Il liberismo non ha i giorni contati

– La tavola rotonda sul liberismo prossimo venturo – “Placata la bufera torniamo al libero mercato” – organizzata sabato scorso a Milano nell’ambito de “I seminari di Libertiamo” non passerà certo alla storia, ma rimarrà nella cronaca come un tentativo riuscito di ragionare in modo prudente di cose pericolose: il taglio della spesa pubblica e della pressione fiscale, la riforma del welfare e del sistema previdenziale, la gestione  attiva dello stock del debito, la valorizzazione e dismissione del patrimonio pubblico, il “revisionismo rigorista” della vulgata federalista.

La discussione è stata onesta, moderata e non elusiva, consapevole di quali siano, oggi, i rapporti di forza, ma anche del rischio politico di quello che il Presidente della Camera ha chiamato “galleggiamento”, che è poi l’equilibrio precario in cui sta oggi PdL, complice l’assenza di alternativa se non di opposizione: sui principali dossier economico-sociali il riformismo di grado zero del principale partito di governo è surrogato e in parte compensato da una amministrazione oculata, che non prepara il meglio ma scongiura il peggio, che non fa ballare l’Italia sul burrone del default, ma neppure la spinge in un futuro ragionevolmente migliore.

In termini sociali le non riforme costano tantissimo, in termini elettorali ancora pochissimo, per tante ragioni che sono in parte legate allo specifico italiano e in parte alla temperie globale, ma che non faranno rebus sic stantibus del nostro un Paese più giusto e competitivo, florido e produttivo, fiducioso e felice.  Per essere liberisti oggi nel PdL non serve né occorre spararle grosse, basta tenere il punto con misura, senza considerare irrilevante l’oblio a cui la polemica anti-mercatista e la retorica interventista da “tempi di crisi” ha da tempo consegnato quella piattaforma politica che, per oltre un decennio, è stata la cifra più autentica e originale  della proposta berlusconiana.

Per chi lo riascolterà (da domani, su questo sito, da subito grazie a Radio Radicale) sarà interessante sentire gli interventi del Presidente della Camera, che non ha confessato improvvise conversioni liberiste, ma ha dimostrato un sincero interesse per temi, argomenti e proposte, che, mediamente, nel PdL i più preferiscono eludere, aspettando che passi una nottata che da sola, di certo, non passerà.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

5 Responses to “Il liberismo non ha i giorni contati”

  1. Dante ha detto:

    Il “libero mercato” nei settori più concentrati non esiste più da tempo. In generale il mercato tende ad annullarsi in cartelli e nessun antistrust può impedirlo.

  2. libertyfighter ha detto:

    Sono della opinione che parlarne è completamente inutile tanto non abbasseranno mai le tasse né ridurranno la spesa pubblica. Qualcosa potrà forse cambiare dopo la bancarotta e la guerra civile susseguente, se saremo bravi nel limitare il potere del dittatore di turno.
    Altrimenti, fidatevi di me, inutile proprio parlarne.

  3. Antonluca Cuoco ha detto:

    evento libertiamo da replicare 10,100,1000 volte…
    far conoscere per far deliberare è il motto :)

    ps. fini oggettivamente delude :( …ma va bene se porta visibilità mediatica (vedi obiettivo enunciato nel motto)

  4. bagnascus ha detto:

    meno male che si riconosce che Fini non ha confessato conversioni liberiste… sarebbe stato il colmo..

  5. Carmelo Palma ha detto:

    Pregevole resoconto del Libertiamo-pensiero, oggi su the Front Page, by Simona Bonfante
    http://www.thefrontpage.it/?p=5529

Trackbacks/Pingbacks