Elusione delle regole comunitarie e discrezionalità degli Stati: cocktail micidiale per la UE

– Se le indiscrezioni apparse ieri sui principali quotidiani internazionali (e ribadite poi lungo il corso della giornata) fossero confermate, il piano di salvataggio della Grecia rappresenterebbe uno schiaffo alle istituzioni europee molto più grave di quanto si potesse pensare. Non si violerebbe l’articolo 103 del Trattato UE, lo si eluderebbe sfacciatamente: siccome la disposizione comunitaria impone il divieto di salvataggio finanziario da Unione a Stato membro o da Stato membro a Stato membro, Francia e Germania farebbero acquistare 20 o 30 miliardi di euro di bond greci a istituti finanziari formalmente privati, ma a controllo statale. Insomma, un insulto deliberato alle regole comunitarie, il ricorso alla più cruda discrezionalità, lo sbeffeggio dell’Unione Europea.

Berlino e Parigi intervengono per salvaguardare la tenuta dei propri sistemi finanziari, incontrovertibilmente esposti nei confronti della Grecia: anziché spendere domani le risorse per salvare banche e istituzioni finanziarie domestiche, è meglio limitare oggi i danni arginando il rischio-contagio. A ben guardare, nell’uno o nell’altro caso un fatto appare scontato: il conto lo pagheranno i contribuenti, il punto è capire quanto sarà salato. Ai governi tedesco e francese pare molto sensato fare la parte della mamma che, sottobanco, passa un po’ di soldi al figlio fannullone e spendaccione. Berlino e Parigi hanno molta meno voglia di esercitare il ruolo del genitore burbero e severo che impone sacrifici al discolo. E così, il ruolo del cattivo viene affidato alla Commissione Europea, con tutte le conseguenze d’immagine del caso: la visita ad Atene del commissario per gli affari economici, Olli Rehn, ha provocato scontri in piazza ed accese polemiche sui media. Il rischio concreto è che l’opinione pubblica greca inizi a considerare l’UE come responsabile delle misure di austerità – a partire dal maggior prelievo fiscale – a cui il governo nazionale la sottoporrà nei prossimi mesi. Non è difficile prevedere che il sentimento di anti-europeismo sia destinato a salire.

Si può ancora invertire la rotta ed evitare che si realizzi questo pessimo cocktail fatto di elusione delle regole comunitarie, loro sostituzione con la discrezionalità degli Stati più forti e deliberato attentato alla credibilità delle istituzioni di Bruxelles? Sì, ma ci vorrebbe il coraggio di una nuova stagione di riforme dell’architettura europea (a partire, ad esempio, da quella che propone oggi Luigi Zingales sulle pagine de Il Sole 24 Ore). E di leader in grado di farlo.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

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