lo Stato e la Chiesa, tra la dottrina morale dell’una e la legislazione civile dell’altro.

Una discussione infiammata dall’oltranzismo ideologico non consente di ragionare sulle questioni davvero fondamentali, di cui il legislatore dovrebbe avere contezza, se non esperienza. Quale è oggi il “bios” a cui la riflessione bio-etica si rivolge? Se l’evoluzione scientifica, non solo nel campo della bio-medicina, consente modifiche profonde di ogni realtà vivente, in quali termini si definisce la responsabilità morale dell’uomo e quella giuridica del legislatore? Quali sono i confini tra il bio-diritto e la bio-morale, tra la realtà della regolamentazione normativa e quella della riflessione bio-etica propriamente intesa? Rispetto alle questioni estreme e radicali della vita e della morte, esiste un’idea della libertà umana diversa e superiore a cui fare giuridicamente appello o al contrario le emergenze bioetiche non autorizzano alcun eccezionalismo normativo? A queste domande una biopolitica liberale dovrebbe rispondere facendo appello ad una razionalità politica che riconosca insieme il limite della legislazione e l’esigenza di un quadro normativo stabile e, nei limiti del possibile, ampiamente condiviso.

Quarta sessione: Identità nazionale e Costituzione: per una idea di Patria moderna, inclusiva e repubblicana
Alessandro Campi, Giovanni Guzzetta, Gianfranco Macrì, Sofia Ventura

Cosa definisce l’identità di una nazione? Quanto “densa” deve essere tale identità in un’epoca in cui le comunità statali sono, in misura crescente, formate da cittadini provenienti da paesi esterni al perimetro dell’occidente che portano con loro costumi e culture a noi lontane? Il sistema di principi e di regole contenuti nelle carte costituzionali può fornire un riferimento per la definizione di quella identità?

Oggi in Europa e in Italia a questi interrogativi non è più possibile sfuggire. Nel nostro paese emergono diverse interpretazioni di ciò che deve intendersi per identità nazionale, di quali principi e valori devono rientrare nella definizione di tale identità; il prevalere di una concezione piuttosto che di un’altra non ha solo un valore teorico, poiché ogni interpretazione di ciò che caratterizza la comunità nazionale è suscettibile di condizionare un ampio ventaglio di politiche pubbliche, dalle politiche della cittadinanza a quelle dell’immigrazione, dalle politiche dell’istruzione a quelle attinenti al campo della bio-politica.

A nostro parere, due sono le linee guida che devono essere tenute presenti in questa riflessione. Innanzitutto, la necessità di pensare la comunità nazionale come una comunità formata da individui, liberi ed autonomi, da un lato, che sia però in grado di identificare progetti e obiettivi collettivi, dall’altro. In secondo luogo, la ricerca di una definizione “essenziale”, ma non povera, di ciò che “fa” la nazione, per identificare i principi fondamentali che devono essere condivisi da quanti ne sono parte e, al tempo stesso, per sottolineare la dimensione “volontaria” dell’appartenenza nazionale (“la Francia è di chi la ama”, ha detto Nicolas Sarkozy).
In questa prospettiva, la riflessione sulla Costituzione come orizzonte di riferimento per definire – ancorché in modo non esclusivo – i confini della Patria e della nazione, o, in altri termini, l’insieme dei principi e delle regole che il cittadino per essere tale deve accettare e fare propri, assume una rilevanza centrale. Purché essa si svolga in maniera laica e non sacramentale.

Fonte ic-radio_radicale Radioradicale.it Licenza 2.5 Ita


2 Responses to “I seminari di Libertiamo: le sessioni su economia, ambiente, biopolitica e ideale nazionale – AUDIO”

  1. Antonstefano ha detto:

    Non sono potuto intervenire sabato alla tavola rotonda ma leggendo il vostro resoconto delle giornate del Seminario, si capisce che è stato un appuntamento interessante, i cui temi spero l’associazione tornerà a trattare in altri incontri pubblici. E’ raro trovare occasioni in cui le idee liberali possano essere illustrate e dibattute!

  2. Alessandro Caforio ha detto:

    Grazie Antonstefano!

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