Libertiamo.it intervista Saviano, che parla di welfare criminale, di sinistra cattiva e mafia di mercato

– Un’intervista a Roberto Saviano. Per Libertiamo.it è un bel colpo giornalistico, ma è soprattutto un’iniziativa politica per dialogare con un giovane scrittore diventato un simbolo della lotta alla criminalità organizzata con toni ed argomenti liberali.
Quest’intervista non esce in un momento qualsiasi, basta un rapido sguardo alle prime pagine dei quotidiani per capirlo. Ma esistono davvero giornate speciali per raccontare il rapporto tra il Paese e la sua principale piaga sociale? Probabilmente no.

1) Roberto, noi crediamo che il problema del Sud non sia – come spesso si lamenta – l’assenza dello Stato o della politica. Al contrario, riteniamo che uno dei grandi mali delle realtà meridionali sia costituito proprio dall’invasività della politica nella società: il politico distribuisce prebende, concede favori alle imprese, assicura posti di lavoro pubblici e privati. Questo eccesso di interposizione politica trasforma i cittadini in “sudditi”, il cui giudizio sulla classe politica è basato esclusivamente su quante risorse pubbliche questa riesce a distribuire, non sulla qualità dell’amministrazione della cosa pubblica. E’ una chiave di lettura che ti trova concorde?

Questa è un’interpretazione con la quale non si può essere in disaccordo, ma tra il politico che elargisce e l’elettore che aspetta l’obolo non mi sembra siano contemplate, in questa interpretazione, le dinamiche criminali che al Sud non premettono un adeguato sviluppo imprenditoriale. Ed è qui che lo Stato è assente. Non permette davvero che ci sia libero mercato e sviluppo dei talenti. Nel Mezzogiorno quindi c’è assenza di democrazia. Ciò che erroneamente passa è che la criminalità organizzata abbia occupato quella porzione lasciata libera dallo Stato che equivale alla difesa militare del territorio. Al Sud la criminalità non difende il territorio, lo terrorizza. E spesso la presenza dello Stato coincide con gli anfibi dei paracadutisti. La criminalità ha in larga parte sostituito il welfare state, finanziando imprese, agevolando la concessione di prestiti attraverso pressioni sugli istituti di credito, facilitando i trasporti su strada con mezzi e carburante a prezzi vantaggiosi. Al Sud, mi piace ripeterlo spesso, lo Stato dovrebbe far diventare conveniente fare scelte di legalità che di fatto, ora, non lo sono.

2) Dai primi capitoli di “Gomorra” sembra emergere una lettura della camorra – il Sistema – come un prodotto del capitalismo, o comunque un fenomeno che trova legittimazione nel “più spinto neoliberismo”, per citare le tue parole. Ma non è mercato quello della criminalità organizzata: nel momento stesso in cui si ricorre alla forza, già si infrange una regola fondamentale del libero mercato, che non prevede la coercizione, ma la libertà di iniziativa governata da regole condivise. Al limite, la camorra è una trasposizione delle peggiori forme di autoritarismo e statalismo, non credi?

No, non è così: direi piuttosto che si tratta di un metodo misto. Organizzativamente è autoritaria, anzitutto nel territorio che domina. Ma poi ha bisogno di mercato libero fuori, o meglio di aperture nel mercato libero in cui infiltrarsi per avvelenare il mercato stesso. Gli appalti al Nord Italia li vincono perché hanno prezzi concorrenziali. Comprano nell’Europa orientale perché hanno liquidità e poi lì instaurano rapporti tali da controllare interi settori del mercato. Ancor più che in Occidente, chiunque voglia investire in quelle realtà deve passare per mediazione dei clan italiani. Sono come una dogana. Permessi, assunzioni, investimenti, capannoni, fabbriche: passa per le organizzazioni italiane e avrai tutto, altrimenti ti becchi tempi infiniti, tangenti perse, autorizzazioni bloccate.

3) Non ci capita spesso, ma per una volta siamo stati d’accordo con Vittorio Feltri che, all’indomani dei fatti di Rosarno, titolò “Anziché ai negri, sparate ai mafiosi”. Cosa frena quella parte di società che non si ribella più, come anche tu stesso hai scritto (“gli immigrati vengono in Italia a fare lavori che gli italiani non vogliono fare, ma hanno anche iniziato a difendere diritti che gli italiani sono troppo impauriti, indifferenti o stanchi di difendere”)? E’ solo paura? Connivenza diffusa? O cos’altro?

E come sempre, anche in questo caso è detta una fesseria. Poiché gli africani “negri” – detesto questa parola – come li chiama il suddetto si erano ribellati ai mafiosi. Se gli italiani hanno smesso di indignarsi, di ribellarsi e di protestare non lo fanno per paura, connivenza o ignoranza, ma per interesse. In certi luoghi le regole economiche le detta la criminalità organizzata e ribellarsi significa perdere dei privilegi, la serenità e lo stipendio. Anche la parte sana della società considera ormai fisiologico il potere dei clan e neanche dannoso. Ne prende le distanze solo quando vede sparatorie o droga. Ma quando sono capitali, beh… è solo ricchezza.

4) Il Mezzogiorno non è uguale dovunque. Il Sud Italia metropolitano (quello di Napoli e della sua cintura urbana, inclusa Caserta e la sua provincia), è molto simile alle megalopoli del Sudamerica, ed è molto diverso, ad esempio dal Sud rurale pugliese o dal sud isolano siciliano e si distingue persino dalle altre province campane. Non sarebbe più opportuno emendare dalla retorica pubblica italiana il concetto di “Mezzogiorno” in un’accezione unitaria, anche per individuare le soluzioni politiche più adatte ai molti dei Sud esistenti?

Sarebbe come ammettere l’esistenza di una Questione meridionale e addirittura superarla. Non mi trovo poi del tutto d’accordo con le tipologie di Sud elencate. Senz’altro ciascuna zona del Meridione necessiterebbe di un trattamento e di una “cura” a sé, ma senza confondere i piani. Senza dare valutazioni politiche di fenomeni economici o valutazioni sociali di fenomeni politici che interessano l’Italia nel suo complesso. E’ vero che la Lucania sembra avere poco a che spartire con la Locride, o che ci sono arie meno inquinate e sane, come il beneventano, o parte della Puglia, ma sostengo invece che il Mezzogiorno sia tutto sommato uno.

5) Parlando di possibili risposte della politica: non credi che la liberalizzazione delle droghe leggere toglierebbe una imponente, seppure non determinante, fetta di business alle mafie?

E’ un discorso complicato. Ma posso rispondere che la parte maggiore di studiosi a questa domanda risponde: assolutamente sì, allargandola anche alle droghe pesanti. Prima di una riflessione morale su questa cosa, il pensiero va all’enorme mercato che verrebbe tolto alle mafie con la legalizzazione. Non avrebbero più sangue nelle arterie…

6) La battaglia contro le mafie non può avere colore politico. L’hai ripetuto tu più volte e ci sembra una considerazione del tutto logica e condivisibile. Anzi, dovrebbe essere una battaglia così fortemente politica e civile da risvegliare gli animi di tutti. Eppure la sensazione è che ci sia in corso una gara per “arruolarti” e che la partita sia stata vinta per ora dallo schieramento di centro-sinistra, che ti ha eletto a proprio riferimento culturale, specie dopo che sei stato testimonial di campagne fortemente politicizzate come quella per la libertà di stampa o per il processo breve. Non pensi che questo arruolamento tuo malgrado possa depotenziare il valore del tuo impegno?

Non credo di essere stato arruolato, anzi. Io piuttosto ho espresso il mio parere. E’ difficile per me considerarmi un riferimento culturale esclusivo del centro-sinistra, con tutto quello che il centro-sinistra, negli ultimi quindici, anni ha significato per la Campania. Chi mi ha più attaccato nel mio percorso è stato proprio il centro-sinistra campano. Ho avuto inviti in ogni angolo del mondo ma mai da istituzioni campane. Ho insegnato dalla Luiss alla Normale, sono stato all’Accademia Nobel e al Festival di Cannes, ma mai ad un evento campano. Mai.

7) Quanto peso ha il ruolo dei mass media in un possibile cambiamento? La copertura del processo Spartacus è emblematica: all’epoca del primo grado non si conosceva nemmeno il termine “casalese”. Il secondo grado ha avuto un enorme riscontro mediatico, proprio per l’impatto di Gomorra. Infine, il terzo grado, che si è concluso a gennaio con una sentenza storica che ha confermato i 16 ergastoli, è stato di nuovo oscurato, persino a livello di stampa locale. Cosa bisogna fare per trasformare le organizzazioni criminali non in “un” problema del Paese, ma “nel” problema nazionale?

Non stancarsi di scrivere, non stancarsi di parlare con le persone. Del resto, se nessuna parte politica fa della lotta alla criminalità organizzata una priorità, non è perché i politici sono tutti collusi, ma semplicemente perché questi sono argomenti che non interessano. E’ qui che i media giocano un ruolo fondamentale nel creare interesse, nel dare risalto a una notizia piuttosto che relegarla a margine nella cronaca locale.

8 ) Hai 30 anni e la tua, pur nella sua peculiarità, è una storia di incredibile successo. Ma è un’eccezione, un’anomalia nella realtà italiana in cui la maggior parte dei trentenni laureati e capaci annaspano per trovare un posto di lavoro. Non credi che esista una frattura generazionale che andrebbe affrontata essenzialmente con la riduzione delle garanzie, per chi ne ha troppe, in favore di chi non ne ha. Non ti sembra che questa sinistra interpreti la realtà leggendo una mappa troppo datata, mentre la destra italiana non ne ha ancora trovata una propria?

A me piuttosto sembra che si voglia interpretare la realtà attraverso mappe datate e si voglia al contempo non trovare direzioni. So bene che la mia è un’anomalia e la vivo come tale con tutte le conseguenze che comporta. So bene che chi mi invidia non invidia me, ma quello che rappresento. In Italia gli animi sono talmente esacerbati, ci siamo talmente incattiviti che non riusciamo più a riconoscere il duro lavoro dove c’è, tutto è più facile catalogarlo come finzione, manovra, furto. Un modo per sentirsi puliti. Come dire, non sono io che non riesco, è lui che è un furbo. Tutti i riconoscimenti sono considerati frutto di agevolazioni e privilegi, e questo in un certo senso favorisce le pulsioni populiste piuttosto che un dibattito politico costruttivo. Ma confesso che sono orgoglioso di avere l’odio che ricevo da questa parte di persone. E’ una prova che le mie parole arrivano come sale su ferite…


6 Responses to “Libertiamo.it intervista Saviano, che parla di welfare criminale, di sinistra cattiva e mafia di mercato”

  1. Alessandro Cascone ha detto:

    “Se gli italiani hanno smesso di indignarsi, di ribellarsi e di protestare non lo fanno per paura, connivenza o ignoranza, ma per interesse.”

    in questa frase è sintetizzato tutti i problemi del Meridione, e questo sin da prima del 1861. La profondità del pensiero di Roberto Saviano è come la punta dell’iceberg: in superficie se ne vede solo una parte, la più piccola, e questo anche tra i suoi più accaniti fans. Grande Roberto !

  2. gobettiano ha detto:

    Ottima intervista. domande assai ben fatte. E ottime interessanti risposte.

  3. Silvia ha detto:

    Mi pare che il titolo sia totalmente inadeguato, poiche Saviano non parla e non ha mai parlato di sinistra cattiva, ha semplicemente detto che non ha ricevuto attenzioni dalla sinistra campana, per ribadire il concetto che lui non ha schieramente politici. Per quanto riguarda il resto dell’intervista mi pare abbia smentito tutte le supposizione dell’intervistatore, decisamente non neutrale, che ha posto domande sì interessanti ma con un evidente impronta ideologica. Comunque interessante.

  4. Silvia, nell’intervista, noi della redazione di Libertiamo abbiamo rivolto di proposito a Saviano delle domande che avessero un’impronta evidentemente liberale. Lo scopo era quello di parlare con Saviano secondo questa prospettiva. E i punti di contatto con lui non sono mancati, a me pare…

  5. Giorgio ha detto:

    A Saviano non interessa scegliere tra dirigismo o liberalismo ed è troppo intelligente per cadere in equivoci dialettici.A lui interessa l’etica e la capacità d’indignarsi della gente-se ce n’è ancora.E ce n’è potenzialmente di più nel mondo del liberismo o in quello dello statalismo -dirigismo?.Entrambi,come lo stesso marxismo,sono utopie ottocentesche inadeguate al dramma del tramonto dell’Occidente in questo cupo inizio di millennio.

  6. simone esposito ha detto:

    Il problema come evidenziato nell’intervista ormai è esteso ai mercati ed alla finanza internazionale, l’argine di sacchi di sabbia che Falcone e Borsellino avevano cominciato a costruire non ha trovato sviluppo – aveva ragione Caponnetto quando disperato, in quelle terribili giornate, asserì che era finita – La mancanza di una identità politica nei maggiori partiti, o per
    lo meno di ciò che dopo tangentopoli è rimasto in piedi, la perdita di valori ed etica morale è la causa principale
    ella mancanza di idea di Stato,proprio nei principali attori della politica italiana. Sul palcoscenico politico sono rimasti vecchi portaborse privati troppo presto del maestro: i bamboccioni.
    E’ da quì che si parte per arrivare al popolo
    Italiano stesso che non accetta la lupara, in quanto arma, ma accetta la calcolatrice quale lupara purchè siano mantenute le condizioni di benessere, ove per benessere s’intende l’antico Panem et circenses.
    Purtroppo,ce lo dovrebbe aver insegnato la storia,quando vengono meno ricerca ed innovazione non si ha quella rivoluzione industriale necessaria a conseguire quel progresso generalizzato che immancabilmente si traduce in conoscenza. Sicuramente la cultura e la conoscenza non sono mai state un interesse ne dei regimi ne della malavita organizzata.
    Il modello camorristico-mafioso è stato esportato da tempo nella pubblica amministrazione. In molte delle nostre Regioni
    , la Toscana, la prima della fila il concetto di città metropolitana introdotto con la modifica del CAPO V della nostra Costituzione, è stato recepito e ridisegnerà, sta ridisegnando, gli assetti territoriali liberando grosse quantità di denaro. Sono state create delle sovrastrutture quali: Estav, Società della salute ove infilare amici di partito. Ho un esperienza diretta di questo, sono un cittadino che ha provato a ribellarsi a questo sistema denunciando alla Procura, alla stampa, ai politici d’opposizione e sono finito in un libro nero, privato del lavoro che svolgevo all’interno dell’ Estav, sia io che mia mogie, inascoltato spettatore. E l’intervista a Saviano evidenzia questo metodo come camorrista. Insomma non è detto che risparmiare denaro non nasconda comportamenti censurabili
    specialmente quando dichiarazioni quali “l’interesse pubblico ad ogni costo” si traducono in “soffocare la critica e l’altrui opinione” soprattutto
    quella dei cittadini comuni che deve rimanere atona se non segue i canali stabiliti,non dalla legge, dai partiti o meglio dalle lobbie, anzi, dai clan.
    Se è vero che raccontare è resistere io non mi stancherò mai di farlo e in Saviano vedo una speranza per tutti quelli di destra di sinistra e di centro perchè oggi, questa politica, non rappresenta più nessuno.
    Un abbraccio
    Simone Esposito

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