Così, all’inizio della campagna elettorale, si è spenta l’informazione politica. La Rai ha deciso di chiudere le sue trasmissioni di punta (Ballarò, Anno Zero, Porta a Porta),  la 7 – in evidente conflitto di interesse – ha sospeso la puntata dell’Infedele sul caso politico-giudiziario che vede coinvolte Telecom e Fastweb, i contenitori di Mediaset – a partire da Matrix – non saranno chiusi, ma rimarranno sbarrati ai temi e ai protagonisti della politica.

Si può sostenere che questa situazione dipenda dalla legge sulla par condicio e dallo scrupoloso rispetto delle leggi? No. Non sarebbe né corretto né onesto. Questo vuoto pneumatico di informazione in nome del pluralismo dell’informazione dipende dalla scelta del PdL di seguire l’interpretazione ottusamente oltranzista della par condicio proposta dai Radicali. Una scelta spregiudicata e sbagliata, che ha portato la Commissione di Vigilanza ad adottare un regolamento che confonde il diritto dei cittadini ad essere correttamente informati con quello dei partiti ad essere ugualmente visibili.

A questa scelta, per non sapere né leggere né scrivere, si è adeguata anche l’Agcom, che in questo caso si è dimostrata tutto fuorchè un’Autorità indipendente, ricopiando, come nessuna legge imponeva di fare, la regolamentazione più che discutibile dal punto di vista giuridico relativa al concessionario pubblico e estendendola alle concessionarie private (Mediaset, La 7, Sky) .

L’unica televisione che, oltre a fare ricorso, farà anche informazione (e gliene va dato merito) è Sky che ha programmato faccia a faccia tra candidati governatori in deroga al principio che imporrebbe, teoricamente, di trasformare l’informazione politica in una sorta di “girone all’italiana” in cui tutti i concorrenti di ciascuna partita elettorale devono incontrare tutti gli altri.

E’ vero che la par condicio – che da quasi un decennio avvelena le campagne elettorali – esalta l’attitudine al chiagni e fotti che è parte dell’ideologia nazionale e sostanza della cultura politica del Paese. Ma per una volta ha ragione D’Alema quando sostiene che mai la legge è stata interpretata in modo così burocratico e oppressivo, come hanno fatto in questa occasione proprio quelli che della par condicio sono stati, da sempre, i maggiori nemici.