Inizia la par condicio, finisce l’informazione politica

Così, all’inizio della campagna elettorale, si è spenta l’informazione politica. La Rai ha deciso di chiudere le sue trasmissioni di punta (Ballarò, Anno Zero, Porta a Porta),  la 7 – in evidente conflitto di interesse – ha sospeso la puntata dell’Infedele sul caso politico-giudiziario che vede coinvolte Telecom e Fastweb, i contenitori di Mediaset – a partire da Matrix – non saranno chiusi, ma rimarranno sbarrati ai temi e ai protagonisti della politica.

Si può sostenere che questa situazione dipenda dalla legge sulla par condicio e dallo scrupoloso rispetto delle leggi? No. Non sarebbe né corretto né onesto. Questo vuoto pneumatico di informazione in nome del pluralismo dell’informazione dipende dalla scelta del PdL di seguire l’interpretazione ottusamente oltranzista della par condicio proposta dai Radicali. Una scelta spregiudicata e sbagliata, che ha portato la Commissione di Vigilanza ad adottare un regolamento che confonde il diritto dei cittadini ad essere correttamente informati con quello dei partiti ad essere ugualmente visibili.

A questa scelta, per non sapere né leggere né scrivere, si è adeguata anche l’Agcom, che in questo caso si è dimostrata tutto fuorchè un’Autorità indipendente, ricopiando, come nessuna legge imponeva di fare, la regolamentazione più che discutibile dal punto di vista giuridico relativa al concessionario pubblico e estendendola alle concessionarie private (Mediaset, La 7, Sky) .

L’unica televisione che, oltre a fare ricorso, farà anche informazione (e gliene va dato merito) è Sky che ha programmato faccia a faccia tra candidati governatori in deroga al principio che imporrebbe, teoricamente, di trasformare l’informazione politica in una sorta di “girone all’italiana” in cui tutti i concorrenti di ciascuna partita elettorale devono incontrare tutti gli altri.

E’ vero che la par condicio – che da quasi un decennio avvelena le campagne elettorali – esalta l’attitudine al chiagni e fotti che è parte dell’ideologia nazionale e sostanza della cultura politica del Paese. Ma per una volta ha ragione D’Alema quando sostiene che mai la legge è stata interpretata in modo così burocratico e oppressivo, come hanno fatto in questa occasione proprio quelli che della par condicio sono stati, da sempre, i maggiori nemici.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

5 Responses to “Inizia la par condicio, finisce l’informazione politica”

  1. Giusi ha detto:

    stavolta, Carmelo, sei male informato
    non devono essere presenti tutti i candidati contemporaneamente e la Rai ha interpretato il regolamento in modo da far scatenare i “difensori della libertà di informazione”! (Vespa, Santoro, etc etc)

  2. Carmelo Palma ha detto:

    Giusi, i candidati governatori e le forze politiche concorrenti non devono essere presenti insieme, ma devono essere presenti in misura uguale e con opportunità uguali nel ciclo della medesima trasmissione. Il che in pratica significa che se nella trasmissione X il candidato A fa un faccia a faccia col candidato B, allora il candidato C deve fare un faccia a faccia sia col candidato A che B. Il che va bene nelle tribune elettorali, ma per cronometrare gli spazi dell’informazione politica è ridicolo. Il difetto di fondo del “regolamento Beltrandi” è quello di parificare l’informazione politica e la comunicazione politica, le notizie e gli spazi per liste e candidati. Così la Rai e il PdL ci si sono buttati a pesce per dire: ok, allora vera par condicio, zitti tutti.

  3. Giusi ha detto:

    http://www.radicali.it/view.php?id=153788

    Carmelo, cercherò di approfondire ulteriormente la cosa.
    ma a me pare che la decisione di cancellare le trasmissioni di approfondimento sia una ‘ritorsione’ che non è in alcun modo conforme al ruolo del servizio pubblico che dovrebbe essere appunto al servizio dei cittadini

  4. Carmelo Palma ha detto:

    Vero, la decisione della Rai non è la traduzione del regolamento di Berltrandi. Ma il Regolamento di Beltrandi, imponendo a ciascun “contenitore” di dare uguale spazio a ciascuna forza politica concorrente, rende teoricamente sterminato ma di fatto impraticabile lo spazio dell’informazione e ha offerto alla Rai (e al PdL) il pretesto per azzerare tutto. Non si può fare alcuna informazione se il problema non è quello di dare un quadro completo dei fatti, ma di assicurare un bilanciamento equiripartito dei tempi.

    Facciamo un esempio: se Vespa avesse voluto fare una puntata sul caso lista PdL nel Lazio – obiettivamente, una notizia – che aveva come protagonista il candidato radicale Sabatinelli – obiettivamente, un protagonista dei fatti- avrebbe in teoria dovuto nel ciclo di un mese dare uguale spazio a tutte le altre liste concorrenti in Lazio. Ma come si fa?

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